PAROLE ROVENTI
Interventi su temi di attualità, politica, economia e società di Yvan Rettore, scrittore e saggista. http: profprom2009.wixsite.com/formazione
sabato 15 agosto 2026
VIVA IL SILENZIO DI CHI LE COSE LE FA DAVVERO!
giovedì 23 luglio 2026
ALCUNE DOMANDE SULLA MANIFESTAZIONE DEL 20 LUGLIO 2026 A BOLOGNA IN MEMORIA DI ABDERRAHIM FAKIR
Sembra strano che spesso e volentieri in questo Paese, ogni volta che viene indetta una manifestazione pacifica da parte delle forze di Sinistra, questa finisca per degenerare in disordini e scontri con le forze dell'ordine.
Mentre questi avvenivano per l'ennesima volta anche nel corso dell'ultima manifestazione indetta dal Sindaco della città delle due torri come reazione della società civile in seguito alla morte di un pregiudicato marocchino nel quartiere del Pilastro durante un intervento di due poliziotti e quattro operatori sanitari, ho sentito il Segretario Generale del COISP, Domenico Pianese, in diretta su Rete 4, ospite del programma "Zona Bianca", affermare (intervento integrale disponibile sul seguente link di Fb: https://www.facebook.com/watch/?v=2081673479054239) che i facinorosi che stavano aggredendo i celerini e devastando il centro di Bologna erano tutti noti alla questura in quanto denunciati più volte per reati analoghi.
Nessuno in studio ha reagito nei confronti di tale affermazione che ritengo molto grave e chiarisco subito perché.
Se la questura di Bologna era a conoscenza delle identità di quei personaggi perché non ha emesso un Daspo o adottato delle misure restrittive preventive per evitare che potessero partecipare alla manifestazione facendola degenerare in quel modo?
Perché non ha impedito sul nascere lo svolgimento di quella manifestazione per motivi fondati di sicurezza o non ha proposto un percorso alternativo e maggiormente controllabile rispetto a quello che è stato adottato?
Perché non si è ricorso a misure preventive concrete da parte della questura per mettere effettivamente in sicurezza la zona in cui si è svolta la manifestazione?
Sono tutte iniziative che incombevano esclusivamente alla questura e non certo al Primo Cittadino di Bologna che non può essere assolutamente imputato per la piega disastrosa che ha preso quell'evento.
Questo aspetto fondamentale relativo alle responsabilità della questura non è stato minimamente affrontato non soltanto in quella trasmissione ma anche dall'insieme del Mainstream che ha toccato lo stesso tema nei giorni successivi.
Risultato?
Per l'ennesima volta una manifestazione pacifica e civile è stata denigrata da un pugno di esaltati ben noti alle forze dell'ordine e mai allontanati preventivamente, tanto che il giorno stesso e in quelli successivi si è finito col parlare quasi soltanto dei 56 feriti fra i celerini, dei danni provocati nel Centro di Bologna e col dare colpe e responsabilità inesistenti a coloro che volevano soltanto dare voce allo strazio dei cari di una persona che ha perso la vita dopo l'intervento di un paio di agenti della Polizia di Stato (le cui responsabilità verranno esclusivamente appurate dagli inquirenti e poi dalla magistratura).
E anche se quest'ultimo era un pregiudicato, si sta parlando di una persona, non di un "cencio" da far passare in secondo piano dopo una manifestazione le cui sorti negative si sarebbero potute benissimo evitare.
Bastava volerlo.
E dai fatti sembra che questa volontà non ci sia proprio stata.
Come in tanti altri casi analoghi del passato e come altri che sicuramente si ripeteranno in futuro.
Col solito ritornello del problema della sicurezza da parte della Destra che guarda caso è al governo da ben quattro anni e che da allora è peggiorato dovunque nel Paese.
Prof. Ivan Rettore
domenica 21 giugno 2026
LA FINE DEI SANTI
TRA LA FINE DELLA PRIMAVERA E L’INIZIO DELL’ESTATE SI
MANIFESTANO IN DIVERSE LOCALITÀ D’ITALIA UNA MOLTITUDINE DI RICORRENZE,
FESTIVITÀ E SAGRE LEGATE ALLE FIGURE DI VARI SANTI
Mentre nel Nord del Paese si sono sempre più laicizzate per
essere addirittura sostituite spesso con eventi di intrattenimento che non
rivestono più nulla di religioso, nel Centrosud la tendenza rimane.
LA NATURA SEMPRE PIU’ COMMERCIALE DEGLI EVENTI RELIGIOSI
Ma anche in quelle zone, gli interessi di natura puramente
commerciale hanno in gran parte preso il sopravvento sugli aspetti mistici e
culturali di una società rurale che ormai non esiste più.
Di fatto sono diventate delle vere e proprie kermesse
consumistiche sia per attrarre il turismo di massa che domina nel nostro Paese
in quel periodo che per consentire di fare cassa a entità commerciali locali e
non solo.
LA DIMENSIONE SECONDARIA DEL SANTO CELEBRATO
Di conseguenza le processioni e azioni di stampo puramente
religioso sono sempre più ridotte e la loro durata sempre più striminzita.
Il Santo di turno che viene ricordato viene usato più come una
figura astratta a celebrazione della festa più importante dell’anno, piuttosto che
come un simbolo comunitario autentico in cui si possa manifestare un’identità
culturale, religiosa e sociale in grado di trascendere la solita propensione al
profitto che nella società occidentale dev’essere ormai presente in qualsiasi tipo
di iniziativa.
Un gran numero di persone – penso che siano la maggioranza - ignorano
la Storia del Santo che viene celebrato, il significato del suo messaggio e delle
sue parole e il sacrificio dimostrato nel corso della sua esistenza a difesa
dei più deboli, quegli esseri umani che sono la vera incarnazione della
sofferenza di Cristo.
Ma forse, questi aspetti mistici e fortemente valorizzanti di
un senso di comunità cristiana e umana, ormai interessano sempre meno persone.
MANIFESTAZIONI POCO RELIGIOSE E MOLTO CONSUMISTICHE
Così tali manifestazioni si rivelano quasi sempre come momenti
nei quali le autorità locali possono svolgere le loro solite quanto stancanti
passerelle fatte di tante apparenze e poca sostanza, dove impera la logica dei
cosiddetti eventi “tarallucci e vino” accompagnati spesso da iniziative musicali
di dubbia qualità e in cui la
celebrazione di un Santo serve soltanto a “santificare” il tutto in nome di una
divinità che nulla ha a che fare con Dio.
Prof. Ivan Rettore, esperto di lingua francese c/o LUISS Guido
Carli
ITALIA, UN PAESE DOMINATO DA DIBATTITI INCIVILI
In Italia è carente la cultura del rispetto di chi la pensa diversamente.
Si preferisce denigrarlo pubblicamente, piuttosto che affrontarlo cercando di argomentare la propria posizione in modo sereno e composto.
La prima azione è facile da realizzare ed è quella a cui ricorrono gli ignoranti e i presuntuosi, mentre la seconda richiede intelligenza e capacità di ascolto, elementi tipici di persone aperte e di grande umiltà.
Purtroppo in Italia a dominare sono i primi e non i secondi e i risultati si vedono al punto che l'Italia, culla di grandi civiltà, oggi appare come un Paese in gran parte incivile.
E anche la nostra lingua purtroppo non aiuta nel dialogo con l'altro, perché già fin dalle prime battute si riesce a cogliere dove vuole andare a parare l'interlocutore di turno, tanto è vero che i dibattiti nostrani sono dominati da individui che si interrompono vicendevolmente o parlano contemporaneamente rendendo il confronto incomprensibile o meglio inascoltabile.
Invece in Germania questo non accade mai, perché nella lingua tedesca spesso e volentieri il gruppo verbale viene posto alla fine della frase ed è proprio quell'elemento a dare un senso al discorso pronunciato.
Nell'altra mia patria, in Svizzera, non si fa, semplicemente perché c'è un senso civico tale, che mai verrebbe all'idea a qualcuno di avviare scene da bar sport come avviene spesso invece in Italia.
Non conto poi le persone logorroiche (moltissime amano sentirsi parlare) conosciute in questo Paese in questi anni con le quali riesco a malapena a scambiare qualche decina di parole ogni volta che mi capita di incontrarle, nonostante su diversi temi abbia maggiori argomenti da esporre rispetto a loro perché spesso si tratta di temi sui quali ho comprovate esperienze e competenze.
E allora quando le vedo, cerco di tagliar corto e di tirare dritto perché è davvero faticoso quanto inutile ascoltare i loro sterili monologhi.
Prof. Ivan Rettore
CONTINUARE HA ANCORA SENSO?
È una domanda che mi sto ponendo in questo periodo di pausa estiva sia del Centro Culturale Carmelo Bene che della mia vita in generale.
giovedì 18 giugno 2026
LA FANTOMATICA POPOLARITA' DI VANNACCI
La popolarità di questo ex militare per adesso si ferma a dei sondaggi, ovvero alle opinioni espresse da qualche migliaio di italiani e la cui attendibilità lascia quindi il tempo che trova.
giovedì 11 giugno 2026
AL VIA IL SALENTO BOOK FESTIVAL IN UNA REGIONE CHE RIMANE FRA LE ULTIME IN ITALIA COME NUMERO DI LETTORI
IERI È STATA PRESENTATA LA XVI EDIZIONE DEL “SALENTO BOOK
FESTIVAL”, UN FESTIVAL ITINERANTE CHE COINVOLGERÀ DURANTE TUTTA L’ESTATE
DIVERSI COMUNI DEL SALENTO ATTRAVERSO UN GRAN NUMERO DI INIZIATIVE
La Puglia si conferma come un
territorio ricco di manifestazioni di promozione letteraria e questo è
sicuramente un bene.
UN TERRITORIO IN CUI SI CONTINUA A LEGGERE POCO
Tuttavia, si riscontra che tale
regione rimane la sedicesima per numero di lettori, ovvero meno di 30% dei
residenti al di sopra di 6 anni, legge abitualmente un libro all’anno (dati ISTAT).
Le vendite di libri e la presenza
di case editrici risultano molto più basse rispetto alle regioni del Centro
Nord e il ricorso alla “rete” per scaricare e leggere e-book rimane molto
ridotto rispetto alle regioni “letteralmente” più virtuose.
La distribuzione delle
biblioteche sul territorio è sotto la media nazionale e vi si registrano generalmente
meno di 200 ingressi fisici all’anno (dati ISTAT).
UN PARAGONE IMPETUOSO
Se si paragonano ad esempio il
numero di librerie in provincia di Modena (circa 711.000 abitanti) con quello
di Lecce (circa 769.000 abitanti), se ne riscontrano 70 nella prima e 55 nella
seconda, il che significa 1 ogni 10.000 abitanti nel primo caso e 1 ogni 14.000
abitanti nel secondo caso.
PERCHÉ QUESTE DIFFERENZE?
Il reddito molto basso della
maggioranza della popolazione non consente in Puglia (ma più in generale nel
Mezzogiorno) di acquistare regolarmente un gran numero di libri.
Pubblicare con le case editrici
costa un botto di soldi e quindi tanti aspiranti scrittori non riescono a
pubblicare le loro opere, fenomeno ancora più lampante al Sud.
Sono pochi i presidi e i luoghi in
cui poter acquistare libri usati o comunque a basso costo.
L’INERZIA DELLE ISTITUZIONI LOCALI
Le istituzioni non si attivano
nel superare certi problemi e si limitano a promuovere grandi eventi con grandi
nomi, ma sostanzialmente poco efficaci nell’aumentare il numero di lettori in
questa regione.
Cav. Ivan Rettore






