È una domanda che mi sto ponendo in questo periodo di pausa estiva sia del Centro Culturale Carmelo Bene che della mia vita in generale.
Da quando sono a Veglie, ho dovuto assistere ad un crescendo di cattiverie gratuite nei confronti sia della mia persona che di Anna, la mia compagna.
Non conto gli impegni spesso solitari che abbiamo sostenuto per la difesa dell’ambiente e dei diritti dei più deboli, nell’indifferenza quasi completa della popolazione residente.
Ogni volta che abbiamo esercitato il nostro sacrosanto diritto di critica, ci siamo ritrovati confrontati con persone che non sanno manco cosa significhi perché abituate da sempre ad avallare ogni forma di conformismo pur di riuscire a mantenere intatto il loro piccolo orticello.
A Veglie non c’è un senso di comunità, ma solo clan di individui che agiscono per opportunismi di parte e privi di qualsiasi senso civico.
Lo stato di degrado del Paese è lì a dimostrarlo da anni.
Anni fa, quando abbiamo fondato il Centro Culturale Carmelo Bene, pensavamo di poter piantare i semi utili per cominciare a superare questa mentalità distruttiva.
Ma così non è stato.
Di gente ne è passata tanta al Centro, ma poca è rimasta.
Perfino le persone che lo hanno frequentato in passato e che ora si sono trasferite, si guardano bene dal venire a farci visita quando tornano a Veglie.
Altre continuano a viverlo unicamente come erogatore di servizi gratuiti.
E altre ancora, dopo averne usufruito per anni, lo sputtanano alla grande e tante persone lo disertano per paura di avere ripercussioni dal loro clan di appartenenza.
Solo per avere fatto del bene, autofinanziandoci sempre, siamo stati attaccati, ostacolati e derisi sulla pubblica piazza, perfino da persone ed entità che spesso manco conosciamo o verso le quali non abbiamo comunque mai mosso un dito per far loro del male.
Ormai, il Centro Culturale Carmelo Bene viene vissuto e frequentato quotidianamente da circa una mezza dozzina di persone e non c’è nessun presupposto che indichi che le cose possano evolvere diversamente nei prossimi mesi.
In un contesto dominato da cattiverie gratuite, dal qualunquismo più becero e da una massa maggioritaria di persone che non intende affatto cambiare tale degrado, personalmente sento di non voler più continuare a giocare il ruolo di Don Chisciotte.
Ritengo di avere fatto il mio tempo in questo comune e anche l’esperienza del Centro Culturale Carmelo Bene penso che stia ormai per giungere al termine.
Certo, non rinnego che ci siano stati momenti molto belli in questi anni, in cui ho imparato tanto e sono cresciuto come persona.
Ma ora confesso di voler cercare un periodo di pace e serenità, staccandomi il più possibile dagli esseri umani e rimanendo in contatto soltanto con coloro che mi fanno stare veramente bene e che troveranno quindi sempre la porta aperta da me.
La verità è che sono piuttosto logoro della situazione attuale e se è vero che bisogna avere la capacità di fregarsene sempre del giudizio altrui è anche vero che gli anni che mi restano non intendo più sprecarli verso persone ed esperienze che non sono in grado di farmi star bene.
Non escludo anche di togliermi da ogni social perché se devono essere dominati da leoni da tastiera assetati di cattiveria, allora la cosa non fa più per me.
Riguardo al Centro Culturale Carmelo Bene come pure della nostra permanenza a Veglie, una decisione definitiva, io e Anna non l’abbiamo ancora presa, ma sempre di più si sta facendo spazio in noi la volontà di voltar pagina.
Lo dobbiamo a noi stessi e ora è il momento di pensare davvero a noi.
E quindi ora vedremo cosa fare.
Prof. Ivan Rettore
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