mercoledì 14 agosto 2024

OLIMPIADI 2024: LA VITTORIA DELLA NAZIONALE FEMMINILE DI PALLAVOLO MACCHIATA DA SQUALLIDE POLEMICHE

Le Olimpiadi di Parigi si sono concluse con un bilancio molto positivo per l'Italia.
A diverse delusioni (numerosi quarti posti) e strascichi polemici su alcune decisioni arbitrali si sono però aggiunte notevoli soddisfazioni in discipline in cui non speravamo di arrivare così in alto.
Personalmente (ma credo di esprimere il giudizio di parecchi italiani) ritengo che la vittoria più bella ed emozionante sia stata quella ottenuta dalla Nazionale femminile italiana di Pallavolo che finalmente ha consentito all'Italia di imporsi e di scrivere il suo nome nell'albo d'oro delle squadre vincitrici di tale specialità.
Le prestazioni delle ragazze che si sono rese protagoniste di tale impresa sono state davvero superlative, a dimostrazione dell'ottimo lavoro realizzato da Velasco, grandissimo allenatore ma anche persona di notevole spessore umano.
Purtroppo subito dopo questa straordinaria e memorabile affermazione sono scoppiate le (ormai) inevitabili polemiche sul fatto che in quella squadra figuravano delle ragazze di colore.
E allora avanti tutta con scribacchini a cercare di fare interviste ad entrambe su questo loro aspetto e sul fatto che non rappresentino la "razza italica" (concetto fantasioso e fascitizzante) relegando così in secondo piano l'impresa da poco compiuta e mortificando nel contempo mesi di lavoro e sacrifici consumati nella sua realizzazione.
Non sono poi mancati pseudo analisti improvvisati di tale disciplina che hanno affermato che la Egonu non sarebbe riuscita ad arrivare dov'è senza il contributo determinante delle sue compagne di squadra.
Quanta superficialità nel riuscire alla fine a scoprire la solita "acqua calda"!
La pallavolo di per sé è una delle discipline sportive in cui è fondamentale proprio il gioco di squadra perché l'apporto di ogni singolo giocatore risulta determinante per l'esito finale di qualsiasi partita.
Un gioco collettivo assoluto dove pur essendoci fuoriclasse degni di nota, tale caratteristica appare secondaria se vista nell'ottica della qualità del lavoro di squadra che dev'essere espressa in ogni gara.
Ma al di là di tutto, ridurre la questione della vittoria italiana ad una squallida polemica sul colore della pelle di alcune delle protagoniste è denigrare il grandissimo impegno e le tante rinunce che hanno dovuto fare quelle ragazze per riuscire a raggiungere quel traguardo.
Non se ne può davvero più di tali bassezze e sarebbe davvero l'ora che tutti gli italiani si limitassero ad esprimere la grande gioia ed orgoglio nei confronti di questi esseri umani che hanno fatto veramente grande il nostro Paese, dimostrando che al di là del calcio, esistono in Italia diverse discipline sportive che sono in grado di realizzare prodezze sportive di grande spessore come appunto hanno fatto le nostre pallavoliste.
Quindi un grazie di cuore a tutte loro e ai sostenitori patetici della "razza italica", direi di andarsi a cercare un'isoletta nel mondo in cui stabilirsi definitivamente e dove poter sfogare le loro patetiche frustrazioni, battezzandola col nome di "Repubblica italica D.O.C.".
Magari le compagini sportive che ne verrebbero fuori riuscirebbero poi a gareggiare alla pari con squadre come quelle di San Marino o Andorra (con tutto il rispetto che posso avere per questi paesi).

Yvan Rettore



lunedì 5 agosto 2024

PERCHE' NON INTRODURRE UN PATENTINO DI CANDIDABILITA' ED ELEGGIBILITA'?

 Ormai è assodato che nella nostra democrazia, sempre più di facciata e formale, la mediocrità e la mancanza cronica di competenze e conoscenze della cosa pubblica sono la norma anziché l'eccezione.

Risulta davvero impressionante constatare la presenza di un numero imponente di individui incapaci nelle nostre istituzioni sia a livello di cariche elettive che di personale pubblico.

E a pagarne le conseguenze è ovviamente l'insieme della collettività, costretta perfino a dover subire l'arroganza e l'indisponibilità di gran parte di una classe dirigente che non la rappresenta per nulla e si limita nella maggior parte dei casi a difendere a spada tratta (e nemmeno tanto velatamente) gli interessi di pochi privilegiati appartenenti ad un'élite indifferente alle sorti dei più.

Questa involuzione causata sia dalla scomparsa delle scuole di partito che dal M5S che ha avallato che qualsiasi cittadino può candidarsi ad amministrare la cosa pubblica, ha portato a ruoli di (ir)responsabilità istituzionale una massa di individui che stanno arrecando sempre più danni all'insieme del Paese.

Tanto è vero che la politica viene vista dalla maggioranza della gente comune soprattutto come un'attività in cui coloro che ne sono interpreti riescono ad affermarsi, mentre nella vita professionale non riuscirebbero di certo a brillare e risulterebbero piuttosto mediocri quanto insignificanti.

E visti i fatti di questi anni, direi che non hanno tutti i torti.

Detto questo, forse non sarebbe una cattiva idea cominciare a verificare in modo preliminare se chi si presenta alle elezioni (e in particolar modo per chi aspira a voler ricoprire incarichi istituzionali) sia davvero in possesso di una preparazione politica, generale ed istituzionale sufficienti per rappresentare adeguatamente il popolo sovrano (concetto che ormai appare quasi ridicolo e superato visto lo stato penoso in cui versa attualmente la nostra democrazia).

Visto che per guidare un qualsiasi mezzo mobile a motore o per accedere all'Università è obbligatorio detenere un titolo che lo consenta previo un esame di abilitazione, perché non applicare tale obbligo a chiunque intenda presentarsi alle elezioni?

Sarebbe fondamentale che chiunque aspiri a gestire la cosa pubblica o intenda limitarsi ad un incarico rappresentativo nelle istituzioni dovesse superare un esame preliminare orale e scritto in grado di verificare le conoscenze, competenze ed eventuali esperienze utili a tale scopo.

Chi dovrebbe organizzarlo e attuarlo?

Ovviamente il Ministero dell'Istruzione attraverso l'impiego di personale didattico adeguatamente preposto a tali funzioni e incaricato di preparare a livello locale esami sempre differenziati per ogni tornata elettorale da una parte e di definire i componenti di una giuria di valutazione i cui nomi verrebbero svelati pubblicamente soltanto 48 ore prima dell'esame al fine di evitare eventuali tentativi di corruzione degli stessi dall'altra.

A chi potrebbe storcere il naso per i costi che potrebbe comportare l'introduzione di tale misura, rispondo che è preferibile affrontarli perché sarebbero una spesa irrisoria rispetto ai danni finanziari e materiali che finora hanno arrecato (e continuano ad arrecare) al Paese amministratori e rappresentanti istituzionali incapaci ed inconcludenti.

In fondo siamo noi cittadini, ormai ridotti allo stato di sudditi, che manteniamo questi individui e quindi perché non esigere che abbiano le credenziali sufficienti per poter ricoprire incarichi istituzionali che influenzano le sorti di tutti noi?

Del resto quanti fra gli amministratori pubblici e politici eletti attuali riuscirebbero effettivamente a passare un simile esame?

Personalmente, sono convinto che soltanto una ristretta minoranza ce la farebbe.


Yvan Rettore





 

lunedì 8 luglio 2024

VIVE LA FRANCE!

La vittoria della Sinistra, la risurrezione del Centro e la sconfitta dell'Estrema Destra nelle ultime elezioni legislative francesi hanno dimostrato la coscienza civile e la maturità democratica del popolo francese.

Ora le prospettive sono di realizzare una coalizione tra il "Front Populaire" e i centristi che non appare affatto scontata ma che rimane l'unica soluzione percorribile per assicurare il mantenimento di un esecutivo in grado traghettare la Francia almeno fino alle prossime elezioni presidenziali del 2027.

La Sinistra estrema formata sia da "France Insoumise" che dai comunisti e alcuni membri più radicali del PS influenzerà non poco le scelte del prossimo governo in particolare sul piano sociale, in netta contrapposizione con le misure che contraddistinguono ormai l'establishment oligarchico e guerrafondaio di Bruxelles.

E questo potrà costituire un bene in una UE in cui gli stati membri agiscono sia in quest'ambito che in quello fiscale in ordine sparso mentre appaiono piuttosto compatti quando si tratta di sottomettersi ai diktat di Washington sia in ambito bellico che diplomatico.

I risultati di questa tornata elettorale in Francia possono far sperare che qualcosa possa cominciare a muoversi a livello comunitario anche su questi temi che toccano il tenore di vita di ogni singolo cittadino quotidianamente e che risultano quindi essere molto più sensibili all'elettorato.

Questo perché la Francia rimane comunque un Paese con un peso politico fondamentale a livello internazionale e ancor di più in ambito continentale.

I risultati delle elezioni francesi ma anche di quelle inglesi (nonostante che il Regno Unito non sia più membro della UE) segnano una importante battuta d'arresto all'espansionismo nazionalista e postfascista registrato in quest'ultimo periodo in Europa, intriso dei soliti slogan intolleranti e qualunquisti peculiari di un'Estrema Destra che conosce soltanto la strategia della diffusione della paura ad oltranza per far leva sulle emotività delle frange più sensibili e meno acculturate della popolazione.

I francesi però, essendo generalmente più acculturati di noi italiani e con un senso affermato di nazione fondata anche su pilastri sociali irrinunciabili hanno dimostrato che si possono fare scelte più costruttive e diverse rispetto al populismo stancante di uno schieramento destroide che non riesce a superare i dogmi tipici di un'ideologia ancora in gran parte saldamente ancorata alle tragiche ed inconcludenti esperienze politiche del secolo scorso.

I transalpini hanno preferito evitare di ripetere nel loro Paese il fallimento di ciò che sta purtroppo avvenendo in Italia, in cui tutto appare ormai decadente quanto inconcludente a fronte di uno Stato sempre più vessatorio nei confronti della stragrande maggioranza dei cittadini e comunque incapace di fornire prospettive evolutive concrete ad un popolo che sta sempre più invecchiando e rassegnando in gran parte ad un drammatico quanto (apparentemente) irresistibile declino.

Appare inoltre innegabile che la sconfitta del Rassemblement National comporterà un isolamento maggiore del nostro Paese sullo scacchiere europeo e ancor di più sul piano internazionale, in cui risultiamo ormai incapaci di avere una politica estera che non sia completamente asservita ai diktat di Washington e Bruxelles.

E chissà che questo aspetto non ci faccia finalmente reagire prendendo esempio proprio dai francesi che ancora una volta hanno saputo dire basta alla prospettiva di affermazione di uno schieramento che avrebbe sancito una sicura involuzione della "République".

Quindi, "Vive la France"!


Yvan Rettore









sabato 6 luglio 2024

IL SIGNIFICATO DELLO SCIOPERO CULTURALE ESTIVO DEL CENTRO CULTURALE CARMELO BENE DI VEGLIE

 

Fino al prossimo mese di settembre il Centro Culturale Carmelo Bene di Veglie sarà in “sciopero culturale estivo”.

Per capire il senso di questo termine, partiremmo da questa bellissima definizione del concetto di cultura espresso da uno dei più grandi intellettuali che l’Italia abbia mai avuto, Antonio Gramsci:

“Cultura non è possedere un magazzino ben fornito di notizie, ma è la capacità che la nostra mente ha di comprendere la vita, il posto che vi teniamo, i nostri rapporti con gli altri uomini. Ha cultura chi ha coscienza di sé e del tutto, chi sente la relazione con tutti gli altri esseri (…) cosicché essere colto, essere filosofo lo può chiunque voglia.”

Ad un primo approccio, la rassegna degli eventi estivi vegliesi dal titolo “E-state in Cultura” appare piuttosto in contrasto con questa definizione di cultura e questo per diversi motivi.

Sicuramente vi sono eventi di un certo spessore e riconosciamo che vi è stato uno sforzo importante dell’attuale amministrazione nell’organizzarli e quindi proporli alla cittadinanza vegliese.

Tuttavia, e al di là dei giudizi di ognuno di essi che spetterà soltanto al pubblico esprimere attraverso la propria partecipazione si possono già rilevare diverse criticità nella programmazione di tali iniziative.

Prima di tutto è utile premettere che queste ultime non sono affatto gratuite in quanto sono state comunque finanziate dai cittadini e che gli stessi organizzatori non hanno quindi incontrato difficoltà a reperire e a gestire i fondi disponibili come ritenevano più opportuno.

Cosa che non si può certo affermare in merito al nostro Centro che non soltanto si autofinanzia completamente ma fornisce anche gratuitamente ogni servizio proposto, sia esso attinente ad un evento, sia esso relativo ad iniziative formative.

Detto questo ci si sarebbe quindi aspettati da parte di quest’amministrazione una programmazione ben diversa da quella proposta e invece così non è stato e per le seguenti ragioni:

-        Una quantità enorme di eventi concentrati in poco tempo. In soli due mesi vi sono ben 23 iniziative che spaziano su diversi temi, alcuni dei quali non hanno alcuna o scarsa affinità con la cultura, tipo lo sport, la moda, la sagra di paese di “Gustiamo” e spettacoli che rischiano di rispecchiarla soltanto in modo del tutto marginale.

-        Non vi è una continuità concettuale delle iniziative proposte e si va di pala in frasca. Ovvero un giorno si propone un evento relativo ad un certo settore e il giorno dopo uno relativo a tutt’altro settore, giungendo quindi ad una presentazione di iniziative sconnesse tra loro sul piano dei contenuti e prive di un vero e proprio filo conduttore. Sarebbe stato molto più utile e coinvolgente invece dedicare un certo numero di giorni (tipo proporre una settimana letteraria per poi passare ad una settimana teatrale e via discorrendo…) ad ogni singolo settore. L’amministrazione comunale non essendo vincolata dal numero di partecipanti (al contrario del nostro Centro, in cui questo elemento è cruciale, dovendo interamente autofinanziarsi), non ha ovviamente prestato la dovuta attenzione a questo aspetto e quindi sottovalutato anche il fatto che in periodo estivo l’offerta di iniziative è consistente anche nei comuni limitrofi che quindi risultano concorrenti e non complementari a quelle proposte a Veglie. Inoltre Veglie essendo vicina al mare, i residenti preferiscono di gran lunga nel periodo estivo recarsi sulle località costiere piuttosto che trascorrere le serate in paese.

-        Si ha l’impressione che quest’amministrazione abbia privilegiato la quantità rispetto alla qualità degli eventi. L’importante quando si operano investimenti in qualsiasi settore è infatti proprio quello di privilegiare la qualità rispetto alla quantità di ciò che si propone. Già il fatto di spacciare per “culturali” eventi che non lo sono o risultano esserlo soltanto in modo marginale denota una superficialità in tale approccio da parte di quest’amministrazione. In parole povere, non è la quantità di eventi ad assicurare la partecipazione del pubblico, ma la loro qualità e in questo caso sarebbe stato doveroso anche evitare confusioni di termini che non aiutano a definire ciò che è culturale rispetto a ciò che non lo è. “Divertimento” non fa sempre rima con “Iniziativa culturale”. Anzi. E il compianto Carmelo bene lo sapeva molto bene.

-        Eventi ripetitivi. Vi è la presenza di iniziative già svolte l’anno scorso, col rischio concreto di renderle meno interessanti al pubblico. Se cambiare può comportare alcune incognite è comunque utile e indispensabile farlo per dimostrare un dinamismo maggiore e più concreto nelle proposte che vengono fatte.

Non si capisce poi da parte dell’attuale amministrazione come mai non abbia spalmato determinati eventi (soprattutto quelli culturali) sul resto dell’anno in cui si sono registrati non pochi mesi di inattività, mentre il nostro Centro è risultato invece molto attivo e propositivo con diversi eventi di spessore in diversi ambiti sia culturali che artistici.

Il fatto poi che permanga una perfetta indifferenza della stessa nei nostri confronti ormai non ci tocca più di tanto e si commenta da sola, specie pensando che un’entità del genere dovendo rappresentare tutti i cittadini, dovrebbe evitare di adottare simili atteggiamenti discriminatori ed esclusivi nei confronti di realtà come la nostra che non soltanto si autofinanziano completamente ma forniscono gratuitamente servizi e prestazioni concrete di crescita e emancipazione alla cittadinanza.

Quindi a questo punto contenti a maggior ragione di non essere stati coinvolti nella realizzazione degli eventi in programma di questa estate, abbiamo deciso di definire in modo un po’ provocatorio questa pausa estiva col termine di “sciopero culturale estivo”.

Non certo per affermare una presunta superiorità nei confronti dei diversi protagonisti chiamati a cimentarsi in varie prestazioni durante questo periodo, ma unicamente per il fatto che noi riteniamo che la cultura debba rivestire ben altri significati e presentare ben altri contenuti rispetto ad una kermesse di eventi concentrati in un miscuglio privo di armonia e soprattutto di scopi specifici tesi a far evolvere coloro che intendono fruirne.

Ciò non esclude che parteciperemo ad alcuni degli eventi che reputeremo interessanti e di spessore, perché il nostro Centro non intende essere assolutamente esclusivo ma sempre inclusivo e comunque rispettoso nei confronti di tutti coloro che svolgono il loro lavoro e alimentano la loro passione con impegno e dedizione.

Allo stato purtroppo non ci sembra che ciò sia la prassi da parte delle entità che hanno organizzato “E-state in Cultura”.

Buona estate a tutti!

Ci rivediamo a settembre.

 

Prof. Yvan Rettore

Portavoce ufficiale del Centro Culturale Carmelo Bene di Veglie

 

Anna Maria Russo

Coordinatrice del Centro Culturale Carmelo Bene di Veglie





domenica 9 giugno 2024

DIMOSTRAZIONE PALESE DELL'INUTILITA' DELL'ASTENSIONE COME AZIONE POLITICA NELLE ELEZIONI EUROPEE

 Nella tabella allegata figurano i dati relativi alle affluenze alle urne delle elezioni europee dal 1979 ad oggi da cui si può concludere quanto segue:


- soltanto una volta venne superata la soglia del 60% e fu nel corso delle prime elezioni del 1979
- nelle restanti tornate elettorali, solo in altre quattro occasioni si andò oltre il 50%
- nelle precedenti cinque tornate elettorali, soltanto nelle ultime elezioni del 2019 si superò (di pochissimo) la soglia del 50%.

Conclusioni:

- una maggioranza crescente di cittadini europei ha preso (e sta prendendo sempre più coscienza) della completa inutilità di tale istituzione che serve a "parcheggiare" a Strasburgo personaggi fallimentari e mediocri della politica interna, ad ingrassare le casse dei partiti e a creare un posto al sole agli eletti
- l'astensionismo crescente non ha minimamente rimesso in discussione l'esistenza del Parlamento Europeo né una sua riforma credibile per trasformarlo in un organo decisionale effettivo e a dimostrazione di questo nessun partito l'ha mai veramente proposta né a livello nazionale, né a livello europeo
- andare o non andare a votare non cambia nulla nella sostanza in quanto queste elezioni si risolvono soltanto in una grande parata mediatica e nulla più.

Che fare allora?

Non considerare più la classe dirigente, disertare le sedi dei partiti, ignorare (soprattutto sul piano mediatico) ogni intervento dei suoi esponenti e cominciare a porre le fondamenta di nuove forme di aggregazione sociale tese a creare le basi di un confederalismo democratico in grado di superare le logiche clientelari e faziose della politica attuale dando così preludio alla formazione di un'autogestione amministrativa basata sul senso di comunità e condivisione.

Yvan Rettore




lunedì 3 giugno 2024

COME UN CIARLATANO PUÒ TRASFORMARSI IN UN ESPERTO CREDIBILE

 Grazie alla tecnologia oggi la diffusione della conoscenza appare illimitata e il flusso quotidiano di dati e informazioni risulta essere incessante.

Il genere umano dovrebbe quindi aver acquisito un livello intellettivo e una capacità di elaborare concetti propri superiori rispetto al passato.

Invece purtroppo sta avvenendo esattamente l’opposto.

Tutto corre così veloce che la gente comune anziché dedicare tempo ed energie utili alla conoscenza, mediante la consultazione approfondita di ricerche e di conclusioni avvallate da professionisti esperti ed autorevoli nei propri settori di attività, preferisce limitarsi alla logica dei social, ovvero del “tutto e subito”, che si traduce nel leggere dei post buttati qua e là un tanto al chilo, vedere immagini ad effetto ed ascoltare video di qualche minuto che hanno come unico scopo quello di colpire in modo efficace la curiosità e soprattutto l’emotività degli utenti che li considerano come attendibili.

Questi soggetti perdono progressivamente la capacità di soffermarsi sui contenuti (comunque molto limitati, parziali ed approssimativi) di ciò che vengono loro inoltrati finendo col risultare “spugne” passive sempre pronte a ritenere affidabili e corrette le immagini e gli slogan che ormai risultano essere gli unici mezzi accettabili per acquisire delle conoscenze su determinati argomenti e che quindi restano superficiali e spesso inesatti.

Ciò comporta l’uccisione dello spirito critico che contraddistingueva fino ad un recente passato una persona realmente acculturata da una ignorante, fenomeno che oggi sta omologando il genere umano in un declino intellettivo davvero preoccupante con il quale qualsiasi potere o mente malintenzionata può e potrà giocare a piacimento per imporsi e trarne profitti.

Grazie soprattutto ai social e alla diffusione della società dell’immagine a scapito di quella dei contenuti (la cui redazione e diffusione dovrebbero essere prerogativa esclusiva di coloro che ne sono gli autorevoli rappresentanti), si sta assistendo all’affermazione di loschi figuri e all’emergere di forze politiche che fondano la loro essenza prevalentemente sul complottismo generato da vere e proprie bufale.

In tal modo i ciarlatani hanno trovato un terreno estremamente fertile in cui poter riuscire a trovare un posto al sole.

Si tratta nella maggior parte dei casi di personaggi mediocri ed inconcludenti ma che attraverso la diffusione manipolata, superficiale e parziale di determinate realtà riescono a crearsi una corte numericamente importante di proseliti pronti a credere a spada tratta alle loro panzane.

E il mezzo migliore per farcela è come sempre quello di incutere e spargere paure infondate su determinati argomenti sfuggendo ovviamente da ciò che raccontano le opere e le ricerche degli esperti più autorevoli in materia.

Non a caso questi individui hanno diversi profili su tutti i social e martellano di continuo la rete diffondendo le loro fantasie e bisogna dire che vi sono diversi temi da cui attingere a piene mani per alimentare simili operazioni: dalle scie chimiche ai cambiamenti climatici, dalle teorie sulla Terra piatta agli ufo, dai transgender alle nuove forme di alimentazione e via discorrendo…

Si creano così legioni di fedeli assoluti del dogma diffuso dal ciarlatano di turno che abilmente è riuscito a turlupinarli e che riesce così a trarne vantaggi in termini di immagine e di possibilità di riuscire ad emergere dalla propria mediocrità per poter sfondare magari in politica o in altri scenari che prima di allora gli erano preclusi.

La massa critica, quella che dovrebbe consentire un’evoluzione positiva e costruttiva della società, viene così soffocata da un rimbecillimento collettivo che si traduce in azioni blande e a tratti ridicole di proteste contro la degenerazione ormai in atto da tempo della nostra civiltà.

Lotte cruciali come quelle per i diritti del popolo degli “invisibili” (gente che vive al di sotto della soglia della povertà, disabili, mendicanti e altri indigenti), per l’adozione di politiche veramente efficaci per preservare la qualità dell’ambiente, per superare le iniquità sociali e contro il crimine organizzato che di fatto si è ormai “istituzionalizzato” in tale contesto appaiono secondarie e vanno a vantaggio del mantenimento di un sistema di oppressione che continua a salvaguardare e ad accrescere i privilegi di un ristretto gruppo di persone a scapito di una massa di individui ormai incapaci di reagire per invertire tale tendenza.

Ormai si può proprio dire che soltanto una componente sempre più risicata della popolazione riesce ancora ad elaborare concetti propri tali da consentirle di pensare ancora con la propria testa.

Persone che hanno una capacità di critica dell’esistente fondata sulla conoscenza e non limitata alla lettura pilotata di “supposte” informative parziali e superficiali che di fatto hanno ben poco a che fare con la realtà oggettiva delle cose ma moltissimo con personaggi autoreferenziali e malati di un insano protagonismo che serve soltanto ad alimentare il loro ego smisurato quanto dannoso per i più.


Yvan Rettore





domenica 26 maggio 2024

L'ALLERGIA DEL POTERE AL DIRITTO DI CRITICA

L'uso indiscriminato della querela al quale stiamo attualmente assistendo da parte dell'esecutivo non è una novità del nostro tempo ed è sempre stata largamente impiegata dai vertici del potere e non soltanto quelli politici o istituzionali. 

La libertà di pensiero e di espressione è sempre stata agli antipodi di qualsiasi tipo di potere umano e quindi appare ovvio che chi lo rappresenta in un determinato momento storico la combatta con ogni mezzo possibile o comunque cerchi di ridurne la sua manifestazione. 

La querela è soltanto uno dei vari mezzi per cercare di arginarla ma ne esistono ben altri. alla diffusione di fatti che screditano un individuo pubblicamente a tecniche ormai collaudate di isolamento sociale fino al ricorso di mezzi violenti e coercitivi che possono degenerare fino alla soppressione fisica di una persona, l'immaginazione umana al servizio della cattiveria non conosce proprio limiti quando si tratta di sbarazzarsi di un avversario. 

Gli ingenui hanno sempre pensato che certe azioni fossero una prerogativa esclusiva delle dittature mentre la Storia o meglio la realtà dei fatti ha dimostrato ampiamente quanto sia falsa questa convinzione. 

Sperare quindi che uno schieramento politico condanni uno opposto per essersi avvalso dell'uso improprio di un mezzo intimidatorio quale può essere la querela rileva della pura utopia, proprio perché il potere non ha colori politici e chiunque lo detenga in un determinato momento storico si adopera nell'agire comunque allo stesso modo nei confronti di tutti coloro che hanno il coraggio di criticarlo.


Yvan Rettore