domenica 21 giugno 2026

LA FINE DEI SANTI

 

TRA LA FINE DELLA PRIMAVERA E L’INIZIO DELL’ESTATE SI MANIFESTANO IN DIVERSE LOCALITÀ D’ITALIA UNA MOLTITUDINE DI RICORRENZE, FESTIVITÀ E SAGRE LEGATE ALLE FIGURE DI VARI SANTI

Mentre nel Nord del Paese si sono sempre più laicizzate per essere addirittura sostituite spesso con eventi di intrattenimento che non rivestono più nulla di religioso, nel Centrosud la tendenza rimane.

LA NATURA SEMPRE PIU’ COMMERCIALE DEGLI EVENTI RELIGIOSI

Ma anche in quelle zone, gli interessi di natura puramente commerciale hanno in gran parte preso il sopravvento sugli aspetti mistici e culturali di una società rurale che ormai non esiste più.

Di fatto sono diventate delle vere e proprie kermesse consumistiche sia per attrarre il turismo di massa che domina nel nostro Paese in quel periodo che per consentire di fare cassa a entità commerciali locali e non solo.

LA DIMENSIONE SECONDARIA DEL SANTO CELEBRATO

Di conseguenza le processioni e azioni di stampo puramente religioso sono sempre più ridotte e la loro durata sempre più striminzita.

Il Santo di turno che viene ricordato viene usato più come una figura astratta a celebrazione della festa più importante dell’anno, piuttosto che come un simbolo comunitario autentico in cui si possa manifestare un’identità culturale, religiosa e sociale in grado di trascendere la solita propensione al profitto che nella società occidentale dev’essere ormai presente in qualsiasi tipo di iniziativa.

Un gran numero di persone – penso che siano la maggioranza - ignorano la Storia del Santo che viene celebrato, il significato del suo messaggio e delle sue parole e il sacrificio dimostrato nel corso della sua esistenza a difesa dei più deboli, quegli esseri umani che sono la vera incarnazione della sofferenza di Cristo.

Ma forse, questi aspetti mistici e fortemente valorizzanti di un senso di comunità cristiana e umana, ormai interessano sempre meno persone.

MANIFESTAZIONI POCO RELIGIOSE E MOLTO CONSUMISTICHE

Così tali manifestazioni si rivelano quasi sempre come momenti nei quali le autorità locali possono svolgere le loro solite quanto stancanti passerelle fatte di tante apparenze e poca sostanza, dove impera la logica dei cosiddetti eventi “tarallucci e vino” accompagnati spesso da iniziative musicali di dubbia qualità e in cui  la celebrazione di un Santo serve soltanto “santificare” il tutto in nome di una divinità che nulla ha a che fare con Dio.

 

Prof. Ivan Rettore, esperto di lingua francese c/o LUISS Guido Carli





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