Interventi su temi di attualità, politica, economia e società di Yvan Rettore, scrittore e saggista. http: profprom2009.wixsite.com/formazione
venerdì 24 aprile 2026
NON SONO BASTATI CIRCA 500.000 CROCI E OLTRE 5.000 ECCIDI PER METTERE LA PAROLA FINE AL FASCISMO IN ITALIA!
lunedì 20 aprile 2026
DA VEGLIE AL BENE COMUNE
Veglie è una località salentina immersa negli ulivi (la maggior parte distrutti dal flagello della xylella) e a pochi chilometri dal Mar Ionio.
Le sole iniziative a cui nell'amministrazione sono davvero interessati sono le feste patronali, le iniziative “Tarallucci e vino”, la festa annuale dello sport e incontri pubblici inconcludenti su vari temi (a carico ovviamente dei contribuenti) in cui esibirsi facendo le solite sterili passerelle.
Non esiste una classe politica volta alla difesa del bene comune e non c’è nemmeno una visione di paese in grado di superare lo sfacelo attuale.
Risultati:
- il paese si sta spopolando e sta invecchiando sempre più velocemente perché l’amministrazione comunale non fa proprio nulla per favorire l’insediamento di attività imprenditoriali in grado di creare ricchezza e dare lavoro ai giovani
- il verde pubblico è al collasso nella zona abitata, pieno di alberi capitozzati (destinati a morire a breve e medio termine) con la conseguenza che l’inquinamento è alle stelle e d’estate il caldo raggiunge picchi di calore che nulla hanno a che vedere con i cambiamenti climatici
- l’agricoltura è a pezzi da tempo, le industrie rimaste sono ormai poche, le serrande chiudono per non più riaprire, non c’è manco una cantina sociale (quando Veglie negli anni ’60 era il primo paese salentino per produzione vitivinicola) e resiste soltanto un oleificio
- le barriere architettoniche non sono mai state veramente rimosse, permangono un sacco di ostacoli (mobili e non) che impediscono in diversi punto l’uso di marciapiedi che risultano in gran parte fuori norma
- le strade sia comunali che la tangenziale (di responsabilità della provincia) sono piene di buche e spesso con scarsa illuminazione dovunque, le piste ciclabili sono inesistenti, le chianche nel Centro storico stanno in gran parte fuori sede, patrimoni storici come la fontana della piazza principale stanno cadendo a pezzi mentre le varie fontanine sparse nella località sono state oggetto di interventi lesivi irreparabili
- non c’è alcun Peba e il PUG risale alla fine del secolo scorso.
Addirittura, quando sono stati realizzati da Associazioni e Centri culturali eventi pubblici su temi importanti quali la droga, la disabilità, il crimine organizzato e altri, le istituzioni politiche le hanno praticamente del tutto snobbate.
Il contesto è intriso da un individualismo dilagante quanto distruttivo, in assenza di una solidarietà e coesione sociale e a dominare permangono soltanto interessi clientelari.
Il Centro Culturale Carmelo Bene prosegue nelle battaglie condotte in difesa dei diritti delle persone con disabilità e del verde urbano.
Ma fino a quando?!
Prof. Yvan Rettore
mercoledì 8 aprile 2026
VEGLIE: I DOVERI DI UN'AMMINISTRAZIONE COMUNALE NON SONO SUCCESSI DA SBANDIERARE COME SE SI FOSSE IN CAMPAGNA ELETTORALE PERMANENTE
Leggendo questo post della sindaca di Veglie, mi sono chiesto se ci siano gli estremi per considerare tale opera come qualcosa di veramente straordinario.
A prima vista potrebbe sembrare di sì.
Ma in realtà il raggiungimento di simili obiettivi dovrebbe apparire piuttosto come un risultato esclusivamente rientrante nella gestione corrente di una qualsiasi amministrazione comunale e non come di un successo di cui vantarsi.
Ciò che è stato realizzato nella fattispecie non è da intendersi affatto come di un favore svolto nei confronti della comunità in quanto si circoscrive nel compimento di un dovere verso quest'ultima quest’ultima.
Con questo non intendo minimamente esprimere una svalutazione né polemizzare su quanto fatto, ma mi sembra evidente che sbandierare come successi di un’amministrazione comunale quelli che invece rientrano nei doveri della stessa, rischi invece di trascurare altre criticità fondamentali ormai croniche nel nostro comune e con le quali i cittadini si trovano a fare i conti quotidianamente come ad esempio la manutenzione disastrosa delle strade e del verde pubblico, l’assenza di interventi concreti sull’eliminazione delle barriere architettoniche e di regolarizzazione della viabilità pedonale e tante altre che non sto a citare perché sono davvero troppe per poterle elencare in uno spazio così breve.
Detto questo, se da un lato risulta comprensibile e del tutto legittimo mettere in auge un traguardo positivo, tale azione dovrebbe evitare di celare le carenze evidenti attualmente presenti nella realtà del nostro comune.
Qualsiasi primo cittadino dovrebbe raggiungere nel corso del proprio mandato un equilibrio nei suoi interventi circa tutte le esigenze oggettive del territorio che è occupato ad amministrare e non confinarsi alla diffusione dei soli risultati positivi che assicurano visibilità ma che non definiscono di certo il livello qualitativo dell'operato complessivo di un'amministrazione comunale.
In conclusione, tutti i cittadini di un qualsiasi comune necessitano di ricevere riscontri effettivi su molteplici temi e non unicamente su quelli più sensazionali a livello mediatico.
Yvan Rettore
mercoledì 1 aprile 2026
NAZIONALE ITALIANA DI CALCIO, TUTTO SBAGLIATO, TUTTO DA RIFARE O QUASI!
Si è trattato di un'eliminazione ampiamente meritata, perché non si può pensare di essere presenti a un evento come la Coppa del Mondo, con una squadra così mediocre, anche sul piano difensivo (e pensare che l'Italia aveva una delle migliori tradizioni al mondo in questo campo). in gran parte basandosi su manovre offensive approssimative e prevedibili.
venerdì 20 marzo 2026
IL DECLINO DEL CALCIO ITALIANO: CRISI IRREVERSIBILE O FASE DI TRANSIZIONE?
In seguito agli ottavi di finale di Champions
Ligue che hanno visto l’eliminazione dell’Atalanta, il nostro Paese, pur restando
secondo nella classifica UEFA, non dispone più di alcuna rappresentativa nella
massima competizione continentale per club, la cui ultima vittoria di una
squadra italiana risale a ben sedici anni fa.
Nelle altre competizioni europee rimangono
il Bologna in Europa League e la Fiorentina in Conference League.
Anche per la Nazionale le cose non
sembrano andare meglio.
Dopo due sonore eliminazioni dalla Coppa
del Mondo nel 2018 e 2022, anche in quelli di quest’anno l’Italia dovrà
arrancare non poco per riuscire a qualificarsi, a cominciare dal confronto con
l’Irlanda Nord, compagine arcigna e di buon livello tecnico.
A livello di club, la presenza di due soli
squadre nelle competizioni continentali è pari a quelle della Francia, ma sensibilmente inferiore a quelle della Spagna, dell’Inghilterra, della Germania e perfino del Portogallo (tre
squadre presenti).
Fino all’inizio di questo secolo, i nostri
club costituivano un punto di riferimento ragguardevole sul piano internazionale, ben
più significativo rispetto a quello della Premier League, che oggi è invece ritenuto il campionato qualitativamente
migliore del pianeta.
Le formazioni nostrane sembrano non essere
state capaci di inserirsi nelle logiche di un calcio ormai globalizzato e di essere rimaste confinate in modalità di gioco di un tempo ormai andato.
A fronte di un livello tecnico più che accettabile,
è il tipo di gioco che permane legato a vecchi schemi e che appare quindi superato.
Il modo di pensare dominante non è mutato e rimane
ancorato alla conservazione del risultato e della difesa.
Elementi, questi, che risultanto essere in netto
contrasto con un calcio attuale molto più aperto ed offensivo e che è ormai dominante nel resto del continente.
Come già accennato, il livello tecnico
rimane piuttosto buono e non differisce molto da quello dei tornei francese e
tedesco.
È quindi il problema consiste nel fatto che permane una mentalità rimasta
ancorata ad un passato, seppure glorioso.
A dimostrarlo è soprattutto il ricorso ad
oltranza del modulo 3-5-2, modulo ormai superato da diverso tempo dalle
migliori compagini continentali attuali.
In serie A, circa 2/3 delle squadre optano
regolarmente per tale modulo di gioco.
Nel massimo campionato italiano trovano
posto addirittura giocatori quarantenni o comunque oltre i 35 anni e questa
tendenza è dovuta ad una carenza marcata di tensione agonistica.
Questo fenomeno non si ritrova generalmente in altri
campionati europei.
Questa chiusura di atteggiamento ha favorito l’eliminazione
dalla massima competizione continentale del Napoli, della Juventus e dell’Inter
da parte di squadre (PSV Eindhoven, Galatasaray e Bodø/Glimt) di spessore piuttosto
modesto.
Ciò dimostra una inferiorità ormai palese
dei club italiani nei confronti delle attuali grandi formazioni europee.
Anche in Europa League, le cose non vanno affatto meglio, tanto è vero che in questo secolo, soltanto l’Atalanta è riuscita a
vincere tale torneo.
La verità è che ormai non disponiamo più di
fuoriclasse e la crisi economica dirompente non consente nemmeno di poter
assoldare fenomeni all’estero.
Infatti, le casse dei club più blasonati (Inter,
Juventus e Milan) piangono, tanto è vero che nessuno di loro figura fra le dieci
società calcistiche più ricche d’Europa.
In questo contesto, gli allenatori operano
sempre sotto stress al punto che preferiscono non rischiare più di tanto sul
piano agonistico onde evitare la possibilità di venire esonerati prima del
tempo.
Così facendo, il ritmo del gioco ne risente
come pure la sua qualità.
Le giovani promesse sono costrette anch’esse
a subire una forte tensione da competizione dovuta alla diffusione esasperante
di una cultura sportiva fondata essenzialmente sul raggiungimento del risultato
a scapito del piacere di giocare a calcio e di vivere serenamente la propria
crescita all’interno di una squadra.
Sarebbe quindi fondamentale nella situazione attuale
dare maggior spazio ai settori giovanili e alla loro diffusione.
Purtroppo ci sono ancora poche strutture e diverse
non sono manco idonee.
Alcuni regolamenti poi non favoriscono la
crescita di nuove leve.
Ad esempio, i ragazzi tra i 12 e i 18 anni
possono tranquillamente cambiare squadra nel corso di una stagione.
Quindi se avessi un figlio di 15 anni,
potrei farlo trasferire altrove e in questo modo la società che avrebbe
investito su di lui si ritroverebbe con un nulla di fatto.
Questa tendenza può comportare il rischio che si apra
un vero mercato delle famiglie, ovvero "ti offro 3.000 Euro se porti tuo figlio da me e
viceversa".
Così si può compromettere fin dall’inizio
il futuro agonistico di un ragazzo.
Nonostante un periodo magro di risultati significativi
a livello internazionale, i tifosi rimangono legati alla propria squadra e il
nostro campionato dimostra comunque di avere la presenza di diversità e
originalità tattiche che spesso lasciano a bocca aperta le compagini straniere.
Si tratta di una risorsa importante perché le
formazioni italiane si rivelano capaci di adeguarsi ad affrontare diversi modi
di giocare.
Comunque vada, il calcio nostrano si trova a
vivere un periodo di transizione inedito rispetto a quello di inizio secolo.
Ora è da vedere se riuscirà a tornare alla
ribalta del calcio mondiale o se l’involuzione attuale è destinata a proseguire
in primis sullo scenario delle competizioni europee.
Yvan Rettore
martedì 10 marzo 2026
GIORGIA MELONI, UNA DONNA SOLA AL COMANDO
A poco più da un anno dalla fine del suo mandato, il governo di Giorgia Meloni continua a deludere sempre più le aspettative che avevano contraddistinto la vittoria della sua coalizione nel 2022.
Infatti, ci sono diversi aspetti che denotano quanto poco abbia fatto di buono per l'Italia e che obiettivamente renderanno molto impervia una sua riaffermazione nel 2027 e questo a prescindere da sondaggi che ovviamente lasciano il tempo che trovano, anche perché non tengono conto di un consenso reale di Fratelli d'Italia che si era stabilito a poco più del 14% dell'insieme del corpo elettorale (7,18 mio su 50,87 mio di cittadini aventi diritto) nel corso della tornata elettorale di tre anni e mezzo fa.
Ma questo dato estremamente significativo ovviamente non trova praticamente mai spazio nei media perché denoterebbe una realtà consensuale di questo partito ben più ridotta rispetto a quella che viene propagandata di continuo quasi ogni settimana e che si limita soltanto sui voti effettivamente espressi.
Non intendo però soffermarmi oltre su questa constatazione e procedere invece sulle critiche opportune da fare circa l'operato effettivo dell'esecutivo su vari temi.
Sul piano economico si sta assistendo ad una progressiva stagnazione, in cui la crescita complessiva per l'anno in corso si assesterà stabilmente sotto l'1% e forse addirittura vicino allo 0%, quindi ben al di sotto della media dell'Eurozona.
I fondi del PNRR (di cui circa 2/3 sono a debito e quindi dovranno comunque essere rimborsati) ormai agli sgoccioli hanno sostenuto buona parte della crescita di questi anni e non sono stati massicciamente impiegati per avviare quelle riforme strutturali necessarie che l'Italia sta aspettando invano da anni.
Di conseguenza, quando si saranno esauriti, ciò comporterà inevitabilmente un calo ulteriore della crescita e favorirà incertezze notevoli sul mercato degli investimenti.
Il declino produttivo del nostro Paese prosegue senza sosta, tanto è vero che il calo della produzione industriale da quando la Signora Meloni è alla guida del Paese è stato finora pari al 7,5%!
Sul piano giudiziario, il governo Meloni si è concentrato in un conflitto esasperante con la magistratura fino ad affermare che quest'ultima impedisce all'esecutivo di governare.
I toni si sono ulteriormente alzati in vista del prossimo referendum del 22/23 marzo che va ben oltre la questione della separazione delle carriere, in quanto intende di fatto imporre un controllo maggiore (se non assoluto) della politica sull'operato della magistratura e sui suoi componenti (in particolare ai vertici), mettendo così a rischio la permanenza di un equilibrio reale fra i tre poteri fondamentali su cui si regge una democrazia (legislativo, esecutivo e giudiziario, i due primi essendo ormai già fusi da tempo in uno solo).
D'altro canto, questo governo si è adoperato soprattutto nell'assicurare una stabilità del potere e di coloro che ne godono i benefici, mentre si è reso inoperoso nella realizzazione di riforme sostanziali, in particolare sul piano sociale, sanitario e formativo.
Si è infatti speso parecchio sulla diffusione di un'identità nazionale marcata e su interventi relativi all'ordine pubblico che però il più delle volte si sono resi inefficaci e limitati a semplici quanto effimeri slogan propagandistici.
Sul piano della politica estera, questa si è tradotta di fatto in un appiattimento a favore di tutte le scelte e decisioni di stampo trumpiano.
In seno alla UE, tale attitudine ha creato non poche frizioni in quanto ritenuta incoerente e scarsamente credibile.
Lo scoppio della Terza Guerra del Golfo ha poi evidenziato ulteriormente le forti incongruenze di una politica estera italiana che continua ad essere gestita in modo confuso oltre che inappropriato.
La politica di rigore finanziario applicata fin dall'insediamento di questo governo ha comportato un impoverimento costante e crescente del Paese, un incremento sensibile del precariato e una contrazione ulteriore dei consumi delle famiglie che ormai fanno sempre più fatica ad arrivare a fine mese (ormai un italiano su dieci vive in stato di indigenza).
Di fatto, le misure finora adottate anziché stimolare e sostenere l'economia in un suo possibile rilancio hanno operato esattamente all'opposto, dimostrando di essere più orientate a seguire i diktat di Bruxelles che ad interessarsi del benessere degli italiani.
In conclusione, nonostante una certa stabilità politica, si può ormai affermare senza dubbio che il governo guidato da Giorgia Meloni è stato del tutto fallimentare per quanto riguarda un rilancio strutturale dell'economia che permane fortemente ancorata ai fondi di finanziamento europei.
Troppo poco a mio parere, per poter pensare di restare ancora alla guida del Paese tra poco più di un anno!
A meno che gli italiani continuino ad essere masochisti, come hanno sempre fatto in questi ultimi lustri.
Yvan Rettore






