domenica 2 maggio 2021

LA SOCIETA' NON CRESCE CON IL LAVORO MA ATTRAVERSO L'EMANCIPAZIONE DI COLORO CHE LA COMPONGONO

Ieri in occasione del 1 ° maggio, il Presidente della Repubblica ha pronunciato un discorso in cui ha annunciato quanto segue: 

"Se il lavoro cresce, cresce anche la nostra società".
Sembrava di sentire un uomo politico del Novecento ed infatti Mattarella è rimasto saldamente ancorato alla mentalità di quel secolo che vedeva e vede soltanto il lavoro come elemento di crescita della società.
Solo che da cinquant'anni a questa parte il fattore "lavoro" è stato letteralmente stravolto e le legislazioni sociali che ne garantivano le tutele sono andate sempre più scemando.
Quindi quando Mattarella parla di "lavoro" sarebbe doveroso definire quale tipo di lavoro. 
Quello a tempo determinato o saltuario? 
Quello mal pagato o svolto in condizioni di insicurezza? 
Quello del caporalato o del lavoro nero? 
Oggi la maggior parte delle nuove occupazioni sono caratterizzate da un'incertezza crescente e da sfruttamenti sempre più indiscriminati dei lavoratori.
E non vi sono settori privilegiati rispetto ad altri in quanto ogni campo di attività è colpito da questa involuzione sociale.
Si parla spesso di disoccupazione giovanile ma pochissimo di coloro che hanno superato gli "anta" difficilmente riusciranno a ritrovare un lavoro degno di questo nome e se lo trovano è quasi sempre precario e mal remunerato.
Per non parlare del mondo femminile che deve subire angherie di ogni tipo sui posti di lavoro, che viene spesso preferito a quello maschile quando si tratta di operare licenziamenti e che viene generalmente pagato meno rispetto ai colleghi maschi.
Quindi, detto questo risulta un po' arduo pensare al lavoro come volano di crescita se non per coloro che lo sfrutteranno (come al solito) e non certo per coloro che lo svolgeranno.
In realtà l'involuzione del mondo del lavoro ha comportato una serenità sempre più ridotta dei lavoratori italiani e un'assenza quasi totale di emancipazione.
Infatti, il lavoro, anche per coloro che ce l'hanno stabilmente, ruba un tempo considerevole alla nostra esistenza, un tempo che una volta superato non tornerà mai più.
E cos'è la vita se non il tempo che la costituisce?
Quindi anche (e soprattutto a Sinistra) sarebbe ora di ripensare il fattore "lavoro" in quanto dovrebbe innanzitutto essere un volano fondamentale per l'emancipazione di ogni essere umano, elemento (questo sì) imprescindibile da una crescita autentica della società, vista non soltanto dal punto di vista economico ma soprattutto umano.
Il lavoro non più inteso come numero di ore da svolgere per un padrone, ma come opera da realizzare per lo stesso entro una scadenza determinata e se questa può essere raggiunta prima di quest'ultima, allora avere la possibilità di godere di un tempo libero maggiore senza dover restare per forza sul posto di lavoro fino al compimento delle famigerate otto ore. 
E se la singola opera non può essere ottenuta entro i termini stabiliti allora estendere l'attività realizzativa ad altri collaboratori in un senso di solidarietà sociale che dovrebbe essere la regola anziché l'eccezione all'interno di ogni realtà aziendale.
Questa dovrebbe essere la vera svolta da dare al lavoro al fine di mandare definitivamente in soffitta i dogmi del capitalismo del Novecento e ridare quella serenità agli italiani utili per costruire una società autenticamente civile e solidale.

Yvan Rettore 



LIMITI E CRITICITA' DELLA GREEN ECONOMY

Oggi va tanto di moda parlare della Green Economy, considerata la nuova frontiera dell'umanità.
Il problema è che presenta fin dalla sua apparizione non pochi limiti e criticità a cominciare dall'approccio soprattutto occidentale che la contraddistingue.
Grazie ad una campagna mediatica martellante sul catastrofismo dei cambiamenti climatici (sui quali non intendo pronunciarmi in questa sede) si è dato vita a questa presunta nuova visione dell'economia da attuare maggiormente nel rispetto dell'ambiente.
In realtà non è esattamente così.
Prima di tutto perché è soprattutto orientata verso un superamento delle energie fossili responsabili secondo i loro sostenitori di quasi tutti i danni arrecati fin qui all'ecosistema.
Questi ultimi non intendono però mettere fortemente in discussione il modello stesso di società in cui viviamo che è appunto all'origine della disastrosa situazione attuale.
Infatti, sono non pochi ormai gli esempi di energie rinnovabili con effetti dannosi sull'ambiente (dal biodiesel ai pannelli solari sui terreni agricoli, dall'imposizione di colture devastanti per la flora e la fauna autoctone, dallo smaltimento altamente inquinante di impianti e componenti di motori ad emissione zero, ecc ...). 
Quindi partendo da questo assunto si può affermare quanto segue sui limiti e le criticità della Green Economy: 
  • è destinato a accantonare la visione utilitaristica della natura in cui questa viene posta unicamente come un'opportunità su cui fare business e non come un elemento di cui facciamo parte integrante e da cui dobbiamo prelevare solo ciò che può garantire la nostra esistenza e un equilibrio tra la presenza dell'uomo e dell'ecosistema in cui vive
  • la natura viene tutelata a parole ma ben poco nei fatti perché ad entrare in questa nuova concezione dell'economia saranno soprattutto multinazionali e gruppi finanziari ben più potenti delle nazioni e dei popoli che le abitano, A suffragio di quanto dico non sono previsti né l ' inserimento a livello globale di normative (in particolare sulla salvaguardia degli alberi da considerare alla pari di tutti gli altri esseri viventi) né l'istituzione di un tribunale internazionale (con poteri effettivamente coercitivi nei confronti degli stati inadempienti) in difesa della natura e nemmeno la considerazione della stessa come vero e proprio soggetto giuridico con diritti da tutelare
  • l'entità ormai dannosa del commercio globale di merci a scapito della filiera corta che potrebbe ridurre di parecchio l'inquinamento mondiale (navi e aerei sono fra i mezzi maggiormente inquinanti del pianeta)
  • non viene posto un accento significativo sull'economia che dovrebbe diventare la regola anziché l'eccezione in tutto il mondo anziché continuare a favorire produzioni di materiale non riciclabile e / o che rischia diventare rapidamente obsoleto
  • non vi sono cenni apparenti sul consumo solidale di beni e servizi che oltre che far calare i prezzi di acquisto per i beneficiari favorirebbe una riduzione drastica degli sprechi e quindi anche dell'inquinamento
  • pure l'agricoltura e l'allevamento intensivi non vengono esplicitamente condannati per tutti i danni che stanno arrecando all'ambiente giungendo perfino al paradosso di ric a fonti energetiche apparentemente pulite pur di mantenerli in essere
  • non sono manco ottemperate campagne culturali e formative in grado di imporre ai comuni l'attuazione di regolamenti sul mantenimento e l'ampliamento del verde urbano, sull'affermazione delle abitudini che escludano l'uso costante dell'auto per muoversi o su un uso razionale del riscaldamento e dell'energia elettrica e infine sul capire che è nella condivisione di beni e servizi che si potrà giungere ad una società ecologicamente e umanamente sostenibile.

Detto questo, la nuova frontiera dell'economia mondiale non dovrebbe essere rappresentata dal trasformismo della Green Economy ma da una svolta radicale del modello di società in cui viviamo in grado di generare un sistema economico effettivamente compatibile con l'ecosistema e fondato su una solidarietà che diventerebbe uno dei motori fondamentali per garantirne la fattibilità.
Ecco perché le decisioni a livello globale su temi di questo tipo non dovrebbero più essere delegate ai governi (ormai privi di credibilità in questo ambito ma ai popoli di tutto il mondo ea tutte quelle entità che hanno l'autorevolezza effettiva di rappresentarli e di farlo per il bene di tutto il pianeta e non soltanto di una parte di esso. 

Yvan Rettore 




domenica 25 aprile 2021

25 APRILE 1945: COSA RESTA DEL SIGNIFICATO DELLA LIBERAZIONE

Per il secondo anno consecutivo le iniziative legate alla commemorazione di questa data fondamentale nella Storia del nostro Paese rimarranno fortemente limitati.

Questo non senza soddisfazione per tutti coloro che avvertono questa data come un simbolo di sconfitta nei confronti di quella folle ideologia che fu ed è ancora il fascismo.
Al di là del fatto che il 25 aprile dovrebbe rappresentare un punto di partenza contro qualsiasi forma di totalitarismo (e quindi non solo il fascismo) è utile ricordare che purtroppo questa ideologia permane tuttora nel tessuto sociale e culturale del nostro Paese.
Contrariamente ad altre nazioni europee, l'Italia non ha chiuso del tutto i conti con il fascismo e questo per diversi motivi, tanto che vi sono stati esponenti democristiani precedentemente iscritti al PNF (uno di loro riuscì perfino a diventare Presidente del Consiglio) e altri che furono protagonisti della vita politica del nostro Paese dopo avere appoggiato chiaramente la Repubblica Sociale Italiana.
Ci sono diversi comuni italiani che hanno addirittura intitolato piazze e vie a questi personaggi e parecchi che non hanno ancora aderito alla Carta Stazzema.
Il reato di apologia al fascismo è stato spesso applicato in modo blando, al di fuori di Ordine Nuovo, le tante organizzazioni sovversive di Estrema Destra presenti in Italia sono tranquillamente tollerate, si vendono senza limiti calendari e oggettistica richiamanti chiaramente il Ventennio, vi sono stati quattro tentativi di Colpo di Stato tra gli anni '60 e '70 ma le pene contro i loro autori sono state blande per finire con la strategia della tensione volutamente messa in atto da apparati dello Stato (con l'indiscusso appoggio americano) per distruggere completamente la Sinistra extraparlamentare italiana degli anni '70 e non soltanto quella che si era involuta nel terrorismo militante.
Oggi il fascismo lo ritrovi chiaramente nelle azioni e comportamenti razzisti ed intolleranti di buona parte del panorama politico italiano e non da ultimo le modalità di insediamento di Draghi alla Presidenza del Consiglio sono del tutto estranee a quei valori e principi di democrazia e libertà per cui si sacrificò un'intera generazione di italiani.
Questo perché la democrazia non può essere soltanto formale ma dev'essere in primis sostanziale e fondata su dei pilastri in grado di garantirne la sopravvivenza nel tempo.
Invece, questi ultimi anni ci hanno dimostrato tutta la sua fragilità e i suoi limiti dovuti all'angheria palese di una minoranza di privilegiati che non intende arretrare di un millimetro dalle sue posizioni dominanti nel Paese.
Prima ho detto che l'Italia non ha ancora chiuso i suoi conti col fascismo e rivendico ancora quest'affermazione per il semplice fatto che l'amnistia è stato un errore storico di cui abbiamo e stiamo ancora pagando le conseguenze.
Tutti i gerarchi avrebbero dovuto essere processati e condannati con pene esemplari e l'insieme dell'apparato statale fascista avrebbe dovuto essere esautorato.
Così non fu con la conseguenza che non furono pochi a farla franca mentre i membri di quell'apparato si rese protagonista di un trasformismo degno del "gattopardo" da sempre simbolo della Storia politica, sociale e culturale del nostro Paese.

Yvan Rettore



domenica 11 aprile 2021

SUD, QUEL LAVORO CHE NON C'E'!

Un giorno capitò in un paese del Sud un uomo dal passato professionale brillante.

Quella località, da centro locale ricco di attività quale era, si era progressivamente involuta fino a vivere un declino che sembrava inarrestabile.
Come tante altre zone del Sud, quel comune si stava svuotando dei suoi abitanti perché i giovani se ne andavano per cercare lavoro altrove e rimanevano soltanto gli anziani ei pochi magnati locali.
Quell'uomo si sentì colpito da quella realtà, molto simile a quella che aveva dovuto lasciare tanti anni prima suo padre, costretto ad andarsene all'estero per riuscire ad avere uno straccio all'estero.
Grazie ad una formazione di grande livello ottenuta in quei lidi quell'uomo era riuscito poi ad emergere professionalmente avviando collaborazioni prestigiose con diverse aziende del Nord.
Disponeva di conoscenze importanti in vari settori industriali e pensava nella sua ingenuità di poterle usare per favorire uno sviluppo di quella zona onde evitare ai pochi giovani rimasti di dover rivivere uno destino analogo a quello vissuto da suo padre nel secondo dopoguerra.
Decise quindi di iniziare tutta una serie di contatti con gente del posto, notabili, sindaci ed ex sindaci, magnati, liberi professionisti e uomini di partito per proporre la realizzazione di un progetto di insediamento di attività industriali compatibili col territorio (da riunire poi in distretti ) da redare fra vari comuni dello stesso.
Una volta concluso, si sarebbe poi fatto carico di presentarlo direttamente a vari imprenditori del Nord perché riteneva che soltanto procedendo in questo modo sarebbe stato più appetibile ed interessante per loro.
Seguirono tante chiacchiere, pacche sulle spalle, espressioni di simpatia ma il tutto si risolse in un nulla di fatto.
E questo con grande rammarico di quell'uomo che non se la prese più di tanto per essere stato preso in giro, ma piuttosto perché da quella terra ancora oggi, i giovani continuano ad emigrare (oa vivere in povertà facendo lavori saltuari, spesso in nero e comunque mal pagati) perché le uniche prospettive occupazionali si trovano nel settore pubblico (ma in modo risicato) e quelle riservate ai figli di.
Troppo tardi quell'uomo si era accorto che non c'è una vera volontà ai piani alti di quella zona per favorirne un vero e proprio sviluppo per l'insieme della popolazione che vi ci vive.
Per loro il progresso si limita alla conservazione del loro benessere e nulla più.
Oggi, passeggiando per quella località, a quell'uomo capita di immaginarla con parchi pieni di verde, grandi viali alberati, quartieri pieni di bambini, aziende in cui vedi una fucina di lavoratori, campi sterminati ricoperti di alberi da frutto e turisti che vi ci vengono non solo per dormirci ma anche per vivere l'essenza della sua cultura e delle sue tradizioni.
Poi, basta un colpo di clacson a farlo tornare alla cruda realtà ea costringerlo a mettersi al riparo su uno striminzito marciapiede ridotto in condizioni pietose.

Yvan Rettore

lunedì 5 aprile 2021

GLI UOMINI DI VALORE

 

Gli uomini di valore sono sempre stati poco visibili.
Oggi ancor di più rispetto a ieri.
Perché?
Perché non hanno bisogno di esibirsi per dimostrare quanto valgono.
L'esibizione è la virtù dei deboli e dei mediocri che riescono ad emergere soltanto attraverso l'immagine e non la sostanza delle cose.
Gli uomini di valore fanno della discrezione la loro scelta di vita perché l'intelligenza non richiede protagonismo.
E quando ti accorgi di loro è unicamente perché in un determinato momento hanno deciso di agire e di esserci spinti non dalla smania di apparire ma per condividere con la collettività a cui appartengono l'espressione di un disagio o di una ingiustizia che colpisce tutti ed in particolare coloro che voce non ne hanno.
Non troverai mai uomini di valore nei luoghi di potere né saranno mai disposti a lottare per esso.
Questo perché l'unica forma di lotta che conoscono e che possono davvero accettare è quella che può portare all'affermazione di una società più equa e più giusta.
E quindi non sarà mai un caso se di fronte alla prospettiva di occupare una qualsiasi poltrona o incarico di prestigio, l'uomo di valore risponderà sempre con un diniego educato ma determinato.
Perché un uomo di valore degno di questo nome può esserlo soltanto se rimane libero e in grado di continuare a pensare con la propria testa senza scendere ad alcun compromesso con chicchessia.

Yvan Rettore

martedì 30 marzo 2021

LETTERA APERTA AL SINDACO CLAUDIO PALADINI E ALL’ASSESSORE MARCO MICCOLI IN MERITO AL DIVIETO DAL 1.05.2021 DEI SACCHI NERI O NON TRASPARENTI PER IL CONFERIMENTO DEI RIFIUTI

 

In questi ultimi anni diversi comuni, attraverso l’imposizione di sacchetti trasparenti per la raccolta differenziata, hanno dato modo agli addetti di tale servizio di eseguire un controllo effettivo sulla regolarità della distinzione dei rifiuti da parte dell’utenza.

Conviene subito affermare che questo genere di azioni non è assolutamente consentito in quanto il fatto di andare ad operare una verifica su tali contenuti potrebbe essere configurato come una vera e propria violazione della privacy.,

Di conseguenza, fatture, estratti conto, bollette e scritti con dati personali, imballaggi o scatole relative a medicinali (che riguardano lo stato di salute di un individuo), le tipologie di prodotti alimentari consumati (attinenti al livello di vita e alla situazione finanziaria di una persona) e diversi altri oggetti (tipo i pannoloni per persone di una certa età) rientrano in questa sfera privata di ogni cittadino.

Il Garante della Privacy ha affermato attraverso l’adozione di due provvedimenti che il fatto di imporre buste trasparenti può rappresentare una misura eccessiva in merito alle finalità di controllo prevista dagli enti locali.

La normativa riguardante l’uso di sacchetti della spazzatura trasparenti rivela che rovistare nella spazzatura altrui risulta non soltanto una violazione della privacy ma può perfino configurarsi come un reato di furto, dato che l’insieme di tutto ciò che viene depositato nei cassonetti o nei mastelli non deve essere ritenuto come abbandonato ma diventa proprietà del Comune che è autorizzato a disporne come meglio gli aggrada (discarica, riciclo, distruzione, ecc.).

A prescindere da questa situazione estrema, permane comunque l’evidente possibilità di riuscire a curiosare anche in modo distratto.

Diversi comuni hanno adottato la pratica di rendere obbligatori per la raccolta domiciliare dei rifiuti i sacchetti trasparenti o semitrasparenti lasciati dai residenti nei pressi delle loro dimore in conformità a quanto indicato dal calendario stilato dal Comune.

L’addetto incaricato può così procedere alla verifica di quanto è contenuto in ogni singola busta e informare l’utente circa possibili anomalie mediante l’applicazione di avvisi sui sacchetti.

Onde preservare la riservatezza delle persone, il Garante della privacy (vedi provvedimento del 14.07.2005) ha quindi deciso di introdurre alcune regole in merito all’uso delle buste bio utili per procedere alla raccolta differenziata:

·        è fatto divieto di ricorrere all’uso di sacchetti trasparenti quando la raccolta della spazzatura si svolge «porta a porta», situazione ideale per consentire gli estranei di venire a conoscenza non soltanto di cosa c’è dentro l’involucro di plastica, ma anche di riuscire ad appurare a chi appartiene (giungendo ad una stretta correlazione tra la detta busta  e la porta d’accesso dell’abitazione da cui proviene). Il Garante della privacy ha però fatto riferimento unicamente ai sacchetti trasparenti e non a quelli semi-trasparenti (attualmente impiegati nella maggior parte dei casi) che dovrebbero garantire potenzialmente una maggiore riservatezza, anche se poi nei fatti non risulta. Si spera che il Garante faccia al più presto chiarezza anche su questo aspetto, perché sembra che alcuni enti locali cavalchino questo vuoto giuridico per operare scelte che con tutta probabilità verranno bocciate quando si pronuncerà su tale questione.

·        sempre al fine di tutelare la privacy, non sono più legalmente ammissibili le etichette adesive nominative sui sacchi dell’immondizia o sul contenitore dei rifiuti, in particolare se quest’ultimo è posizionato direttamente in strada. Invece, il Comune è autorizzato a contrassegnare il sacchetto dei rifiuti con un codice a barre, un microchip o un dispositivo di identificazione;

·        eventuali ispezioni e aperture dei sacchetti dell’immondizia sono ammissibili soltanto qualora vi siano fondati indizi che l’utente abbia violato le regole sulla raccolta differenziata e, di conseguenza, unicamente nei riguardi di coloro che hanno contravvenuto la normativa vigente; rimangono invece del tutto vietate quando vengono eseguite in modo informale, con scopi preventivi o di controllo generico;

·        ispezioni e aperture dei sacchetti dell’immondizia possono essere eseguiti unicamente da operatori autorizzati quali gli agenti della polizia municipale, ufficiali e agenti di polizia giudiziaria, dipendenti delle aziende municipalizzate. Soltanto questi pubblici ufficiali dispongono quindi della facoltà di emettere sanzioni. È invece vietato il controllo e non viene conferito alcun potere sanzionatorio agli operatori ecologici, che risultano spesso essere dipendenti di aziende spesso private; questi ultimi possono al massimo sollecitare l’intervento della polizia locale

Detto questo sarebbe doveroso che le autorità comunali formalmente competenti procedessero ad una modifica tempestiva dell’ordinanza nel rispetto della normativa qui indicata, ovvero che non possono essere imposti per la raccolta differenziata porta a porta sacchetti trasparenti.

 

Yvan Rettore

Presidente di “Rinascita Vegliese”

sabato 20 marzo 2021

LA FAVOLA DEI PAESI PIU' FELICI DEL MONDO

 


Anche quest'anno il World Happiness Report stilato dalle Nazioni Unite, ha esaminato lo stato della felicità globale di 156 Paesi, giungendo a dichiarare che Finlandia, Islanda, Danimarca, Svizzera e Olanda sono i paesi più felici del mondo.
L'Italia è al 25* posto.
Ovviamente trattasi di una visione e di conclusioni tipicamente occidentali e infatti non è un caso che fra i primi 10 paesi di questa speciale classifica vi siano unicamente nazioni appartenenti a quel mondo.
Conviene cominciare col dire che c'è un errore di fondo tipico proprio degli occidentali, in quanto in quei lidi si parla sempre di felicità confondendola però con la serenità.
Questo perché la felicità non è uno stato permanente ma momentaneo che si può raggiungere unicamente con la serenità. Quindi, contrariamente a quanto afferma l'ONU, non si dovrebbe parlare di "diritto alla felicità" ma piuttosto di "diritto alla serenità".
Non a caso diversi fra i paesi presuntamente più felici del pianeta sono fra quelli col più alto tasso di suicidi e i maggiori casi di depressione al mondo.
Il che contraddice nettamente proprio gli esiti di tale ricerca.
A questo punto conviene però soffermarsi sui parametri sui quali si è fondata quest'ultima:
- Livelli di PIL pro capite. Si può scoprire la felicità con poco denaro perché spesso e volentieri è fatta di piccole cose e non dipende certo dal PIL procapite (come al solito in Occidente tutto deve sempre essere misurato attraverso il "Dio Denaro").
- Supporto sociale. Se si vive in una società di tipo communitario in cui solidarietà e condivisione sono la regola anziché l'eccezione, il tema del supporto sociale viene in gran parte superato.
- Aspettativa di vita. Gli uomini più vecchi del mondo vivono nella zona del Caucaso (non certo in Occidente) e chissà come mai non hanno mai trascorso la loro vita negli agi materiali occidentali. Però riescono a vivere molto più di noi occidentali e soprattutto meglio, perché ciò che conta non è invecchiare, ma come si invecchia! Quindi essere povero non significa automaticamente che non si possa scoprire la felicità. Anzi!
- Libertà nel prendere decisioni. Ma siamo proprio così sicuri che nel mondo occidentale ci sia questa libertà che viene comunque fortemente limitata dalla disponibilità di denaro?! Tale libertà si manifesta effettivamente proprio quando sfugge a tale logica e che si riesce a prendere decisioni indipendentemente dall'ammontare del conto in banca. Questo è essere veramente liberi!
- Generosità. Nella classifica del 2021 si nota che i primi posti sono occupati (non a caso) soltanto da paesi occidentali. Strano che la generosità vi sia così diffusa, dato che sono le sedi di diversi fra i principali potentati finanziari e multinazionali pianeta, impegnate da parecchi decenni a distruggere la serenità (e non solo) delle popolazioni del Sud del mondo, sfruttando ogni risorsa dei loro paesi in modo indiscriminato. Dove sarebbe quindi tutta questa generosità?!
- Percezione della corruzione - Se la corruzione è endemica in gran parte del Sud del mondo, questo è dovuto al fatto che viene alimentata da entità sopratutto occidentali (ma ora anche cinesi) per poter continuare ad agire in modo del tutto indisturbato nel proseguire il saccheggio delle ricchezze di quei paesi. E poi, anche se non si percepisce, la corruzione può essere dilagante e ben presente e attiva anche in paesi del tutto insospettabili che però anche grazie ad un elevato senso civico dominante riescono a rendere discreta e non visibile.
Detto questo, questo tipo di classifica lascia il tempo che trova e serve più per riempire i rotocalchi che per parlare seriamente del tema della felicità che si fonda su ben altri parametri e condizioni.
 
Yvan Rettore