La popolarità di questo ex militare per adesso si ferma a dei sondaggi, ovvero alle opinioni espresse da qualche migliaio di italiani e la cui attendibilità lascia quindi il tempo che trova.
PAROLE ROVENTI
Interventi su temi di attualità, politica, economia e società di Yvan Rettore, scrittore e saggista. http: profprom2009.wixsite.com/formazione
giovedì 18 giugno 2026
LA FANTOMATICA POPOLARITA' DI VANNACCI
giovedì 11 giugno 2026
AL VIA IL SALENTO BOOK FESTIVAL IN UNA REGIONE CHE RIMANE FRA LE ULTIME IN ITALIA COME NUMERO DI LETTORI
IERI È STATA PRESENTATA LA XVI EDIZIONE DEL “SALENTO BOOK
FESTIVAL”, UN FESTIVAL ITINERANTE CHE COINVOLGERÀ DURANTE TUTTA L’ESTATE
DIVERSI COMUNI DEL SALENTO ATTRAVERSO UN GRAN NUMERO DI INIZIATIVE
La Puglia si conferma come un
territorio ricco di manifestazioni di promozione letteraria e questo è
sicuramente un bene.
UN TERRITORIO IN CUI SI CONTINUA A LEGGERE POCO
Tuttavia, si riscontra che tale
regione rimane la sedicesima per numero di lettori, ovvero meno di 30% dei
residenti al di sopra di 6 anni, legge abitualmente un libro all’anno (dati ISTAT).
Le vendite di libri e la presenza
di case editrici risultano molto più basse rispetto alle regioni del Centro
Nord e il ricorso alla “rete” per scaricare e leggere e-book rimane molto
ridotto rispetto alle regioni “letteralmente” più virtuose.
La distribuzione delle
biblioteche sul territorio è sotto la media nazionale e vi si registrano generalmente
meno di 200 ingressi fisici all’anno (dati ISTAT).
UN PARAGONE IMPETUOSO
Se si paragonano ad esempio il
numero di librerie in provincia di Modena (circa 711.000 abitanti) con quello
di Lecce (circa 769.000 abitanti), se ne riscontrano 70 nella prima e 55 nella
seconda, il che significa 1 ogni 10.000 abitanti nel primo caso e 1 ogni 14.000
abitanti nel secondo caso.
PERCHÉ QUESTE DIFFERENZE?
Il reddito molto basso della
maggioranza della popolazione non consente in Puglia (ma più in generale nel
Mezzogiorno) di acquistare regolarmente un gran numero di libri.
Pubblicare con le case editrici
costa un botto di soldi e quindi tanti aspiranti scrittori non riescono a
pubblicare le loro opere, fenomeno ancora più lampante al Sud.
Sono pochi i presidi e i luoghi in
cui poter acquistare libri usati o comunque a basso costo.
L’INERZIA DELLE ISTITUZIONI LOCALI
Le istituzioni non si attivano
nel superare certi problemi e si limitano a promuovere grandi eventi con grandi
nomi, ma sostanzialmente poco efficaci nell’aumentare il numero di lettori in
questa regione.
Cav. Ivan Rettore
lunedì 8 giugno 2026
LETTERA APERTA A PAOLA CORTELLESI IN RELAZIONE AL SUO DISCORSO DEL 2 GIUGNO 2026
Ho letto il suo intervento pronunciato durante le festività della
Repubblica il 2 giugno scorso e devo dire che non l’ho affatto trovato all’altezza
di quell’evento.
Vorrei ricordarle che il 2 giugno non si commemora la prima
volta in cui le donne poterono finalmente e legittimamente recarsi alle urne,
ma l’esito di un voto che sancì la nascita della Repubblica in Italia, perno
del nostro sistema democratico.
Non si trattò nemmeno di scegliere tra un regime totalitario
e la democrazia, ma bensì tra due sistemi politici diversi, la Monarchia da una
parte e la Repubblica dall’altra, che prevedevano entrambi la presenza di organi
rappresentativi eletti dal popolo sovrano.
La differenza tra l’uno e l’altro sistema risiedeva soprattutto
in colui che sarebbe stato il capo di Stato e sulla forma parlamentare da
acquisire attraverso il superamento dell’ormai vetusto Statuto Albertino.
Lei non ha fatto nessuna menzione a questo aspetto
fondamentale e si è focalizzata unicamente sul fatto che le donne in quell’occasione
votarono per la prima volta (cosa non del tutto vera sul piano storico).
E questo aspetto, seppure fondamentale, rimane riduttivo
rispetto al significato autentico di quella data storica.
In quella giornata, la scelta maggioritaria della Repubblica
sancì ulteriormente la spaccatura mai sanata tra un Nord che votò in massa per
la Repubblica in contrapposizione ad un Sud che approvò in larga parte la Monarchia.
Sarebbe stato utile che questo elemento di non poco conto,
che ha da sempre contraddistinto non soltanto la Storia, ma più in generale lo
sviluppo a due velocità del nostro Paese (il quale sta ancora cercando
faticosamente di diventare un vero e proprio Stato unitario), fosse stato
menzionato e commentato nel suo intervento e invece niente.
Il 2 giugno 1946, gli italiani non scelsero soltanto la Repubblica,
ma anche i membri dell’Assemblea costituente che avrebbe elaborato da lì a poco
la Costituzione, pilastro della nostra democrazia.
Ebbene, al di là delle 21 donne membri di quell’organo, lei
non ha fatto alcun cenno a coloro che non soltanto fecero parte di quell’organismo,
ma che furono anche protagonisti indiscussi nel garantire la tenuta democratica
nel nostro Paese negli anni successivi ed in particolare nei terribili anni
della strategia della tensione e nei tentativi di colpo di Stato che furono
attuati tra gli anni ’60 e ‘70.
Come non ha manco ricordato i tanti martiri del
nazifascismo, uomini e donne, che grazie al loro sacrificio supremo,
consentirono a tutti gli italiani di giungere al 25 aprile 1945 prima e a quel
fatidico 2 giugno 1946 poi.
E poi vorrei concludere indicandole alcuni dati storici che
dimostrano che il voto espresso dalle donne il 2 giugno 1946 non fu affatto una
novità assoluta nel nostro Paese.
Infatti, con l’entrata in vigore della legge del 22 novembre
1925, fu sancito il diritto di voto delle donne alle elezioni amministrative.
Purtroppo, questo diritto non fu mai esercitato in quanto la
legge successiva del 4 febbraio 1926 n. 237, soppresse tutti le strutture
elettive dei comuni, rimpiazzandole con la figura del podestà attraverso decreto
reale.
Il 1926 viene infatti ricordato come l’anno in cui si
affermò definitivamente il regime totalitario di stampo fascista nel nostro
Paese.
Durante la Seconda Guerra Mondiale, nella Repubblica
partigiana della Carnia, fu riconosciuto il diritto di voto alle donne
capofamiglia alle elezioni comunali del 1944.
Infine, il diritto di voto alle donne fu sancito mediante
decreto legislativo firmato da Umberto di Savoia, che lo estese a tutte le
donne maggiorenni, le quali poterono così votare per la prima volta alle
elezioni amministrative che si svolsero nel marzo 1946.
Ritengo che questi aspetti storici elementari della Storia
del Diritto di voto alle donne, avrebbero dovuto trovare spazio nel suo intervento.
Detto questo, considero che il suo discorso sia stato
alquanto lacunoso sul piano storico, quanto limitato ad autorevoli e ammirevoli figure femminili, col
risultato di averlo trasformato in un intervento in gran parte sessista e comunque per nulla
unitario.
Sarebbe stato preferibile, specie in un periodo travagliato
come quello che stiamo attualmente vivendo, pronunciare delle parole che fossero state davvero in grado di far
apparire tale evento come una commemorazione che riguarda tutti gli italiani, senza
dover per forza rimanere in gran parte confinati ad una retorica sessista che ormai lascia il
tempo che trova sul piano strettamente politico e che dovrebbe trovare invece
spazio in modo efficace, diffuso e continuo negli ambienti sociali e culturali del nostro
Paese in cui è ancora largamente assente o comunque incompiuta.
Vorrei concludere affermando che i sacrifici immani di quella
generazione che votò nel 1946 non hanno comportato alcuna distinzione di genere e hanno
colpito tutti.
Uomini e donne!
Italiani e Italiane!
Di tutte le età e in tutta Italia e anche oltre!
Cav. Ivan Rettore
sabato 6 giugno 2026
QUEL VERTICISMO CHE STA UCCIDENDO L'OCCIDENTE
La società occidentale al contrario di diverse realtà del
Sud del mondo è sempre stata improntata a forme di governo e di gestione di
carattere verticistico, dominanti a livello politico, finanziario ed economico
ma anche saldamente diffuse nel mondo associativo, religioso, culturale e
sociale.
È ovvio che in contesti del genere la democrazia rimane
puramente formale e non sostanziale e la fortissima crisi di questo modello di
governo e di rappresentanza ormai ampiamente diffusa in tutto il mondo
occidentale è dettata in primis dalla carenza di strutture di partecipazione di
carattere orizzontale, garanzia fondamentale di qualsiasi democrazia compiuta.
In questi ultimi anni, il Socialismo andino di Morales, il
Confederalismo democratico di Ocalan, i Caracoles in Argentina, il Social
Business di Yunus, le comunità autogestite indiane e tante altre esperienze
presenti prevalentemente nel Sud del mondo hanno cercato di proporre
quest'ultimo tipo di percorso sotto varie forme ma tutte unite da un
denominatore comune, ossia la volontà di rendere protagoniste le persone comuni
alla vita e all'evoluzione positiva di una società che non può rimanere
fossilizzata sulle logiche suicidarie della ricerca del profitto ad oltranza e
sul culto della personalità del o dei leader di turno.
Modestamente il Centro Culturale Carmelo Bene di Veglie (interamente autogestito dai partecipanti) rientra in questo tipo di esperienze sul piano culturale, sociale e formativo, una vera e propria "anomalia innovativa" presente attualmente nel Salento e non solo.
Cav. Ivan Rettore
mercoledì 3 giugno 2026
INGLESE TAPPABUCHI IN GELATERIA IN SVIZZERA?!
sabato 23 maggio 2026
UNA RIBELLE DI NOME ANNA!
mercoledì 20 maggio 2026
A TUTTI I SOSTENITORI DELLA “REMIGRAZIONE”, VORREI DIRE…
QUANDO USI CERTI SERVIZI
Quando vai al ristorante,
ricordati che a lavare i piatti ci sono spesso dei filippini.
Quando vai in albergo, sono spesso
donne di colore che ti avranno preparato la stanza.
Quando usi il tuo smartphone o il
tuo pc per proferire i tuoi sentimenti razzisti e/o xenofobi, lo potrai fare
perché creature giovani e indifese dal Congo saranno andate sottoterra per estrarre
i materiali utili per realizzare quegli aggeggi tecnologici.
Quando mangi dei pomodori o altri
ortaggi gustosi, lo puoi fare perché migliaia di africani, spesso senza
contratto di lavoro, si spaccano la schiena ogni giorno nei campi nostrani per
una manciata di spiccioli a raccoglierli in uno stato pressoché di schiavitù.
QUANDO MANGI, GUIDI, GIOCHI E TI
VESTI
Quando guidi la tua macchina
composta di un sacco di componenti diverse, ricordati che sono il frutto di un
saccheggio costante di minerali nei paesi del Sud del mondo da parte di aziende
multinazionali occidentali (ma ora anche cinesi) prive scrupoli.
Quando regali delle rose a San Valentino,
pensa che quei fiori saranno stati raccolti da bambini innocenti sparsi in Ecuador,
Kenya e India.
Quando giochi a pallone con i
tuoi figli, quel pallone sarà stato prodotto da bambini pagati una miseria in
Pakistan o in India.
Quando indossi delle scarpe da
ginnastica o dei vestiti, anche di marca, questi saranno stati prodotti spesso
da bambini in laboratori del Sudest asiatico, in Turchia e nel peggiore dei
casi nei Laogai cinesi, famigerati penitenziari in cui la manodopera non viene
manco pagata.
QUANDO LE ARMI UCCIDONO
Quando intere famiglie, vecchi,
donne e bambini vengono quotidianamente trucidati in ogni parte del mondo, le
armi per perpetrare simili massacri sono in gran parte di produzione
occidentale.
QUANDO RICORRI ALL’ENERGIA
Quando accendi il motore della
tua auto, ti riscaldi o usi l’interruttore della luce, pensa che lo puoi fare
perché il petrolio, il gas e perfino l’uranio (per paesi come la Francia
dipendenti in toto o quasi dall’energia nucleare) saranno stati prelevati da
multinazionali senza scrupoli o da società che fanno riferimento a regimi totalitari
in paesi, i cui proventi di simili saccheggi non arrivano mai alle popolazioni
locali, costrette spesso a vivere in stati di indigenza di cui non abbiamo
manco idea di cosa sia qui in Occidente.
L’AFRICA COME DISCARICA DEL
MONDO
E penso che tu manco sappia che l’Africa è diventata la più grande discarica del mondo, che le macchine inquinanti che non sono più ammesse in Occidente, trovano nuovi mercati in quel continente (fatti un giro a Lomè per vedere quante migliaia di auto usate europee vi approdano ogni giorno) e che oggi in gran parte di quell’immenso territorio spesso sei fortunato se riesci a rientrare sano e salvo a casa ogni giorno, tanta è la violenza a dominarvi quotidianamente sotto varie forme.
CHI ALIMENTA LA CRIMINALITÀ IMMIGRATA?
E quando punti il dito sugli
spacciatori e gang di immigrati presenti soprattutto nelle grandi città
nostrane, pensa che ad alimentare quelle attività criminali sono organizzazioni
nostrane (spesso in accordo anche con altre provenienti dall’estero) che non
soltanto ci ricavano fiumi di denaro in modo illegale, ma addirittura ottengono
ulteriori profitti mettendo la mano sugli immobili svalutati dei quartieri in
cui spadroneggiano.
LA CIVILTÀ OCCIDENTALE NON È
SUPERIORE AD ALTRE
Sono talmente cattivi tutti
questi immigrati, tanto che i media sono riusciti a farti credere che c’è un’invasione
(in realtà del tutto inesistente sulla base di dati oggettivi e non di fantasie
un tanto al chilo) dell’Islam (come se fosse in assoluto una religione da
condannare a priori, perché molti cristiani ritengono comunque di essere
migliori dei musulmani a prescindere) e che i maschi italiani sono comunque
sempre gentili con le donne quando invece i femminicidi sono quasi esclusivamente
commessi da cittadini nostrani (sempre secondo dati oggettivi e non fantasie
sparse un tanto al chilo).
PRENDITELA CON I VERI
RESPONSABILI DEL DEGRADO
In parole povere e concludo, prenditela
con coloro che hanno voluto che tutto questo schifo accadesse, dalle multinazionali
alle grandi organizzazioni criminali, dalla finanza senza scrupoli a buona
parte della classe politica che ormai è al loro servizio o fa comunque finta di
niente.
Ti dico questo in quanto l’odio, il
disprezzo e la generalizzazione sono esattamente atteggiamenti che tali entità
vogliono, perché finché ci sarà una guerra tra poveri, loro potranno
tranquillamente sguazzare in questo pattume e continuare a ricavarne profitti
colossali.
Non è difficile da capire o
sbaglio?
Cav. Ivan Rettore, professore
esperto di lingua francese c/o LUISS Guido Carli







