lunedì 12 ottobre 2026

LA NOSTRA ESISTENZA TRA UNA SCATOLA E L'ALTRA

L'uomo moderno trascorre la maggior parte della propria esistenza dentro delle scatole

UN PASSAGGIO QUOTIDIANO DA UNA SCATOLA ALL'ALTRA

In una giornata, dorme in media dalle 8 alle 10 ore in un appartamento o in una casa, lavora altre 8 o 10 ore in un ufficio, negozio o capannone, va a fare la spesa nei supermercati o centri commerciali e via discorrendo.

Pure i bambini non sfuggono a tale fenomeno, dato che passano parecchio del loro tempo all'interno di plessi scolastici.

Perfino quando si spostano, gli esseri umani lo fanno ricorrendo a "scatole": auto, treni, autobus, ecc...

UN RAPPORTO STRIMINZITO E SPORADICO CON LA NATURA

Alla fine della fiera, il nostro essere in natura (in mezzo agli alberi, nei prati, nei campi, nelle praterie...in tutto ciò che c'è di bello e meraviglioso che c'è su questo pianeta) si riduce a qualche sporadica scampagnata o giri in bicicletta.

Molto poco, probabilmente troppo poco per ricordarci che noi apparteniamo proprio a tutto quello che si colloca all'esterno delle nostre "scatole" quotidiane.

Se è vero che tali elementi consentono alle persone di godere di determinate comodità, di salvaguardarci dalle intemperie climatiche, dal freddo e dal caldo, è altresì palese che spersonalizza notevolmente l'essenza del nostro essere in natura.

LIBERARCI DALLE SCATOLE QUOTIDIANE

Le società nomadi o tribali e la civiltà contadina non presentano tali caratteristiche del "vivere in scatola" gran parte della giornata, perché la vita comunitaria trascende la necessità di ricorrere a simili estremi restrittivi nell'uso dello spazio circostante.

Benché, soprattutto in Occidente, non si possa minimamente immaginare di tornare a vivere in simili contesti sociali e culturali, sarebbe comunque utile quanto salutare cercare di costruire sempre più occasioni e momenti in cui uscire da simili "scatole".

Questo onde poter mantenere vivo un rapporto con l'insieme a cui apparteniamo e da cui proveniamo.


Prof. Ivan Rettore








mercoledì 30 settembre 2026

NON E' IL CASO DI RIABILITARE LA FIGURA DI BETTINO CRAXI

Riguardo a Bettino Craxi, la Storia ha definito da tempo le sue indiscutibili responsabilità penali e politiche sulle quali non c'è molto da aggiungere, senonché favorì a man bassa l'espansione della Fininvest, snaturò del tutto il Partito Socialista Italiano e preferì un esilio dorato ad una giusta detenzione per i reati commessi. 

L'affermazione successiva del Berlusconismo e l'esplosione conseguente del debito pubblico italiano con tanto di sperpero senza fine delle casse dello Stato traggono origine proprio dal suo governo e di quel patto denominato "CAF" (Craxi, Andreotti, Forlani) di cui fu un indiscusso protagonista.

Quindi sarebbe il caso di evitare di riabilitare una figura che alla fine della fiera è stata davvero dannosa per l'Italia e per la Sinistra italiana che contribuì largamente a fare a pezzi, tanto che oggi a livello istituzionale non esiste praticamente più.

E lo si nota ogni giorno! 


Prof. Yvan Rettore





martedì 29 settembre 2026

PERCHE' L'OCCIDENTE STA CROLLANDO

Vi sono tre elementi che possono spiegare almeno in parte il declino attuale dell'Occidente.

Il primo è quello che definirei col termine di "Occidentocentrismo", ovvero nel ritenere o pensare volontariamente o meno di essere al centro del mondo o meglio di credere sempre di essere un passo avanti agli altri, di rappresentare comunque un modello da seguire e di considerare i problemi dell'Occidente generalizzabili al resto del pianeta. 

La realtà risulta ovviamente molto più complessa e variegata (lo si vede già col mondo musulmano, ad esempio). 

Soprattutto i movimenti integralisti europei, ma spesso anche quelli che si richiamano ad un certo certo progressismo fanno davvero fatica a superare quest'attitudine di assurda quanto ingiustificata superiorità.

Il secondo elemento (legato comunque al primo) risiede nel fatto che in Occidente ogni organizzazione o quasi viene gestita in modo verticistico e non in modo orizzontale. 

Ciò favorisce non soltanto la mediocrità ed il conformismo sia in ambito culturale che sociale, ma alimenta anche spinte di stampo totalitario e dispotico in ambito economico e politico. 

Se da una parte si è assistito fin qui all'affermazione di una democrazia formale in tutto l'Occidente, dall'altra si constata che vi è un'assenza completa di una democrazia veramente compiuta sul piano materiale dall'altra. 

Gli esempi di alcune realtà di federazioni associative su quest'ultimo risulta piuttosto lampante, in quanto in questo genere di esperienze la democrazia partecipativa che si pretende praticare si fonda sull'oligarchia delle associazioni aderenti che sono tutte organizzate su base verticistica. 

Altro che democrazia! 

L'ultimo elemento ma non meno importante, risiede nella secolarizzazione dell'Occidente e quindi nella marginalizzazione evidente della spiritualità come motore essenziale nell'affermazione di una considerazione umana effettiva in ogni settore della società. 

Avendo rimosso l'essere umano dal centro della società sostituendolo con il consumismo ad oltranza e la distruzione del mondo del lavoro, la spiritualità che è la spinta maggiore e fondamentale dell'evoluzione di una società di fatto viene relegata ad elemento secondario nei rapporti umani.


Prof. Yvan Rettore 






domenica 27 settembre 2026

L'INVIDIA E' UNA BRUTTA BESTIA, L'INDIFFERENZA ANCORA DI PIU'!

 Di recente, un mio caro amico ha pubblicato il suo primo romanzo.

Subito, mi sono congratulato con lui e a breve lo leggerò, assisterò alla sua presentazione e poi avrò l'onore di farla io stesso nel Centro Culturale che gestisco da tre anni a Veglie.
Sono felice per lui di questo traguardo perché se lo merita e sono sempre contento quando qualcuno emerge nel mondo della scrittura che è tutt'altro che facile.
Ho fatto altrettanto con una figura istituzionale di cui ho comprato il suo primo romanzo che ho letto interamente prima di assistere alla sua presentazione ufficiale in cui sono sono intervenuto con un commento lodevole e critico (in modo costruttivo) nello stesso tempo nei confronti della sua opera.
L'ho poi ricontattata per incontrarla per avere una sua dedica sul suo libro, ma anche perché intendevo candidarla al "Impegno d'oro", il riconoscimento che annualmente il Centro Culturale Carmelo Bene di Veglie conferisce a personalità che si sono impegnate a vario titolo per la crescita culturale, sociale, artistica, imprenditoriale e sportiva del territorio di Veglie e limitrofi.
Al momento la cosa si è risolta in un nulla di fatto.
Poi arriva il sottoscritto che preannuncia l'uscita del suo quindicesimo romanzo e poi diffonde il link della pubblicazione dello stesso poco tempo dopo.
Al di fuori di una ristretta cerchia di amici su WhatsApp e qualche soggetto sui social (quanti il numero di dita di una mano su oltre 10.000 contatti in tre profili), l'indifferenza è stata dominante.
La cosa non mi ha sorpreso più di tanto sia perché l'invidia ormai è dilagante nei rapporti umani attuali, sia perché l'indifferenza verso altrui è sempre più spesso la norma.
Io invece preferisco continuare ad uscire dalla massa e ad apprezzare in modo genuino e spontaneo tutti coloro che in vari campi si impegnano a fornire un apporto utile alla creazione di una società migliore in cui la conoscenza e la bellezza possano sempre trovare la loro collocazione ideale.
E pazienza se finora questo modo di essere si ridurrà a dimensioni ridotte come quella in cui opera il Centro Culturale Carmelo Bene di Veglie.
Perché l'importante è essere e rimanere sempre sé stessi e non di apparire!
Prof. Ivan Rettore



LA POLITICA E' UNA STAGIONE NELLA VITA!

 Il politico eletto che non capisce questo concetto basilare della politica, ha tendenza ad atteggiarsi e a credere dall'alto della sua strafottenza di essere superiore a chiunque nella società.

Quando però non viene più eletto e/o non ricopre più alcun incarico pubblico, ritorna ad essere un cittadino comune che era solito usare la politica per riuscire ad elevarsi dal suo stato di assoluta quanto palese mediocrità.

Prof. Ivan Rettore

lunedì 21 settembre 2026

EUROPA: IL FALLIMENTO DELLA POLITICA AL FEMMINILE

 Contrariamente alle esperienze positive extraeuropee e scandinave, la presenza femminile ai vertici del potere politico, sociale ed economico in Europa si è rivelata finora un grande fallimento.

Dalla Thatcher, artefice indiscussa dello smantellamento dello Stato sociale nel Regno Unito nel corso degli anni '80 fino alla "nostra" Giorgia Meloni, si è assistito all'adozione di comportamenti e azioni indecorosi, arroganti e ben distanti dai criteri e principi che dovrebbero guidare coloro che hanno responsabilità di governo.

Ingenuamente il sottoscritto credeva ancora all'inizio di questo secolo che l'avvento generalizzato di donne ai vertici istituzionali europei avrebbe potuto segnare una radicale inversione di tendenza rispetto alla mediocrità rappresentata da parecchi uomini nel ricoprire tali incarichi.

Pensavo che le esperienze negative della signora Thatcher o della francese Edith Cresson alle cariche di Primo Ministro del Regno Unito e della Francia fossero stati episodi passeggeri.

E invece, quest'ultimo ventennio mi ha fatto capire senza ombra di dubbio che l'appartenenza al sesso femminile non è affatto garanzia di buon governo, ma nemmeno di un'opposizione costruttiva.

Solo per giungere all'attuale situazione italiana, assistiamo fin dall'inizio del suo mandato all'inconcludenza, incoerenza e completa inadeguatezza nel suo ruolo, della Signora Meloni che ormai guida un esecutivo asfittico e del tutto incapace di creare un minimo di prospettiva positiva e credibile per un Paese destinato ad un apparente declino irreversibile.

Ma pure l'opposizione rappresentata principalmente dalla leader del PD, Elly Schlein, dimostra tutti i suoi limiti e la sua incapacità ormai cronica di realizzare e proporre un'alternativa valida e costruttiva per il Paese, tanto è vero che su diversi temi va perfino a braccetto con l'attuale governo (vedi ad esempio appoggio incondizionato e prolungato al sostegno militare e logistico all'Ucraina).

Anche le istituzioni europee a guida femminile, dalla Commissaria Europea, Ursula Von der Leyen alla Presidente della BCE, Cristiane Lagarde, stanno segnando il passo, a dimostrazione di quanto disastrose siano per l'insieme dei popoli europei, sia per la loro burocratizzazione sempre più costosa, sia per la loro focalizzazione concentrata unicamente su obiettivi finanziari e militari che nulla hanno a che vedere con le dimensioni sociali ed economiche che dovrebbero consentire al Vecchio Continente di ritrovare uno slancio tale da consentirgli di tornare ad essere una zona del mondo in grado di fornire un contributo positivo all'evoluzione di tutta l'umanità.

Risultato: queste donne guerrafondaie, più simili all'arroganza e megalomania degli uomini di potere che alle donne capaci di creare comunità e unità tra componenti diverse della società, stanno portando con l'ausilio immancabile di tanti opportunisti dell'ultima ora, l'Europa verso un crac senza precedenti di cui non si conoscono ancora le dimensioni e la portata.

Ma ai cittadini nostrani, questo sembra interessare poco o nulla. 

Ognuno rimane saldamente a difesa del proprio orticello e soltanto una piccola quanto trascurabile minoranza persiste nel lottare ancora per evitare il peggio.

Quando tutti questi orticelli non ci saranno più, vedremo se finalmente si decideranno anch'essi a spazzare via per sempre dai luoghi di potere questa classe politica fallimentare e queste donne indegne di rappresentarla.

Prof. Ivan Rettore



UNA BENDA NON SERVE A NON VEDERE!

Una benda non serve a non vedere.
Serve a non sapere.
Non sapere esattamente dove arriverà una voce.
Quanto è vicino qualcuno.
Quando accadrà qualcosa.
Cosa succederà un istante dopo.
Quando gli occhi smettono di anticipare, l’attenzione si sposta.
Un suono diventa più presente.
Una distanza più evidente.
Un profumo più riconoscibile.
L’attesa più intensa.
E l’immaginazione comincia a completare ciò che manca.
È qui che una benda smette di essere un semplice pezzo di seta.
Diventa uno strumento di percezione.
E quando siamo in due, entra in gioco qualcosa di ancora più sottile:
la fiducia.
Forse il vero potere di una benda non è ciò che ci impedisce di vedere.
È tutto ciò che ci permette di sentire.

Ivan Rettore


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venerdì 28 agosto 2026

DIECI AFFERMAZIONI ITALICHE RICORRENTI

 


1. Sei di Sinistra? Allora, sei comunista.
2. Sei di Destra? Allora sei fascista.
3. Sei anarchico? Allora sei violento.
4. Sei pacifista? Allora sei pro-Putin.
5. Sei contro la politica egemonica di Israele in Palestina? Allora difendi Hamas.
6. Sei contro gli abusi delle forze dell'ordine? Allora sei un sostenitore dei maranza.
7. Sostieni l'operato dei giudici? Allora sei comunista.
8. Eri e sei ancora contrario ai sieri anti-covid? Allora sei contro tutti i vaccini.
9. Sei favorevole alla libertà di religione? Allora sostieni l'Islam.
10. Ritieni che anche gli immigrati abbiano i loro diritti? Allora sei anti-italiano.

Risposte corrette per coloro che sono duri di comprendonio:

1. I comunisti non hanno l'egemonia della Sinistra.
2. I fascisti non hanno l'egemonia della Destra.
3. Non è necessario essere violenti per rivendicare tale posizione.
4. Essere pacifista non significa essere tifoso di una delle parti in conflitto.
5. Risposta uguale a quella precedente.
6. Difendere la legalità anche all'interno delle forze dell'ordine non significa affatto sostenere coloro che commettono crimini all'esterno di queste entità.
7. I comunisti non hanno l'egemonia della posizioni politiche presenti all'interno della magistratura.
8. Opporsi legittimamente all'inoculazione di un siero che ha ampiamente dimostrato i suoi limiti non sta affatto ad indicare che si sia per forza contrari all'uso di tutti i vaccini.
9. La libertà di religione fa parte integrante della nostra Costituzione e quindi si applica anche all'Islam.
10. Riconoscere i diritti a talune categorie di persone e non ad altre significa violare il principio di eguaglianza presente nella nostra Costituzione e sancito da vari trattati internazionali sottoscritti dal nostro Paese.

Le prime risposte sono sinonimo di ignoranza, cattiveria ed inciviltà.
Le seconde risposte sono sinonimo di buon senso, umanità e civiltà.

Prof. Ivan Rettore

domenica 23 agosto 2026

LA NUOVA ARMA DEL DISSENSO IN ITALIA: I FISCHI!

Come se bastassero quattro fischi da bar Sport in un evento sportivo per denigrare davvero il Premier in carica! 

Nel Paese reale, soltanto una sparuta quanto trascurabile minoranza di persone si sta battendo contro questo schifo di governo mentre la stragrande maggioranza rimane invece passiva all'interno di un gregge di pecore che non fa il solletico manco ad una mosca e avalla la situazione bruttissima in cui versa il Paese o al massimo si affida alle promesse da marinaio di Vannacci o Rizzo, i nuovi messia della politica italiana. 

Mai una volta che si facciano manifestazioni oceaniche e durature in tutto il Paese, che si facciano azioni di forza (tipo le occupazioni prolungate di atenei e sedi del potere) o che si vada giù a muso duro nelle sedi dei partiti, sindacati e istituzioni per rivendicare ed urlare in modo deciso i diritti sociali ed umani che la politica ormai ignora sempre di più ogni giorno. 

E così, finiamo con l'aggrapparci a quattro fischi come sterile azione di protesta contro la signora Meloni.

 Pazzesco!


Prof. Ivan Rettore



ESSERE SINDACO SIGNIFICA ESSERLO DI TUTTI I CITTADINI E COMINCIA CON UN SEMPLICE SALUTO


Alcuni giorni fa, all'uscita da un ristorante sito in una località vicina a quella dove risiedo, il suo sindaco era seduto al suo interno.
Quando ci ha visto, ci ha salutato con un sorriso radioso e abbiamo interloquito serenamente per alcuni minuti in cui ci siamo chiesti vicendevolmente come vanno le cose e altro.
Insomma un dialogo piacevole in cui il primo cittadino di quel paese ha dimostrato la sua grande umiltà ma anche il rispetto nei confronti di coloro che aveva di fronte e lo ha fatto con delle persone che non sono manco cittadini del suo comune.
Queste sono le qualità essenziali che dovrebbe avere un sindaco e questo non soltanto perché viene remunerato dai propri cittadini per operare al meglio nella salvaguardia degli interessi che egli rappresenta attraverso la sua figura istituzionale, ma anche e soprattutto come segno di civiltà e rispetto che non andrebbe mai negato a nessuno, neanche a una persona sgradita o nemica.
Peccato che queste qualità non si ritrovino sempre nei primi cittadini di altri comuni perché alla fine della fiera a rimetterci da tali atteggiamenti del tutto ingiustificati sono tutti i cittadini.
Come si suol dire: "Il saluto non si toglie neanche al peggior nemico".
A maggior ragione, quando si ricopre la funzione di sindaco.
E a questo punto ringrazio coloro che il saluto me lo hanno tolto.


Prof. Ivan Rettore



sabato 15 agosto 2026

VIVA IL SILENZIO DI CHI LE COSE LE FA DAVVERO!

 


Coloro che si adoperano quotidianamente per il bene della collettività, che fanno politica unicamente per la difesa dei diritti dei più deboli e non in funzione essenzialmente elettorale e che hanno il coraggio di dire sempre ciò che pensano, non sentono affatto il bisogno di essere al centro di un dibattito pubblico o di essere sempre presenti nel Mainstream.
Per loro parlano sempre i fatti e sono quelli che li distinguono dagli urlatori e dagli esibizionisti che ormai invadono il nostro etere quotidiano offendendo il più delle volte il cervello e il buon senso di (purtroppo) una minoranza comunque consistente di abitanti di questo Paese.
L'importante non è mostrare il proprio faccione ovunque e sparlare a vanvera su qualsiasi cosa ogni giorno, ma dimostrare di avere gli attributi per cercare di cambiare davvero le cose, rimboccandosi le mani e dandosi di fare anche e (troppo) spesso nell'indifferenza dei più, perché alla fine qualcosa comunque rimarrà mentre dei cialtroni che occupano in modo del tutto inopportuno spazi pubblici e incarichi di responsabilità, resterà al massimo il ricordo del loro effimero passaggio fatto essenzialmente di codardia, arrivismo e inconcludenza.
Ascoltiamo chi parla nel silenzio dei fatti e evitiamo di ledere i nostri sensi ascoltando chi urla in assenza di fatti!

Prof. Ivan Rettore



giovedì 23 luglio 2026

ALCUNE DOMANDE SULLA MANIFESTAZIONE DEL 20 LUGLIO 2026 A BOLOGNA IN MEMORIA DI ABDERRAHIM FAKIR

Sembra strano che spesso e volentieri in questo Paese, ogni volta che viene indetta una manifestazione pacifica da parte delle forze di Sinistra, questa finisca per degenerare in disordini e scontri con le forze dell'ordine.

Mentre questi avvenivano per l'ennesima volta anche nel corso dell'ultima manifestazione indetta dal Sindaco della città delle due torri come reazione della società civile in seguito alla morte di un pregiudicato marocchino nel quartiere del Pilastro durante un intervento di due poliziotti e quattro operatori sanitari, ho sentito il Segretario Generale del COISP, Domenico Pianese, in diretta su Rete 4, ospite del programma "Zona Bianca", affermare (intervento integrale disponibile sul seguente link di Fb: https://www.facebook.com/watch/?v=2081673479054239) che i facinorosi che stavano aggredendo i celerini e devastando il centro di Bologna erano tutti noti alla questura in quanto denunciati più volte per reati analoghi. 

Nessuno in studio ha reagito nei confronti di tale affermazione che ritengo molto grave e chiarisco subito perché.

Se la questura di Bologna era a conoscenza delle identità di quei personaggi perché non ha emesso un Daspo o adottato delle misure restrittive preventive per evitare che potessero partecipare alla manifestazione facendola degenerare in quel modo?

Perché non ha impedito sul nascere lo svolgimento di quella manifestazione per motivi fondati di sicurezza o non ha proposto un percorso alternativo e maggiormente controllabile rispetto a quello che è stato adottato?

Perché non si è ricorso a misure preventive concrete da parte della questura per mettere effettivamente in sicurezza la zona in cui si è svolta la manifestazione?

Sono tutte iniziative che incombevano esclusivamente alla questura e non certo al Primo Cittadino di Bologna che non può essere assolutamente imputato per la piega disastrosa che ha preso quell'evento.

Questo aspetto fondamentale relativo alle responsabilità della questura non è stato minimamente affrontato non soltanto in quella trasmissione ma anche dall'insieme del Mainstream che ha toccato lo stesso tema nei giorni successivi.

Risultato?

Per l'ennesima volta una manifestazione pacifica e civile è stata denigrata da un pugno di esaltati ben noti alle forze dell'ordine e mai allontanati preventivamente, tanto che il giorno stesso e in quelli successivi si è finito col parlare quasi soltanto dei 56 feriti fra i celerini, dei danni provocati nel Centro di Bologna e col dare colpe e responsabilità inesistenti a coloro che volevano soltanto dare voce allo strazio dei cari di una persona che ha perso la vita dopo l'intervento di un paio di agenti della Polizia di Stato (le cui responsabilità verranno esclusivamente appurate dagli inquirenti e poi dalla magistratura).

E anche se quest'ultimo era un pregiudicato, si sta parlando di una persona, non di un "cencio" da far passare in secondo piano dopo una manifestazione le cui sorti negative si sarebbero potute benissimo evitare.

Bastava volerlo.

E dai fatti sembra che questa volontà non ci sia proprio stata.

Come in tanti altri casi analoghi del passato e come altri che sicuramente si ripeteranno in futuro.

Col solito ritornello del problema della sicurezza da parte della Destra che guarda caso è al governo da ben quattro anni e che da allora è peggiorato dovunque nel Paese.


Prof. Ivan Rettore
















 

domenica 21 giugno 2026

LA FINE DEI SANTI

 

TRA LA FINE DELLA PRIMAVERA E L’INIZIO DELL’ESTATE SI MANIFESTANO IN DIVERSE LOCALITÀ D’ITALIA UNA MOLTITUDINE DI RICORRENZE, FESTIVITÀ E SAGRE LEGATE ALLE FIGURE DI VARI SANTI

Mentre nel Nord del Paese si sono sempre più laicizzate per essere addirittura sostituite spesso con eventi di intrattenimento che non rivestono più nulla di religioso, nel Centrosud la tendenza rimane.

LA NATURA SEMPRE PIU’ COMMERCIALE DEGLI EVENTI RELIGIOSI

Ma anche in quelle zone, gli interessi di natura puramente commerciale hanno in gran parte preso il sopravvento sugli aspetti mistici e culturali di una società rurale che ormai non esiste più.

Di fatto sono diventate delle vere e proprie kermesse consumistiche sia per attrarre il turismo di massa che domina nel nostro Paese in quel periodo che per consentire di fare cassa a entità commerciali locali e non solo.

LA DIMENSIONE SECONDARIA DEL SANTO CELEBRATO

Di conseguenza le processioni e azioni di stampo puramente religioso sono sempre più ridotte e la loro durata sempre più striminzita.

Il Santo di turno che viene ricordato viene usato più come una figura astratta a celebrazione della festa più importante dell’anno, piuttosto che come un simbolo comunitario autentico in cui si possa manifestare un’identità culturale, religiosa e sociale in grado di trascendere la solita propensione al profitto che nella società occidentale dev’essere ormai presente in qualsiasi tipo di iniziativa.

Un gran numero di persone – penso che siano la maggioranza - ignorano la Storia del Santo che viene celebrato, il significato del suo messaggio e delle sue parole e il sacrificio dimostrato nel corso della sua esistenza a difesa dei più deboli, quegli esseri umani che sono la vera incarnazione della sofferenza di Cristo.

Ma forse, questi aspetti mistici e fortemente valorizzanti di un senso di comunità cristiana e umana, ormai interessano sempre meno persone.

MANIFESTAZIONI POCO RELIGIOSE E MOLTO CONSUMISTICHE

Così tali manifestazioni si rivelano quasi sempre come momenti nei quali le autorità locali possono svolgere le loro solite quanto stancanti passerelle fatte di tante apparenze e poca sostanza, dove impera la logica dei cosiddetti eventi “tarallucci e vino” accompagnati spesso da iniziative musicali di dubbia qualità e in cui  la celebrazione di un Santo serve soltanto a “santificare” il tutto in nome di una divinità che nulla ha a che fare con Dio.

 

Prof. Ivan Rettore, esperto di lingua francese c/o LUISS Guido Carli





ITALIA, UN PAESE DOMINATO DA DIBATTITI INCIVILI

 In Italia è carente la cultura del rispetto di chi la pensa diversamente. 

Si preferisce denigrarlo pubblicamente, piuttosto che affrontarlo cercando di argomentare la propria posizione in modo sereno e composto. 

La prima azione è facile da realizzare ed è quella a cui ricorrono gli ignoranti e i presuntuosi, mentre la seconda richiede intelligenza e capacità di ascolto, elementi tipici di persone aperte e di grande umiltà. 

Purtroppo in Italia a dominare sono i primi e non i secondi e i risultati si vedono al punto che l'Italia, culla di grandi civiltà, oggi appare come un Paese in gran parte incivile. 

E anche la nostra lingua purtroppo non aiuta nel dialogo con l'altro, perché già fin dalle prime battute si riesce a cogliere dove vuole andare a parare l'interlocutore di turno, tanto è vero che i dibattiti nostrani sono dominati da individui che si interrompono vicendevolmente o parlano contemporaneamente rendendo il confronto incomprensibile o meglio inascoltabile. 

Invece in Germania questo non accade mai, perché nella lingua tedesca spesso e volentieri il gruppo verbale viene posto alla fine della frase ed è proprio quell'elemento a dare un senso al discorso pronunciato. 

Nell'altra mia patria, in Svizzera, non si fa, semplicemente perché c'è un senso civico tale, che mai verrebbe all'idea a qualcuno di avviare scene da bar sport come avviene spesso invece in Italia. 

Non conto poi le persone logorroiche (moltissime amano sentirsi parlare) conosciute in questo Paese in questi anni con le quali riesco a malapena a scambiare qualche decina di parole ogni volta che mi capita di incontrarle, nonostante su diversi temi abbia maggiori argomenti da esporre rispetto a loro perché spesso si tratta di temi sui quali ho comprovate esperienze e competenze. 

E allora quando le vedo, cerco di tagliar corto e di tirare dritto perché è davvero faticoso quanto inutile ascoltare i loro sterili monologhi.


Prof. Ivan Rettore




CONTINUARE HA ANCORA SENSO?

È una domanda che mi sto ponendo in questo periodo di pausa estiva sia del Centro Culturale Carmelo Bene che della mia vita in generale.

Da quando sono a Veglie, ho dovuto assistere ad un crescendo di cattiverie gratuite nei confronti sia della mia persona che di Anna, la mia compagna.
Non conto gli impegni spesso solitari che abbiamo sostenuto per la difesa dell’ambiente e dei diritti dei più deboli, nell’indifferenza quasi completa della popolazione residente.
Ogni volta che abbiamo esercitato il nostro sacrosanto diritto di critica, ci siamo ritrovati confrontati con persone che non sanno manco cosa significhi perché abituate da sempre ad avallare ogni forma di conformismo pur di riuscire a mantenere intatto il loro piccolo orticello.
A Veglie non c’è un senso di comunità, ma solo clan di individui che agiscono per opportunismi di parte e privi di qualsiasi senso civico.
Lo stato di degrado del Paese è lì a dimostrarlo da anni.
Anni fa, quando abbiamo fondato il Centro Culturale Carmelo Bene, pensavamo di poter piantare i semi utili per cominciare a superare questa mentalità distruttiva.
Ma così non è stato.
Di gente ne è passata tanta al Centro, ma poca è rimasta.
Perfino le persone che lo hanno frequentato in passato e che ora si sono trasferite, si guardano bene dal venire a farci visita quando tornano a Veglie.
Altre continuano a viverlo unicamente come erogatore di servizi gratuiti.
E altre ancora, dopo averne usufruito per anni, lo sputtanano alla grande e tante persone lo disertano per paura di avere ripercussioni dal loro clan di appartenenza.
Solo per avere fatto del bene, autofinanziandoci sempre, siamo stati attaccati, ostacolati e derisi sulla pubblica piazza, perfino da persone ed entità che spesso manco conosciamo o verso le quali non abbiamo comunque mai mosso un dito per far loro del male.
Ormai, il Centro Culturale Carmelo Bene viene vissuto e frequentato quotidianamente da circa una mezza dozzina di persone e non c’è nessun presupposto che indichi che le cose possano evolvere diversamente nei prossimi mesi.
In un contesto dominato da cattiverie gratuite, dal qualunquismo più becero e da una massa maggioritaria di persone che non intende affatto cambiare tale degrado, personalmente sento di non voler più continuare a giocare il ruolo di Don Chisciotte.
Ritengo di avere fatto il mio tempo in questo comune e anche l’esperienza del Centro Culturale Carmelo Bene penso che stia ormai per giungere al termine.
Certo, non rinnego che ci siano stati momenti molto belli in questi anni, in cui ho imparato tanto e sono cresciuto come persona.
Ma ora confesso di voler cercare un periodo di pace e serenità, staccandomi il più possibile dagli esseri umani e rimanendo in contatto soltanto con coloro che mi fanno stare veramente bene e che troveranno quindi sempre la porta aperta da me.
La verità è che sono piuttosto logoro della situazione attuale e se è vero che bisogna avere la capacità di fregarsene sempre del giudizio altrui è anche vero che gli anni che mi restano non intendo più sprecarli verso persone ed esperienze che non sono in grado di farmi star bene.
Non escludo anche di togliermi da ogni social perché se devono essere dominati da leoni da tastiera assetati di cattiveria, allora la cosa non fa più per me.
Riguardo al Centro Culturale Carmelo Bene come pure della nostra permanenza a Veglie, una decisione definitiva, io e Anna non l’abbiamo ancora presa, ma sempre di più si sta facendo spazio in noi la volontà di voltar pagina.
Lo dobbiamo a noi stessi e ora è il momento di pensare davvero a noi.
E quindi ora vedremo cosa fare.
Prof. Ivan Rettore

giovedì 18 giugno 2026

LA FANTOMATICA POPOLARITA' DI VANNACCI

La popolarità di questo ex militare per adesso si ferma a dei sondaggi, ovvero alle opinioni espresse da qualche migliaio di italiani e la cui attendibilità lascia quindi il tempo che trova.

Anche riguardo alle adesioni al suo partito finora non sono dell'ordine di milioni di persone, ma di qualche migliaio di individui, per lo più opportunisti provenienti da altri partiti di Destra e Estrema Destra.
Ciò che è vero è che sta investendo somme importanti per essere presente di continuo nel mainstream e nei social e poco importa che se ne parli bene o male, l'importante per lui è che se ne parli.
Quindi a forza di dargli spazio di continuo nei social a ogni sparata (volutamente provocatorie) che fa, gli si fa ovviamente un favore perché è proprio ciò che vuole.
Perché poi alla fine della fiera, si tratta soltanto di un Europarlamentare eletto nelle file della Lega che non ha mai ricoperto (come eletto) un incarico di gestione della cosa pubblica e il cui partito attuale non ha mai affrontato una campagna elettorale.
Quindi sul piano politico è ancora all'anno zero!
E allora perché dargli spazio?!
Impariamo ad ignorare del tutto simili soggetti e a tirar dritto quando vediamo i suoi post isterici nei social e a cambiare canale quando appare in TV.
Non credo sia così difficile, no?

Prof. Ivan Rettore



giovedì 11 giugno 2026

AL VIA IL SALENTO BOOK FESTIVAL IN UNA REGIONE CHE RIMANE FRA LE ULTIME IN ITALIA COME NUMERO DI LETTORI

 

IERI È STATA PRESENTATA LA XVI EDIZIONE DEL “SALENTO BOOK FESTIVAL”, UN FESTIVAL ITINERANTE CHE COINVOLGERÀ DURANTE TUTTA L’ESTATE DIVERSI COMUNI DEL SALENTO ATTRAVERSO UN GRAN NUMERO DI INIZIATIVE

La Puglia si conferma come un territorio ricco di manifestazioni di promozione letteraria e questo è sicuramente un bene.

UN TERRITORIO IN CUI SI CONTINUA A LEGGERE POCO

Tuttavia, si riscontra che tale regione rimane la sedicesima per numero di lettori, ovvero meno di 30% dei residenti al di sopra di 6 anni, legge abitualmente un libro all’anno (dati ISTAT).

Le vendite di libri e la presenza di case editrici risultano molto più basse rispetto alle regioni del Centro Nord e il ricorso alla “rete” per scaricare e leggere e-book rimane molto ridotto rispetto alle regioni “letteralmente” più virtuose.

La distribuzione delle biblioteche sul territorio è sotto la media nazionale e vi si registrano generalmente meno di 200 ingressi fisici all’anno (dati ISTAT).

UN PARAGONE IMPETUOSO

Se si paragonano ad esempio il numero di librerie in provincia di Modena (circa 711.000 abitanti) con quello di Lecce (circa 769.000 abitanti), se ne riscontrano 70 nella prima e 55 nella seconda, il che significa 1 ogni 10.000 abitanti nel primo caso e 1 ogni 14.000 abitanti nel secondo caso.

PERCHÉ QUESTE DIFFERENZE?

Il reddito molto basso della maggioranza della popolazione non consente in Puglia (ma più in generale nel Mezzogiorno) di acquistare regolarmente un gran numero di libri.

Pubblicare con le case editrici costa un botto di soldi e quindi tanti aspiranti scrittori non riescono a pubblicare le loro opere, fenomeno ancora più lampante al Sud.

Sono pochi i presidi e i luoghi in cui poter acquistare libri usati o comunque a basso costo.

L’INERZIA DELLE ISTITUZIONI LOCALI

Le istituzioni non si attivano nel superare certi problemi e si limitano a promuovere grandi eventi con grandi nomi, ma sostanzialmente poco efficaci nell’aumentare il numero di lettori in questa regione.


 

Cav. Ivan Rettore





lunedì 8 giugno 2026

LETTERA APERTA A PAOLA CORTELLESI IN RELAZIONE AL SUO DISCORSO DEL 2 GIUGNO 2026

 

Ho letto il suo intervento pronunciato durante le festività della Repubblica il 2 giugno scorso e devo dire che non l’ho affatto trovato all’altezza di quell’evento.

Vorrei ricordarle che il 2 giugno non si commemora la prima volta in cui le donne poterono finalmente e legittimamente recarsi alle urne, ma l’esito di un voto che sancì la nascita della Repubblica in Italia, perno del nostro sistema democratico.

Non si trattò nemmeno di scegliere tra un regime totalitario e la democrazia, ma bensì tra due sistemi politici diversi, la Monarchia da una parte e la Repubblica dall’altra, che prevedevano entrambi la presenza di organi rappresentativi eletti dal popolo sovrano.

La differenza tra l’uno e l’altro sistema risiedeva soprattutto in colui che sarebbe stato il capo di Stato e sulla forma parlamentare da acquisire attraverso il superamento dell’ormai vetusto Statuto Albertino.

Lei non ha fatto nessuna menzione a questo aspetto fondamentale e si è focalizzata unicamente sul fatto che le donne in quell’occasione votarono per la prima volta (cosa non del tutto vera sul piano storico).

E questo aspetto, seppure fondamentale, rimane riduttivo rispetto al significato autentico di quella data storica.

In quella giornata, la scelta maggioritaria della Repubblica sancì ulteriormente la spaccatura mai sanata tra un Nord che votò in massa per la Repubblica in contrapposizione ad un Sud che approvò in larga parte la Monarchia.

Sarebbe stato utile che questo elemento di non poco conto, che ha da sempre contraddistinto non soltanto la Storia, ma più in generale lo sviluppo a due velocità del nostro Paese (il quale sta ancora cercando faticosamente di diventare un vero e proprio Stato unitario), fosse stato menzionato e commentato nel suo intervento e invece niente.

Il 2 giugno 1946, gli italiani non scelsero soltanto la Repubblica, ma anche i membri dell’Assemblea costituente che avrebbe elaborato da lì a poco la Costituzione, pilastro della nostra democrazia.

Ebbene, al di là delle 21 donne membri di quell’organo, lei non ha fatto alcun cenno a coloro che non soltanto fecero parte di quell’organismo, ma che furono anche protagonisti indiscussi nel garantire la tenuta democratica nel nostro Paese negli anni successivi ed in particolare nei terribili anni della strategia della tensione e nei tentativi di colpo di Stato che furono attuati tra gli anni ’60 e ‘70.

Come non ha manco ricordato i tanti martiri del nazifascismo, uomini e donne, che grazie al loro sacrificio supremo, consentirono a tutti gli italiani di giungere al 25 aprile 1945 prima e a quel fatidico 2 giugno 1946 poi.

E poi vorrei concludere indicandole alcuni dati storici che dimostrano che il voto espresso dalle donne il 2 giugno 1946 non fu affatto una novità assoluta nel nostro Paese.

Infatti, con l’entrata in vigore della legge del 22 novembre 1925, fu sancito il diritto di voto delle donne alle elezioni amministrative.

Purtroppo, questo diritto non fu mai esercitato in quanto la legge successiva del 4 febbraio 1926 n. 237, soppresse tutti le strutture elettive dei comuni, rimpiazzandole con la figura del podestà attraverso decreto reale.

Il 1926 viene infatti ricordato come l’anno in cui si affermò definitivamente il regime totalitario di stampo fascista nel nostro Paese.

Durante la Seconda Guerra Mondiale, nella Repubblica partigiana della Carnia, fu riconosciuto il diritto di voto alle donne capofamiglia alle elezioni comunali del 1944.

Infine, il diritto di voto alle donne fu sancito mediante decreto legislativo firmato da Umberto di Savoia, che lo estese a tutte le donne maggiorenni, le quali poterono così votare per la prima volta alle elezioni amministrative che si svolsero nel marzo 1946.

Ritengo che questi aspetti storici elementari della Storia del Diritto di voto alle donne, avrebbero dovuto trovare spazio nel suo intervento.

Detto questo, considero che il suo discorso sia stato alquanto lacunoso sul piano storico, quanto limitato ad autorevoli e ammirevoli figure femminili, col risultato di averlo trasformato in un intervento in gran parte sessista e comunque per nulla unitario.

Sarebbe stato preferibile, specie in un periodo travagliato come quello che stiamo attualmente vivendo, pronunciare delle parole  che fossero state davvero in grado di far apparire tale evento come una commemorazione che riguarda tutti gli italiani, senza dover per forza rimanere in gran parte confinati ad una retorica sessista che ormai lascia il tempo che trova sul piano strettamente politico e che dovrebbe trovare invece spazio in modo efficace, diffuso e continuo negli ambienti sociali e culturali del nostro Paese in cui è ancora largamente assente o comunque incompiuta.

Vorrei concludere affermando che i sacrifici immani di quella generazione che votò nel 1946 non hanno comportato alcuna distinzione di genere e hanno colpito tutti.

Uomini e donne!

Italiani e Italiane!

Di tutte le età e in tutta Italia e anche oltre!

 

Cav. Ivan Rettore




sabato 6 giugno 2026

QUEL VERTICISMO CHE STA UCCIDENDO L'OCCIDENTE

La società occidentale al contrario di diverse realtà del Sud del mondo è sempre stata improntata a forme di governo e di gestione di carattere verticistico, dominanti a livello politico, finanziario ed economico ma anche saldamente diffuse nel mondo associativo, religioso, culturale e sociale.

È ovvio che in contesti del genere la democrazia rimane puramente formale e non sostanziale e la fortissima crisi di questo modello di governo e di rappresentanza ormai ampiamente diffusa in tutto il mondo occidentale è dettata in primis dalla carenza di strutture di partecipazione di carattere orizzontale, garanzia fondamentale di qualsiasi democrazia compiuta.

In questi ultimi anni, il Socialismo andino di Morales, il Confederalismo democratico di Ocalan, i Caracoles in Argentina, il Social Business di Yunus, le comunità autogestite indiane e tante altre esperienze presenti prevalentemente nel Sud del mondo hanno cercato di proporre quest'ultimo tipo di percorso sotto varie forme ma tutte unite da un denominatore comune, ossia la volontà di rendere protagoniste le persone comuni alla vita e all'evoluzione positiva di una società che non può rimanere fossilizzata sulle logiche suicidarie della ricerca del profitto ad oltranza e sul culto della personalità del o dei leader di turno.

Modestamente il Centro Culturale Carmelo Bene di Veglie (interamente autogestito dai partecipanti) rientra in questo tipo di esperienze sul piano culturale, sociale e formativo, una vera e propria "anomalia innovativa" presente attualmente nel Salento e non solo. 

Cav. Ivan Rettore







mercoledì 3 giugno 2026

INGLESE TAPPABUCHI IN GELATERIA IN SVIZZERA?!


La settimana scorsa, mentre tornavo dall'Abruzzo, ero sintonizzato su una trasmissione di Radio Capital, in cui la conduttrice rivelava che nel periodo estivo c'erano diverse opportunità professionali da prendere al volo in Svizzera.
Si trattava di operare come addetto/a al pubblico in gelaterie, con una paga mensile di 2500 Euro (una vera miseria se si dovesse permanere in Svizzera), vitto e alloggio compresi.
La conduttrice poi diceva che bastava sapere un po' di Inglese e che non c'era quindi nessun problema per essere assunti.
Detto questo, sono svizzero e ho vissuto buona parte della mia vita oltralpe, ho ancora diverse conoscenze nel Canton Friburgo e non mi risulta affatto (al di fuori di alcuni turisti stranieri) che i cittadini elvetici quando si recano in una gelateria interloquiscano in Inglese.
Semmai, a seconda dei cantoni, lo si fa solitamente in Tedesco, Francese o Italiano, perché le lingue nazionali della Svizzera sono quelle a cui si dovrebbe aggiungere anche il retoromancio (lingua cugina del ladino, comunità linguistica a cui appartengo da parte materna) se ci si trova nei Grigioni.
Oppure bisogna credere che ormai pure in Italia quando si va in gelateria, gli autoctoni passino l'ordinazione in Inglese?!
Cav Ivan Rettore



sabato 23 maggio 2026

UNA RIBELLE DI NOME ANNA!

 

Ci sono persone che di fronte ad un'ingiustizia tirano dritto.
Altre invece reagiscono.
Anna, la mia compagna, è fra queste ultime.
E poco importa come si chiama o la carica che ha l'autore dell'ingiustizia.
Anna non riesce a stare zitta.
E così è stato anche di recente quando nel corso di una visita a Lecce, ha visto il vescovo scendere dalla macchina nella piazza del Duomo e non ha saputo resistere alla sua indole ribelle.
Si è avvicinata con passo sostenuto e senza mezzi termini, ma sempre col dovuto rispetto, lo ha affrontato dicendogli che è uno scandalo far pagare l'accesso in ben quattro chiese del capoluogo salentino.
Il vescovo ovviamente ha cercato di giustificarsi, ma di fronte al piglio deciso della mia compagna, alla fine ha dovuto riconoscere che si potrebbero intraprendere altre vie per riuscire a reperire i fondi necessari per la manutenzione periodica degli edifici di culto.
Perché Anna è fatta così: non soltanto reagisce, ma non demorde finché non ottiene una risposta.
E in un mondo fatto di tanto conformismo inconcludente quanto ipocrita, lei è davvero una luce bellissima di sana ribellione.
Ed è grazie a persone come lei che il mondo può davvero cambiare.
E questo anche se a volte può sembrare antipatica o scontrosa.
Perché l'importante è fare.
Peccato che troppo pochi lo facciano davvero!

Cav. Ivan Rettore



mercoledì 20 maggio 2026

A TUTTI I SOSTENITORI DELLA “REMIGRAZIONE”, VORREI DIRE…

 

QUANDO USI CERTI SERVIZI

Quando vai al ristorante, ricordati che a lavare i piatti ci sono spesso dei filippini.

Quando vai in albergo, sono spesso donne di colore che ti avranno preparato la stanza.

Quando usi il tuo smartphone o il tuo pc per proferire i tuoi sentimenti razzisti e/o xenofobi, lo potrai fare perché creature giovani e indifese dal Congo saranno andate sottoterra per estrarre i materiali utili per realizzare quegli aggeggi tecnologici.

Quando mangi dei pomodori o altri ortaggi gustosi, lo puoi fare perché migliaia di africani, spesso senza contratto di lavoro, si spaccano la schiena ogni giorno nei campi nostrani per una manciata di spiccioli a raccoglierli in uno stato pressoché di schiavitù.

QUANDO MANGI, GUIDI, GIOCHI E TI VESTI

Quando guidi la tua macchina composta di un sacco di componenti diverse, ricordati che sono il frutto di un saccheggio costante di minerali nei paesi del Sud del mondo da parte di aziende multinazionali occidentali (ma ora anche cinesi) prive scrupoli.

Quando regali delle rose a San Valentino, pensa che quei fiori saranno stati raccolti da bambini innocenti sparsi in Ecuador, Kenya e India.

Quando giochi a pallone con i tuoi figli, quel pallone sarà stato prodotto da bambini pagati una miseria in Pakistan o in India.

Quando indossi delle scarpe da ginnastica o dei vestiti, anche di marca, questi saranno stati prodotti spesso da bambini in laboratori del Sudest asiatico, in Turchia e nel peggiore dei casi nei Laogai cinesi, famigerati penitenziari in cui la manodopera non viene manco pagata.

QUANDO LE ARMI UCCIDONO

Quando intere famiglie, vecchi, donne e bambini vengono quotidianamente trucidati in ogni parte del mondo, le armi per perpetrare simili massacri sono in gran parte di produzione occidentale.

QUANDO RICORRI ALL’ENERGIA

Quando accendi il motore della tua auto, ti riscaldi o usi l’interruttore della luce, pensa che lo puoi fare perché il petrolio, il gas e perfino l’uranio (per paesi come la Francia dipendenti in toto o quasi dall’energia nucleare) saranno stati prelevati da multinazionali senza scrupoli o da società che fanno riferimento a regimi totalitari in paesi, i cui proventi di simili saccheggi non arrivano mai alle popolazioni locali, costrette spesso a vivere in stati di indigenza di cui non abbiamo manco idea di cosa sia qui in Occidente.

L’AFRICA COME DISCARICA DEL MONDO

E penso che tu manco sappia che l’Africa è diventata la più grande discarica del mondo, che le macchine inquinanti che non sono più ammesse in Occidente, trovano nuovi mercati in quel continente (fatti un giro a Lomè per vedere quante migliaia di auto usate europee vi approdano ogni giorno) e che oggi in gran parte di quell’immenso territorio spesso sei fortunato se riesci a rientrare sano e salvo a casa ogni giorno, tanta è la violenza a dominarvi quotidianamente sotto varie forme.

CHI ALIMENTA LA CRIMINALITÀ IMMIGRATA?

E quando punti il dito sugli spacciatori e gang di immigrati presenti soprattutto nelle grandi città nostrane, pensa che ad alimentare quelle attività criminali sono organizzazioni nostrane (spesso in accordo anche con altre provenienti dall’estero) che non soltanto ci ricavano fiumi di denaro in modo illegale, ma addirittura ottengono ulteriori profitti mettendo la mano sugli immobili svalutati dei quartieri in cui spadroneggiano.

LA CIVILTÀ OCCIDENTALE NON È SUPERIORE AD ALTRE

Sono talmente cattivi tutti questi immigrati, tanto che i media sono riusciti a farti credere che c’è un’invasione (in realtà del tutto inesistente sulla base di dati oggettivi e non di fantasie un tanto al chilo) dell’Islam (come se fosse in assoluto una religione da condannare a priori, perché molti cristiani ritengono comunque di essere migliori dei musulmani a prescindere) e che i maschi italiani sono comunque sempre gentili con le donne quando invece i femminicidi sono quasi esclusivamente commessi da cittadini nostrani (sempre secondo dati oggettivi e non fantasie sparse un tanto al chilo).

PRENDITELA CON I VERI RESPONSABILI DEL DEGRADO

In parole povere e concludo, prenditela con coloro che hanno voluto che tutto questo schifo accadesse, dalle multinazionali alle grandi organizzazioni criminali, dalla finanza senza scrupoli a buona parte della classe politica che ormai è al loro servizio o fa comunque finta di niente.

Ti dico questo in quanto l’odio, il disprezzo e la generalizzazione sono esattamente atteggiamenti che tali entità vogliono, perché finché ci sarà una guerra tra poveri, loro potranno tranquillamente sguazzare in questo pattume e continuare a ricavarne profitti colossali.

Non è difficile da capire o sbaglio?

 

Cav. Ivan Rettore, professore esperto di lingua francese c/o LUISS Guido Carli