mercoledì 1 aprile 2026

NAZIONALE ITALIANA DI CALCIO, TUTTO SBAGLIATO, TUTTO DA RIFARE O QUASI!

Si è trattato di un'eliminazione ampiamente meritata, perché non si può pensare di essere presenti a un evento come la Coppa del Mondo, con una squadra così mediocre, anche sul piano difensivo (e pensare che l'Italia aveva una delle migliori tradizioni al mondo in questo campo). in gran parte basandosi su manovre offensive approssimative e prevedibili.

Il blocco dell'Inter (soprattutto Bastoni che è davvero mediocre) si è rivelato disastroso e a parte alcuni giocatori di qualità come Moise Kean, Tonali, Palestra e Spinazzola, la "Squadra Azzurra" è una squadra in gran parte da rifare.

Il problema risiede nel fatto che ci sono solo un terzo di giocatori italiani in "Serie A" e diversi giocatori nostrani di talento sono costretti a giocare nelle divisioni inferiori, a rimanere confinati nel ruolo di riserva o ad andare all'estero, dove spesso riescono a diventare protagonisti (in particolare nella "Bundesliga" dove sempre più giovani calciatori italiani di alto profilo iniziano a giocare come titolari).
Gattuso ha certamente delle responsabilità, ma è la direzione del calcio italiano che sicuramente ne ha di più, a partire dal presidente della Federazione, che dovrebbe davvero pensare a cambiare mestiere.

Altrimenti sarà impossibile avviare le riforme necessarie per permettere al calcio italiano di tornare ad essere un protagonista importante nel mondo e a non rimanere relegato ad un livello in cui non spaventa più nessuno.

Yvan Rettore





venerdì 20 marzo 2026

IL DECLINO DEL CALCIO ITALIANO: CRISI IRREVERSIBILE O FASE DI TRANSIZIONE?

 

In seguito agli ottavi di finale di Champions Ligue che hanno visto l’eliminazione dell’Atalanta, il nostro Paese, pur restando secondo nella classifica UEFA, non dispone più di alcuna rappresentativa nella massima competizione continentale per club, la cui ultima vittoria di una squadra italiana risale a ben sedici anni fa.

Nelle altre competizioni europee rimangono il Bologna in Europa League e la Fiorentina in Conference League.

Anche per la Nazionale le cose non sembrano andare meglio.

Dopo due sonore eliminazioni dalla Coppa del Mondo nel 2018 e 2022, anche in quelli di quest’anno l’Italia dovrà arrancare non poco per riuscire a qualificarsi, a cominciare dal confronto con l’Irlanda Nord, compagine arcigna e di buon livello tecnico.

A livello di club, la presenza di due soli squadre nelle competizioni continentali è pari a quelle della Francia, ma sensibilmente inferiore a quelle della Spagna, dell’Inghilterra, della Germania e perfino del Portogallo (tre squadre presenti).

Fino all’inizio di questo secolo, i nostri club costituivano un punto di riferimento ragguardevole sul piano internazionale, ben più significativo rispetto a quello della Premier League, che oggi è invece ritenuto il campionato qualitativamente migliore del pianeta.

Le formazioni nostrane sembrano non essere state capaci di inserirsi nelle logiche di un calcio ormai globalizzato e di essere rimaste confinate in modalità di gioco di un tempo ormai andato.

A fronte di un livello tecnico più che accettabile, è il tipo di gioco che permane legato a vecchi schemi e che appare quindi superato.

Il modo di pensare dominante non è mutato e rimane ancorato alla conservazione del risultato e della difesa.

Elementi, questi, che risultanto essere in netto contrasto con un calcio attuale molto più aperto ed offensivo e che è ormai dominante nel resto del continente.  

Come già accennato, il livello tecnico rimane piuttosto buono e non differisce molto da quello dei tornei francese e tedesco.

È quindi il problema consiste nel fatto che permane una mentalità rimasta ancorata ad un passato, seppure glorioso.

A dimostrarlo è soprattutto il ricorso ad oltranza del modulo 3-5-2, modulo ormai superato da diverso tempo dalle migliori compagini continentali attuali.

In serie A, circa 2/3 delle squadre optano regolarmente per tale modulo di gioco.

Nel massimo campionato italiano trovano posto addirittura giocatori quarantenni o comunque oltre i 35 anni e questa tendenza è dovuta ad una carenza marcata di tensione agonistica.

Questo fenomeno non si ritrova generalmente in altri campionati europei.

Questa chiusura di atteggiamento ha favorito l’eliminazione dalla massima competizione continentale del Napoli, della Juventus e dell’Inter da parte di squadre (PSV Eindhoven, Galatasaray e Bodø/Glimt) di spessore piuttosto modesto.

Ciò dimostra una inferiorità ormai palese dei club italiani nei confronti delle attuali grandi formazioni europee.

Anche in Europa League, le cose non vanno affatto meglio, tanto è vero che in questo secolo, soltanto l’Atalanta è riuscita a vincere tale torneo.

La verità è che ormai non disponiamo più di fuoriclasse e la crisi economica dirompente non consente nemmeno di poter assoldare fenomeni all’estero.

Infatti, le casse dei club più blasonati (Inter, Juventus e Milan) piangono, tanto è vero che nessuno di loro figura fra le dieci società calcistiche più ricche d’Europa.

In questo contesto, gli allenatori operano sempre sotto stress al punto che preferiscono non rischiare più di tanto sul piano agonistico onde evitare la possibilità di venire esonerati prima del tempo.

Così facendo, il ritmo del gioco ne risente come pure la sua qualità.

Le giovani promesse sono costrette anch’esse a subire una forte tensione da competizione dovuta alla diffusione esasperante di una cultura sportiva fondata essenzialmente sul raggiungimento del risultato a scapito del piacere di giocare a calcio e di vivere serenamente la propria crescita all’interno di una squadra. 

Sarebbe quindi fondamentale nella situazione attuale dare maggior spazio ai settori giovanili e alla loro diffusione.

Purtroppo ci sono ancora poche strutture e diverse non sono manco idonee.

Alcuni regolamenti poi non favoriscono la crescita di nuove leve.

Ad esempio, i ragazzi tra i 12 e i 18 anni possono tranquillamente cambiare squadra nel corso di una stagione.

Quindi se avessi un figlio di 15 anni, potrei farlo trasferire altrove e in questo modo la società che avrebbe investito su di lui si ritroverebbe con un nulla di fatto.

Questa tendenza può comportare il rischio che si apra un vero mercato delle famiglie, ovvero "ti offro 3.000 Euro se porti tuo figlio da me e viceversa".

Così si può compromettere fin dall’inizio il futuro agonistico di un ragazzo.

Nonostante un periodo magro di risultati significativi a livello internazionale, i tifosi rimangono legati alla propria squadra e il nostro campionato dimostra comunque di avere la presenza di diversità e originalità tattiche che spesso lasciano a bocca aperta le compagini straniere.

Si tratta di una risorsa importante perché le formazioni italiane si rivelano capaci di adeguarsi ad affrontare diversi modi di giocare.

Comunque vada, il calcio nostrano si trova a vivere un periodo di transizione inedito rispetto a quello di inizio secolo.

Ora è da vedere se riuscirà a tornare alla ribalta del calcio mondiale o se l’involuzione attuale è destinata a proseguire in primis sullo scenario delle competizioni europee.


Yvan Rettore




martedì 10 marzo 2026

GIORGIA MELONI, UNA DONNA SOLA AL COMANDO

A poco più da un anno dalla fine del suo mandato, il governo di Giorgia Meloni continua a deludere sempre più le aspettative che avevano contraddistinto la vittoria della sua coalizione nel 2022. 

Infatti, ci sono diversi aspetti che denotano quanto poco abbia fatto di buono per l'Italia e che obiettivamente renderanno molto impervia una sua riaffermazione nel 2027 e questo a prescindere da sondaggi che ovviamente lasciano il tempo che trovano, anche perché non tengono conto di un consenso reale di Fratelli d'Italia che si era stabilito a poco più del 14% dell'insieme del corpo elettorale (7,18 mio su 50,87 mio di cittadini aventi diritto) nel corso della tornata elettorale di tre anni e mezzo fa. 

Ma questo dato estremamente significativo ovviamente non trova praticamente mai spazio nei media perché denoterebbe una realtà consensuale di questo partito ben più ridotta rispetto a quella che viene propagandata di continuo quasi ogni settimana e che si limita soltanto sui voti effettivamente espressi. 

Non intendo però soffermarmi oltre su questa constatazione e procedere invece sulle critiche opportune da fare circa l'operato effettivo dell'esecutivo su vari temi.

Sul piano economico si sta assistendo ad una progressiva stagnazione, in cui la crescita complessiva per l'anno in corso si assesterà stabilmente sotto l'1% e forse addirittura vicino allo 0%, quindi ben al di sotto della media dell'Eurozona.

I fondi del PNRR (di cui circa 2/3 sono a debito e quindi dovranno comunque essere rimborsati) ormai agli sgoccioli hanno sostenuto buona parte della crescita di questi anni e non sono stati massicciamente impiegati per avviare quelle riforme strutturali necessarie che l'Italia sta aspettando invano da anni.

Di conseguenza, quando si saranno esauriti, ciò comporterà inevitabilmente un calo ulteriore della crescita e favorirà incertezze notevoli sul mercato degli investimenti.

Il declino produttivo del nostro Paese prosegue senza sosta, tanto è vero che il calo della produzione industriale da quando la Signora Meloni è alla guida del Paese è stato finora pari al 7,5%! 

Sul piano giudiziario, il governo Meloni si è concentrato in un conflitto esasperante con la magistratura fino ad affermare che quest'ultima impedisce all'esecutivo di governare.

I toni si sono ulteriormente alzati in vista del prossimo referendum del 22/23 marzo che va ben oltre la questione della separazione delle carriere, in quanto intende di fatto imporre un controllo maggiore (se non assoluto) della politica sull'operato della magistratura e sui suoi componenti (in particolare ai vertici), mettendo così a rischio la permanenza di un equilibrio reale fra i tre poteri fondamentali su cui si regge una democrazia (legislativo, esecutivo e giudiziario, i due primi essendo ormai già fusi da tempo in uno solo).

D'altro canto, questo governo si è adoperato soprattutto nell'assicurare una stabilità del potere e di coloro che ne godono i benefici, mentre si è reso inoperoso nella realizzazione di riforme sostanziali, in particolare sul piano sociale, sanitario e formativo.

Si è infatti speso parecchio sulla diffusione di un'identità nazionale marcata e su interventi relativi all'ordine pubblico che però il più delle volte si sono resi inefficaci e limitati a semplici quanto effimeri slogan propagandistici.

Sul piano della politica estera, questa si è tradotta di fatto in un appiattimento a favore di tutte le scelte e decisioni di stampo trumpiano.

In seno alla UE, tale attitudine ha creato non poche frizioni in quanto ritenuta incoerente e scarsamente credibile.

Lo scoppio della Terza Guerra del Golfo ha poi evidenziato ulteriormente le forti incongruenze di una politica estera italiana che continua ad essere gestita in modo confuso oltre che inappropriato.

La politica di rigore finanziario applicata fin dall'insediamento di questo governo ha comportato un impoverimento costante e crescente del Paese, un incremento sensibile del precariato e una contrazione ulteriore dei consumi delle famiglie che ormai fanno sempre più fatica ad arrivare a fine mese (ormai un italiano su dieci vive in stato di indigenza).

Di fatto, le misure finora adottate anziché stimolare e sostenere l'economia in un suo possibile rilancio hanno operato esattamente all'opposto, dimostrando di essere più orientate a seguire i diktat di Bruxelles che ad interessarsi del benessere degli italiani. 

In conclusione, nonostante una certa stabilità politica, si può ormai affermare senza dubbio che il governo guidato da Giorgia Meloni è stato del tutto fallimentare per quanto riguarda un rilancio strutturale dell'economia che permane fortemente ancorata ai fondi di finanziamento europei.

Troppo poco a mio parere, per poter pensare di restare ancora alla guida del Paese tra poco più di un anno!

A meno che gli italiani continuino ad essere masochisti, come hanno sempre fatto in questi ultimi lustri.


Yvan Rettore




sabato 14 febbraio 2026

NON DIMENTICHIAMO COSA DISSE NICOLA GRATTERI DURANTE LA PANDEMIA, A MAGGIOR RAGIONE OGGI!

Sono un convinto sostenitore del "No" al prossimo referendum e non certo per il discorso relativo alla separazione delle carriere peraltro praticamente già quasi del tutto effettiva.
Tuttavia non mi associo a quanto affermato di recente dal magistrato Nicola Gratteri su questo tema, non tanto per i contenuti espressi (comunque riduttivi e parziali perché essendo estrapolati da una intervista rimangono decontestualizzati rispetto all'interezza di quest'ultima), ma per quanto invece rivelò il 16.11.2021 nel corso della trasmissione "Otto e mezzo" su La7 (vedi il link: https://www.la7.it/otto-e-mezzo/video/covid-nicola-gratteri-e-provato-scientificamente-che-il-90-dei-ricoverati-sono-no-vax-se-ti-ammali-16-11-2021-408877?fbclid=IwY2xjawP9wnhleHRuA2FlbQIxMABicmlkETJqNzQyQmZXdkNyemNKQ2Ntc3J0YwZhcHBfaWQQMjIyMDM5MTc4ODIwMDg5MgABHlholBVrHu7u9-Q7V4f2xKxknl-a4rGAt0im4R-9KlK1maGi9XMqs4xBcPGQ_aem_xHZuNe4n2CSx0CFSby1_Ng) in cui affermò testualmente quanto segue:
"Ognuno é libero di fare ciò che vuole fino a quando non mette a rischio la libertà della collettività. E' provato scientificamente che il 90% dei ricoverati sono no vax... Il governo é in ritardo, doveva essere presa una decisione più dura già in estate, impedendo a chi non é vaccinato di andare al lavoro o di accedere ad un ufficio pubblico. E io sarei anche dell'idea di fargli pagare le spese mediche in caso si ammalassero perché non puoi mettere in pericolo la vita della collettività. Bisogna essere seri e prendere provvedimenti a monte, prima dell'estate, quando si sapeva che in autunno sarebbero aumentati i contagi. Così ci troveremo chiusi a Natale".
Nicola Gratteri potrà avere compiuto indagini importanti ed eroiche contro la ndrangheta in Italia e nel mondo, ottenendo notevoli e lodevoli risultati, ma da quando pronunciò quelle parole non ho mai più avuto stima di lui.
A maggior ragione sia perché non mi sono mai vaccinato, ma anche e soprattutto per esplicita solidarietà verso altri che come me hanno pagato un prezzo altissimo per restare liberi di pensare e agire con la propria testa.
E forse è proprio questo concetto autentico e granitico di definizione della libertà che è sempre mancato a persone come Nicola Gratteri.
Vorrei altresì ricordare che i magistrati sono pagati dalla collettività, compresi da coloro che come me fecero la scelta di non vaccinarsi!
Concludo dicendo che quella sua dichiarazione inumana l'ho citata nel mio libro "Io non dimentico" (reperibile al link seguente: https://www.lulu.com/de/shop/yvan-rettore/io-non-dimentico/paperback/product-nvdv9y9.html?page=1&pageSize=4&fbclid=IwY2xjawP9wkxleHRuA2FlbQIxMABicmlkETJqNzQyQmZXdkNyemNKQ2Ntc3J0YwZhcHBfaWQQMjIyMDM5MTc4ODIwMDg5MgABHqv6JYhSCDJtwBR75inoO36qT9b21Xf6zzL1SMs7iAnxA9GG5gJmA5FJa4w6_aem_2oQl1N0y_A93p8tM1_GLQw), insieme a tante altre pronunciate con cattiveria inaudita da tanti (troppi) personaggi noti durante il periodo del Covid.
Io, infatti, non ho mai dimenticato, non dimentico e non dimenticherò mai quanto hanno dichiarato allora!
Yvan Rettore




martedì 20 gennaio 2026

IL "REGIME" DEMOCRATICO ITALICO


In questi ultimi tempi, in prossimità del referendum che si svolgerà in marzo, ho sentito tante belle parole a difesa della magistratura, di un sistema giudiziario migliore e più efficiente, di proteggere la Costituzione e tante altre esternazioni più o meno dello stesso tenore.
Ma alla fine della fiera, in Italia il rispetto della legge per i più non esiste affatto.
E il sentimento di giustizia non è certo dominante fra i ranghi della magistratura e della politica.
Anzi, semmai è l'esatto contrario.
Soltanto chi non ha limiti finanziari può sperare di fare rispettare la legge e spesso chi ne dispone a iosa è talmente disonesto da riuscire comunque a sfruttare il sistema pur di farla franca.
E in quest'ultimo caso, l'impresa avviene sempre con successo.
La furbizia che contraddistingue da sempre i popoli italici non è però un'esclusiva di coloro che sono danarosi, perché sempre più spesso è una caratteristica di gente di malaffare (e l'Italia ne è piena come pochi paesi al mondo) che usa il sistema per farsi un posto al sole o non fare manco un giorno di galera o non pagare manco uno straccio di multa.
La conclusione di questo stato di cose è amara e spietata e si traduce in un'attitudine di rassegnazione che porta a non tentare manco di presentare una qualsiasi denuncia e ad evitare come la peste avvocati e tribunali, perché oltre ai tempi biblici per giungere ad una sentenza definitiva (che poi in Italia appare magicamente sempre un cavillo che consente una revisione del processo), questa sempre più spesso non ha nemmeno una qualsiasi parvenza di giustizia.
Ne sa qualcosa il sottoscritto che da mesi deve assistere impotente alle conseguenze dannose di una burocrazia mostruosa accompagnata da liberi professionisti incapaci quanto indifferenti.
E posso urlare fino a sgolarmi, arrabbiarmi quanto voglio, non accade nulla.
E poi c'è ancora in questo Paese una massa impressionante di ingenui che crede che questo "regime" dominato da parassiti e da somari possa ancora avere le sembianze di una democrazia!
Ma fatemi il piacere!

Yvan Rettore



martedì 13 gennaio 2026

NON E' CON I MILITARI CHE SI RISOLVONO LE CRITICITA' PRESENTI NELLE PERIFERIE DEGRADATE DEL PAESE

 

L'impiego massiccio di militari nella gestione dell'ordine pubblico non ha mai risolto nulla, anzi ha semmai costituito un aggravamento delle criticità presenti nelle zone periferiche degradate delle città attraverso l'esplosione incontrollata e imprevedibile di vere e proprie scene di guerriglia urbana.
Gli esempi di Francia, Stati Uniti e America Latina lo hanno dimostrato da tempo.
E' importante affermare che tali situazioni di degrado non sono nate per caso e sono state create e fomentate ad hoc da logiche perverse e speculative miranti a ghettizzare i poveri nelle periferie delle nostre città al fine di guadagnarci a man bassa mediante attività in gran parte di natura illecita e palesemente criminali.
E la politica sia locale che nazionale è stata e rimane in gran parte collusa con questo schema distruttivo e degenerativo di società urbana, in quanto appare sempre disponibile a soddisfare gli interessi e capricci di pochi privilegiati a scapito di una massa di persone povere o comunque vulnerabili rispetto a varie forme di violenza e sfruttamento.
In questi ultimi casi, le istituzioni sono quasi sempre state assenti o comunque in gran parte inerti.
A questo punto c'è davvero da chiedersi a cosa servono.

Yvan Rettore
  

                                   



venerdì 9 gennaio 2026

INTERVENTI DI GESTIONE CORRENTE DELLA COSA PUBBLICA, OVVERO: CCA NISCIUNO E' FESSO!


La bravura e le competenze dei componenti di un'amministrazione comunale ed in particolare di un sindaco non si valutano attraverso interventi di gestione corrente e miglioramento delle infrastrutture locali (strade, illuminazione, fognature, operazioni di edilizia pubblica, ecc...) perché questi rientrano fin dal primo giorno di insediamento nei loro compiti e obblighi specifici nei confronti della cittadinanza.
L'efficienza e la qualità di una giunta comunale si misurano invece su interventi effettivi di miglioramento generale della qualità della vita delle persone residenti attraverso azioni concrete quali ad esempio: misure destinate ad incrementare la presenza di attività produttive e commerciali sul territorio con conseguente aumento dell'occupazione e del PIL locali, cura concreta dell'ambiente attraverso azioni tese a rendere ecosostenibile il comune (evitando di ricorrere alla pratica del tutto inefficiente della piantumazione di alberelli e adottando invece la semina di alberi ecocompatibili con il clima della zona in cui ci si trova, come facevano i ns "vecchi" una volta), interventi utili a rendere effettivamente possibile la circolazione pedonale e facilitare l'esistenza di persone disabili e anziane con azioni concrete di inserimento nel tessuto sociale cittadino, promozione di attività culturali autentiche e non limitate a sagre di paese o tarallucci e vino, iniziative efficaci e lungimiranti tese a favorire l'accoglienza turistica e la visita dei monumenti e siti storici ed artistici locali, ecc...
E' proprio questo tipo di interventi che fa davvero la differenza tra un comune e un altro, non certo quelli che rientrano nella gestione corrente di opere pubbliche dovute nei confronti dei cittadini e che non sono quindi un'opzione.
Se poi, un'amministrazione pecca anche in quest'ultima categoria di interventi, allora come si suol dire: "Che ci sta a fare?".
Detto questo, noto che diversi primi cittadini hanno un po' di difficoltà a distinguere concretamente queste due tipologie di interventi.
I primi sono dovuti, i secondi migliorano il livello di vita delle persone residenti.
Non credo ci voglia tanto a capirlo.
Sbandierare quindi come successi i risultati ottenuti nel primo caso unicamente a mo' di propaganda lascia il tempo che trova e sarebbe il caso di evitare di farlo di continuo perché come si dice a Napoli: "Cca nisciuno è fesso!".
E comunque non per sempre!

Yvan Rettore