A poco più da un anno dalla fine del suo mandato, il governo di Giorgia Meloni continua a deludere sempre più le aspettative che avevano contraddistinto la vittoria della sua coalizione nel 2022.
Infatti, ci sono diversi aspetti che denotano quanto poco abbia fatto di buono per l'Italia e che obiettivamente renderanno molto impervia una sua riaffermazione nel 2027 e questo a prescindere da sondaggi che ovviamente lasciano il tempo che trovano, anche perché non tengono conto di un consenso reale di Fratelli d'Italia che si era stabilito a poco più del 14% dell'insieme del corpo elettorale (7,18 mio su 50,87 mio di cittadini aventi diritto) nel corso della tornata elettorale di tre anni e mezzo fa.
Ma questo dato estremamente significativo ovviamente non trova praticamente mai spazio nei media perché denoterebbe una realtà consensuale di questo partito ben più ridotta rispetto a quella che viene propagandata di continuo quasi ogni settimana e che si limita soltanto sui voti effettivamente espressi.
Non intendo però soffermarmi oltre su questa constatazione e procedere invece sulle critiche opportune da fare circa l'operato effettivo dell'esecutivo su vari temi.
Sul piano economico si sta assistendo ad una progressiva stagnazione, in cui la crescita complessiva per l'anno in corso si assesterà stabilmente sotto l'1% e forse addirittura vicino allo 0%, quindi ben al di sotto della media dell'Eurozona.
I fondi del PNRR (di cui circa 2/3 sono a debito e quindi dovranno comunque essere rimborsati) ormai agli sgoccioli hanno sostenuto buona parte della crescita di questi anni e non sono stati massicciamente impiegati per avviare quelle riforme strutturali necessarie che l'Italia sta aspettando invano da anni.
Di conseguenza, quando si saranno esauriti, ciò comporterà inevitabilmente un calo ulteriore della crescita e favorirà incertezze notevoli sul mercato degli investimenti.
Il declino produttivo del nostro Paese prosegue senza sosta, tanto è vero che il calo della produzione industriale da quando la Signora Meloni è alla guida del Paese è stato finora pari al 7,5%!
Sul piano giudiziario, il governo Meloni si è concentrato in un conflitto esasperante con la magistratura fino ad affermare che quest'ultima impedisce all'esecutivo di governare.
I toni si sono ulteriormente alzati in vista del prossimo referendum del 22/23 marzo che va ben oltre la questione della separazione delle carriere, in quanto intende di fatto imporre un controllo maggiore (se non assoluto) della politica sull'operato della magistratura e sui suoi componenti (in particolare ai vertici), mettendo così a rischio la permanenza di un equilibrio reale fra i tre poteri fondamentali su cui si regge una democrazia (legislativo, esecutivo e giudiziario, i due primi essendo ormai già fusi da tempo in uno solo).
D'altro canto, questo governo si è adoperato soprattutto nell'assicurare una stabilità del potere e di coloro che ne godono i benefici, mentre si è reso inoperoso nella realizzazione di riforme sostanziali, in particolare sul piano sociale, sanitario e formativo.
Si è infatti speso parecchio sulla diffusione di un'identità nazionale marcata e su interventi relativi all'ordine pubblico che però il più delle volte si sono resi inefficaci e limitati a semplici quanto effimeri slogan propagandistici.
Sul piano della politica estera, questa si è tradotta di fatto in un appiattimento a favore di tutte le scelte e decisioni di stampo trumpiano.
In seno alla UE, tale attitudine ha creato non poche frizioni in quanto ritenuta incoerente e scarsamente credibile.
Lo scoppio della Terza Guerra del Golfo ha poi evidenziato ulteriormente le forti incongruenze di una politica estera italiana che continua ad essere gestita in modo confuso oltre che inappropriato.
La politica di rigore finanziario applicata fin dall'insediamento di questo governo ha comportato un impoverimento costante e crescente del Paese, un incremento sensibile del precariato e una contrazione ulteriore dei consumi delle famiglie che ormai fanno sempre più fatica ad arrivare a fine mese (ormai un italiano su dieci vive in stato di indigenza).
Di fatto, le misure finora adottate anziché stimolare e sostenere l'economia in un suo possibile rilancio hanno operato esattamente all'opposto, dimostrando di essere più orientate a seguire i diktat di Bruxelles che ad interessarsi del benessere degli italiani.
In conclusione, nonostante una certa stabilità politica, si può ormai affermare senza dubbio che il governo guidato da Giorgia Meloni è stato del tutto fallimentare per quanto riguarda un rilancio strutturale dell'economia che permane fortemente ancorata ai fondi di finanziamento europei.
Troppo poco a mio parere, per poter pensare di restare ancora alla guida del Paese tra poco più di un anno!
A meno che gli italiani continuino ad essere masochisti, come hanno sempre fatto in questi ultimi lustri.
Yvan Rettore
Nessun commento:
Posta un commento