mercoledì 4 novembre 2026

4 NOVEMBRE 2026, GIORNATA DELLE FORZE ARMATE E DELL'UNITA' D'ITALIA, UN'OCCASIONE PER CAPIRE COSA E' STATA LA "GRANDE GUERRA"!



Ogni 4 novembre, onore non a chi porta un'uniforme militare, ma alle centinaia di migliaia di giovani innocenti che furono costretti a combattere da istituzioni che fino al 1915 manco considerarono e che poi usarono come carne da cannone per favorire i grandi interessi dei potentati industriali del Nord del Paese.
Quasi 700.000 morti, oltre un milione di mutilati, in nome di un folle nazionalismo che poi aprì le porte ad un ventennio totalitario che fu ancora più disastroso per il Paese.
E tutto questo per prendere una manciata di territori (di cui uno, il Sud Tirolo, non ha nulla a che fare con la Storia e cultura del nostro Paese) che l'Impero austroungarico avrebbe concesso al Regno d'Italia ancor prima dell'inizio del conflitto pur di evitarne l'ingresso in guerra.
Di quella generazione di ragazzi (provenienti soprattutto dalla mia terra, il Veneto) in gran parte falciati o traumatizzati da quell'inferno, c'era mio nonno Vittorio, classe 1898, che non capì mai nei tre anni da soldato perché doveva sparare a individui che non gli avevano mai fatto del male.
Un conflitto armato fondato sull'ignoranza di tanti bravi ragazzi, per lo più mezzadri o braccianti!
Quindi su tutto quel sangue versato, bisogna ancora commemorare le Forze Armate e l'Unità d'Italia, assistendo a passerelle istituzionali in cui manco si parla di quell'orrore come si dovrebbe!
Ma per favore!
Cerchiamo di tornare umani e di evitare simili ipocrisie e di sapere davvero cos'è stata la "Grande Guerra" per il nostro Paese, che di grande non ebbe proprio nulla, se non la carneficina che comportò!
Ed è per questo motivo e in memoria di mio nonno Vittorio e delle centinaia di migliaia di ragazzi come lui che non me la sento proprio di partecipare alle sterili passerelle istituzionali che invadono i nostri comuni in questa giornata.
Non c'è proprio nessun orgoglio ad avere a riguardo, ma soltanto un colpo al cuore per quanto male ha fatto all'Italia quell'orrore durato oltre tre anni!

Prof. Ivan Rettore



domenica 1 novembre 2026

UNA LEZIONE DOVEROSA DI DIRITTO

Recentemente la presidente del Consiglio ha ritenuto “vergognosa” la decisione della giudice che ha concesso la liberazione di Youssef Siher.

In un video, la signora Meloni ha attaccato per l'ennesima volta la magistratura considerando che quest'ultima non è in grado di proteggere la “gente perbene”.
La replica di Vincenza Maccora, presidente della sezione GIP-GUP e di Fabio Roja, presidente del Tribunale di Milano non si è fatta attendere.
Nella elencazione di richiami alla Costituzione e su come funziona il sistema giudiziario italiano, risalta una frase emblematica, ovvero che le dichiarazioni di alcuni esponenti politici sono “irricevibili” e dimostrano una “scarsa conoscenza – reale o mascherata – degli istituti giuridici di uno Stato di diritto”.

Detto questo, qui non si tratta di tifare per l'una o l'altra parte, ma di prendere atto che c'è chi fa il magistrato e chi fa il politico.

Il primo ha determinate conoscenze, competenze ed esperienze che il secondo non ha in materia di Diritto e che gli consente di trattarlo con la dovuta autorevolezza che gli viene conferita dalle istituzioni. Il secondo, no.

E a maggior ragione la signora Meloni che ci ha da sempre abituato a simili cadute di stile, soprattutto da quando è al governo del Paese.

Se qualcuno si fosse preso la briga di leggere gli atti della vicenda giudiziaria in questione, avrebbe capito fin da subito quanto inopportuna e fuori luogo sia risultata l'uscita della signora Meloni nel merito.

Mentre il Paese sta sprofondando, quest'ultima preferisce innescare sterili polemiche come questa ed altre, invece di adoperarsi nel compiere azioni molto più utili ed urgenti per l'insieme della collettività e non soltanto per la sua greppia.

Ma la mancanza evidente di volontà unita ai limiti evidenti nel ruolo che ricopre sono lì a dimostrare quanto la presenza di tale soggetto al vertice delle nostre istituzioni rappresenti di fatto una vera e propria sciagura per l'Italia.

E come al solito, qui si parla di fatti (ammessi testualmente e oggettivamente anche dalla Corte dei Conti), non di parole che lasciano il tempo che trovano o di tifare per l'una o l'altra squadra come se si fosse allo stadio, riducendo la politica ad un banale argomento da bar sport, ma oserei dire da social.

Quindi la magistrata ha fatto benissimo a pronunciare tale affermazione, specie in un Paese dominato ormai da una sfrenata ignoranza e in cui risulta sorprendente riuscire a vedere che c'è ancora chi riesce ad essere competente nelle cose che fa e che dice.

Prof. Yvan Rettore



LE MANIFESTAZIONI DI QUESTI ULTIMI GIORNI NON SONO UN FENOMENO PASSEGGERO DI PROTESTA

Ridurre le proteste di questi ultimi giorni ad un fenomeno passeggero risulta un po' ingenuo. 

La verità è che il sistema capitalista sta volgendo al termine del suo ciclo espansivo (come previsto benissimo dalle analisi di Marx) e non riesce più ad operare quei trasformismi che in passato lo avevano sempre salvato e rigenerato. In parole povere gli stessi elementi che ne hanno consentito la diffusione a livello planetario ora ne stanno provocando il logoramento. 

Le manifestazioni di questi giorni in particolare in Europa (continente che più di tutti ha vissuto e sta vivendo un capitalismo avanzato quanto decadente) non possono essere riconducibili quindi soltanto a manovre di strumentalizzazione politica (del resto è lampante che le forze di opposizione non ne sono affatto la mente e hanno un peso secondario nelle proteste di questi giorni) ma l'inizio di una presa di coscienza che andrà ben oltre semplici espressioni di protesta e che rischia di sfociare in fenomeni ben più violenti ed imprevedibili. 

Il problema è che proprio la politica ma anche gran parte del mondo intellettuale non hanno colto la gravità di questo fenomeno e non riescono a porre le basi di un dialogo costruttivo teso a creare un progetto di società alternativo a quello asfittico attuale. 

E non c'è nulla di programmato in questo, perché nessuno può augurarsi una guerra civile dagli esiti tutt'altro che certi, soprattutto per i ceti più abbienti (se il sistema crollerà anche i miliardari si ritroveranno con tanto denaro che varrà soltanto carta straccia e tonnellate di mattone (immobili) e oggetti di lusso che non serviranno a nulla). 

La Storia dell'umanità è passata più volte in fasi simili e ha dimostrato che non c'è nulla di programmabile né di scontato in simili processi di decadimento.


Prof. Yvan Rettore





L'INSEGNANTE OGGI

Da docente professionista prossimo al ritiro, posso affermare che oggi l'insegnante è ridotto ad un semplice funzionario in un contesto in cui non conta più la diffusione del sapere e quindi la crescita della società civile. 

L'importante per lo Stato è che si affermi sempre di più una società dominata da somari per evitare che possa ricomporsi una generazione di contestatori in grado di minarne le fondamenta per creare le basi di un mondo migliore e più giusto. 

Il craxismo e il berlusconismo hanno lanciato le basi di questa involuzione culturale che oggi si può dire quasi del tutto compiuta.


Prof. Yvan Rettore

lunedì 12 ottobre 2026

LA NOSTRA ESISTENZA TRA UNA SCATOLA E L'ALTRA

L'uomo moderno trascorre la maggior parte della propria esistenza dentro delle scatole

UN PASSAGGIO QUOTIDIANO DA UNA SCATOLA ALL'ALTRA

In una giornata, dorme in media dalle 8 alle 10 ore in un appartamento o in una casa, lavora altre 8 o 10 ore in un ufficio, negozio o capannone, va a fare la spesa nei supermercati o centri commerciali e via discorrendo.

Pure i bambini non sfuggono a tale fenomeno, dato che passano parecchio del loro tempo all'interno di plessi scolastici.

Perfino quando si spostano, gli esseri umani lo fanno ricorrendo a "scatole": auto, treni, autobus, ecc...

UN RAPPORTO STRIMINZITO E SPORADICO CON LA NATURA

Alla fine della fiera, il nostro essere in natura (in mezzo agli alberi, nei prati, nei campi, nelle praterie...in tutto ciò che c'è di bello e meraviglioso che c'è su questo pianeta) si riduce a qualche sporadica scampagnata o giri in bicicletta.

Molto poco, probabilmente troppo poco per ricordarci che noi apparteniamo proprio a tutto quello che si colloca all'esterno delle nostre "scatole" quotidiane.

Se è vero che tali elementi consentono alle persone di godere di determinate comodità, di salvaguardarci dalle intemperie climatiche, dal freddo e dal caldo, è altresì palese che spersonalizza notevolmente l'essenza del nostro essere in natura.

LIBERARCI DALLE SCATOLE QUOTIDIANE

Le società nomadi o tribali e la civiltà contadina non presentano tali caratteristiche del "vivere in scatola" gran parte della giornata, perché la vita comunitaria trascende la necessità di ricorrere a simili estremi restrittivi nell'uso dello spazio circostante.

Benché, soprattutto in Occidente, non si possa minimamente immaginare di tornare a vivere in simili contesti sociali e culturali, sarebbe comunque utile quanto salutare cercare di costruire sempre più occasioni e momenti in cui uscire da simili "scatole".

Questo onde poter mantenere vivo un rapporto con l'insieme a cui apparteniamo e da cui proveniamo.


Prof. Ivan Rettore








mercoledì 30 settembre 2026

NON E' IL CASO DI RIABILITARE LA FIGURA DI BETTINO CRAXI

Riguardo a Bettino Craxi, la Storia ha definito da tempo le sue indiscutibili responsabilità penali e politiche sulle quali non c'è molto da aggiungere, senonché favorì a man bassa l'espansione della Fininvest, snaturò del tutto il Partito Socialista Italiano e preferì un esilio dorato ad una giusta detenzione per i reati commessi. 

L'affermazione successiva del Berlusconismo e l'esplosione conseguente del debito pubblico italiano con tanto di sperpero senza fine delle casse dello Stato traggono origine proprio dal suo governo e di quel patto denominato "CAF" (Craxi, Andreotti, Forlani) di cui fu un indiscusso protagonista.

Quindi sarebbe il caso di evitare di riabilitare una figura che alla fine della fiera è stata davvero dannosa per l'Italia e per la Sinistra italiana che contribuì largamente a fare a pezzi, tanto che oggi a livello istituzionale non esiste praticamente più.

E lo si nota ogni giorno! 


Prof. Yvan Rettore





martedì 29 settembre 2026

PERCHE' L'OCCIDENTE STA CROLLANDO

Vi sono tre elementi che possono spiegare almeno in parte il declino attuale dell'Occidente.

Il primo è quello che definirei col termine di "Occidentocentrismo", ovvero nel ritenere o pensare volontariamente o meno di essere al centro del mondo o meglio di credere sempre di essere un passo avanti agli altri, di rappresentare comunque un modello da seguire e di considerare i problemi dell'Occidente generalizzabili al resto del pianeta. 

La realtà risulta ovviamente molto più complessa e variegata (lo si vede già col mondo musulmano, ad esempio). 

Soprattutto i movimenti integralisti europei, ma spesso anche quelli che si richiamano ad un certo certo progressismo fanno davvero fatica a superare quest'attitudine di assurda quanto ingiustificata superiorità.

Il secondo elemento (legato comunque al primo) risiede nel fatto che in Occidente ogni organizzazione o quasi viene gestita in modo verticistico e non in modo orizzontale. 

Ciò favorisce non soltanto la mediocrità ed il conformismo sia in ambito culturale che sociale, ma alimenta anche spinte di stampo totalitario e dispotico in ambito economico e politico. 

Se da una parte si è assistito fin qui all'affermazione di una democrazia formale in tutto l'Occidente, dall'altra si constata che vi è un'assenza completa di una democrazia veramente compiuta sul piano materiale dall'altra. 

Gli esempi di alcune realtà di federazioni associative su quest'ultimo risulta piuttosto lampante, in quanto in questo genere di esperienze la democrazia partecipativa che si pretende praticare si fonda sull'oligarchia delle associazioni aderenti che sono tutte organizzate su base verticistica. 

Altro che democrazia! 

L'ultimo elemento ma non meno importante, risiede nella secolarizzazione dell'Occidente e quindi nella marginalizzazione evidente della spiritualità come motore essenziale nell'affermazione di una considerazione umana effettiva in ogni settore della società. 

Avendo rimosso l'essere umano dal centro della società sostituendolo con il consumismo ad oltranza e la distruzione del mondo del lavoro, la spiritualità che è la spinta maggiore e fondamentale dell'evoluzione di una società di fatto viene relegata ad elemento secondario nei rapporti umani.


Prof. Yvan Rettore