lunedì 11 maggio 2026

MEDITERRANEO, UN ORRORE SENZA FINE PER MIGLIAIA DI ESSERI UMANI

 

I diritti umani nell’area del Mediterraneo sono sempre più segnati da un’emergenza umanitaria costante quanto crescente, tanto è vero che rappresenta ormai uno degli itinerari migratori maggiormente insicuri a livello internazionale.

Non si contano più i naufragi, il moltiplicarsi di azioni violente indicibili nei confronti di esseri umani, in particolare in Libia, ove le misure di respingimento fomentate dagli Stati europei imperano da anni.

Secondo dati diffusi dall’ONU, circa il 90% delle donne migranti che tentano di attraversare il Mediterraneo sono solite finire vittime di stupri da parte di scafisti e membri di organizzazioni criminali.

Ogni anno, diverse migliaia di individui cercano di fuggire zone di guerra e povertà estrema, principalmente dall’Africa subsahariana e dal Medio Oriente, mediante traversate del mare su imbarcazioni di fortuna.

La “Fortezza Europa” reagisce applicando politiche illegali di respingimento che si traducono nel costringere tali imbarcazioni a non superare le acque territoriali, specie nel Mar Egeo.

Il diritto internazionale che prevede il soccorso in mare viene del tutto ignorato da guardacoste (soprattutto libici) privi di scrupoli, i quali bloccano le imbarcazioni e rispediscono i migranti nei Centri di detenzione, ove sono costretti a subire quotidianamente torture e sevizie.

Le ONG cercano invece di applicare tale diritto ma vengono spesso ostacolate in vari modi nei loro interventi.

In conclusione, il Mediterraneo in cui si trovano in contrasto con lo pseudo allarme sicurezza di un Mondo occidentale reazionario e conservativo in pieno declino sociale, politico, economico e culturale da una parte con le necessità di difesa ad oltranza dei diritti umani e di stabilità politica del Sud del mondo ed in particolare di quello subsahariano dall’altra.


Prof. Yvan Rettore, esperto di lingua francese c/o LUISS Guido Carli e portavoce del Centro Culturale Carmelo Bene di Veglie









IL CENTRO CULTURALE CARMELO BENE DI VEGLIE, UN'ANOMALIA INNOVATIVA

 

In una società dominata dal mercimonio di qualsiasi attività, il Centro Culturale Carmelo Bene di Veglie, in provincia di Lecce, costituisce senz'altro un unicum in controtendenza.
In primis, perché trattasi di una realtà interamente autogestita da tutti coloro che vi partecipano e quindi senza alcuna connotazione associativa che prevede tesseramenti e organi di carattere verticistico.
In secondo luogo, perché qualsiasi iniziativa proposta dal Centro, siano eventi o corsi, viene offerta in modo del tutto gratuito e mai vincolante in quanto i fondatori e promotori di questa realtà hanno sempre sostenuto che la cultura, l'arte e la formazione devono essere accessibili a tutti e non essere mai oggetto di lucro, al fine di dare la possibilità a qualsiasi individuo di poter evolvere sul piano culturale e sociale.
Ben 72 eventi di grande spessore con artisti, scrittori, saggisti, personalità del mondo medico e formativo, oltre che corsi di lingue, di pittura, di musica sono a testimoniare un percorso importante quanto fondamentale per la crescita positiva non soltanto della comunità vegliese, in quanto l'operatività del Centro è sempre andata oltre i confini del comune di Veglie.
Infine, il Centro si chiama "Carmelo Bene" sia per onorare quella che è forse stata la figura culturale più significativa del Salento, sia perché come lui, coloro che vi operano si oppongono al conformismo dilagante e rimangono ribelli nell'animo, attitudini indispensabili per far evolvere qualsiasi società umana.

Prof. Yvan Rettore, esperto di lingua francese c/o LUISS Guido Carli e portavoce del Centro Culturale Carmelo Bene di Veglie



giovedì 7 maggio 2026

QUELLO SPAZIO MEDIATICO ESAGERATO E INGIUSTIFICATO CHE VIENE DATO A VANNACCI

Ma perché il Mainstream nostrano si accanisce nel dare così tanto spazio a Vannacci che allo stato attuale è soltanto un parlamentare europeo, a capo di un partito che non ha conseguito ancora nessun riscontro elettorale?!

Penso che la risposta risieda nel fatto che le entità che lo sostengono (e che lo hanno volutamente costruito come personaggio politico) stiano investendo una marea di denaro a livello mediatico per consentirgli di avere una diffusione costante tale da far credere agli italiani che possa godere di una popolarità in crescita e di essere un'alternativa alla Destra attuale.

Tutti elementi ovviamente gonfiati ad arte (a partire da sondaggi farlocchi e per nulla attendibili, salvo per il gossip politico) ma senza nessun riscontro oggettivamente dimostrabile in dimensioni più concrete e significative.

Perché l'importante è che di Vannacci si parli il più possibile, poco importa se nel bene o nel male.

Come poco importano i suoi interventi marcati da opinioni qualunquiste, posizioni settarie e da riferimenti storici che rimangono confinati nella sua fantasia e non trovano riscontri nei fatti.

In parole povere, il nulla cosmico e/o poco altro.

La cosa che conta davvero nella società dell'immagine è che la sua figura circoli il più possibile nell'etere perché è ormai lampante da tempo che gli elettori italiani (nella loro stragrande maggioranza) sono soliti votare soltanto in funzione di essa e di elementi intrisi di populismo piuttosto che basarsi su contenuti e fatti concreti che si possono conoscere soltanto facendo uno sforzo per informarsi su chi sia davvero e sui propositi reali di un qualsiasi politico urlatore ed (apparentemente) alternativo di turno.

Quindi, quella minoranza di persone che ancora lo compiono si aspettino di essere presi per i fondelli per l'ennesima volta a causa delle scelte sciagurate di elettori abituati a ragionare con la pancia anziché con la testa.

Le lezioni relative alle esperienze di Renzi e Meloni non sono servite a nulla.

Yvan Rettore



LA TENDENZA DELLA RAI AD INTERVISTARE CRIMINALI INCALLITI

Sta imperversando sempre più sui canali RAI una tendenza giornalistica morbosa che si traduce nell'intervistare assassini conclamati come se ci fosse qualcosa da imparare dalle loro parole e come se fosse una prassi da ritenersi del tutto normale a livello mediatico.

Vespa con la sua trasmissione "Porta a Porta" ne è stato protagonista e più recentemente anche la trasmissione "Belve" condotta da Francesca Fagnani si è unita a questa involuzione del giornalismo nostrano.

Tale tendenza dimostra quanto ormai i dati di ascolto contino molto di più rispetto ai contenuti, tanto è vero che la questione morale anche all'interno del mondo mediatico non viene manco più affrontata né considerata.

Invece di limitarsi ad integrare testimonianze rilevanti appartenenti all'ambiente criminale all'interno di un documentario o programma di approfondimento su quel tema (che potrebbe essere molto utile per diffondere certe verità scomode o fornire una delucidazione su casi di cronaca giudiziaria ancora irrisolti), si preferisce orientarsi su queste patetiche interviste tese a dare voce a questi mostri anziché relegarle per sempre nell'isolamento sociale e mediatico che meritano senza se e senza ma. 

Fornendo loro questo spazio, questo genere di trasmissioni non fa altro che consentire una legittimazione sotto il profilo umano a questi assassini prezzolati, i quali sono ben contenti di poter cogliere come una palla al balzo una simile occasione per tentare di rifarsi una faccia di rispettabilità di fronte alla società. 

E purtroppo c'è chi ci casca, credendo a spada tratta alle loro panzane e alle loro lacrime di coccodrillo, mentre le loro vittime e le famiglie sia di queste ultime che dei loro carnefici rimangono costrette a vivere all'infinito esistenze piene di dolore e spesso a dover subire varie forme di emarginazione sociale. 

Ma ormai nel mondo ovattato del berlusconismo mediatico, non esistono manco più resistenze significative, nemmeno da quegli intellettuali (quei pochi rimasti) che dovrebbero costituire un pilastro nell'evoluzione del pensiero umano in una società civile degna di questo nome.


Yvan Rettore




venerdì 24 aprile 2026

RIUSCIRAI AD AMARE E A FARTI AMARE DAGLI ALTRI QUANDO ACCETTERAI COMPLETAMENTE TE STESSO/A

 

Finché non riuscirai ad accogliere la parte nascosta che c’è in te, non potrai mai amare davvero le persone che sono nella tua esistenza.

Infatti, celando questa parte profonda del tuo essere, la tua capacità di amare rimane riduttiva.

Ogni volta che tenti di esternare il tuo amore verso qualcuno, qualcosa viene sempre a mancare, come se riempissi un recipiente che non riesce mai ad essere colmato.

Quella parte di te che persisti nel respingere è una presenza ben ancorata nel tuo essere.

Riunisce tutti gli elementi che non vuoi percepire o che hai imparato nascondere dietro una maschera di perbenismo spesso compiacente.

Ma anche se continui ad ignorarli, questi incidono comunque pesantemente sui tuoi rapporti e quindi sul tuo stato emotivo.

La domanda sorge quindi spontanea, ovvero: “Desideri veramente amare lealmente qualcuno?”

Allora lasciati trasportare in quella dimensione scomoda che vive dentro il tuo essere.

Finché la negherai, rimarrai rinchiuso/a in un sentimento vincolato.

Ma se riuscirai ad accoglierla pienamente, allora potrai accedere ad un amore molto più autentico, perché sarà di spessore molto più significativo.

Quella dimensione di te che respingi risiede nella profondità del tuo essere.

Non si trova al di fuori di esso.

È una parte integrante di te.

È costituita di pensieri, sensazioni, emozioni, attitudini che hai ritenuto inammissibili con il passare del tempo.

Ira, invidia, senso di colpa, orgoglio, timori e altro che hai relegato nel profondo del tuo essere per evitare di essere emarginata da coloro che ti circondano.

Ma quella dimensione non può essere ignorata, non può scomparire.

Permane silenziosamente nella tua individualità, ma è pur sempre attiva perché finisce comunque per influenzare le tue gesta.

Può di conseguenza apparire nel corso di un contrasto con qualcuno, come reazione ad un giudizio, in un turbamento irrefrenabile.

E non a caso in quelle situazioni finisci sempre per affermare che quell’essere non sei tu.

E invece sei davvero tu, quella parte di te che continui a non volere accogliere davvero.

È fondamentale cogliere che tutto ciò che ci ferisce nei comportamenti altrui può essere un’occasione per comprendere meglio noi stessi.

Quella dimensione di te non è affatto da considerare come una negatività presente nel tuo essere.

Non cerca affatto di farti a pezzi.

Anzi.

Più la ostacolerai, più essa sarà presente in modo determinante.

Quando l’ascolterai con tutto/a te stesso/a, potrai finalmente capire quanto ha da insegnarti e da quel giorno smetterà di costituire un pericolo per te.  

Diventerà una presenza preziosa costante che ti consentirà di esistere in modo più equilibrato…e di amare con maggiore intensità e spontaneità.

Più rifiuterai gli elementi presenti in quella dimensione, più questi si rifletteranno nei tuoi rapporti con gli altri.

Non è difficile da capire.

In qualsiasi situazione in cui qualcuno ti infastidisce, che un’attitudine ti scompone, che un atteggiamento ti irrita, ci sono forti probabilità che sei stato/o colpito in quella dimensione di te che continui a rifiutare.

Ciò da cui cerchi di scappare all’interno di te stesso/a, finisci col ritrovartelo al di fuori in un modo contrastante e violento.

Giungi a pensare che sia sempre l’altra persona che sbaglia, che è quell’individuo a complicarti l’esistenza.

Ma come in uno specchio, si tratta di un riflesso di te.

E più lo respingi, più la cosa ti sembra insostenibile.

Quello che rigetti sulle altre persone, risulta essere quella parte di te che non vuoi riconoscere del tuo essere.  

I rapporti consentono di scoprire le nostre lacerazioni.

Finché non riconoscerai come tali le tue imperfezioni, non potrai accettare quelle degli altri.

Amerai soltanto quando vivrai situazioni in cui tutto appare facile, quando tutto fila liscio, quando l’altra persona ti farà vedere i suoi lati migliori.

Ma appena questi ti farà vedere la sua dimensione nascosta, la cosa diventerà per te difficile da accettare, perché inconsapevolmente, rifiuti da lui ciò che non ammetti di te.

L’accettazione della tua dimensione profonda comporta un cambiamento.

Da quel momento non ti impegni più a voler modificare o a salvare l’essere di chi ti sta accanto.

Dimostri di avere la capacità di permanere con i suoi contrasti, senza sentirti in pericolo.

Questo perché, come ogni essere umano, anche quella persona è costituita di una combinazione di luce e di oscurità.

E tale consapevolezza consente di stabilire un’unione più solida, più autentica e quindi veramente umana.

Quando riesci ad accogliere la dimensione celata del tuo essere, una serenità si stabilisce all’interno di te.  

Non sei più sempre in una posizione perennemente difensiva, non risenti la necessità di doverti costantemente giustificare, di arrampicarti sugli specchi o di usare delle maschere per vivere un’esistenza che non è tua.

Sei finalmente in grado di respirare a pieni polmoni.

E questo senso di pacatezza modifica il tuo modo di interagire con gli altri, perché non ricerchi più un rapporto in cui trovare un rifugio in cui nasconderti o compensare i tuoi limiti.

Riesci ad essere più genuino/a, spontaneo/a.

Non devi più recitare una parte per sembrare più gradevole o più vigoroso/a.

Ti puoi permettere di farti vedere al mondo per ciò che veramente sei, con i tuoi punti di forza e le tue debolezze.

Ed è questa tua veridicità che attrae le persone.

Nessuno si innamora infatti di una maschera, ma di chi si è davvero.

Soltanto facendo pace con sé stessi, si può vivere un amore autentico.

Questo traguardo alimenta pure la tua umiltà.

Non osservi più gli altri come chi ha la puzza sotto il naso, come se dovessero giungere ad un certo livello predefinito per conquistare il tuo amore.

Sei cosciente che anche tu hai all’interno del tuo essere non poche incongruenze.

Ed è proprio questa umiltà che è in grado di consentirti di amare alla pari, in un legame reale.  

La vulnerabilità appare quindi come una risorsa.

Non temi più di rivelare i tuoi dubbi, quando provi un sentimento di paura, quando non ti trovi più al vertice.

Invece di rischiare di compromettere un rapporto, questi aspetti la possono rinforzare.

Questo perché l’amore nel vero senso del termine non si realizza attraverso l’impeccabilità, ma sul riconoscimento di una sincerità condivisa.  

E riesci finalmente a cogliere il fatto che l’amore autentico non appare quando si hanno gli occhi bendati sui difetti.  

Non per rinuncia, ma in quanto decisione consapevole.

Sei in grado di compiere tale passo, soltanto quando impari a rimanere te stesso/a, con i lati oscuri presenti nella dimensione del tuo essere.

Si può iniziare davvero qualcuno dal momento in cui si rinuncia a scappare da questi ultimi.

Per riuscire ad amare veramente, è necessario di smettere di voler arrivare ad una rappresentazione perfetta di sé stessi e degli altri.

Significa avere il coraggio di accettare le proprie imperfezioni, di affrontarle e di affermare che si è in grado di accettarle tutte.

Da quel giorno, smetti di scappare.

E rinunciando a tale fuga, accedi ad un amore più genuino, più spontaneo, autenticamente libero.

Più accetti te stesso/a, più il tuo amore finirà con l’essere autentico, forte e libero da qualsiasi vincolo, in primis la paura.

 

Prof. Yvan Rettore




NON SONO BASTATI CIRCA 500.000 CROCI E OLTRE 5.000 ECCIDI PER METTERE LA PAROLA FINE AL FASCISMO IN ITALIA!


Purtroppo in Italia ci sono ancora troppi seguaci e nostalgici del fascismo, ovvero di quella che definisco la "gramigna della Storia".

Visto che si è fatto poco o nulla per regolare definitivamente i conti col fascismo nell'immediato dopoguerra, il risultato è che i nipotini del Duce sono riusciti dopo la fondazione del MSI, la stagione delle bombe, la strategia della tensione e trasformismi vari a tornare ai vertici dello Stato con tutti i disastri che ciò ha comportato e sta comportando.

La responsabilità di questa profonda involuzione della società italiana risiede nell'inerzia di quei partiti (soprattutto di Sinistra e la ex DC) che non sono stati appunto capaci o non hanno voluto farla finita una volta per tutte con quell'ideologia che non ha assolutamente nulla di democratico, né di civile.

Se lo avessero fatto, sarebbe potuta nascere anche in Italia una Destra democratica ed autorevole, degna di questo nome, invece del fascismo che non è altro che una ideologia di stampo totalitario e distruttiva.

Si vede che le centinaia di migliaia di croci sparse soprattutto nel Nord del Paese e i le migliaia di stragi perpetrate in Italia non sono bastate a ricordarci cos'è stato il fascismo, tanto che ce ne ricordiamo a malapena un solo giorno all'anno, il 25 aprile.

Prof. Yvan Rettore

lunedì 20 aprile 2026

DA VEGLIE AL BENE COMUNE

  

Veglie è  una località salentina immersa negli ulivi (la maggior parte distrutti dal flagello della xylella) e a pochi chilometri dal Mar Ionio.

Le sole iniziative  a cui nell'amministrazione sono davvero interessati sono le feste patronali, le iniziative “Tarallucci e vino”, la festa annuale dello sport e incontri pubblici inconcludenti su vari temi (a carico ovviamente dei contribuenti) in cui esibirsi facendo le solite sterili passerelle.

Non esiste una classe politica volta alla difesa  del bene comune e non c’è nemmeno una visione di paese in grado di superare lo sfacelo attuale.

Risultati:

-           il paese si sta spopolando e sta invecchiando sempre più velocemente perché l’amministrazione comunale non fa proprio nulla per favorire l’insediamento di attività imprenditoriali in grado di creare ricchezza e dare lavoro ai giovani

-           il verde pubblico è al collasso nella zona abitata, pieno di alberi capitozzati (destinati a morire a breve e medio termine) con la conseguenza che l’inquinamento è alle stelle e d’estate il caldo raggiunge picchi di calore che nulla hanno a che vedere con i cambiamenti climatici

-           l’agricoltura è a pezzi da tempo, le industrie rimaste sono ormai poche, le serrande chiudono per non più riaprire, non c’è manco una cantina sociale (quando Veglie negli anni ’60 era il primo paese salentino per produzione vitivinicola) e resiste soltanto un oleificio

-           le barriere architettoniche non sono mai state veramente rimosse, permangono un sacco di ostacoli (mobili e non) che impediscono in diversi punto l’uso di marciapiedi che risultano in gran parte fuori norma

-           le strade sia comunali che la tangenziale (di responsabilità della provincia) sono piene di buche e spesso con scarsa illuminazione dovunque, le piste ciclabili sono inesistenti, le chianche nel Centro storico stanno in gran parte fuori sede, patrimoni storici come la fontana della piazza principale stanno cadendo a pezzi mentre le varie fontanine sparse nella località sono state oggetto di interventi lesivi irreparabili

-           non c’è alcun Peba e il PUG risale alla fine del secolo scorso.



Addirittura, quando sono stati realizzati da Associazioni e Centri culturali eventi pubblici su temi importanti quali la droga, la disabilità, il crimine organizzato e altri, le istituzioni politiche  le hanno praticamente del tutto snobbate.

Il contesto è intriso da un individualismo dilagante quanto distruttivo, in assenza di una solidarietà e coesione sociale e a dominare permangono soltanto interessi clientelari.

Il Centro Culturale Carmelo Bene prosegue nelle battaglie condotte in difesa dei diritti delle persone con disabilità e del verde urbano.

Ma fino a quando?!


Prof. Yvan Rettore