giovedì 7 maggio 2026

QUELLO SPAZIO MEDIATICO ESAGERATO E INGIUSTIFICATO CHE VIENE DATO A VANNACCI

Ma perché il Mainstream nostrano si accanisce nel dare così tanto spazio a Vannacci che allo stato attuale è soltanto un parlamentare europeo, a capo di un partito che non ha conseguito ancora nessun riscontro elettorale?!

Penso che la risposta risieda nel fatto che le entità che lo sostengono (e che lo hanno volutamente costruito come personaggio politico) stiano investendo una marea di denaro a livello mediatico per consentirgli di avere una diffusione costante tale da far credere agli italiani che possa godere di una popolarità in crescita e di essere un'alternativa alla Destra attuale.

Tutti elementi ovviamente gonfiati ad arte (a partire da sondaggi farlocchi e per nulla attendibili, salvo per il gossip politico) ma senza nessun riscontro oggettivamente dimostrabile in dimensioni più concrete e significative.

Perché l'importante è che di Vannacci si parli il più possibile, poco importa se nel bene o nel male.

Come poco importano i suoi interventi marcati da opinioni qualunquiste, posizioni settarie e da riferimenti storici che rimangono confinati nella sua fantasia e non trovano riscontri nei fatti.

In parole povere, il nulla cosmico e/o poco altro.

La cosa che conta davvero nella società dell'immagine è che la sua figura circoli il più possibile nell'etere perché è ormai lampante da tempo che gli elettori italiani (nella loro stragrande maggioranza) sono soliti votare soltanto in funzione di essa e di elementi intrisi di populismo piuttosto che basarsi su contenuti e fatti concreti che si possono conoscere soltanto facendo uno sforzo per informarsi su chi sia davvero e sui propositi reali di un qualsiasi politico urlatore ed (apparentemente) alternativo di turno.

Quindi, quella minoranza di persone che ancora lo compiono si aspettino di essere presi per i fondelli per l'ennesima volta a causa delle scelte sciagurate di elettori abituati a ragionare con la pancia anziché con la testa.

Le lezioni relative alle esperienze di Renzi e Meloni non sono servite a nulla.

Yvan Rettore



LA TENDENZA DELLA RAI AD INTERVISTARE CRIMINALI INCALLITI

Sta imperversando sempre più sui canali RAI una tendenza giornalistica morbosa che si traduce nell'intervistare assassini conclamati come se ci fosse qualcosa da imparare dalle loro parole e come se fosse una prassi da ritenersi del tutto normale a livello mediatico.

Vespa con la sua trasmissione "Porta a Porta" ne è stato protagonista e più recentemente anche la trasmissione "Belve" condotta da Francesca Fagnani si è unita a questa involuzione del giornalismo nostrano.

Tale tendenza dimostra quanto ormai i dati di ascolto contino molto di più rispetto ai contenuti, tanto è vero che la questione morale anche all'interno del mondo mediatico non viene manco più affrontata né considerata.

Invece di limitarsi ad integrare testimonianze rilevanti appartenenti all'ambiente criminale all'interno di un documentario o programma di approfondimento su quel tema (che potrebbe essere molto utile per diffondere certe verità scomode o fornire una delucidazione su casi di cronaca giudiziaria ancora irrisolti), si preferisce orientarsi su queste patetiche interviste tese a dare voce a questi mostri anziché relegarle per sempre nell'isolamento sociale e mediatico che meritano senza se e senza ma. 

Fornendo loro questo spazio, questo genere di trasmissioni non fa altro che consentire una legittimazione sotto il profilo umano a questi assassini prezzolati, i quali sono ben contenti di poter cogliere come una palla al balzo una simile occasione per tentare di rifarsi una faccia di rispettabilità di fronte alla società. 

E purtroppo c'è chi ci casca, credendo a spada tratta alle loro panzane e alle loro lacrime di coccodrillo, mentre le loro vittime e le famiglie sia di queste ultime che dei loro carnefici rimangono costrette a vivere all'infinito esistenze piene di dolore e spesso a dover subire varie forme di emarginazione sociale. 

Ma ormai nel mondo ovattato del berlusconismo mediatico, non esistono manco più resistenze significative, nemmeno da quegli intellettuali (quei pochi rimasti) che dovrebbero costituire un pilastro nell'evoluzione del pensiero umano in una società civile degna di questo nome.


Yvan Rettore