venerdì 7 agosto 2020

SI STANNO PER ACCENDERE I MOTORI DELLA PROSSIMA CAMPAGNA ELETTORALE

Mancano ormai pochi giorni al via della campagna elettorale per definire la prossima amministrazione del comune di Veglie.

Ovviamente non mancheranno le solite espressioni di protagonismo, le promesse da marinaio, toni accesi e chi più ne ha ne metta, perché tanto l'espressione di voto che saremo chiamati a pronunciare nell'urna sarà l'ennesima delega in bianco.

La democrazia se non è partecipativa e quindi non prevede un controllo e un potere sanzionatorio da parte dell'elettorato anche durante il mandato dell'eletto rimane incompiuta e confinata in una oligarchia di potere.

Sarebbe bello quindi che la prossima amministrazione introducesse fin da subito il bilancio partecipativo, ossia un mezzo attraverso il quale l'insieme della cittadinanza potesse essere coinvolta nelle scelte di investimenti utili per migliorare e rilanciare il comune.

Personalmente ci credo poco, ma come si suol dire la speranza è sempre l'ultima a morire.
In questi giorni ho voluto tastare il polso della gente comune, quelle persone normali di cui la politica si ricorda solo per ottenere un voto in più ma che non ascolta.

L'ho fatto per capire quale sarebbe la prima necessità a cui dare priorità in questo comune.

Non è stato affatto sorprendente notare che è il lavoro.

C'è fame di lavoro non soltanto perché vi è poca offerta ma anche perché spesso e volentieri viene mal pagato, risulta precario e/o svolto in condizioni di assenza di sicurezza.

Ora i prossimi candidati potranno anche prometterci la luna e sono certo che diversi lo faranno senza esitare, ma se non si torna a mettere il lavoro come centralità dell'azione politica, non si riuscirà ad invertire la decadenza apparentemente inarrestabile di Veglie.

Fermo restando che un ente pubblico non crea direttamente opportunità di lavoro, può però attivarsi non poco affinché queste abbiano la possibilità di sorgere partendo da un personale amministrativo in grado principalmente di:
  1. progettare, promuovere e assistere il ritorno e/o l'estensione di attività produttive in loco
  2. appoggiare l'avvio di startup di giovani o di donne avvalendosi di fondi regionali ed europei.

Se non vi sarà un incremento concreto di occasioni di lavoro a Veglie, è ovvio che proseguirà la diaspora verso il Nord e l'estero di giovani volonterosi, ovvero la parte migliore del paese.

E sarebbe il caso di evitare la generalizzazione di certi luoghi comuni del tipo "Non hanno voglia di lavorare", perché se è vero che vi sono persone che non hanno voglia di impegnarsi, ve ne sono parecchie che non vi riescono anche perché le prospettive di crescita risultano sempre meno.

Operare principalmente con interventi di carattere infrastrutturale non basterà sicuramente ad invertire la tendenza in atto che si traduce in un progressivo calo demografico accompagnato da un invecchiamento della popolazione residente e un abbandono di abitazioni e zone residenziali, fonti di sicuro quanto immancabile degrado.

Di cattedrali nel deserto ve ne sono a iosa in Italia e quindi sarebbe il caso di evitare di costruirne altre.

L'ultimo DPCM ha previsto 5,2 mia di Euro di fondi da destinare agli enti locali.

Mi auguro che la prossima amministrazione cominci ad usarli ponendo il lavoro come punto centrale degli investimenti che intende fare per il bene dell'insieme della collettività vegliese perché solo così il paese potrà essere effettivamente rilanciato e ricominciare ad evolvere.


Yvan Rettore

sabato 1 agosto 2020

PARCHEGGI SELVAGGI E VIABILITA' CRITICA A VEGLIE

Come cittadino italosvizzero residente a Veglie, mi auguro che la prossima amministrazione municipale che si insedierà a settembre metta ordine alla viabilità e ai parcheggi ormai succubi della più completa anarchia all'interno del territorio comunale.
Partirei dalla viabilità in cui vi sono vie (anche nel centro urbano) dove i veicoli (specie di notte) sfrecciano a velocità di formula uno e non mi riferisco soltanto a quelle di accesso.
Stendiamo un velo pietoso poi sugli incroci che sono lasciati a manovre alquanto azzardate di non pochi utenti della strada perché non c'è manco uno straccio di semaforo o rotonda a regolarli.
La segnaletica ormai è un lontano ricordo in numerosi punti della località e se sei pedone o ciclista devi sempre sperare di "esistere" quando ti appresti ad attraversare una strada.
Ma dove puoi assistere al peggio della viabilità è quando ti siedi in un un bar del centro storico e vedi incessantemente circolare veicoli (spesso a velocità sostenuta e di grande cilindrata).
Poi ovviamente ci sono i fenomeni dello spostamento in auto, ovvero coloro che tirano fuori la macchina anche solo per percorrere meno di 200 metri e che poi continuano a spostarsi da un esercizio all'altro in un raggio di meno di un chilometro.
Col risultato di intasare un traffico già fortemente congestionato.
E poi ci sono i parcheggi, una criticità che a Veglie presenta a volte anche aspetti al limite del grottesco.
Sorvoliamo pure sulla segnaletica che o è inesistente o incerta o ridotta a tracciamenti che risalgono probabilmente al secolo scorso.
Detto questo non mancano:
- le doppie (a volte perfino terze) file, i parcheggi laterali che diversi utenti della strada confondono con i parcheggi a lisca di pesce (ma secondo me diversi non sanno manco fare un parcheggio laterale degno di questo nome!)
- esercenti che stabilmente occupano durante tutto il giorno la carreggiata come se fosse un deposito esterno della loro attività (e/o la occupano con materiale inerente alla stessa) e che dopo avere occupato stabilmente diversi parcheggi si lamentano che non ve ne sono abbastanza per i loro clienti
- parcheggi per disabili che vengono tranquillamente occupati in modo del tutto abusivo
- marciapiedi di difficile accesso perché occupati da attività di esercenti o fatti a pezzi da soste continue di mezzi a volte anche pesanti
- residenti che a volte non riescono ad uscire di casa perché bloccati da soste di mezzi davanti all'uscio.
Questa situazione non è più accettabile in una località di medie dimensioni come è Veglie perché non è con una simile anarchia e una invasione incontrollata di mezzi all'interno della località che questa località potrà risorgere dal letargo in cui è ormai piombata da troppi anni.
Mi auguro quindi che la prossima amministrazione trovi le giuste soluzioni a riguardo, fermo restando che la certezza e il rispetto delle regole sono garanzia di progresso per tutti.


Yvan Rettore

mercoledì 29 luglio 2020

LETTERA APERTA A VITTORIO SGARBI

Egregio signor Sgarbi,
Sono un cittadino qualunque e mi permetto di contattarla in merito al convegno negazionista del Covid-19 svoltosi recentemente in Senato e da lei organizzato.
Ora nessuno intende impedirle di avere le proprie convinzioni a riguardo, com'è giusto che sia.
Siamo in democrazia e quindi le libertà di pensiero e di opinione devono essere garantite.
La questione in realtà è un'altra.
Ci sono stati i negazionisti della Shoah, quelli che credono che la Terra sia piatta, pullulano i complottisti e tanti altri fanatici su vari argomenti fino ad arrivare ai negazionisti del Covid-19.
Tutte queste correnti di pensiero presentano comportamenti analoghi fra i loro sostenitori, i quali;

  • diffondono posizioni proprie (quindi del tutto soggettive) spacciandole per verità assolute. Non accettano quindi confronti in grado di poter mettere in discussione le loro granitiche convinzioni
  • denigrano e giungono spesso ad offendere chi non la pensa come loro perché chi ha torto deve essere messo alla gogna di fronte all'opinione pubblica
  • le loro posizioni sono puramente emotive e tese spesso ad esprimere una visibilità basata più sulla provocazione che sui contenuti. Non vi è un fondamento scientifico a supporto delle loro opinioni e nei rari casi in cui vi siano luminari a sostenerli lo fanno a loro volta per acquisire una visibilità a buon mercato in quanto vengono forniti soltanto dati parziali e conclusioni personali e quindi soggettive.
Detto questo, signor Sgarbi la pregherei di evitare uscite come quella recente e di ricordarle che una società sana si deve fondare sul senso di comunità e la solidarietà fra gli esseri che la compongono e non sull'individualismo e qualunquismo esasperanti che rischiano di sfociare in derive autoritarie di cui l'umanità non ha proprio bisogno e che hanno lasciato strascichi negativi dovunque si sono imposte.
Quindi se lei non crede all'esistenza di questo virus, liberissimo di farlo, ma eviti di spacciarla e di volerla imporre come verità assoluta.
Ci sono troppi morti in Italia e nel mondo che non hanno ormai più voce per esprimere l'orrore vissuto ma la cui presenza è ancora viva nei cuori e ricordi di coloro che li hanno amati.
Ci sono tantissimi operatori sanitari e statali che ancora oggi stanno dedicando interamente le loro vite per salvarne altre.
Parecchi di loro si sono ammalati e sono morti a loro volta.
E questa tragedia continua.
Se lei non vuole vedere né sentire i protagonisti di questo orrore quotidiano, rimane ovviamente libero di farlo.
Ma abbia la decenza allora di rimanere in silenzio.
Non per fare un piacere a me.
Ma come segno di rispetto verso tutti coloro che hanno vissuto e vivono ancora sulla loro pelle la tragedia in corso e ancora di più verso coloro che non ci sono più.
Lei che gira tanto per l'Italia, quando avrà l'occasione di passare per città come Belluno o Nardò, si fermi un attimo a pensare se domani non ci fossero più.
I morti finora in Italia corrispondono al numero di abitanti di quelle località.
Un po' di rispetto quelle vittime non lo meritano?!
Sempre che si voglia essere umani e vivere in una società veramente civile.


Yvan Rettore


giovedì 23 luglio 2020

LA POLITICA NON PUO' ESSERE VUOTO ELETTORALISMO NE' STERILE PROVOCAZIONE

In questo periodo stanno tornando in auge due pratiche purtroppo oggi dominanti nel modo di fare politica in Italia: l'elettoralismo da una parte e la provocazione dall'altra. 
Cominciando dall'elettoralismo, c'è la percezione diffusa che la politica debba essere intesa unicamente in chiave elettorale.
Ovviamente niente di più sbagliato perché le elezioni, per un politico autentico e genuino, dovrebbero essere il punto di arrivo di un percorso di lotte ed azioni costanti profuso per anni sul territorio in difesa dei diritti civili, sociali e ambientali. In parole povere, dimostrando alla gente comune che ti sei impegnato in modo spassionato e disinteressato per difenderli dalle angherie ed ingiustizie di coloro che si ritengono più forti e fanno pesare questa loro prepotenza ogni giorno sull'insieme della collettività.
Invece ciò che accade in questi anni è radicalmente diverso.
Eccezion fatta per diverse coraggiose realtà associative e sindacali (e per fortuna che ce ne sono ancora moltissime) i partiti e la gente comune sono generalmente assenti dalle grandi battaglie politiche che si fanno o si cercano di fare quotidianamente a livello territoriale in Italia.
Questo perché anche fra i candidati più onesti si è fatta strada la percezione che la politica conta e si fa soltanto se si viene eletti.
Questo modo di pensare tende a svuotare progressivamente la politica dal suo significato originario e a ridurla ad una semplice attività di funzionario che si traduce in una attività in sede istituzionale limitata ad una sterile quanto inconcludente alzata di mano.
E' chiaro che considerando la politica soltanto in funzione elettorale, poi idee, ideali e principi vadano a farsi benedire e che al loro posto trovi sempre più spazio un mercimonio di voti che nulla ha a che fare con la democrazia e che apre la strada ad amministrazioni mediocri quanto impresentabili o peggio ancora alla penetrazione agevolata di entità illegali e criminali all'interno delle istituzioni.
La credibilità e l'autorevolezza di un candidato dovrebbero essere necessariamente dimostrate non soltanto attraverso la reputazione ottenuta grazie all'esercizio della propria professione ma anche mediante azioni ed impegni concreti dedicati al miglioramento della comunità a cui appartiene in tempi antecedenti alla campagna elettorale.
Se questa esigenza non può essere sempre essere generalizzata all'insieme dei candidati, converrebbe per la tenuta stessa della democrazia e di una amministrazione sana ed efficiente che diventasse la regola anziché l'eccezione.
Riguardo alla provocazione usata oggi a manetta specie attraverso i social ma anche ricorrendo ad azioni al limite del ridicolo e comunque effimere, questi mezzi vengono attuati quasi esclusivamente per ottenere una visibilità costante.
Questo modo di fare però comporta uno svuotamento dei contenuti, sostituiti da slogan e frasi ad effetto, riducendo la politica ad uno show da operetta al quale tutti possono accedere ma in cui nessuno dice nulla, perché non è quella l'intenzione di chi realizza simili iniziative.
La cosa positiva è che sembra che l'eccesso di provocazioni o comunque il loro uso anche saltuario cominci ad erodere progressivamente il consenso e l'autorevolezza di coloro che vi ricorrono.
L'aumento delle astensioni e lo sconforto crescente del corpo elettorale dimostrano che la gente comune di questo Paese è profondamente stanca di questi vuoti esibizionismi e che vorrebbe delle risposte concrete sia da parte delle istituzioni che dei politici (anche non eletti) ai suoi gravi problemi quotidiani.
L'elettoralismo da una parte e la provocazione dall'altra vanno esattamente nel senso opposto.


Yvan Rettore

martedì 21 luglio 2020

NON CONFONDIAMO IL PARLAMENTO CON SONDAGGILANDIA!


Vorrei ricordare che fino alle prossime elezioni legislative il primo partito italiano rimane il M5S, seguito dal PD e poi dalla Lega, da Forza Italia e Fratelli d'Italia.
Questi sono e saranno gli equilibri politici che conteranno fino ad allora.
Che poi la Lega sia considerato primo partito e Fratelli d'Italia terzo partito del Paese nelle opinioni di qualche migliaio di intervistati dai soliti sondaggisti non cambia nulla a questo stato di fatto e serve soltanto in chiave di gossip politico.
Quindi che i leader di questi due partiti continuino pure a fantasticare sui dati forniti da sondaggilandia perché per fortuna sono ancora i numeri in parlamento a determinare le scelte e decisioni politiche nazionali di questo Paese.


Yvan Rettore

QUANDO LA CULTURA VIENE SVENDUTA COME SE FOSSE UN QUALSIASI PRODOTTO DI CONSUMO

Visto il successo (effimero) della operazione (di marketing) "Ferragni" suggerirei al Signor Schmidt, direttore degli Uffizi, di rivolgersi a Fabio Corona o Belen per fare una ulteriore operazione analoga!
Forse invece del 24% di visitatori in più (ovviamente trattasi di un risultato momentaneo) riuscirà così ad arrivare ad oltre il 50% di aumento e potrà essere di esempio ad altri musei prestigiosi come il Louvre, il Metropolitan, il Prado e altri.
Un modo originale per ridurre la cultura al livello del cesso di casa e svenderla come un qualsiasi prodotto di consumo su cui lucrare, perché nella società odierna ciò che conta è il profitto ad oltranza e la decenza su come raggiungerlo è del tutto irrilevante!


Yvan Rettore

domenica 12 luglio 2020

UN APPELLO AI GIOVANI CHE ENTRANO IN POLITICA

La generazione a cui appartengo non è riuscita purtroppo a cambiare in meglio il mondo e questo anche se per certi versi alcune conquiste importanti sono state raggiunte.
Abbiamo subito tante sconfitte, l'Italia di oggi è ad anni luce rispetto a quella che sognavamo di realizzare e il bilancio del nostro attivismo politico e sociale è da considerarsi largamente negativo.
Ora la maggior parte di noi ha tanti impegni di lavoro e di famiglia, scarso tempo libero e in parecchi casi siamo stanchi, disillusi e demoralizzati nel consacrare ancora tempo ed energie alla politica attiva che ormai è malata di elettoralismo e non riesce più a dare risposte concrete ai cittadini circa la realizzazione di un presente e di un futuro con prospettive ben migliori rispetto allo schifo attuale.
Detto questo, ai giovani che si affacciano alla politica vorrei dire che è giusto che venga il loro momento di agire per cercare di cambiare le cose e rendere questa società più vivibile, civile, solidale e sostenibile, in una parola sola più umana.
Noi abbiamo fallito in questo, dobbiamo riconoscerlo.
Tuttavia nei limiti dei nostri tanti impegni e nonostante la nostra grande amarezza attuale, possiamo ancora sostenervi, consigliarvi e appoggiarvi nel percorso politico che sceglierete e sempre che questi sia compatibile con i nostri principi e valori.
In cambio cosa chiediamo?
Soltanto di essere rispettati come noi rispetteremo voi con le dovute differenze.
Perché se è vero che noi abbiamo fallito è altrettanto palese che abbiamo pagato il prezzo delle nostre sconfitte e ne abbiamo tratto lezioni e conclusioni per comunque andare avanti e aiutare coloro che intenderanno sostituirci progressivamente nel nostro attivismo politico.
Quindi noi eviteremo di giudicarvi ma allo stesso tempo vogliamo che vi esimiate dal farlo con noi perché il giudizio della Storia nei nostri confronti c'è già stato ed è stato piuttosto pesante.
Mettiamo in campo da ambo le parti la nostra umiltà al fine di fare delle nostre diversità un insieme di grandi risorse tale da riuscire davvero a superare questo modello di società inumano e comunque votato a morte sicura.
Ora tocca a voi agire e a noi di sostenervi in questo difficile ma entusiasmante cammino in cui nulla vi verrà mai regalato ma in cui ogni vittoria varrà più di cento sconfitte.


Yvan Rettore