I diritti umani nell’area del Mediterraneo sono sempre più
segnati da un’emergenza umanitaria costante quanto crescente, tanto è vero che rappresenta
ormai uno degli itinerari migratori maggiormente insicuri a livello
internazionale.
Non si contano più i naufragi, il moltiplicarsi di azioni
violente indicibili nei confronti di esseri umani, in particolare in Libia, ove
le misure di respingimento fomentate dagli Stati europei imperano da anni.
Secondo dati diffusi dall’ONU, circa il 90% delle donne migranti
che tentano di attraversare il Mediterraneo sono solite finire vittime di stupri
da parte di scafisti e membri di organizzazioni criminali.
Ogni anno, diverse migliaia di individui cercano di fuggire
zone di guerra e povertà estrema, principalmente dall’Africa subsahariana e dal
Medio Oriente, mediante traversate del mare su imbarcazioni di fortuna.
La “Fortezza Europa” reagisce applicando politiche illegali
di respingimento che si traducono nel costringere tali imbarcazioni a non superare
le acque territoriali, specie nel Mar Egeo.
Il diritto internazionale che prevede il soccorso in mare
viene del tutto ignorato da guardacoste (soprattutto libici) privi di scrupoli,
i quali bloccano le imbarcazioni e rispediscono i migranti nei Centri di detenzione,
ove sono costretti a subire quotidianamente torture e sevizie.
Le ONG cercano invece di applicare tale diritto ma vengono
spesso ostacolate in vari modi nei loro interventi.
In conclusione, il Mediterraneo in cui si trovano in contrasto con lo pseudo allarme sicurezza di un Mondo occidentale reazionario e conservativo in pieno declino
sociale, politico, economico e culturale da una parte con le necessità di
difesa ad oltranza dei diritti umani e di stabilità politica del Sud del mondo
ed in particolare di quello subsahariano dall’altra.
Prof. Yvan Rettore, esperto di lingua francese c/o LUISS Guido Carli e portavoce del Centro Culturale Carmelo Bene di Veglie


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