venerdì 24 aprile 2026

RIUSCIRAI AD AMARE E A FARTI AMARE DAGLI ALTRI QUANDO ACCETTERAI COMPLETAMENTE TE STESSO/A

 

Finché non riuscirai ad accogliere la parte nascosta che c’è in te, non potrai mai amare davvero le persone che sono nella tua esistenza.

Infatti, celando questa parte profonda del tuo essere, la tua capacità di amare rimane riduttiva.

Ogni volta che tenti di esternare il tuo amore verso qualcuno, qualcosa viene sempre a mancare, come se riempissi un recipiente che non riesce mai ad essere colmato.

Quella parte di te che persisti nel respingere è una presenza ben ancorata nel tuo essere.

Riunisce tutti gli elementi che non vuoi percepire o che hai imparato nascondere dietro una maschera di perbenismo spesso compiacente.

Ma anche se continui ad ignorarli, questi incidono comunque pesantemente sui tuoi rapporti e quindi sul tuo stato emotivo.

La domanda sorge quindi spontanea, ovvero: “Desideri veramente amare lealmente qualcuno?”

Allora lasciati trasportare in quella dimensione scomoda che vive dentro il tuo essere.

Finché la negherai, rimarrai rinchiuso/a in un sentimento vincolato.

Ma se riuscirai ad accoglierla pienamente, allora potrai accedere ad un amore molto più autentico, perché sarà di spessore molto più significativo.

Quella dimensione di te che respingi risiede nella profondità del tuo essere.

Non si trova al di fuori di esso.

È una parte integrante di te.

È costituita di pensieri, sensazioni, emozioni, attitudini che hai ritenuto inammissibili con il passare del tempo.

Ira, invidia, senso di colpa, orgoglio, timori e altro che hai relegato nel profondo del tuo essere per evitare di essere emarginata da coloro che ti circondano.

Ma quella dimensione non può essere ignorata, non può scomparire.

Permane silenziosamente nella tua individualità, ma è pur sempre attiva perché finisce comunque per influenzare le tue gesta.

Può di conseguenza apparire nel corso di un contrasto con qualcuno, come reazione ad un giudizio, in un turbamento irrefrenabile.

E non a caso in quelle situazioni finisci sempre per affermare che quell’essere non sei tu.

E invece sei davvero tu, quella parte di te che continui a non volere accogliere davvero.

È fondamentale cogliere che tutto ciò che ci ferisce nei comportamenti altrui può essere un’occasione per comprendere meglio noi stessi.

Quella dimensione di te non è affatto da considerare come una negatività presente nel tuo essere.

Non cerca affatto di farti a pezzi.

Anzi.

Più la ostacolerai, più essa sarà presente in modo determinante.

Quando l’ascolterai con tutto/a te stesso/a, potrai finalmente capire quanto ha da insegnarti e da quel giorno smetterà di costituire un pericolo per te.  

Diventerà una presenza preziosa costante che ti consentirà di esistere in modo più equilibrato…e di amare con maggiore intensità e spontaneità.

Più rifiuterai gli elementi presenti in quella dimensione, più questi si rifletteranno nei tuoi rapporti con gli altri.

Non è difficile da capire.

In qualsiasi situazione in cui qualcuno ti infastidisce, che un’attitudine ti scompone, che un atteggiamento ti irrita, ci sono forti probabilità che sei stato/o colpito in quella dimensione di te che continui a rifiutare.

Ciò da cui cerchi di scappare all’interno di te stesso/a, finisci col ritrovartelo al di fuori in un modo contrastante e violento.

Giungi a pensare che sia sempre l’altra persona che sbaglia, che è quell’individuo a complicarti l’esistenza.

Ma come in uno specchio, si tratta di un riflesso di te.

E più lo respingi, più la cosa ti sembra insostenibile.

Quello che rigetti sulle altre persone, risulta essere quella parte di te che non vuoi riconoscere del tuo essere.  

I rapporti consentono di scoprire le nostre lacerazioni.

Finché non riconoscerai come tali le tue imperfezioni, non potrai accettare quelle degli altri.

Amerai soltanto quando vivrai situazioni in cui tutto appare facile, quando tutto fila liscio, quando l’altra persona ti farà vedere i suoi lati migliori.

Ma appena questi ti farà vedere la sua dimensione nascosta, la cosa diventerà per te difficile da accettare, perché inconsapevolmente, rifiuti da lui ciò che non ammetti di te.

L’accettazione della tua dimensione profonda comporta un cambiamento.

Da quel momento non ti impegni più a voler modificare o a salvare l’essere di chi ti sta accanto.

Dimostri di avere la capacità di permanere con i suoi contrasti, senza sentirti in pericolo.

Questo perché, come ogni essere umano, anche quella persona è costituita di una combinazione di luce e di oscurità.

E tale consapevolezza consente di stabilire un’unione più solida, più autentica e quindi veramente umana.

Quando riesci ad accogliere la dimensione celata del tuo essere, una serenità si stabilisce all’interno di te.  

Non sei più sempre in una posizione perennemente difensiva, non risenti la necessità di doverti costantemente giustificare, di arrampicarti sugli specchi o di usare delle maschere per vivere un’esistenza che non è tua.

Sei finalmente in grado di respirare a pieni polmoni.

E questo senso di pacatezza modifica il tuo modo di interagire con gli altri, perché non ricerchi più un rapporto in cui trovare un rifugio in cui nasconderti o compensare i tuoi limiti.

Riesci ad essere più genuino/a, spontaneo/a.

Non devi più recitare una parte per sembrare più gradevole o più vigoroso/a.

Ti puoi permettere di farti vedere al mondo per ciò che veramente sei, con i tuoi punti di forza e le tue debolezze.

Ed è questa tua veridicità che attrae le persone.

Nessuno si innamora infatti di una maschera, ma di chi si è davvero.

Soltanto facendo pace con sé stessi, si può vivere un amore autentico.

Questo traguardo alimenta pure la tua umiltà.

Non osservi più gli altri come chi ha la puzza sotto il naso, come se dovessero giungere ad un certo livello predefinito per conquistare il tuo amore.

Sei cosciente che anche tu hai all’interno del tuo essere non poche incongruenze.

Ed è proprio questa umiltà che è in grado di consentirti di amare alla pari, in un legame reale.  

La vulnerabilità appare quindi come una risorsa.

Non temi più di rivelare i tuoi dubbi, quando provi un sentimento di paura, quando non ti trovi più al vertice.

Invece di rischiare di compromettere un rapporto, questi aspetti la possono rinforzare.

Questo perché l’amore nel vero senso del termine non si realizza attraverso l’impeccabilità, ma sul riconoscimento di una sincerità condivisa.  

E riesci finalmente a cogliere il fatto che l’amore autentico non appare quando si hanno gli occhi bendati sui difetti.  

Non per rinuncia, ma in quanto decisione consapevole.

Sei in grado di compiere tale passo, soltanto quando impari a rimanere te stesso/a, con i lati oscuri presenti nella dimensione del tuo essere.

Si può iniziare davvero qualcuno dal momento in cui si rinuncia a scappare da questi ultimi.

Per riuscire ad amare veramente, è necessario di smettere di voler arrivare ad una rappresentazione perfetta di sé stessi e degli altri.

Significa avere il coraggio di accettare le proprie imperfezioni, di affrontarle e di affermare che si è in grado di accettarle tutte.

Da quel giorno, smetti di scappare.

E rinunciando a tale fuga, accedi ad un amore più genuino, più spontaneo, autenticamente libero.

Più accetti te stesso/a, più il tuo amore finirà con l’essere autentico, forte e libero da qualsiasi vincolo, in primis la paura.

 

Prof. Yvan Rettore




NON SONO BASTATI CIRCA 500.000 CROCI E OLTRE 5.000 ECCIDI PER METTERE LA PAROLA FINE AL FASCISMO IN ITALIA!


Purtroppo in Italia ci sono ancora troppi seguaci e nostalgici del fascismo, ovvero di quella che definisco la "gramigna della Storia".

Visto che si è fatto poco o nulla per regolare definitivamente i conti col fascismo nell'immediato dopoguerra, il risultato è che i nipotini del Duce sono riusciti dopo la fondazione del MSI, la stagione delle bombe, la strategia della tensione e trasformismi vari a tornare ai vertici dello Stato con tutti i disastri che ciò ha comportato e sta comportando.

La responsabilità di questa profonda involuzione della società italiana risiede nell'inerzia di quei partiti (soprattutto di Sinistra e la ex DC) che non sono stati appunto capaci o non hanno voluto farla finita una volta per tutte con quell'ideologia che non ha assolutamente nulla di democratico, né di civile.

Se lo avessero fatto, sarebbe potuta nascere anche in Italia una Destra democratica ed autorevole, degna di questo nome, invece del fascismo che non è altro che una ideologia di stampo totalitario e distruttiva.

Si vede che le centinaia di migliaia di croci sparse soprattutto nel Nord del Paese e i le migliaia di stragi perpetrate in Italia non sono bastate a ricordarci cos'è stato il fascismo, tanto che ce ne ricordiamo a malapena un solo giorno all'anno, il 25 aprile.

Prof. Yvan Rettore

lunedì 20 aprile 2026

DA VEGLIE AL BENE COMUNE

  

Veglie è  una località salentina immersa negli ulivi (la maggior parte distrutti dal flagello della xylella) e a pochi chilometri dal Mar Ionio.

Le sole iniziative  a cui nell'amministrazione sono davvero interessati sono le feste patronali, le iniziative “Tarallucci e vino”, la festa annuale dello sport e incontri pubblici inconcludenti su vari temi (a carico ovviamente dei contribuenti) in cui esibirsi facendo le solite sterili passerelle.

Non esiste una classe politica volta alla difesa  del bene comune e non c’è nemmeno una visione di paese in grado di superare lo sfacelo attuale.

Risultati:

-           il paese si sta spopolando e sta invecchiando sempre più velocemente perché l’amministrazione comunale non fa proprio nulla per favorire l’insediamento di attività imprenditoriali in grado di creare ricchezza e dare lavoro ai giovani

-           il verde pubblico è al collasso nella zona abitata, pieno di alberi capitozzati (destinati a morire a breve e medio termine) con la conseguenza che l’inquinamento è alle stelle e d’estate il caldo raggiunge picchi di calore che nulla hanno a che vedere con i cambiamenti climatici

-           l’agricoltura è a pezzi da tempo, le industrie rimaste sono ormai poche, le serrande chiudono per non più riaprire, non c’è manco una cantina sociale (quando Veglie negli anni ’60 era il primo paese salentino per produzione vitivinicola) e resiste soltanto un oleificio

-           le barriere architettoniche non sono mai state veramente rimosse, permangono un sacco di ostacoli (mobili e non) che impediscono in diversi punto l’uso di marciapiedi che risultano in gran parte fuori norma

-           le strade sia comunali che la tangenziale (di responsabilità della provincia) sono piene di buche e spesso con scarsa illuminazione dovunque, le piste ciclabili sono inesistenti, le chianche nel Centro storico stanno in gran parte fuori sede, patrimoni storici come la fontana della piazza principale stanno cadendo a pezzi mentre le varie fontanine sparse nella località sono state oggetto di interventi lesivi irreparabili

-           non c’è alcun Peba e il PUG risale alla fine del secolo scorso.



Addirittura, quando sono stati realizzati da Associazioni e Centri culturali eventi pubblici su temi importanti quali la droga, la disabilità, il crimine organizzato e altri, le istituzioni politiche  le hanno praticamente del tutto snobbate.

Il contesto è intriso da un individualismo dilagante quanto distruttivo, in assenza di una solidarietà e coesione sociale e a dominare permangono soltanto interessi clientelari.

Il Centro Culturale Carmelo Bene prosegue nelle battaglie condotte in difesa dei diritti delle persone con disabilità e del verde urbano.

Ma fino a quando?!


Prof. Yvan Rettore

 






mercoledì 8 aprile 2026

VEGLIE: I DOVERI DI UN'AMMINISTRAZIONE COMUNALE NON SONO SUCCESSI DA SBANDIERARE COME SE SI FOSSE IN CAMPAGNA ELETTORALE PERMANENTE

 

Leggendo questo post della sindaca di Veglie, mi sono chiesto se ci siano gli estremi per considerare tale opera come qualcosa di veramente straordinario.                                                                                                                                       

A prima vista potrebbe sembrare di sì.                                                                                                                                                                                                        

Ma in realtà il raggiungimento di simili obiettivi dovrebbe apparire piuttosto come un risultato esclusivamente rientrante nella gestione corrente di una qualsiasi amministrazione comunale e non come di un successo di cui vantarsi.                                                                                                                       

Ciò che è stato realizzato nella fattispecie non è da intendersi affatto come di un favore svolto nei confronti della comunità in quanto si circoscrive nel compimento di un dovere verso quest'ultima quest’ultima.                                                                                                                                                                      

Con questo non intendo minimamente esprimere una svalutazione né polemizzare su quanto fatto, ma mi sembra evidente che sbandierare come successi di un’amministrazione comunale quelli che invece rientrano nei doveri della stessa, rischi invece di trascurare altre criticità fondamentali ormai croniche nel nostro comune e con le quali i cittadini si trovano a fare i conti quotidianamente come ad esempio la manutenzione disastrosa delle strade e del verde pubblico, l’assenza di interventi concreti sull’eliminazione delle barriere architettoniche e di regolarizzazione della viabilità pedonale e tante altre che non sto a citare perché sono davvero troppe per poterle elencare in uno spazio così breve.                                                                                                              

Detto questo, se da un lato risulta comprensibile e del tutto legittimo mettere in auge un traguardo positivo, tale azione dovrebbe evitare di celare le carenze evidenti attualmente presenti nella realtà del nostro comune.                                  

Qualsiasi primo cittadino dovrebbe raggiungere nel corso del proprio mandato un equilibrio nei suoi interventi circa tutte le esigenze oggettive del territorio che è occupato ad amministrare e non confinarsi alla diffusione dei soli risultati positivi che assicurano visibilità ma che non definiscono di certo il livello qualitativo dell'operato complessivo di un'amministrazione comunale.                                                                                                                                                 

In conclusione, tutti i cittadini di un qualsiasi comune necessitano di ricevere riscontri effettivi su molteplici temi e non unicamente su quelli più sensazionali a livello mediatico. 


Yvan Rettore






mercoledì 1 aprile 2026

NAZIONALE ITALIANA DI CALCIO, TUTTO SBAGLIATO, TUTTO DA RIFARE O QUASI!

Si è trattato di un'eliminazione ampiamente meritata, perché non si può pensare di essere presenti a un evento come la Coppa del Mondo, con una squadra così mediocre, anche sul piano difensivo (e pensare che l'Italia aveva una delle migliori tradizioni al mondo in questo campo). in gran parte basandosi su manovre offensive approssimative e prevedibili.

Il blocco dell'Inter (soprattutto Bastoni che è davvero mediocre) si è rivelato disastroso e a parte alcuni giocatori di qualità come Moise Kean, Tonali, Palestra e Spinazzola, la "Squadra Azzurra" è una squadra in gran parte da rifare.

Il problema risiede nel fatto che ci sono solo un terzo di giocatori italiani in "Serie A" e diversi giocatori nostrani di talento sono costretti a giocare nelle divisioni inferiori, a rimanere confinati nel ruolo di riserva o ad andare all'estero, dove spesso riescono a diventare protagonisti (in particolare nella "Bundesliga" dove sempre più giovani calciatori italiani di alto profilo iniziano a giocare come titolari).
Gattuso ha certamente delle responsabilità, ma è la direzione del calcio italiano che sicuramente ne ha di più, a partire dal presidente della Federazione, che dovrebbe davvero pensare a cambiare mestiere.

Altrimenti sarà impossibile avviare le riforme necessarie per permettere al calcio italiano di tornare ad essere un protagonista importante nel mondo e a non rimanere relegato ad un livello in cui non spaventa più nessuno.

Yvan Rettore





venerdì 20 marzo 2026

IL DECLINO DEL CALCIO ITALIANO: CRISI IRREVERSIBILE O FASE DI TRANSIZIONE?

 

In seguito agli ottavi di finale di Champions Ligue che hanno visto l’eliminazione dell’Atalanta, il nostro Paese, pur restando secondo nella classifica UEFA, non dispone più di alcuna rappresentativa nella massima competizione continentale per club, la cui ultima vittoria di una squadra italiana risale a ben sedici anni fa.

Nelle altre competizioni europee rimangono il Bologna in Europa League e la Fiorentina in Conference League.

Anche per la Nazionale le cose non sembrano andare meglio.

Dopo due sonore eliminazioni dalla Coppa del Mondo nel 2018 e 2022, anche in quelli di quest’anno l’Italia dovrà arrancare non poco per riuscire a qualificarsi, a cominciare dal confronto con l’Irlanda Nord, compagine arcigna e di buon livello tecnico.

A livello di club, la presenza di due soli squadre nelle competizioni continentali è pari a quelle della Francia, ma sensibilmente inferiore a quelle della Spagna, dell’Inghilterra, della Germania e perfino del Portogallo (tre squadre presenti).

Fino all’inizio di questo secolo, i nostri club costituivano un punto di riferimento ragguardevole sul piano internazionale, ben più significativo rispetto a quello della Premier League, che oggi è invece ritenuto il campionato qualitativamente migliore del pianeta.

Le formazioni nostrane sembrano non essere state capaci di inserirsi nelle logiche di un calcio ormai globalizzato e di essere rimaste confinate in modalità di gioco di un tempo ormai andato.

A fronte di un livello tecnico più che accettabile, è il tipo di gioco che permane legato a vecchi schemi e che appare quindi superato.

Il modo di pensare dominante non è mutato e rimane ancorato alla conservazione del risultato e della difesa.

Elementi, questi, che risultanto essere in netto contrasto con un calcio attuale molto più aperto ed offensivo e che è ormai dominante nel resto del continente.  

Come già accennato, il livello tecnico rimane piuttosto buono e non differisce molto da quello dei tornei francese e tedesco.

È quindi il problema consiste nel fatto che permane una mentalità rimasta ancorata ad un passato, seppure glorioso.

A dimostrarlo è soprattutto il ricorso ad oltranza del modulo 3-5-2, modulo ormai superato da diverso tempo dalle migliori compagini continentali attuali.

In serie A, circa 2/3 delle squadre optano regolarmente per tale modulo di gioco.

Nel massimo campionato italiano trovano posto addirittura giocatori quarantenni o comunque oltre i 35 anni e questa tendenza è dovuta ad una carenza marcata di tensione agonistica.

Questo fenomeno non si ritrova generalmente in altri campionati europei.

Questa chiusura di atteggiamento ha favorito l’eliminazione dalla massima competizione continentale del Napoli, della Juventus e dell’Inter da parte di squadre (PSV Eindhoven, Galatasaray e Bodø/Glimt) di spessore piuttosto modesto.

Ciò dimostra una inferiorità ormai palese dei club italiani nei confronti delle attuali grandi formazioni europee.

Anche in Europa League, le cose non vanno affatto meglio, tanto è vero che in questo secolo, soltanto l’Atalanta è riuscita a vincere tale torneo.

La verità è che ormai non disponiamo più di fuoriclasse e la crisi economica dirompente non consente nemmeno di poter assoldare fenomeni all’estero.

Infatti, le casse dei club più blasonati (Inter, Juventus e Milan) piangono, tanto è vero che nessuno di loro figura fra le dieci società calcistiche più ricche d’Europa.

In questo contesto, gli allenatori operano sempre sotto stress al punto che preferiscono non rischiare più di tanto sul piano agonistico onde evitare la possibilità di venire esonerati prima del tempo.

Così facendo, il ritmo del gioco ne risente come pure la sua qualità.

Le giovani promesse sono costrette anch’esse a subire una forte tensione da competizione dovuta alla diffusione esasperante di una cultura sportiva fondata essenzialmente sul raggiungimento del risultato a scapito del piacere di giocare a calcio e di vivere serenamente la propria crescita all’interno di una squadra. 

Sarebbe quindi fondamentale nella situazione attuale dare maggior spazio ai settori giovanili e alla loro diffusione.

Purtroppo ci sono ancora poche strutture e diverse non sono manco idonee.

Alcuni regolamenti poi non favoriscono la crescita di nuove leve.

Ad esempio, i ragazzi tra i 12 e i 18 anni possono tranquillamente cambiare squadra nel corso di una stagione.

Quindi se avessi un figlio di 15 anni, potrei farlo trasferire altrove e in questo modo la società che avrebbe investito su di lui si ritroverebbe con un nulla di fatto.

Questa tendenza può comportare il rischio che si apra un vero mercato delle famiglie, ovvero "ti offro 3.000 Euro se porti tuo figlio da me e viceversa".

Così si può compromettere fin dall’inizio il futuro agonistico di un ragazzo.

Nonostante un periodo magro di risultati significativi a livello internazionale, i tifosi rimangono legati alla propria squadra e il nostro campionato dimostra comunque di avere la presenza di diversità e originalità tattiche che spesso lasciano a bocca aperta le compagini straniere.

Si tratta di una risorsa importante perché le formazioni italiane si rivelano capaci di adeguarsi ad affrontare diversi modi di giocare.

Comunque vada, il calcio nostrano si trova a vivere un periodo di transizione inedito rispetto a quello di inizio secolo.

Ora è da vedere se riuscirà a tornare alla ribalta del calcio mondiale o se l’involuzione attuale è destinata a proseguire in primis sullo scenario delle competizioni europee.


Yvan Rettore




martedì 10 marzo 2026

GIORGIA MELONI, UNA DONNA SOLA AL COMANDO

A poco più da un anno dalla fine del suo mandato, il governo di Giorgia Meloni continua a deludere sempre più le aspettative che avevano contraddistinto la vittoria della sua coalizione nel 2022. 

Infatti, ci sono diversi aspetti che denotano quanto poco abbia fatto di buono per l'Italia e che obiettivamente renderanno molto impervia una sua riaffermazione nel 2027 e questo a prescindere da sondaggi che ovviamente lasciano il tempo che trovano, anche perché non tengono conto di un consenso reale di Fratelli d'Italia che si era stabilito a poco più del 14% dell'insieme del corpo elettorale (7,18 mio su 50,87 mio di cittadini aventi diritto) nel corso della tornata elettorale di tre anni e mezzo fa. 

Ma questo dato estremamente significativo ovviamente non trova praticamente mai spazio nei media perché denoterebbe una realtà consensuale di questo partito ben più ridotta rispetto a quella che viene propagandata di continuo quasi ogni settimana e che si limita soltanto sui voti effettivamente espressi. 

Non intendo però soffermarmi oltre su questa constatazione e procedere invece sulle critiche opportune da fare circa l'operato effettivo dell'esecutivo su vari temi.

Sul piano economico si sta assistendo ad una progressiva stagnazione, in cui la crescita complessiva per l'anno in corso si assesterà stabilmente sotto l'1% e forse addirittura vicino allo 0%, quindi ben al di sotto della media dell'Eurozona.

I fondi del PNRR (di cui circa 2/3 sono a debito e quindi dovranno comunque essere rimborsati) ormai agli sgoccioli hanno sostenuto buona parte della crescita di questi anni e non sono stati massicciamente impiegati per avviare quelle riforme strutturali necessarie che l'Italia sta aspettando invano da anni.

Di conseguenza, quando si saranno esauriti, ciò comporterà inevitabilmente un calo ulteriore della crescita e favorirà incertezze notevoli sul mercato degli investimenti.

Il declino produttivo del nostro Paese prosegue senza sosta, tanto è vero che il calo della produzione industriale da quando la Signora Meloni è alla guida del Paese è stato finora pari al 7,5%! 

Sul piano giudiziario, il governo Meloni si è concentrato in un conflitto esasperante con la magistratura fino ad affermare che quest'ultima impedisce all'esecutivo di governare.

I toni si sono ulteriormente alzati in vista del prossimo referendum del 22/23 marzo che va ben oltre la questione della separazione delle carriere, in quanto intende di fatto imporre un controllo maggiore (se non assoluto) della politica sull'operato della magistratura e sui suoi componenti (in particolare ai vertici), mettendo così a rischio la permanenza di un equilibrio reale fra i tre poteri fondamentali su cui si regge una democrazia (legislativo, esecutivo e giudiziario, i due primi essendo ormai già fusi da tempo in uno solo).

D'altro canto, questo governo si è adoperato soprattutto nell'assicurare una stabilità del potere e di coloro che ne godono i benefici, mentre si è reso inoperoso nella realizzazione di riforme sostanziali, in particolare sul piano sociale, sanitario e formativo.

Si è infatti speso parecchio sulla diffusione di un'identità nazionale marcata e su interventi relativi all'ordine pubblico che però il più delle volte si sono resi inefficaci e limitati a semplici quanto effimeri slogan propagandistici.

Sul piano della politica estera, questa si è tradotta di fatto in un appiattimento a favore di tutte le scelte e decisioni di stampo trumpiano.

In seno alla UE, tale attitudine ha creato non poche frizioni in quanto ritenuta incoerente e scarsamente credibile.

Lo scoppio della Terza Guerra del Golfo ha poi evidenziato ulteriormente le forti incongruenze di una politica estera italiana che continua ad essere gestita in modo confuso oltre che inappropriato.

La politica di rigore finanziario applicata fin dall'insediamento di questo governo ha comportato un impoverimento costante e crescente del Paese, un incremento sensibile del precariato e una contrazione ulteriore dei consumi delle famiglie che ormai fanno sempre più fatica ad arrivare a fine mese (ormai un italiano su dieci vive in stato di indigenza).

Di fatto, le misure finora adottate anziché stimolare e sostenere l'economia in un suo possibile rilancio hanno operato esattamente all'opposto, dimostrando di essere più orientate a seguire i diktat di Bruxelles che ad interessarsi del benessere degli italiani. 

In conclusione, nonostante una certa stabilità politica, si può ormai affermare senza dubbio che il governo guidato da Giorgia Meloni è stato del tutto fallimentare per quanto riguarda un rilancio strutturale dell'economia che permane fortemente ancorata ai fondi di finanziamento europei.

Troppo poco a mio parere, per poter pensare di restare ancora alla guida del Paese tra poco più di un anno!

A meno che gli italiani continuino ad essere masochisti, come hanno sempre fatto in questi ultimi lustri.


Yvan Rettore