lunedì 28 novembre 2022

GARANTIRE IL VERDE PUBBLICO RICHIEDE COMPETENZE ED INVESTIMENTI NON STERILI MANIFESTAZIONI DI SENSIBILIZZAZIONE

Per rimboscare un territorio non basta piantare qualche alberello in luogo e posto di quelli - spesso di alto fusto e secolari - abbattuti per lasciar spazio a cemento ed asfalto.

E' una pratica diffusa in tutta Italia attraverso la quale si vuol far credere di tenere al verde pubblico quando invece sono soltanto patetiche dimostrazioni di esibizionismo diffuse il più delle volte soltanto per accedere a fondi pubblici che non vengono poi mai (o nel migliore dei casi solo parzialmente) destinati alla salvaguardia e/o incremento del patrimonio arboreo pubblico.
Garantire il verde pubblico significa mantenere quello esistente, curare le piante malate, potarle come Dio comanda, in parole povere AMARLE!
E se si devono piantare alberi è fondamentale che siano compatibili col clima e il suolo del territorio interessato e che possano crescere quindi velocemente e diventare nello spazio di pochi anni delle piante con un ampio fogliame e un tronco solido e resistente.
Regalare piantine da quattro soldi ai bambini e/o ragazzi in occasione delle manifestazioni del "verde" o far adottare alla cittadinanza alberi senza poi procedere a livello comunale o regionale ai dovuti interventi per salvaguardarli e valorizzarli sono iniziative blande e prive di serietà perché non si inquadrano in progetti di rimboschimento concreti e di tutela ambientale a livello territoriale, i quali dovrebbero quindi comportare azioni tangibili da parte di personale esperto e competente: ingegneri agronomi, potatori, giardinieri professionisti e via dicendo...

Yvan Rettore



giovedì 24 novembre 2022

GLI ANNI '80

Il mondo degli anni '80 era molto diverso rispetto a quello di oggi anche se non necessariamente migliore.

Però è un dato di fatto che l'uso sbagliato e distorto della tecnologia accompagnato da una globalizzazione post guerra fredda caotica quanto distruttiva hanno reso la nostra società più mediocre e meno dinamica di quella di allora.

In quegli anni si stava molto di più insieme sia dentro che fuori casa, c'erano ancora artisti, sportivi e politici (non solo in Italia) di altissimo livello (che oggi non esistono manco se li cerchi col lumicino), si scriveva molto di più a mano e si guardava la TV soprattutto la sera, l'istruzione era migliore, l'economia era molto più dinamica perché come imprenditore potevi riuscire a fare tanto con poco, la sanità non aveva raggiunto i punti di eccellenza odierni, ma c'erano molti più ospedali sul territorio e tanti interventi che oggi non sono coperti dal SSN ma che allora erano coperti dallo stesso, la casa era un bene assolutamente intoccabile a livello fiscale e potrei continuare ancora a lungo.

Certo, c'erano tanti punti negativi: il terrorismo era agonizzante ma ancora presente, la criminalità molto più diffusa e presente sul territorio, la corruzione e il sistema delle raccomandazioni erano realtà quotidiane, le infrastrutture erano precarie (ma la protezione civile funzionava molto meglio), l'inflazione era piuttosto alta (16% nel 1982), la debolezza della lira non consentiva di viaggiare facilmente all'estero e anche qui potrei dire tanto altro.

Ma è un dato di fatto che i nostri genitori erano meno stressati rispetto a quelli di oggi e noi giovani di allora comunicavamo molto di più direttamente tra noi rispetto a quelli attuali e soprattutto avevamo una scala di valori, degli ideali e un senso del sacrificio che oggi ritengo non siano così dominanti come in quel periodo.


Yvan Rettore

venerdì 18 novembre 2022

Il BONDAGE, FACCIAMO CHIAREZZA

 

Cominciamo col dire che il bondage, specie quello di tradizione giapponese, chiamato shibari, non è solo legare, ma farlo anche in modo originale e creativo.
Il soggetto legato e isolato sensorialmente entra in un dialogo nuovo, più profondo e coinvolgente sia col proprio corpo che con la propria mente, vivendo ogni volta sensazioni ed emozioni nuove ed intense.
Ovviamente non è per tutti.
E soprattutto bisogna saperlo fare perché chi viene legato non è un giocattolo, né un oggetto.
E bisogna anche saperlo vivere lasciandosi andare completamente e vivendo quindi quest'esperienza in un'attitudine di accoglienza arricchente sia per sé stessi che per il Master coinvolto.
In Italia, ovviamente il bondage è poco popolare e praticato.
Rimane molto dilettantesco e in certi casi si raggiungono eccessi estranei a tale pratica che possono ledere l'incolumità del soggetto coinvolto.
Col risultato che poi la stampa bigotta nostrana ci sguazza sopra senza manco sapere una beata mazza di cos'è davvero il bondage.
Anni fa, scrissi un romanzo sull'argomento, intitolato "Amore Perverso", attraverso il quale cercai di far capire che quando il bondage è portato all'eccesso o diventa ossessivo in un rapporto di coppia, lo può far degenerare a volte anche pericolosamente.
E' una pratica quindi che va dosata e che non rientra necessariamente né esclusivamente in un rapporto di tipo sessuale in quanto ha una dimensione che va ben oltre quest'ultimo.

Yvan Rettore

mercoledì 16 novembre 2022

TARANTO: DEPOSITATO IL PROGETTO PER UN'ALTRA "CATTEDRALE NEL DESERTO"


A Taranto è stato depositato il progetto dello "Stadio Iacovone", illustrato da Roberto Busso per Gabetti e Antonio Ferrara per Esperia Investor.
Progettato dallo Studio Gau Arena (lo stesso dell’Allianz Stadium della Juventus) prevede attività per tutto l’anno, non solo sportive. Copre l’area dell’attuale stadio ma anche aree adiacenti, con 3 aree parcheggi, spazi commerciali, centro congressi, centro di medicina sportiva, aree uffici e coworking e un hotel alto 80 metri con piscina scoperta, bar panoramico e servizi vari, firmato dall’architetto Marco Piva.
Lo stadio, concepito secondo gli standard internazionali Uefa 4, ha 16.500 posti a sedere su unico anello (1.200 per gli ospiti aumentabili), con in Tribuna Ovest servizi hospitality, palchi, area stampa e broadcast.
Previsto anche un ristorante interno, nell’ottica della fruizione dedicata anche alle famiglie.
Alcune riflessioni a fronte di questo sperpero di denaro pubblico e di speculazione immobiliare sulla quale ci sguazzano i soliti noti:
- "Il Taranto Calcio 1906" è la società calcistica della città di Taranto erede di quella che fallì circa 30 anni or sono e che vide per l'ultima volta una compagine tarantina militare in serie B. Nessuna squadra della città ha mai militato in serie A ed è ormai stabilmente abbonata alla serie C da anni. Con tali premesse viene da chiedersi a cosa serve ancora investire in un settore che non ha mai offerto grandi introiti alla città?!
- Nel 2026, la città di Taranto ospiterà i "Giochi del Mediterraneo" e questo progetto si inquadra in vista della realizzazione di tale evento. Ma una volta passato, quali garanzie ci sono di rientrare nei costi sostenuti tenendo conto che si tratta di un'are fortemente depressa sul piano sociale ed economico?!
- E' facile realizzare sulla carta simili progetti faraonici (sperperando ovviamente anche denaro pubblico) ma come si fa troppo spesso in Italia, si costruiscono opere monumentali senza alcuna previsione dei costi benefici a medio lungo termine. Basta "fare" e poi si vedrà. A guadagnarci da tale operazione, oltre alla solita società del Nord ci saranno le immancabili realtà locali che non vedono l'ora di partecipare alla spartizione della torta, con ovvi ritocchi all'investimento iniziale previsto che lieviterà in modo sensibile per accontentare tutti gli attori coinvolti.
- Taranto è da anni una città martoriata sia a livello sociale che ambientale. Ambiente deturpato, terre malsane, suoli e costa compromessi da decenni di inquinamento, tasso di disoccupazione fra i più alti del Paese con una povertà diffusa e in crescita costante.
Invece di prospettare nuovi modelli di sviluppo sostenibile per la città, di procedere ad una bonifica generalizzata del territorio e di realizzare progetti lavorativi e imprenditoriali alternativi a quelli disastrosi attuali in grado di generare un progresso autentico ed armonioso, nella "Città dei due Mari", si è preferito investire in quella che immancabilmente diventerà l'ennesima "Cattedrale nel deserto" a testimonianza di un malaffare che crea soltanto scempi ambientali e degrado sociale e urbano.

Yvan Rettore



venerdì 11 novembre 2022

VEGLIE E IL SUO TRAFFICO CAOTICO

 

Le vie centrali di Veglie in diversi momenti della giornata sono una vera e propria bolgia.
Ai parcheggi selvaggi dominanti (tanti in lisca di pesce, in divieto di sosta, altri perfino sui marciapiedi tanto che in alcuni casi sembra quasi che stiano per entrare dentro le abitazioni) che a volte finiscono con l'ostacolare la fluidità del traffico si uniscono anche i fumi inquinanti delle auto che spesso e volentieri rimangono accese (specie in estate per mantenere attiva l'aria condizionata nel veicolo) anche quando sono ferme violando apertamente una delle regole basilari del Codice della Strada.
Ogni volta che avviene questo tipo di situazioni chi si azzarda a spostarsi in bicicletta o a piedi (visto che i marciapiedi sono in gran parte inservibili perché dai bidoni della spazzatura agli impianti infrastrutturali fino alle bancarelle di frutta e verdura è tutto un susseguirsi di elementi i che ne ostacolano l'utilizzo) rischia costantemente di essere investito.
Sembra che in questo paese non si riesca proprio a spostarsi senza dover ricorrere sistematicamente all'uso del proprio veicolo.
E dire che le mie zie su in Veneto, in un territorio pianeggiante simile a quello che domina qui in Salento, andavano quotidianamente a fare la spesa in bicicletta.
Per non parlare dei grandi centri dell'Emilia in cui la macchina praticamente non viene mai usata.
Invece qui abbiamo l'impressione che anche per fare soltanto qualche centinaio di metri, si debba per forza mettere in moto l'auto.
Probabilmente perché parecchie persone vogliono fare le cose in fretta e allora pensano di fare prima, senza rendersi conto che se tanti fanno così, il tempo che impieghi può spesso risultare superiore a quello che impiegheresti spostandoti a piedi.
Si parla tanto di cambiamenti climatici, di inquinamento, di traffico esasperante, di comportamenti virtuosi da adottare e poi oltre al fatto che a Veglie gli alberi nelle zone centrali sono ormai una rarità si aggravano le cose con azioni che si potrebbero tranquillamente svolgere in modo diverso.
Qualcuno obietterà che non ci sono piste ciclabili ed è vero.
Ma forse se si cominciasse col rendere effettivamente agibili i marciapiedi e si rivedesse la logica dei parcheggi, potenziando nel contempo il personale dei vigili urbani per sanzionare chi infrange le regole basilari del Codice della Strada, allora si potrebbe giungere ad un traffico più sostenibile in un centro che è di dimensioni comunque ridotte e rendere più vivibile e piacevole questa località anche per coloro che vi sono di passaggio.
Ultima considerazione: è camminando o usando la bicicletta che le persone possono soffermarsi tranquillamente davanti alle vetrine degli esercizi pubblici e quindi essere invogliate ad entrarvi per procedere agli acquisti.
Se invece ci arrivi puntualmente in macchina, non soltanto non hai l'occasione di agire in modo analogo, ma rischi di doverci passare davanti perché dietro di te ci sono altri veicoli che strombazzano perché come te sono alla ricerca disperata di un parcheggio.

Yvan Rettore

Referente locale Comitato Civico di Lecce e provincia in difesa della Costituzione - Associazione Free

VEGLIE, UN MUNICIPIO IN PERIFERIA

 

Nella mia esistenza ho avuto occasione di vivere due situazioni piuttosto anomale.
La prima fu quando abitavo a Ferrara, città il cui nosocomio si trova a ben 10 chilometri fuori dall'abitato.
Inutile dire che ciò rappresenta un disagio notevole per coloro che risiedono in quella splendida città emiliana.
La seconda anomalia la sto vivendo a Veglie in quanto (contrariamente a quanto accade in tutti i comuni circostanti), praticamente tutti gli uffici comunali (oltre alla sede della Guardia Medica) si trovano in uno stabile situato all'estrema periferia del paese, a ridosso dei campi e ad una distanza piuttosto ragguardevole dal centro urbano.
Al di là del silenzio dimostrato finora da questa amministrazione nei confronti della petizione che le abbiamo inoltrato in merito all'istituzione anche a Veglie della figura di un Garante dei diritti dei disabili, notiamo con profondo rammarico una scarsa attenzione nei riguardi di tutti quei cittadini che per mancanza di mezzi propri, per motivi di età o per problemi evidenti di deambulazione e autonomia nei movimenti si trovano in evidenti difficoltà per raggiungere la sede del comune.
Aggiungiamoci il fatto che non esistono mezzi pubblici in grado di trasportare la gente in loco, che gli orari di apertura al pubblico sono striminziti (ridotti ad appena due ore quando vi sono comuni di pari entità che hanno orari di apertura che arrivano a volte anche al doppio) e che il palazzo del comune non comprende strutture in grado di far accedere (specie ai piani superiori) persone affette da disabilità.
Se poi vuoi raggiungere la sede del comune in piena estate col sole cocente che impera già di mattina, una persona potrebbe trovarsi a dover percorrere a piedi distanze significative senza manco una panchina dove sedersi o un albero sotto cui ripararsi per riposarsi un attimo e trovare un po' di refrigerio visto che il paese è ormai dominato da cemento ed asfalto (bucato o deteriorato in vari punti).
Vorremmo ricordare a questa amministrazione comunale che la casa del Comune è di tutti i cittadini e che come tale almeno la collocazione degli uffici più importanti dovrebbe essere nel centro del paese in modo che sia più agevolmente ed ugualmente accessibile a tutti e non soltanto a coloro che hanno un mezzo o la fortuna di essere in buona salute e di potersi muovere quindi senza alcun problema.
Questione di semplice sensibilità nei riguardi delle persone più deboli e meno fortunate che vivono nella nostra realtà perché se questa tendenza dovesse perdurare, allora si creerebbero delle discriminazioni tra cittadini che non hanno assolutamente ragione di essere e che non possono trovare una giustificazione manco in motivazioni legate al bilancio del comune o alla carenza di personale.
Quindi ci auguriamo che questa amministrazione provveda quanto prima a venire incontro ai cittadini che sono costretti a subire le conseguenze negative di questa trasferta collocando alcuni uffici comunali in zone più centrali del paese e nel breve termine fornendo un servizio di trasporti che consenta loro di venire nella sede attuale senza ulteriori disagi.

Yvan Rettore

Referente locale Comitato Civico di Lecce e provincia in difesa della Costituzione - Associazione Free

sabato 5 novembre 2022

MANGIARE INSETTI: COME ACCELERARE L'ESTINZIONE DELL'UMANITA'

 Mangiare insetti non rappresenta un problema in sé, a parte il fatto che comunque contengono batteri dannosi per la nostra salute.

Ognuno rimane libero di fare ciò che vuole.
Personalmente non li ho mai mangiati, al massimo ho assaggiato qualche lombrico quando facevo il servizio militare in Svizzera.
Ciò che considero davvero insopportabile è volere imporre questo tipo di alimenti in modo subdolo, ricorrendo a falsità legate alla sostenibilità ambientale e che quindi in un domani non troppo lontano saremo tutti costretti a mangiarli.
Questi patetici ignoranti probabilmente manco sanno che gli insetti sono raggruppati in una varietà infinita di specie che hanno la capacità straordinaria di degradare la sostanza organica morta.
Questo tipo di insetti sono chiamati insetti coprofagi perché si nutrono di escrementi e sono quindi i migliori "spazzini" che ci offre Madre Natura.
Infatti, senza il loro fondamentale contributo, i pascoli si troverebbero ricoperti di sterco fino a far morire le piante e le mandrie che in quella situazione non riuscirebbero più a reperire le fonti nutritive essenziali per la loro sopravvivenza.
Dopo avere deforestato buona parte del pianeta, portato ad estinzione diverse specie di esseri viventi e ridotto altri a giungere allo stesso risultato, ora l'uomo deve arrivare perfino a questa nuova scelta suicidaria.
A questo punto mi sa che meritiamo anche noi esseri umani di estinguerci perché ho davvero l'impressione che con noi la Natura abbia compiuto un passo evolutivo sbagliato e controproducente.

Yvan Rettore