lunedì 8 giugno 2026

LETTERA APERTA A PAOLA CORTELLESI IN RELAZIONE AL SUO DISCORSO DEL 2 GIUGNO 2026

 

Ho letto il suo intervento pronunciato durante le festività della Repubblica il 2 giugno scorso e devo dire che non l’ho affatto trovato all’altezza di quell’evento.

Vorrei ricordarle che il 2 giugno non si commemora la prima volta in cui le donne poterono finalmente e legittimamente recarsi alle urne, ma l’esito di un voto che sancì la nascita della Repubblica in Italia, perno del nostro sistema democratico.

Non si trattò nemmeno di scegliere tra un regime totalitario e la democrazia, ma bensì tra due sistemi politici diversi, la Monarchia da una parte e la Repubblica dall’altra, che prevedevano entrambi la presenza di organi rappresentativi eletti dal popolo sovrano.

La differenza tra l’uno e l’altro sistema risiedeva soprattutto in colui che sarebbe stato il capo di Stato e sulla forma parlamentare da acquisire attraverso il superamento dell’ormai vetusto Statuto Albertino.

Lei non ha fatto nessuna menzione a questo aspetto fondamentale e si è focalizzata unicamente sul fatto che le donne in quell’occasione votarono per la prima volta (cosa non del tutto vera sul piano storico).

E questo aspetto, seppure fondamentale, rimane riduttivo rispetto al significato autentico di quella data storica.

In quella giornata, la scelta maggioritaria della Repubblica sancì ulteriormente la spaccatura mai sanata tra un Nord che votò in massa per la Repubblica in contrapposizione ad un Sud che approvò in larga parte la Monarchia.

Sarebbe stato utile che questo elemento di non poco conto, che ha da sempre contraddistinto non soltanto la Storia, ma più in generale lo sviluppo a due velocità del nostro Paese (il quale sta ancora cercando faticosamente di diventare un vero e proprio Stato unitario), fosse stato menzionato e commentato nel suo intervento e invece niente.

Il 2 giugno 1946, gli italiani non scelsero soltanto la Repubblica, ma anche i membri dell’Assemblea costituente che avrebbe elaborato da lì a poco la Costituzione, pilastro della nostra democrazia.

Ebbene, al di là delle 21 donne membri di quell’organo, lei non ha fatto alcun cenno a coloro che non soltanto fecero parte di quell’organismo, ma che furono anche protagonisti indiscussi nel garantire la tenuta democratica nel nostro Paese negli anni successivi ed in particolare nei terribili anni della strategia della tensione e nei tentativi di colpo di Stato che furono attuati tra gli anni ’60 e ‘70.

Come non ha manco ricordato i tanti martiri del nazifascismo, uomini e donne, che grazie al loro sacrificio supremo, consentirono a tutti gli italiani di giungere al 25 aprile 1945 prima e a quel fatidico 2 giugno 1946 poi.

E poi vorrei concludere indicandole alcuni dati storici che dimostrano che il voto espresso dalle donne il 2 giugno 1946 non fu affatto una novità assoluta nel nostro Paese.

Infatti, con l’entrata in vigore della legge del 22 novembre 1925, fu sancito il diritto di voto delle donne alle elezioni amministrative.

Purtroppo, questo diritto non fu mai esercitato in quanto la legge successiva del 4 febbraio 1926 n. 237, soppresse tutti le strutture elettive dei comuni, rimpiazzandole con la figura del podestà attraverso decreto reale.

Il 1926 viene infatti ricordato come l’anno in cui si affermò definitivamente il regime totalitario di stampo fascista nel nostro Paese.

Durante la Seconda Guerra Mondiale, nella Repubblica partigiana della Carnia, fu riconosciuto il diritto di voto alle donne capofamiglia alle elezioni comunali del 1944.

Infine, il diritto di voto alle donne fu sancito mediante decreto legislativo firmato da Umberto di Savoia, che lo estese a tutte le donne maggiorenni, le quali poterono così votare per la prima volta alle elezioni amministrative che si svolsero nel marzo 1946.

Ritengo che questi aspetti storici elementari della Storia del Diritto di voto alle donne, avrebbero dovuto trovare spazio nel suo intervento.

Detto questo, considero che il suo discorso sia stato alquanto lacunoso sul piano storico, quanto limitato ad autorevoli e ammirevoli figure femminili, col risultato di averlo trasformato in un intervento in gran parte sessista e comunque per nulla unitario.

Sarebbe stato preferibile, specie in un periodo travagliato come quello che stiamo attualmente vivendo, pronunciare delle parole  che fossero state davvero in grado di far apparire tale evento come una commemorazione che riguarda tutti gli italiani, senza dover per forza rimanere in gran parte confinati ad una retorica sessista che ormai lascia il tempo che trova sul piano strettamente politico e che dovrebbe trovare invece spazio in modo efficace, diffuso e continuo negli ambienti sociali e culturali del nostro Paese in cui è ancora largamente assente o comunque incompiuta.

Vorrei concludere affermando che i sacrifici immani di quella generazione che votò nel 1946 non hanno comportato alcuna distinzione di genere e hanno colpito tutti.

Uomini e donne!

Italiani e Italiane!

Di tutte le età e in tutta Italia e anche oltre!

 

Cav. Ivan Rettore




sabato 6 giugno 2026

QUEL VERTICISMO CHE STA UCCIDENDO L'OCCIDENTE

La società occidentale al contrario di diverse realtà del Sud del mondo è sempre stata improntata a forme di governo e di gestione di carattere verticistico, dominanti a livello politico, finanziario ed economico ma anche saldamente diffuse nel mondo associativo, religioso, culturale e sociale.

È ovvio che in contesti del genere la democrazia rimane puramente formale e non sostanziale e la fortissima crisi di questo modello di governo e di rappresentanza ormai ampiamente diffusa in tutto il mondo occidentale è dettata in primis dalla carenza di strutture di partecipazione di carattere orizzontale, garanzia fondamentale di qualsiasi democrazia compiuta.

In questi ultimi anni, il Socialismo andino di Morales, il Confederalismo democratico di Ocalan, i Caracoles in Argentina, il Social Business di Yunus, le comunità autogestite indiane e tante altre esperienze presenti prevalentemente nel Sud del mondo hanno cercato di proporre quest'ultimo tipo di percorso sotto varie forme ma tutte unite da un denominatore comune, ossia la volontà di rendere protagoniste le persone comuni alla vita e all'evoluzione positiva di una società che non può rimanere fossilizzata sulle logiche suicidarie della ricerca del profitto ad oltranza e sul culto della personalità del o dei leader di turno.

Modestamente il Centro Culturale Carmelo Bene di Veglie (interamente autogestito dai partecipanti) rientra in questo tipo di esperienze sul piano culturale, sociale e formativo, una vera e propria "anomalia innovativa" presente attualmente nel Salento e non solo. 

Cav. Ivan Rettore







mercoledì 3 giugno 2026

INGLESE TAPPABUCHI IN GELATERIA IN SVIZZERA?!


La settimana scorsa, mentre tornavo dall'Abruzzo, ero sintonizzato su una trasmissione di Radio Capital, in cui la conduttrice rivelava che nel periodo estivo c'erano diverse opportunità professionali da prendere al volo in Svizzera.
Si trattava di operare come addetto/a al pubblico in gelaterie, con una paga mensile di 2500 Euro (una vera miseria se si dovesse permanere in Svizzera), vitto e alloggio compresi.
La conduttrice poi diceva che bastava sapere un po' di Inglese e che non c'era quindi nessun problema per essere assunti.
Detto questo, sono svizzero e ho vissuto buona parte della mia vita oltralpe, ho ancora diverse conoscenze nel Canton Friburgo e non mi risulta affatto (al di fuori di alcuni turisti stranieri) che i cittadini elvetici quando si recano in una gelateria interloquiscano in Inglese.
Semmai, a seconda dei cantoni, lo si fa solitamente in Tedesco, Francese o Italiano, perché le lingue nazionali della Svizzera sono quelle a cui si dovrebbe aggiungere anche il retoromancio (lingua cugina del ladino, comunità linguistica a cui appartengo da parte materna) se ci si trova nei Grigioni.
Oppure bisogna credere che ormai pure in Italia quando si va in gelateria, gli autoctoni passino l'ordinazione in Inglese?!
Cav Ivan Rettore



sabato 23 maggio 2026

UNA RIBELLE DI NOME ANNA!

 

Ci sono persone che di fronte ad un'ingiustizia tirano dritto.
Altre invece reagiscono.
Anna, la mia compagna, è fra queste ultime.
E poco importa come si chiama o la carica che ha l'autore dell'ingiustizia.
Anna non riesce a stare zitta.
E così è stato anche di recente quando nel corso di una visita a Lecce, ha visto il vescovo scendere dalla macchina nella piazza del Duomo e non ha saputo resistere alla sua indole ribelle.
Si è avvicinata con passo sostenuto e senza mezzi termini, ma sempre col dovuto rispetto, lo ha affrontato dicendogli che è uno scandalo far pagare l'accesso in ben quattro chiese del capoluogo salentino.
Il vescovo ovviamente ha cercato di giustificarsi, ma di fronte al piglio deciso della mia compagna, alla fine ha dovuto riconoscere che si potrebbero intraprendere altre vie per riuscire a reperire i fondi necessari per la manutenzione periodica degli edifici di culto.
Perché Anna è fatta così: non soltanto reagisce, ma non demorde finché non ottiene una risposta.
E in un mondo fatto di tanto conformismo inconcludente quanto ipocrita, lei è davvero una luce bellissima di sana ribellione.
Ed è grazie a persone come lei che il mondo può davvero cambiare.
E questo anche se a volte può sembrare antipatica o scontrosa.
Perché l'importante è fare.
Peccato che troppo pochi lo facciano davvero!

Cav. Ivan Rettore



mercoledì 20 maggio 2026

A TUTTI I SOSTENITORI DELLA “REMIGRAZIONE”, VORREI DIRE…

 

QUANDO USI CERTI SERVIZI

Quando vai al ristorante, ricordati che a lavare i piatti ci sono spesso dei filippini.

Quando vai in albergo, sono spesso donne di colore che ti avranno preparato la stanza.

Quando usi il tuo smartphone o il tuo pc per proferire i tuoi sentimenti razzisti e/o xenofobi, lo potrai fare perché creature giovani e indifese dal Congo saranno andate sottoterra per estrarre i materiali utili per realizzare quegli aggeggi tecnologici.

Quando mangi dei pomodori o altri ortaggi gustosi, lo puoi fare perché migliaia di africani, spesso senza contratto di lavoro, si spaccano la schiena ogni giorno nei campi nostrani per una manciata di spiccioli a raccoglierli in uno stato pressoché di schiavitù.

QUANDO MANGI, GUIDI, GIOCHI E TI VESTI

Quando guidi la tua macchina composta di un sacco di componenti diverse, ricordati che sono il frutto di un saccheggio costante di minerali nei paesi del Sud del mondo da parte di aziende multinazionali occidentali (ma ora anche cinesi) prive scrupoli.

Quando regali delle rose a San Valentino, pensa che quei fiori saranno stati raccolti da bambini innocenti sparsi in Ecuador, Kenya e India.

Quando giochi a pallone con i tuoi figli, quel pallone sarà stato prodotto da bambini pagati una miseria in Pakistan o in India.

Quando indossi delle scarpe da ginnastica o dei vestiti, anche di marca, questi saranno stati prodotti spesso da bambini in laboratori del Sudest asiatico, in Turchia e nel peggiore dei casi nei Laogai cinesi, famigerati penitenziari in cui la manodopera non viene manco pagata.

QUANDO LE ARMI UCCIDONO

Quando intere famiglie, vecchi, donne e bambini vengono quotidianamente trucidati in ogni parte del mondo, le armi per perpetrare simili massacri sono in gran parte di produzione occidentale.

QUANDO RICORRI ALL’ENERGIA

Quando accendi il motore della tua auto, ti riscaldi o usi l’interruttore della luce, pensa che lo puoi fare perché il petrolio, il gas e perfino l’uranio (per paesi come la Francia dipendenti in toto o quasi dall’energia nucleare) saranno stati prelevati da multinazionali senza scrupoli o da società che fanno riferimento a regimi totalitari in paesi, i cui proventi di simili saccheggi non arrivano mai alle popolazioni locali, costrette spesso a vivere in stati di indigenza di cui non abbiamo manco idea di cosa sia qui in Occidente.

L’AFRICA COME DISCARICA DEL MONDO

E penso che tu manco sappia che l’Africa è diventata la più grande discarica del mondo, che le macchine inquinanti che non sono più ammesse in Occidente, trovano nuovi mercati in quel continente (fatti un giro a Lomè per vedere quante migliaia di auto usate europee vi approdano ogni giorno) e che oggi in gran parte di quell’immenso territorio spesso sei fortunato se riesci a rientrare sano e salvo a casa ogni giorno, tanta è la violenza a dominarvi quotidianamente sotto varie forme.

CHI ALIMENTA LA CRIMINALITÀ IMMIGRATA?

E quando punti il dito sugli spacciatori e gang di immigrati presenti soprattutto nelle grandi città nostrane, pensa che ad alimentare quelle attività criminali sono organizzazioni nostrane (spesso in accordo anche con altre provenienti dall’estero) che non soltanto ci ricavano fiumi di denaro in modo illegale, ma addirittura ottengono ulteriori profitti mettendo la mano sugli immobili svalutati dei quartieri in cui spadroneggiano.

LA CIVILTÀ OCCIDENTALE NON È SUPERIORE AD ALTRE

Sono talmente cattivi tutti questi immigrati, tanto che i media sono riusciti a farti credere che c’è un’invasione (in realtà del tutto inesistente sulla base di dati oggettivi e non di fantasie un tanto al chilo) dell’Islam (come se fosse in assoluto una religione da condannare a priori, perché molti cristiani ritengono comunque di essere migliori dei musulmani a prescindere) e che i maschi italiani sono comunque sempre gentili con le donne quando invece i femminicidi sono quasi esclusivamente commessi da cittadini nostrani (sempre secondo dati oggettivi e non fantasie sparse un tanto al chilo).

PRENDITELA CON I VERI RESPONSABILI DEL DEGRADO

In parole povere e concludo, prenditela con coloro che hanno voluto che tutto questo schifo accadesse, dalle multinazionali alle grandi organizzazioni criminali, dalla finanza senza scrupoli a buona parte della classe politica che ormai è al loro servizio o fa comunque finta di niente.

Ti dico questo in quanto l’odio, il disprezzo e la generalizzazione sono esattamente atteggiamenti che tali entità vogliono, perché finché ci sarà una guerra tra poveri, loro potranno tranquillamente sguazzare in questo pattume e continuare a ricavarne profitti colossali.

Non è difficile da capire o sbaglio?

 

Cav. Ivan Rettore, professore esperto di lingua francese c/o LUISS Guido Carli








martedì 19 maggio 2026

STRAGE A MODENA: ADDOSSO A CHI NON HA ORIGINI ITALIANE



Se a commettere la strage a Modena fosse stato uno psicopatico italiano di origini italiane, nessuno avrebbe avuto nulla da ridire.

Ma siccome aveva origini maghrebine, benché fosse nato e cresciuto in Italia, quasi tutti a puntare il dito contro il cattivo straniero e a sputare sentenze a vanvera.
Se di fallimento si può parlare, questi può essere imputato soltanto all'incapacità dello Stato che ha tagliato diversi fondi per mantenere ed incrementare tutti quei servizi che si rivelano fondamentali non soltanto per il tentativo di recupero di certi soggetti, ma che servono anche per prevenire la commistione di azioni criminali vere e proprie come appunto quella che è avvenuta nella città emiliana.
Ovviamente i fenomeni della Destra nostrana, Vannacci e Salvini, col sostegno di giornalisti come Giordano e altri, non hanno mancato al consueto appuntamento di strumentalizzare la strage per fini politici senza manco cercare di capire come stanno davvero le cose.
Ma ai sostenitori incondizionati (e aggiungerei non pensanti) di certi estremismi è impossibile chiedere un simile sforzo, talmente sono recintati nella loro concezione appiattita della realtà.
"O è tutto bianco o è tutto nero", così si potrebbe racchiudere il loro pensiero.
La zona grigia, le sfumature, i dettagli e altre componenti fondamentali che contraddistinguono il percorso di vita di ogni essere umano sono elementi a loro estranei perché tutta la loro esistenza è comunque sempre stata segnata da fomentare paure infondate ed esclusioni conseguenti di chi è diverso dal prototipo ideale di cittadino degno (secondo loro) di vivere nella società occidentale.
E pensare che l'Italia storicamente e culturalmente ha avuto un passato glorioso di accoglienza e capacità di inserimento sociale di etnie diverse.
Poi è arrivato il 28 ottobre 1922 e da allora quella gramigna della Storia, chiamata fascismo, ha mandato in soffitta quella consuetudine tipica delle nostre genti, diffondendosi come un bubbone in tutto il mondo.
E allora vai col "Mostro immigrato" in prima pagina, tanto anche i morti di Modena, in uno show mediatico del genere passano in secondo piano, con tutto il carico di dolore lasciato esclusivamente alle loro famiglie e amici.
Quando impareremo a crescere come società civile e a tornare autenticamente cristiani, ma soprattutto umani in questa società?!
Oppure basta andare a confessarsi di tanto in tanto per farlo?!


Yvan Rettore



lunedì 11 maggio 2026

MEDITERRANEO, UN ORRORE SENZA FINE PER MIGLIAIA DI ESSERI UMANI

 

I diritti umani nell’area del Mediterraneo sono sempre più segnati da un’emergenza umanitaria costante quanto crescente, tanto è vero che rappresenta ormai uno degli itinerari migratori maggiormente insicuri a livello internazionale.

Non si contano più i naufragi, il moltiplicarsi di azioni violente indicibili nei confronti di esseri umani, in particolare in Libia, ove le misure di respingimento fomentate dagli Stati europei imperano da anni.

Secondo dati diffusi dall’ONU, circa il 90% delle donne migranti che tentano di attraversare il Mediterraneo sono solite finire vittime di stupri da parte di scafisti e membri di organizzazioni criminali.

Ogni anno, diverse migliaia di individui cercano di fuggire zone di guerra e povertà estrema, principalmente dall’Africa subsahariana e dal Medio Oriente, mediante traversate del mare su imbarcazioni di fortuna.

La “Fortezza Europa” reagisce applicando politiche illegali di respingimento che si traducono nel costringere tali imbarcazioni a non superare le acque territoriali, specie nel Mar Egeo.

Il diritto internazionale che prevede il soccorso in mare viene del tutto ignorato da guardacoste (soprattutto libici) privi di scrupoli, i quali bloccano le imbarcazioni e rispediscono i migranti nei Centri di detenzione, ove sono costretti a subire quotidianamente torture e sevizie.

Le ONG cercano invece di applicare tale diritto ma vengono spesso ostacolate in vari modi nei loro interventi.

In conclusione, il Mediterraneo in cui si trovano in contrasto con lo pseudo allarme sicurezza di un Mondo occidentale reazionario e conservativo in pieno declino sociale, politico, economico e culturale da una parte con le necessità di difesa ad oltranza dei diritti umani e di stabilità politica del Sud del mondo ed in particolare di quello subsahariano dall’altra.


Prof. Yvan Rettore, esperto di lingua francese c/o LUISS Guido Carli e portavoce del Centro Culturale Carmelo Bene di Veglie