domenica 21 giugno 2026

LA FINE DEI SANTI

 

TRA LA FINE DELLA PRIMAVERA E L’INIZIO DELL’ESTATE SI MANIFESTANO IN DIVERSE LOCALITÀ D’ITALIA UNA MOLTITUDINE DI RICORRENZE, FESTIVITÀ E SAGRE LEGATE ALLE FIGURE DI VARI SANTI

Mentre nel Nord del Paese si sono sempre più laicizzate per essere addirittura sostituite spesso con eventi di intrattenimento che non rivestono più nulla di religioso, nel Centrosud la tendenza rimane.

LA NATURA SEMPRE PIU’ COMMERCIALE DEGLI EVENTI RELIGIOSI

Ma anche in quelle zone, gli interessi di natura puramente commerciale hanno in gran parte preso il sopravvento sugli aspetti mistici e culturali di una società rurale che ormai non esiste più.

Di fatto sono diventate delle vere e proprie kermesse consumistiche sia per attrarre il turismo di massa che domina nel nostro Paese in quel periodo che per consentire di fare cassa a entità commerciali locali e non solo.

LA DIMENSIONE SECONDARIA DEL SANTO CELEBRATO

Di conseguenza le processioni e azioni di stampo puramente religioso sono sempre più ridotte e la loro durata sempre più striminzita.

Il Santo di turno che viene ricordato viene usato più come una figura astratta a celebrazione della festa più importante dell’anno, piuttosto che come un simbolo comunitario autentico in cui si possa manifestare un’identità culturale, religiosa e sociale in grado di trascendere la solita propensione al profitto che nella società occidentale dev’essere ormai presente in qualsiasi tipo di iniziativa.

Un gran numero di persone – penso che siano la maggioranza - ignorano la Storia del Santo che viene celebrato, il significato del suo messaggio e delle sue parole e il sacrificio dimostrato nel corso della sua esistenza a difesa dei più deboli, quegli esseri umani che sono la vera incarnazione della sofferenza di Cristo.

Ma forse, questi aspetti mistici e fortemente valorizzanti di un senso di comunità cristiana e umana, ormai interessano sempre meno persone.

MANIFESTAZIONI POCO RELIGIOSE E MOLTO CONSUMISTICHE

Così tali manifestazioni si rivelano quasi sempre come momenti nei quali le autorità locali possono svolgere le loro solite quanto stancanti passerelle fatte di tante apparenze e poca sostanza, dove impera la logica dei cosiddetti eventi “tarallucci e vino” accompagnati spesso da iniziative musicali di dubbia qualità e in cui  la celebrazione di un Santo serve soltanto a “santificare” il tutto in nome di una divinità che nulla ha a che fare con Dio.

 

Prof. Ivan Rettore, esperto di lingua francese c/o LUISS Guido Carli





ITALIA, UN PAESE DOMINATO DA DIBATTITI INCIVILI

 In Italia è carente la cultura del rispetto di chi la pensa diversamente. 

Si preferisce denigrarlo pubblicamente, piuttosto che affrontarlo cercando di argomentare la propria posizione in modo sereno e composto. 

La prima azione è facile da realizzare ed è quella a cui ricorrono gli ignoranti e i presuntuosi, mentre la seconda richiede intelligenza e capacità di ascolto, elementi tipici di persone aperte e di grande umiltà. 

Purtroppo in Italia a dominare sono i primi e non i secondi e i risultati si vedono al punto che l'Italia, culla di grandi civiltà, oggi appare come un Paese in gran parte incivile. 

E anche la nostra lingua purtroppo non aiuta nel dialogo con l'altro, perché già fin dalle prime battute si riesce a cogliere dove vuole andare a parare l'interlocutore di turno, tanto è vero che i dibattiti nostrani sono dominati da individui che si interrompono vicendevolmente o parlano contemporaneamente rendendo il confronto incomprensibile o meglio inascoltabile. 

Invece in Germania questo non accade mai, perché nella lingua tedesca spesso e volentieri il gruppo verbale viene posto alla fine della frase ed è proprio quell'elemento a dare un senso al discorso pronunciato. 

Nell'altra mia patria, in Svizzera, non si fa, semplicemente perché c'è un senso civico tale, che mai verrebbe all'idea a qualcuno di avviare scene da bar sport come avviene spesso invece in Italia. 

Non conto poi le persone logorroiche (moltissime amano sentirsi parlare) conosciute in questo Paese in questi anni con le quali riesco a malapena a scambiare qualche decina di parole ogni volta che mi capita di incontrarle, nonostante su diversi temi abbia maggiori argomenti da esporre rispetto a loro perché spesso si tratta di temi sui quali ho comprovate esperienze e competenze. 

E allora quando le vedo, cerco di tagliar corto e di tirare dritto perché è davvero faticoso quanto inutile ascoltare i loro sterili monologhi.


Prof. Ivan Rettore




CONTINUARE HA ANCORA SENSO?

È una domanda che mi sto ponendo in questo periodo di pausa estiva sia del Centro Culturale Carmelo Bene che della mia vita in generale.

Da quando sono a Veglie, ho dovuto assistere ad un crescendo di cattiverie gratuite nei confronti sia della mia persona che di Anna, la mia compagna.
Non conto gli impegni spesso solitari che abbiamo sostenuto per la difesa dell’ambiente e dei diritti dei più deboli, nell’indifferenza quasi completa della popolazione residente.
Ogni volta che abbiamo esercitato il nostro sacrosanto diritto di critica, ci siamo ritrovati confrontati con persone che non sanno manco cosa significhi perché abituate da sempre ad avallare ogni forma di conformismo pur di riuscire a mantenere intatto il loro piccolo orticello.
A Veglie non c’è un senso di comunità, ma solo clan di individui che agiscono per opportunismi di parte e privi di qualsiasi senso civico.
Lo stato di degrado del Paese è lì a dimostrarlo da anni.
Anni fa, quando abbiamo fondato il Centro Culturale Carmelo Bene, pensavamo di poter piantare i semi utili per cominciare a superare questa mentalità distruttiva.
Ma così non è stato.
Di gente ne è passata tanta al Centro, ma poca è rimasta.
Perfino le persone che lo hanno frequentato in passato e che ora si sono trasferite, si guardano bene dal venire a farci visita quando tornano a Veglie.
Altre continuano a viverlo unicamente come erogatore di servizi gratuiti.
E altre ancora, dopo averne usufruito per anni, lo sputtanano alla grande e tante persone lo disertano per paura di avere ripercussioni dal loro clan di appartenenza.
Solo per avere fatto del bene, autofinanziandoci sempre, siamo stati attaccati, ostacolati e derisi sulla pubblica piazza, perfino da persone ed entità che spesso manco conosciamo o verso le quali non abbiamo comunque mai mosso un dito per far loro del male.
Ormai, il Centro Culturale Carmelo Bene viene vissuto e frequentato quotidianamente da circa una mezza dozzina di persone e non c’è nessun presupposto che indichi che le cose possano evolvere diversamente nei prossimi mesi.
In un contesto dominato da cattiverie gratuite, dal qualunquismo più becero e da una massa maggioritaria di persone che non intende affatto cambiare tale degrado, personalmente sento di non voler più continuare a giocare il ruolo di Don Chisciotte.
Ritengo di avere fatto il mio tempo in questo comune e anche l’esperienza del Centro Culturale Carmelo Bene penso che stia ormai per giungere al termine.
Certo, non rinnego che ci siano stati momenti molto belli in questi anni, in cui ho imparato tanto e sono cresciuto come persona.
Ma ora confesso di voler cercare un periodo di pace e serenità, staccandomi il più possibile dagli esseri umani e rimanendo in contatto soltanto con coloro che mi fanno stare veramente bene e che troveranno quindi sempre la porta aperta da me.
La verità è che sono piuttosto logoro della situazione attuale e se è vero che bisogna avere la capacità di fregarsene sempre del giudizio altrui è anche vero che gli anni che mi restano non intendo più sprecarli verso persone ed esperienze che non sono in grado di farmi star bene.
Non escludo anche di togliermi da ogni social perché se devono essere dominati da leoni da tastiera assetati di cattiveria, allora la cosa non fa più per me.
Riguardo al Centro Culturale Carmelo Bene come pure della nostra permanenza a Veglie, una decisione definitiva, io e Anna non l’abbiamo ancora presa, ma sempre di più si sta facendo spazio in noi la volontà di voltar pagina.
Lo dobbiamo a noi stessi e ora è il momento di pensare davvero a noi.
E quindi ora vedremo cosa fare.
Prof. Ivan Rettore

giovedì 18 giugno 2026

LA FANTOMATICA POPOLARITA' DI VANNACCI

La popolarità di questo ex militare per adesso si ferma a dei sondaggi, ovvero alle opinioni espresse da qualche migliaio di italiani e la cui attendibilità lascia quindi il tempo che trova.

Anche riguardo alle adesioni al suo partito finora non sono dell'ordine di milioni di persone, ma di qualche migliaio di individui, per lo più opportunisti provenienti da altri partiti di Destra e Estrema Destra.
Ciò che è vero è che sta investendo somme importanti per essere presente di continuo nel mainstream e nei social e poco importa che se ne parli bene o male, l'importante per lui è che se ne parli.
Quindi a forza di dargli spazio di continuo nei social a ogni sparata (volutamente provocatorie) che fa, gli si fa ovviamente un favore perché è proprio ciò che vuole.
Perché poi alla fine della fiera, si tratta soltanto di un Europarlamentare eletto nelle file della Lega che non ha mai ricoperto (come eletto) un incarico di gestione della cosa pubblica e il cui partito attuale non ha mai affrontato una campagna elettorale.
Quindi sul piano politico è ancora all'anno zero!
E allora perché dargli spazio?!
Impariamo ad ignorare del tutto simili soggetti e a tirar dritto quando vediamo i suoi post isterici nei social e a cambiare canale quando appare in TV.
Non credo sia così difficile, no?

Prof. Ivan Rettore



giovedì 11 giugno 2026

AL VIA IL SALENTO BOOK FESTIVAL IN UNA REGIONE CHE RIMANE FRA LE ULTIME IN ITALIA COME NUMERO DI LETTORI

 

IERI È STATA PRESENTATA LA XVI EDIZIONE DEL “SALENTO BOOK FESTIVAL”, UN FESTIVAL ITINERANTE CHE COINVOLGERÀ DURANTE TUTTA L’ESTATE DIVERSI COMUNI DEL SALENTO ATTRAVERSO UN GRAN NUMERO DI INIZIATIVE

La Puglia si conferma come un territorio ricco di manifestazioni di promozione letteraria e questo è sicuramente un bene.

UN TERRITORIO IN CUI SI CONTINUA A LEGGERE POCO

Tuttavia, si riscontra che tale regione rimane la sedicesima per numero di lettori, ovvero meno di 30% dei residenti al di sopra di 6 anni, legge abitualmente un libro all’anno (dati ISTAT).

Le vendite di libri e la presenza di case editrici risultano molto più basse rispetto alle regioni del Centro Nord e il ricorso alla “rete” per scaricare e leggere e-book rimane molto ridotto rispetto alle regioni “letteralmente” più virtuose.

La distribuzione delle biblioteche sul territorio è sotto la media nazionale e vi si registrano generalmente meno di 200 ingressi fisici all’anno (dati ISTAT).

UN PARAGONE IMPETUOSO

Se si paragonano ad esempio il numero di librerie in provincia di Modena (circa 711.000 abitanti) con quello di Lecce (circa 769.000 abitanti), se ne riscontrano 70 nella prima e 55 nella seconda, il che significa 1 ogni 10.000 abitanti nel primo caso e 1 ogni 14.000 abitanti nel secondo caso.

PERCHÉ QUESTE DIFFERENZE?

Il reddito molto basso della maggioranza della popolazione non consente in Puglia (ma più in generale nel Mezzogiorno) di acquistare regolarmente un gran numero di libri.

Pubblicare con le case editrici costa un botto di soldi e quindi tanti aspiranti scrittori non riescono a pubblicare le loro opere, fenomeno ancora più lampante al Sud.

Sono pochi i presidi e i luoghi in cui poter acquistare libri usati o comunque a basso costo.

L’INERZIA DELLE ISTITUZIONI LOCALI

Le istituzioni non si attivano nel superare certi problemi e si limitano a promuovere grandi eventi con grandi nomi, ma sostanzialmente poco efficaci nell’aumentare il numero di lettori in questa regione.


 

Cav. Ivan Rettore





lunedì 8 giugno 2026

LETTERA APERTA A PAOLA CORTELLESI IN RELAZIONE AL SUO DISCORSO DEL 2 GIUGNO 2026

 

Ho letto il suo intervento pronunciato durante le festività della Repubblica il 2 giugno scorso e devo dire che non l’ho affatto trovato all’altezza di quell’evento.

Vorrei ricordarle che il 2 giugno non si commemora la prima volta in cui le donne poterono finalmente e legittimamente recarsi alle urne, ma l’esito di un voto che sancì la nascita della Repubblica in Italia, perno del nostro sistema democratico.

Non si trattò nemmeno di scegliere tra un regime totalitario e la democrazia, ma bensì tra due sistemi politici diversi, la Monarchia da una parte e la Repubblica dall’altra, che prevedevano entrambi la presenza di organi rappresentativi eletti dal popolo sovrano.

La differenza tra l’uno e l’altro sistema risiedeva soprattutto in colui che sarebbe stato il capo di Stato e sulla forma parlamentare da acquisire attraverso il superamento dell’ormai vetusto Statuto Albertino.

Lei non ha fatto nessuna menzione a questo aspetto fondamentale e si è focalizzata unicamente sul fatto che le donne in quell’occasione votarono per la prima volta (cosa non del tutto vera sul piano storico).

E questo aspetto, seppure fondamentale, rimane riduttivo rispetto al significato autentico di quella data storica.

In quella giornata, la scelta maggioritaria della Repubblica sancì ulteriormente la spaccatura mai sanata tra un Nord che votò in massa per la Repubblica in contrapposizione ad un Sud che approvò in larga parte la Monarchia.

Sarebbe stato utile che questo elemento di non poco conto, che ha da sempre contraddistinto non soltanto la Storia, ma più in generale lo sviluppo a due velocità del nostro Paese (il quale sta ancora cercando faticosamente di diventare un vero e proprio Stato unitario), fosse stato menzionato e commentato nel suo intervento e invece niente.

Il 2 giugno 1946, gli italiani non scelsero soltanto la Repubblica, ma anche i membri dell’Assemblea costituente che avrebbe elaborato da lì a poco la Costituzione, pilastro della nostra democrazia.

Ebbene, al di là delle 21 donne membri di quell’organo, lei non ha fatto alcun cenno a coloro che non soltanto fecero parte di quell’organismo, ma che furono anche protagonisti indiscussi nel garantire la tenuta democratica nel nostro Paese negli anni successivi ed in particolare nei terribili anni della strategia della tensione e nei tentativi di colpo di Stato che furono attuati tra gli anni ’60 e ‘70.

Come non ha manco ricordato i tanti martiri del nazifascismo, uomini e donne, che grazie al loro sacrificio supremo, consentirono a tutti gli italiani di giungere al 25 aprile 1945 prima e a quel fatidico 2 giugno 1946 poi.

E poi vorrei concludere indicandole alcuni dati storici che dimostrano che il voto espresso dalle donne il 2 giugno 1946 non fu affatto una novità assoluta nel nostro Paese.

Infatti, con l’entrata in vigore della legge del 22 novembre 1925, fu sancito il diritto di voto delle donne alle elezioni amministrative.

Purtroppo, questo diritto non fu mai esercitato in quanto la legge successiva del 4 febbraio 1926 n. 237, soppresse tutti le strutture elettive dei comuni, rimpiazzandole con la figura del podestà attraverso decreto reale.

Il 1926 viene infatti ricordato come l’anno in cui si affermò definitivamente il regime totalitario di stampo fascista nel nostro Paese.

Durante la Seconda Guerra Mondiale, nella Repubblica partigiana della Carnia, fu riconosciuto il diritto di voto alle donne capofamiglia alle elezioni comunali del 1944.

Infine, il diritto di voto alle donne fu sancito mediante decreto legislativo firmato da Umberto di Savoia, che lo estese a tutte le donne maggiorenni, le quali poterono così votare per la prima volta alle elezioni amministrative che si svolsero nel marzo 1946.

Ritengo che questi aspetti storici elementari della Storia del Diritto di voto alle donne, avrebbero dovuto trovare spazio nel suo intervento.

Detto questo, considero che il suo discorso sia stato alquanto lacunoso sul piano storico, quanto limitato ad autorevoli e ammirevoli figure femminili, col risultato di averlo trasformato in un intervento in gran parte sessista e comunque per nulla unitario.

Sarebbe stato preferibile, specie in un periodo travagliato come quello che stiamo attualmente vivendo, pronunciare delle parole  che fossero state davvero in grado di far apparire tale evento come una commemorazione che riguarda tutti gli italiani, senza dover per forza rimanere in gran parte confinati ad una retorica sessista che ormai lascia il tempo che trova sul piano strettamente politico e che dovrebbe trovare invece spazio in modo efficace, diffuso e continuo negli ambienti sociali e culturali del nostro Paese in cui è ancora largamente assente o comunque incompiuta.

Vorrei concludere affermando che i sacrifici immani di quella generazione che votò nel 1946 non hanno comportato alcuna distinzione di genere e hanno colpito tutti.

Uomini e donne!

Italiani e Italiane!

Di tutte le età e in tutta Italia e anche oltre!

 

Cav. Ivan Rettore




sabato 6 giugno 2026

QUEL VERTICISMO CHE STA UCCIDENDO L'OCCIDENTE

La società occidentale al contrario di diverse realtà del Sud del mondo è sempre stata improntata a forme di governo e di gestione di carattere verticistico, dominanti a livello politico, finanziario ed economico ma anche saldamente diffuse nel mondo associativo, religioso, culturale e sociale.

È ovvio che in contesti del genere la democrazia rimane puramente formale e non sostanziale e la fortissima crisi di questo modello di governo e di rappresentanza ormai ampiamente diffusa in tutto il mondo occidentale è dettata in primis dalla carenza di strutture di partecipazione di carattere orizzontale, garanzia fondamentale di qualsiasi democrazia compiuta.

In questi ultimi anni, il Socialismo andino di Morales, il Confederalismo democratico di Ocalan, i Caracoles in Argentina, il Social Business di Yunus, le comunità autogestite indiane e tante altre esperienze presenti prevalentemente nel Sud del mondo hanno cercato di proporre quest'ultimo tipo di percorso sotto varie forme ma tutte unite da un denominatore comune, ossia la volontà di rendere protagoniste le persone comuni alla vita e all'evoluzione positiva di una società che non può rimanere fossilizzata sulle logiche suicidarie della ricerca del profitto ad oltranza e sul culto della personalità del o dei leader di turno.

Modestamente il Centro Culturale Carmelo Bene di Veglie (interamente autogestito dai partecipanti) rientra in questo tipo di esperienze sul piano culturale, sociale e formativo, una vera e propria "anomalia innovativa" presente attualmente nel Salento e non solo. 

Cav. Ivan Rettore







mercoledì 3 giugno 2026

INGLESE TAPPABUCHI IN GELATERIA IN SVIZZERA?!


La settimana scorsa, mentre tornavo dall'Abruzzo, ero sintonizzato su una trasmissione di Radio Capital, in cui la conduttrice rivelava che nel periodo estivo c'erano diverse opportunità professionali da prendere al volo in Svizzera.
Si trattava di operare come addetto/a al pubblico in gelaterie, con una paga mensile di 2500 Euro (una vera miseria se si dovesse permanere in Svizzera), vitto e alloggio compresi.
La conduttrice poi diceva che bastava sapere un po' di Inglese e che non c'era quindi nessun problema per essere assunti.
Detto questo, sono svizzero e ho vissuto buona parte della mia vita oltralpe, ho ancora diverse conoscenze nel Canton Friburgo e non mi risulta affatto (al di fuori di alcuni turisti stranieri) che i cittadini elvetici quando si recano in una gelateria interloquiscano in Inglese.
Semmai, a seconda dei cantoni, lo si fa solitamente in Tedesco, Francese o Italiano, perché le lingue nazionali della Svizzera sono quelle a cui si dovrebbe aggiungere anche il retoromancio (lingua cugina del ladino, comunità linguistica a cui appartengo da parte materna) se ci si trova nei Grigioni.
Oppure bisogna credere che ormai pure in Italia quando si va in gelateria, gli autoctoni passino l'ordinazione in Inglese?!
Cav Ivan Rettore



sabato 23 maggio 2026

UNA RIBELLE DI NOME ANNA!

 

Ci sono persone che di fronte ad un'ingiustizia tirano dritto.
Altre invece reagiscono.
Anna, la mia compagna, è fra queste ultime.
E poco importa come si chiama o la carica che ha l'autore dell'ingiustizia.
Anna non riesce a stare zitta.
E così è stato anche di recente quando nel corso di una visita a Lecce, ha visto il vescovo scendere dalla macchina nella piazza del Duomo e non ha saputo resistere alla sua indole ribelle.
Si è avvicinata con passo sostenuto e senza mezzi termini, ma sempre col dovuto rispetto, lo ha affrontato dicendogli che è uno scandalo far pagare l'accesso in ben quattro chiese del capoluogo salentino.
Il vescovo ovviamente ha cercato di giustificarsi, ma di fronte al piglio deciso della mia compagna, alla fine ha dovuto riconoscere che si potrebbero intraprendere altre vie per riuscire a reperire i fondi necessari per la manutenzione periodica degli edifici di culto.
Perché Anna è fatta così: non soltanto reagisce, ma non demorde finché non ottiene una risposta.
E in un mondo fatto di tanto conformismo inconcludente quanto ipocrita, lei è davvero una luce bellissima di sana ribellione.
Ed è grazie a persone come lei che il mondo può davvero cambiare.
E questo anche se a volte può sembrare antipatica o scontrosa.
Perché l'importante è fare.
Peccato che troppo pochi lo facciano davvero!

Cav. Ivan Rettore



mercoledì 20 maggio 2026

A TUTTI I SOSTENITORI DELLA “REMIGRAZIONE”, VORREI DIRE…

 

QUANDO USI CERTI SERVIZI

Quando vai al ristorante, ricordati che a lavare i piatti ci sono spesso dei filippini.

Quando vai in albergo, sono spesso donne di colore che ti avranno preparato la stanza.

Quando usi il tuo smartphone o il tuo pc per proferire i tuoi sentimenti razzisti e/o xenofobi, lo potrai fare perché creature giovani e indifese dal Congo saranno andate sottoterra per estrarre i materiali utili per realizzare quegli aggeggi tecnologici.

Quando mangi dei pomodori o altri ortaggi gustosi, lo puoi fare perché migliaia di africani, spesso senza contratto di lavoro, si spaccano la schiena ogni giorno nei campi nostrani per una manciata di spiccioli a raccoglierli in uno stato pressoché di schiavitù.

QUANDO MANGI, GUIDI, GIOCHI E TI VESTI

Quando guidi la tua macchina composta di un sacco di componenti diverse, ricordati che sono il frutto di un saccheggio costante di minerali nei paesi del Sud del mondo da parte di aziende multinazionali occidentali (ma ora anche cinesi) prive scrupoli.

Quando regali delle rose a San Valentino, pensa che quei fiori saranno stati raccolti da bambini innocenti sparsi in Ecuador, Kenya e India.

Quando giochi a pallone con i tuoi figli, quel pallone sarà stato prodotto da bambini pagati una miseria in Pakistan o in India.

Quando indossi delle scarpe da ginnastica o dei vestiti, anche di marca, questi saranno stati prodotti spesso da bambini in laboratori del Sudest asiatico, in Turchia e nel peggiore dei casi nei Laogai cinesi, famigerati penitenziari in cui la manodopera non viene manco pagata.

QUANDO LE ARMI UCCIDONO

Quando intere famiglie, vecchi, donne e bambini vengono quotidianamente trucidati in ogni parte del mondo, le armi per perpetrare simili massacri sono in gran parte di produzione occidentale.

QUANDO RICORRI ALL’ENERGIA

Quando accendi il motore della tua auto, ti riscaldi o usi l’interruttore della luce, pensa che lo puoi fare perché il petrolio, il gas e perfino l’uranio (per paesi come la Francia dipendenti in toto o quasi dall’energia nucleare) saranno stati prelevati da multinazionali senza scrupoli o da società che fanno riferimento a regimi totalitari in paesi, i cui proventi di simili saccheggi non arrivano mai alle popolazioni locali, costrette spesso a vivere in stati di indigenza di cui non abbiamo manco idea di cosa sia qui in Occidente.

L’AFRICA COME DISCARICA DEL MONDO

E penso che tu manco sappia che l’Africa è diventata la più grande discarica del mondo, che le macchine inquinanti che non sono più ammesse in Occidente, trovano nuovi mercati in quel continente (fatti un giro a Lomè per vedere quante migliaia di auto usate europee vi approdano ogni giorno) e che oggi in gran parte di quell’immenso territorio spesso sei fortunato se riesci a rientrare sano e salvo a casa ogni giorno, tanta è la violenza a dominarvi quotidianamente sotto varie forme.

CHI ALIMENTA LA CRIMINALITÀ IMMIGRATA?

E quando punti il dito sugli spacciatori e gang di immigrati presenti soprattutto nelle grandi città nostrane, pensa che ad alimentare quelle attività criminali sono organizzazioni nostrane (spesso in accordo anche con altre provenienti dall’estero) che non soltanto ci ricavano fiumi di denaro in modo illegale, ma addirittura ottengono ulteriori profitti mettendo la mano sugli immobili svalutati dei quartieri in cui spadroneggiano.

LA CIVILTÀ OCCIDENTALE NON È SUPERIORE AD ALTRE

Sono talmente cattivi tutti questi immigrati, tanto che i media sono riusciti a farti credere che c’è un’invasione (in realtà del tutto inesistente sulla base di dati oggettivi e non di fantasie un tanto al chilo) dell’Islam (come se fosse in assoluto una religione da condannare a priori, perché molti cristiani ritengono comunque di essere migliori dei musulmani a prescindere) e che i maschi italiani sono comunque sempre gentili con le donne quando invece i femminicidi sono quasi esclusivamente commessi da cittadini nostrani (sempre secondo dati oggettivi e non fantasie sparse un tanto al chilo).

PRENDITELA CON I VERI RESPONSABILI DEL DEGRADO

In parole povere e concludo, prenditela con coloro che hanno voluto che tutto questo schifo accadesse, dalle multinazionali alle grandi organizzazioni criminali, dalla finanza senza scrupoli a buona parte della classe politica che ormai è al loro servizio o fa comunque finta di niente.

Ti dico questo in quanto l’odio, il disprezzo e la generalizzazione sono esattamente atteggiamenti che tali entità vogliono, perché finché ci sarà una guerra tra poveri, loro potranno tranquillamente sguazzare in questo pattume e continuare a ricavarne profitti colossali.

Non è difficile da capire o sbaglio?

 

Cav. Ivan Rettore, professore esperto di lingua francese c/o LUISS Guido Carli








martedì 19 maggio 2026

STRAGE A MODENA: ADDOSSO A CHI NON HA ORIGINI ITALIANE



Se a commettere la strage a Modena fosse stato uno psicopatico italiano di origini italiane, nessuno avrebbe avuto nulla da ridire.

Ma siccome aveva origini maghrebine, benché fosse nato e cresciuto in Italia, quasi tutti a puntare il dito contro il cattivo straniero e a sputare sentenze a vanvera.
Se di fallimento si può parlare, questi può essere imputato soltanto all'incapacità dello Stato che ha tagliato diversi fondi per mantenere ed incrementare tutti quei servizi che si rivelano fondamentali non soltanto per il tentativo di recupero di certi soggetti, ma che servono anche per prevenire la commistione di azioni criminali vere e proprie come appunto quella che è avvenuta nella città emiliana.
Ovviamente i fenomeni della Destra nostrana, Vannacci e Salvini, col sostegno di giornalisti come Giordano e altri, non hanno mancato al consueto appuntamento di strumentalizzare la strage per fini politici senza manco cercare di capire come stanno davvero le cose.
Ma ai sostenitori incondizionati (e aggiungerei non pensanti) di certi estremismi è impossibile chiedere un simile sforzo, talmente sono recintati nella loro concezione appiattita della realtà.
"O è tutto bianco o è tutto nero", così si potrebbe racchiudere il loro pensiero.
La zona grigia, le sfumature, i dettagli e altre componenti fondamentali che contraddistinguono il percorso di vita di ogni essere umano sono elementi a loro estranei perché tutta la loro esistenza è comunque sempre stata segnata da fomentare paure infondate ed esclusioni conseguenti di chi è diverso dal prototipo ideale di cittadino degno (secondo loro) di vivere nella società occidentale.
E pensare che l'Italia storicamente e culturalmente ha avuto un passato glorioso di accoglienza e capacità di inserimento sociale di etnie diverse.
Poi è arrivato il 28 ottobre 1922 e da allora quella gramigna della Storia, chiamata fascismo, ha mandato in soffitta quella consuetudine tipica delle nostre genti, diffondendosi come un bubbone in tutto il mondo.
E allora vai col "Mostro immigrato" in prima pagina, tanto anche i morti di Modena, in uno show mediatico del genere passano in secondo piano, con tutto il carico di dolore lasciato esclusivamente alle loro famiglie e amici.
Quando impareremo a crescere come società civile e a tornare autenticamente cristiani, ma soprattutto umani in questa società?!
Oppure basta andare a confessarsi di tanto in tanto per farlo?!


Yvan Rettore



lunedì 11 maggio 2026

MEDITERRANEO, UN ORRORE SENZA FINE PER MIGLIAIA DI ESSERI UMANI

 

I diritti umani nell’area del Mediterraneo sono sempre più segnati da un’emergenza umanitaria costante quanto crescente, tanto è vero che rappresenta ormai uno degli itinerari migratori maggiormente insicuri a livello internazionale.

Non si contano più i naufragi, il moltiplicarsi di azioni violente indicibili nei confronti di esseri umani, in particolare in Libia, ove le misure di respingimento fomentate dagli Stati europei imperano da anni.

Secondo dati diffusi dall’ONU, circa il 90% delle donne migranti che tentano di attraversare il Mediterraneo sono solite finire vittime di stupri da parte di scafisti e membri di organizzazioni criminali.

Ogni anno, diverse migliaia di individui cercano di fuggire zone di guerra e povertà estrema, principalmente dall’Africa subsahariana e dal Medio Oriente, mediante traversate del mare su imbarcazioni di fortuna.

La “Fortezza Europa” reagisce applicando politiche illegali di respingimento che si traducono nel costringere tali imbarcazioni a non superare le acque territoriali, specie nel Mar Egeo.

Il diritto internazionale che prevede il soccorso in mare viene del tutto ignorato da guardacoste (soprattutto libici) privi di scrupoli, i quali bloccano le imbarcazioni e rispediscono i migranti nei Centri di detenzione, ove sono costretti a subire quotidianamente torture e sevizie.

Le ONG cercano invece di applicare tale diritto ma vengono spesso ostacolate in vari modi nei loro interventi.

In conclusione, il Mediterraneo in cui si trovano in contrasto con lo pseudo allarme sicurezza di un Mondo occidentale reazionario e conservativo in pieno declino sociale, politico, economico e culturale da una parte con le necessità di difesa ad oltranza dei diritti umani e di stabilità politica del Sud del mondo ed in particolare di quello subsahariano dall’altra.


Prof. Yvan Rettore, esperto di lingua francese c/o LUISS Guido Carli e portavoce del Centro Culturale Carmelo Bene di Veglie









IL CENTRO CULTURALE CARMELO BENE DI VEGLIE, UN'ANOMALIA INNOVATIVA

 

In una società dominata dal mercimonio di qualsiasi attività, il Centro Culturale Carmelo Bene di Veglie, in provincia di Lecce, costituisce senz'altro un unicum in controtendenza.
In primis, perché trattasi di una realtà interamente autogestita da tutti coloro che vi partecipano e quindi senza alcuna connotazione associativa che prevede tesseramenti e organi di carattere verticistico.
In secondo luogo, perché qualsiasi iniziativa proposta dal Centro, siano eventi o corsi, viene offerta in modo del tutto gratuito e mai vincolante in quanto i fondatori e promotori di questa realtà hanno sempre sostenuto che la cultura, l'arte e la formazione devono essere accessibili a tutti e non essere mai oggetto di lucro, al fine di dare la possibilità a qualsiasi individuo di poter evolvere sul piano culturale e sociale.
Ben 72 eventi di grande spessore con artisti, scrittori, saggisti, personalità del mondo medico e formativo, oltre che corsi di lingue, di pittura, di musica sono a testimoniare un percorso importante quanto fondamentale per la crescita positiva non soltanto della comunità vegliese, in quanto l'operatività del Centro è sempre andata oltre i confini del comune di Veglie.
Infine, il Centro si chiama "Carmelo Bene" sia per onorare quella che è forse stata la figura culturale più significativa del Salento, sia perché come lui, coloro che vi operano si oppongono al conformismo dilagante e rimangono ribelli nell'animo, attitudini indispensabili per far evolvere qualsiasi società umana.

Prof. Yvan Rettore, esperto di lingua francese c/o LUISS Guido Carli e portavoce del Centro Culturale Carmelo Bene di Veglie



giovedì 7 maggio 2026

QUELLO SPAZIO MEDIATICO ESAGERATO E INGIUSTIFICATO CHE VIENE DATO A VANNACCI

Ma perché il Mainstream nostrano si accanisce nel dare così tanto spazio a Vannacci che allo stato attuale è soltanto un parlamentare europeo, a capo di un partito che non ha conseguito ancora nessun riscontro elettorale?!

Penso che la risposta risieda nel fatto che le entità che lo sostengono (e che lo hanno volutamente costruito come personaggio politico) stiano investendo una marea di denaro a livello mediatico per consentirgli di avere una diffusione costante tale da far credere agli italiani che possa godere di una popolarità in crescita e di essere un'alternativa alla Destra attuale.

Tutti elementi ovviamente gonfiati ad arte (a partire da sondaggi farlocchi e per nulla attendibili, salvo per il gossip politico) ma senza nessun riscontro oggettivamente dimostrabile in dimensioni più concrete e significative.

Perché l'importante è che di Vannacci si parli il più possibile, poco importa se nel bene o nel male.

Come poco importano i suoi interventi marcati da opinioni qualunquiste, posizioni settarie e da riferimenti storici che rimangono confinati nella sua fantasia e non trovano riscontri nei fatti.

In parole povere, il nulla cosmico e/o poco altro.

La cosa che conta davvero nella società dell'immagine è che la sua figura circoli il più possibile nell'etere perché è ormai lampante da tempo che gli elettori italiani (nella loro stragrande maggioranza) sono soliti votare soltanto in funzione di essa e di elementi intrisi di populismo piuttosto che basarsi su contenuti e fatti concreti che si possono conoscere soltanto facendo uno sforzo per informarsi su chi sia davvero e sui propositi reali di un qualsiasi politico urlatore ed (apparentemente) alternativo di turno.

Quindi, quella minoranza di persone che ancora lo compiono si aspettino di essere presi per i fondelli per l'ennesima volta a causa delle scelte sciagurate di elettori abituati a ragionare con la pancia anziché con la testa.

Le lezioni relative alle esperienze di Renzi e Meloni non sono servite a nulla.

Yvan Rettore



LA TENDENZA DELLA RAI AD INTERVISTARE CRIMINALI INCALLITI

Sta imperversando sempre più sui canali RAI una tendenza giornalistica morbosa che si traduce nell'intervistare assassini conclamati come se ci fosse qualcosa da imparare dalle loro parole e come se fosse una prassi da ritenersi del tutto normale a livello mediatico.

Vespa con la sua trasmissione "Porta a Porta" ne è stato protagonista e più recentemente anche la trasmissione "Belve" condotta da Francesca Fagnani si è unita a questa involuzione del giornalismo nostrano.

Tale tendenza dimostra quanto ormai i dati di ascolto contino molto di più rispetto ai contenuti, tanto è vero che la questione morale anche all'interno del mondo mediatico non viene manco più affrontata né considerata.

Invece di limitarsi ad integrare testimonianze rilevanti appartenenti all'ambiente criminale all'interno di un documentario o programma di approfondimento su quel tema (che potrebbe essere molto utile per diffondere certe verità scomode o fornire una delucidazione su casi di cronaca giudiziaria ancora irrisolti), si preferisce orientarsi su queste patetiche interviste tese a dare voce a questi mostri anziché relegarle per sempre nell'isolamento sociale e mediatico che meritano senza se e senza ma. 

Fornendo loro questo spazio, questo genere di trasmissioni non fa altro che consentire una legittimazione sotto il profilo umano a questi assassini prezzolati, i quali sono ben contenti di poter cogliere come una palla al balzo una simile occasione per tentare di rifarsi una faccia di rispettabilità di fronte alla società. 

E purtroppo c'è chi ci casca, credendo a spada tratta alle loro panzane e alle loro lacrime di coccodrillo, mentre le loro vittime e le famiglie sia di queste ultime che dei loro carnefici rimangono costrette a vivere all'infinito esistenze piene di dolore e spesso a dover subire varie forme di emarginazione sociale. 

Ma ormai nel mondo ovattato del berlusconismo mediatico, non esistono manco più resistenze significative, nemmeno da quegli intellettuali (quei pochi rimasti) che dovrebbero costituire un pilastro nell'evoluzione del pensiero umano in una società civile degna di questo nome.


Yvan Rettore




venerdì 24 aprile 2026

RIUSCIRAI AD AMARE E A FARTI AMARE DAGLI ALTRI QUANDO ACCETTERAI COMPLETAMENTE TE STESSO/A

 

Finché non riuscirai ad accogliere la parte nascosta che c’è in te, non potrai mai amare davvero le persone che sono nella tua esistenza.

Infatti, celando questa parte profonda del tuo essere, la tua capacità di amare rimane riduttiva.

Ogni volta che tenti di esternare il tuo amore verso qualcuno, qualcosa viene sempre a mancare, come se riempissi un recipiente che non riesce mai ad essere colmato.

Quella parte di te che persisti nel respingere è una presenza ben ancorata nel tuo essere.

Riunisce tutti gli elementi che non vuoi percepire o che hai imparato nascondere dietro una maschera di perbenismo spesso compiacente.

Ma anche se continui ad ignorarli, questi incidono comunque pesantemente sui tuoi rapporti e quindi sul tuo stato emotivo.

La domanda sorge quindi spontanea, ovvero: “Desideri veramente amare lealmente qualcuno?”

Allora lasciati trasportare in quella dimensione scomoda che vive dentro il tuo essere.

Finché la negherai, rimarrai rinchiuso/a in un sentimento vincolato.

Ma se riuscirai ad accoglierla pienamente, allora potrai accedere ad un amore molto più autentico, perché sarà di spessore molto più significativo.

Quella dimensione di te che respingi risiede nella profondità del tuo essere.

Non si trova al di fuori di esso.

È una parte integrante di te.

È costituita di pensieri, sensazioni, emozioni, attitudini che hai ritenuto inammissibili con il passare del tempo.

Ira, invidia, senso di colpa, orgoglio, timori e altro che hai relegato nel profondo del tuo essere per evitare di essere emarginata da coloro che ti circondano.

Ma quella dimensione non può essere ignorata, non può scomparire.

Permane silenziosamente nella tua individualità, ma è pur sempre attiva perché finisce comunque per influenzare le tue gesta.

Può di conseguenza apparire nel corso di un contrasto con qualcuno, come reazione ad un giudizio, in un turbamento irrefrenabile.

E non a caso in quelle situazioni finisci sempre per affermare che quell’essere non sei tu.

E invece sei davvero tu, quella parte di te che continui a non volere accogliere davvero.

È fondamentale cogliere che tutto ciò che ci ferisce nei comportamenti altrui può essere un’occasione per comprendere meglio noi stessi.

Quella dimensione di te non è affatto da considerare come una negatività presente nel tuo essere.

Non cerca affatto di farti a pezzi.

Anzi.

Più la ostacolerai, più essa sarà presente in modo determinante.

Quando l’ascolterai con tutto/a te stesso/a, potrai finalmente capire quanto ha da insegnarti e da quel giorno smetterà di costituire un pericolo per te.  

Diventerà una presenza preziosa costante che ti consentirà di esistere in modo più equilibrato…e di amare con maggiore intensità e spontaneità.

Più rifiuterai gli elementi presenti in quella dimensione, più questi si rifletteranno nei tuoi rapporti con gli altri.

Non è difficile da capire.

In qualsiasi situazione in cui qualcuno ti infastidisce, che un’attitudine ti scompone, che un atteggiamento ti irrita, ci sono forti probabilità che sei stato/o colpito in quella dimensione di te che continui a rifiutare.

Ciò da cui cerchi di scappare all’interno di te stesso/a, finisci col ritrovartelo al di fuori in un modo contrastante e violento.

Giungi a pensare che sia sempre l’altra persona che sbaglia, che è quell’individuo a complicarti l’esistenza.

Ma come in uno specchio, si tratta di un riflesso di te.

E più lo respingi, più la cosa ti sembra insostenibile.

Quello che rigetti sulle altre persone, risulta essere quella parte di te che non vuoi riconoscere del tuo essere.  

I rapporti consentono di scoprire le nostre lacerazioni.

Finché non riconoscerai come tali le tue imperfezioni, non potrai accettare quelle degli altri.

Amerai soltanto quando vivrai situazioni in cui tutto appare facile, quando tutto fila liscio, quando l’altra persona ti farà vedere i suoi lati migliori.

Ma appena questi ti farà vedere la sua dimensione nascosta, la cosa diventerà per te difficile da accettare, perché inconsapevolmente, rifiuti da lui ciò che non ammetti di te.

L’accettazione della tua dimensione profonda comporta un cambiamento.

Da quel momento non ti impegni più a voler modificare o a salvare l’essere di chi ti sta accanto.

Dimostri di avere la capacità di permanere con i suoi contrasti, senza sentirti in pericolo.

Questo perché, come ogni essere umano, anche quella persona è costituita di una combinazione di luce e di oscurità.

E tale consapevolezza consente di stabilire un’unione più solida, più autentica e quindi veramente umana.

Quando riesci ad accogliere la dimensione celata del tuo essere, una serenità si stabilisce all’interno di te.  

Non sei più sempre in una posizione perennemente difensiva, non risenti la necessità di doverti costantemente giustificare, di arrampicarti sugli specchi o di usare delle maschere per vivere un’esistenza che non è tua.

Sei finalmente in grado di respirare a pieni polmoni.

E questo senso di pacatezza modifica il tuo modo di interagire con gli altri, perché non ricerchi più un rapporto in cui trovare un rifugio in cui nasconderti o compensare i tuoi limiti.

Riesci ad essere più genuino/a, spontaneo/a.

Non devi più recitare una parte per sembrare più gradevole o più vigoroso/a.

Ti puoi permettere di farti vedere al mondo per ciò che veramente sei, con i tuoi punti di forza e le tue debolezze.

Ed è questa tua veridicità che attrae le persone.

Nessuno si innamora infatti di una maschera, ma di chi si è davvero.

Soltanto facendo pace con sé stessi, si può vivere un amore autentico.

Questo traguardo alimenta pure la tua umiltà.

Non osservi più gli altri come chi ha la puzza sotto il naso, come se dovessero giungere ad un certo livello predefinito per conquistare il tuo amore.

Sei cosciente che anche tu hai all’interno del tuo essere non poche incongruenze.

Ed è proprio questa umiltà che è in grado di consentirti di amare alla pari, in un legame reale.  

La vulnerabilità appare quindi come una risorsa.

Non temi più di rivelare i tuoi dubbi, quando provi un sentimento di paura, quando non ti trovi più al vertice.

Invece di rischiare di compromettere un rapporto, questi aspetti la possono rinforzare.

Questo perché l’amore nel vero senso del termine non si realizza attraverso l’impeccabilità, ma sul riconoscimento di una sincerità condivisa.  

E riesci finalmente a cogliere il fatto che l’amore autentico non appare quando si hanno gli occhi bendati sui difetti.  

Non per rinuncia, ma in quanto decisione consapevole.

Sei in grado di compiere tale passo, soltanto quando impari a rimanere te stesso/a, con i lati oscuri presenti nella dimensione del tuo essere.

Si può iniziare davvero qualcuno dal momento in cui si rinuncia a scappare da questi ultimi.

Per riuscire ad amare veramente, è necessario di smettere di voler arrivare ad una rappresentazione perfetta di sé stessi e degli altri.

Significa avere il coraggio di accettare le proprie imperfezioni, di affrontarle e di affermare che si è in grado di accettarle tutte.

Da quel giorno, smetti di scappare.

E rinunciando a tale fuga, accedi ad un amore più genuino, più spontaneo, autenticamente libero.

Più accetti te stesso/a, più il tuo amore finirà con l’essere autentico, forte e libero da qualsiasi vincolo, in primis la paura.

 

Prof. Yvan Rettore




NON SONO BASTATI CIRCA 500.000 CROCI E OLTRE 5.000 ECCIDI PER METTERE LA PAROLA FINE AL FASCISMO IN ITALIA!


Purtroppo in Italia ci sono ancora troppi seguaci e nostalgici del fascismo, ovvero di quella che definisco la "gramigna della Storia".

Visto che si è fatto poco o nulla per regolare definitivamente i conti col fascismo nell'immediato dopoguerra, il risultato è che i nipotini del Duce sono riusciti dopo la fondazione del MSI, la stagione delle bombe, la strategia della tensione e trasformismi vari a tornare ai vertici dello Stato con tutti i disastri che ciò ha comportato e sta comportando.

La responsabilità di questa profonda involuzione della società italiana risiede nell'inerzia di quei partiti (soprattutto di Sinistra e la ex DC) che non sono stati appunto capaci o non hanno voluto farla finita una volta per tutte con quell'ideologia che non ha assolutamente nulla di democratico, né di civile.

Se lo avessero fatto, sarebbe potuta nascere anche in Italia una Destra democratica ed autorevole, degna di questo nome, invece del fascismo che non è altro che una ideologia di stampo totalitario e distruttiva.

Si vede che le centinaia di migliaia di croci sparse soprattutto nel Nord del Paese e i le migliaia di stragi perpetrate in Italia non sono bastate a ricordarci cos'è stato il fascismo, tanto che ce ne ricordiamo a malapena un solo giorno all'anno, il 25 aprile.

Prof. Yvan Rettore

lunedì 20 aprile 2026

DA VEGLIE AL BENE COMUNE

  

Veglie è  una località salentina immersa negli ulivi (la maggior parte distrutti dal flagello della xylella) e a pochi chilometri dal Mar Ionio.

Le sole iniziative  a cui nell'amministrazione sono davvero interessati sono le feste patronali, le iniziative “Tarallucci e vino”, la festa annuale dello sport e incontri pubblici inconcludenti su vari temi (a carico ovviamente dei contribuenti) in cui esibirsi facendo le solite sterili passerelle.

Non esiste una classe politica volta alla difesa  del bene comune e non c’è nemmeno una visione di paese in grado di superare lo sfacelo attuale.

Risultati:

-           il paese si sta spopolando e sta invecchiando sempre più velocemente perché l’amministrazione comunale non fa proprio nulla per favorire l’insediamento di attività imprenditoriali in grado di creare ricchezza e dare lavoro ai giovani

-           il verde pubblico è al collasso nella zona abitata, pieno di alberi capitozzati (destinati a morire a breve e medio termine) con la conseguenza che l’inquinamento è alle stelle e d’estate il caldo raggiunge picchi di calore che nulla hanno a che vedere con i cambiamenti climatici

-           l’agricoltura è a pezzi da tempo, le industrie rimaste sono ormai poche, le serrande chiudono per non più riaprire, non c’è manco una cantina sociale (quando Veglie negli anni ’60 era il primo paese salentino per produzione vitivinicola) e resiste soltanto un oleificio

-           le barriere architettoniche non sono mai state veramente rimosse, permangono un sacco di ostacoli (mobili e non) che impediscono in diversi punto l’uso di marciapiedi che risultano in gran parte fuori norma

-           le strade sia comunali che la tangenziale (di responsabilità della provincia) sono piene di buche e spesso con scarsa illuminazione dovunque, le piste ciclabili sono inesistenti, le chianche nel Centro storico stanno in gran parte fuori sede, patrimoni storici come la fontana della piazza principale stanno cadendo a pezzi mentre le varie fontanine sparse nella località sono state oggetto di interventi lesivi irreparabili

-           non c’è alcun Peba e il PUG risale alla fine del secolo scorso.



Addirittura, quando sono stati realizzati da Associazioni e Centri culturali eventi pubblici su temi importanti quali la droga, la disabilità, il crimine organizzato e altri, le istituzioni politiche  le hanno praticamente del tutto snobbate.

Il contesto è intriso da un individualismo dilagante quanto distruttivo, in assenza di una solidarietà e coesione sociale e a dominare permangono soltanto interessi clientelari.

Il Centro Culturale Carmelo Bene prosegue nelle battaglie condotte in difesa dei diritti delle persone con disabilità e del verde urbano.

Ma fino a quando?!


Prof. Yvan Rettore