giovedì 21 settembre 2023

PERCHE' NON PARTECIPERO' ALLA MANIFESTAZIONE IN DIFESA DELLA COSTITUZIONE "LA VIA MAESTRA" PREVISTA IL 7 OTTOBRE PROSSIMO A ROMA


Non parteciperò per una semplice questione di coerenza.
Infatti, da quale pulpito hanno ancora il coraggio di parlare di Costituzione entità sindacali che hanno fatto poco o nulla contro il degrado del lavoro, della sanità, dell'istruzione e della previdenza pubbliche e dello Stato sociale in quest'ultimo trentennio?
Da quale pulpito hanno ancora il coraggio di parlare entità e organizzazioni che dicono di battersi per l'ambiente salvo poi essere sorde, cieche e mute di fronte alla devastazione del verde pubblico in varie zone del Paese?
Da quale pulpito hanno ancora il coraggio di parlare entità e organizzazioni che hanno reagito a correnti alternate nei confronti delle guerre che hanno dissanguato il pianeta in questi anni, dimostrandosi pronte a muoversi soltanto quando sono legittimate dallo zio Sam?
Da quale pulpito hanno ancora il coraggio di parlare di Costituzione entità sindacali, associazioni e personaggi che hanno avallato integralmente le misure anticovid del governo Draghi e sostenuto apertamente l'ex ministro Speranza, lasciando sul lastrico milioni di lavoratori e legittimando il degrado della salute di tanti altri senza che le istituzioni fossero chiamate a risponderne?
Come potrei affiancarmi a gente come Maurizio Landini e Don Ciotti insieme a tanti altri personaggi noti (Travagli, Ferilli, Finardi, Lerner...) che hanno sottoscritto nel 2021 un manifesto pubblico di espresso sostegno alle misure discutibili quanto inefficaci dell'ex Ministro Speranza?
I promotori e partecipanti di tale mobilitazione vogliono davvero parlare e agire in difesa della Costituzione?
Bene, allora lo facciano con coloro che si sono sempre impegnati a difenderla con le unghie e con i denti e non con personaggi o entità che non hanno dimostrato tale coerenza!
E lo facciano partendo dalla gente comune, specie quella che vive nel silenzio e nell'indifferenza e che viene ignorata da partiti, sindacati, istituzioni e media!
Lo facciano partendo da quelle persone a cui nessuno dà voce e da quelle che si sacrificano ogni giorno per dargliela.
E facciano finalmente deserto di coloro che invece agiscono soltanto per puro opportunismo e interessi di bottega e che non possono ormai più dare un contributo concreto e credibile per una difesa della Costituzione che non sia soltanto a parole, ma che si possa concretizzare autenticamente nella vita quotidiana di ogni singolo cittadino!
Se avranno il coraggio di operare davvero tale svolta, allora io non parteciperò soltanto ad une delle loro manifestazioni ma a tutte quelle che verranno anche in seguito.

Yvan Rettore



mercoledì 20 settembre 2023

ITALIA, POTENZA CULTURALE? UNA VOLTA, SICURAMENTE NON PIU' OGGI!

 

E pensare che negli anni '70 in Italia nacquero una fucina di movimenti di Sinistra che fornirono una straordinaria evoluzione culturale e sociale, caso unico nel panorama europeo.
Fu in quel periodo che sorsero gli "Indiani metropolitani", il "Movimento del '77", i centri sociali di "Autonomia Operaria", esperienze di stampa autogestita e le prime radio libere e tanta, tanta creatività sul piano artistico con un livello intellettuale mai più raggiunto da allora.
Quella frenesia "rivoluzionaria" preoccupò talmente i poteri forti dell'epoca da correre ai ripari, prima dissacrando tali movimenti per poi distruggere progressivamente tutta l'evoluzione culturale e sociale di cui si erano resi protagonisti, giungendo ad impoverire l'istruzione pubblica e a limitare fortemente qualsiasi iniziativa culturale controcorrente fino ad inebetire la popolazione italiana rendendola in gran parte analfabeta funzionale.
La situazione attuale dimostra che ci sono ampiamente riusciti, visto che gli italiani non reagiscono quasi più di fronte ai soprusi e alle ingiustizie (e se accade, si tratta di una minoranza trascurabile), che i sindacati (salvo qualche entità di base) non fanno più paura a nessuno e che di intellettuali veri e propri non se ne vedono praticamente più.
Oggi, la maggior parte di questo popolo dal passato glorioso, può essere "comprato" tranquillamente con "l'ubriacatura programmata" delle partite di calcio onnipresenti in tutti i mezzi di comunicazione, attraverso l'uso costante di uno smartphone che consente di stare perennemente connessi ai social e di dimenticare momentaneamente la realtà delle cose sostituendola con una virtuale e artefatta in cui tutto è permesso e non vi sono più valori né rispetto verso il prossimo e infine mediante l'ascolto di talk show e reality privi di qualsiasi spessore e/o contenuto.
Non si legge più o al massimo ci si ferma ai titoli perché capire i contenuti di un testo è ormai una cosa riservata ai pochi superstiti di questa "macelleria sociale e culturale".
Ecco perché ormai l'ignoranza domina la vita pubblica e privata di ogni italiano, materializzata da comportamenti stupidi e atteggiamenti vigliacchi e opportunisti, il tutto a glorificare un sistema in cui ad emergere rimangono soprattutto i mediocri e i falliti, mentre coloro che sono acculturati e costituiscono gli ultimi residui degli intellettuali italiani vengono "imbavagliati" e/o ridotti in uno stato di isolamento sociale in cui non possono nuocere lo status quo di un Paese ormai avvitato su sé stesso e incapace di risorgere.

Yvan Rettore

venerdì 8 settembre 2023

LA CULTURA SI AFFERMA ATTRAVERSO L'UNITA' DELLA COMUNITA' NON ATTUANDO DIVISIONI E OPPORTUNISMI CHE NE SONO L'ANTITESI



Dispiace dover rimarcare che non vi è collaborazione da parte delle istituzioni vegliesi (amministrazione comunale e Pro Loco) nei confronti di quanto facciamo da oltre quattro mesi.
Ovviamente non pretendiamo di avere l'esclusività di quanto realizziamo ma se da una parte copiare le iniziative di altri è sempre un tentativo azzardato non sempre coronato da successo, dall'altra denota una precisa volontà di andare contro quel principio di inclusione che è uno dei fondamenti del Centro Culturale Carmelo Bene.
Che senso ha infatti operare in modo separato, impedendo di fatto una maggiore evoluzione e diffusione della formazione, delle conoscenze e della cultura sul nostro territorio?
Noi siamo ben consapevoli dei nostri mezzi, della qualità di quanto offriamo e della genuinità assoluta delle nostre azioni in ambito culturale e sociale.
Quindi non temiamo nessuno ma nemmeno sentiamo il bisogno di dover copiare iniziative da altri e nemmeno di entrare in concorrenza con altre entità.
E questo perché non siamo vincolati dal numero dei partecipanti, da prenotazioni, tesseramenti ed iscrizioni che comportano il versamento di denaro (visto che quanto mettiamo a disposizione rimane del tutto gratuito) con la conseguenza che ciò che proponiamo è a tempo indeterminato e non limitato dall'orizzonte dei mezzi finanziari che si possono mettere in campo.
Noi quindi non ci sogneremo mai di fare corsi di formazione di un paio di settimane o qualche seduta di crescita personale giusto per far vedere che siamo in grado di farlo anche noi.
La nostra credibilità ed autorevolezza ne risentirebbero non poco ed inficerebbero l'esistenza stessa del nostro Centro, in quanto una qualsiasi formazione degna di questo nome e/o la crescita individuale di un soggetto non possono assolutamente ridursi a limiti temporali brevi e determinati ma devono piuttosto configurarsi all'interno di un percorso costante e garantito nel tempo che consenta a chiunque vi aderisce di giungere ad una emancipazione e ad un livello di consapevolezza e di conoscenza ben maggiore e significativo.
Ciò che rimpiangiamo da queste iniziative, che lasciano il tempo che trovano, è che sono la manifestazione evidente di una chiusura effettiva verso una diffusione maggiore ed efficace della conoscenza e dell'affermazione della crescita come espressioni autentiche di valori sociali e culturali che dovrebbero essere intrinsechi a qualsiasi comunità.
A rimetterci, non saremo certo noi come Centro, anche perché noi andremo avanti a prescindere da tali azioni e con la consapevolezza che purtroppo altre seguiranno.
A rimetterci sarà soltanto la comunità di cui facciamo parte che si vedrà negata ancora la possibilità di affermarsi in quanto tale attraverso l'unità di tutte quelle entità in grado di poterla effettivamente concretizzare.
Un'occasione sprecata di evoluzione per Veglie.
Peccato.
Peccato davvero!

Prof. Yvan Rettore
Portavoce Centro Culturale Carmelo Bene di Veglie

sabato 2 settembre 2023

ESSERE DISABILI OGGI IN ITALIA

Sebbene diversi progressi siano stati fatti in questi anni, oggi rimane difficile essere disabili in Italia.

Le barriere architettoniche sono ancora numerose e diffuse dovunque nel Paese e il comparto previdenziale e istituzionale appare piuttosto insufficiente nel dare una vita veramente dignitosa ad una popolazione che corrisponde ad oltre il 20% degli italiani ed è in costante aumento per via dell'incremento della componente anziana.
Nessuno è al riparo da una possibile disabilità, questa è una verità di cui tanti, troppi non sono consapevoli.
Un'altra verità purtroppo diffusa è che spesso i disabili danno fastidio perché hanno tempi ed esigenze diversi, hanno bisogno di sostegni effettivi e non di facciata o perbenismo, necessitano di infrastrutture adeguate per muoversi nello spazio e per avere una vita autenticamente e possibilmente autonoma in grado di garantire loro una dignità che troppe volte la comunità nega loro, in quanto preferisce rifugiarsi nell'attitudine patetica di una effimera compassione.
Così essere disabili in diversi comuni d'Italia viene considerato come un marchio di esclusione sociale o comunque una situazione esistenziale in cui la discriminazione risulta essere la regola anziché l'eccezione.
Al di là delle barriere architettoniche ancora presenti dovunque, vi sono comuni interi nel nostro Paese sprovvisti di marciapiedi idonei alla mobilità dei disabili, privi di corrimano in prossimità di aree di sosta o di esercizi pubblici, con poca illuminazione, senza strutture in grado di facilitare il movimento di persone cieche, in cui permane un'ignoranza diffusa sul come intervenire nei confronti di persone afflitte da determinate patologie visto che la comunità ha tendenza a considerarle spesso come esseri inferiori e quindi da scartare.
Allora, non è un caso che poi un disabile che rivendica qualche minimo diritto, del tipo di poter avere servizi e raggiungere più agevolmente (ed effettivamente!) luoghi istituzionali ed esercizi, evitando di dover fare chilometri per arrivarci, si sente dire che sta chiedendo la luna e che in fondo non può pretendere certe rivendicazioni perché fa parte di un'esigua quanto trascurabile minoranza.
Per diversi disabili, così può diventare una vera e propria impresa riuscire ad arrivare alla sede di un comune, andare ad un mercato e tanto altro.
Per non parlare di eventi, commemorazioni o feste.
Se un disabile non ha la macchina, non ha i soldi o le conoscenze per spostarsi.
Affari suoi.
Se poi le strade sono piene di buche, non ci sono panchine poste sotto degli alberi per poter sostare lungo il tragitto e i marciapiedi sono praticamente inservibili perché inaccessibili o usati come aree di deposito di qualsiasi cosa (bidoni della spazzatura, cassette Enel, segnaletiche, pali di illuminazione...).
Affari suoi.
Questa è l'attitudine individualista imperante.
Ma siccome la vita presenta l'inevitabilità di un degrado fisico, questo modo di porsi nei confronti dei disabili appare davvero sciocco quanto crudele ed inconcludente.
Nel frattempo coloro che sono colpiti da disabilità, troppo spesso sono costretti a vivere nell'isolamento sociale perché ci sono addirittura esseri senza cuore né cervello che ritengono che questi soggetti recitino o esagerino nel manifestare i loro disagi per ricavare presunti privilegi o un'attenzione maggiore.
E che male ci sarebbe a considerarli davvero per ciò che sono?
Ovvero degli esseri umani con una dignità da difendere e rispettare e non delle persone da compatire una volta ogni tanto giusto per compiere una buona azione quotidiana quel tanto che basta per mettersi in pace con la Chiesa e con Dio!
E quali privilegi sarebbero quelli di garantire loro finalmente tutte le condizioni indispensabili affinché possano davvero vivere un'esistenza non caratterizzata dalla necessità di un'assistenza continua ma da un'autonomia in grado di offrire loro le stesse possibilità di emancipazione e affermazione sociale di gran parte di quella maggioranza individualista ed opportunista che ha tendenza ad ignorarli e a schiacciarli in nome di un concetto di normalità totalitario quanto opprimente?!
Poi il colmo dell'ipocrisia di questi perbenisti delle messe della domenica si ritrova quando dei disabili, arrivando al punto da non farcela più a vivere una situazione aggravata dall'esclusione sociale e dall'individualismo dominante, giungono a compiere scelte estreme che li portano al suicidio.
Allora poi a commemorare queste vittime della crudeltà umana si ritrova il solito gregge di attori consumati a dimostrare una sensibilità di circostanza ma completamente ipocrita e ulteriormente offensiva nei confronti di queste persone.
Sì, perché si tratta di persone e troppo spesso non vengono considerate tali.
E non bastano leggi, sentenze, misure assistenziali di vario tipo, se non è la comunità (e le istituzioni che la rappresentano) nella sua interezza a cominciare a farlo.
Nei fatti, però!
Non con parole vuote!

Yvan Rettore



domenica 20 agosto 2023

UN CITTADINO DEL MONDO


Sono nato a Berna, cresciuto a Bienne, in Svizzera, nel Bellunese e poi a Morat, ancora in Svizzera.
Ho vissuto la prima parte della mia vita nella zona di frontiera (culturale e linguistica) tra Romandi (svizzeri francesi) e svizzeri tedeschi.
Mia madre era ladina, mio padre è padovano e io sono quindi veneto, ladino e francofono, con passaporti italiano e svizzero.
Ho frequentato per anni Friburgo, dove sono diventato ragioniere e mi sono laureato.
Ricordo ancora i comuni del Canton Friburgo, dove si insediò successivamente la mia attività imprenditoriale che avevo avviato a soli 22 anni e quelli del Vallese francofono in cui feci il servizio militare.
Per anni ho girato mezza Europa avendo a che fare con clienti, francofoni, germanofoni, anglofoni e scandinavi.
Poi ho vissuto per anni in provincia di Padova e a Padova stessa.
Il mio lavoro e la mia passata attività politica mi hanno consentito di andare dovunque in Italia e di confrontarmi con tante culture e mentalità diverse.
Quindi ho vissuto in Emilia, a Parma, Bologna e Ferrara per finire quattro anni fa nel Salento e più precisamente in quella che viene chiamata la Terra d'Arneo, nella parte occidentale della provincia di Lecce.
Ho una figlioccia che vive in Argentina e i suoi genitori sono come fratelli per me, ho parenti in Svizzera, Francia, Germania, Stati Uniti, Argentina e Australia.
Sono di madrelingua italiana e francese, parlo e insegno anche la lingua tedesca, me la cavo piuttosto bene in inglese e col dialetto padovano non ho particolari problemi.
Capisco piuttosto bene sia lo spagnolo che il ladino.
Detto questo (e non certo per vantarmi o voler credere di essere superiore a chicchessia, perché la superiorità è una caratteristica esclusiva degli imbecilli), mi riesce impossibile quanto inconcepibile essere nazionalista, mi sfugge del tutto il concetto di patria e condanno ovviamente sia la xenofobia (vissuta sulla mia pelle perché gli emigranti italiani in Svizzera, una volta erano denominati "Tschingg" (zingari in svizzero tedesco) che il razzismo (perché il concetto di razza non esiste e fu introdotto dagli Occidentali per giustificare una loro presunta quanto inesistente superiorità sui popoli autoctoni delle loro colonie), riconosco pienamente le mie origini variegate e sono orgoglioso di essere sia svizzero che italiano, ma non al punto da essere un fanatico pronto ad impugnare le armi per dimostrarlo perché ci si batte per gli ideali in cui si crede non certo per difendere delle frontiere arbitrarie imposte dagli uomini e sconosciute in natura.
Ecco perché quando mi chiedono chi sono e cosa sono, rispondo che sono un cittadino il mondo, che la mia casa è dovunque ci siano persone pronte ad accogliermi e territori in cui l'amore per il creato è la regola e non l'eccezione e che il genere umano si divide soltanto in buoni e cattivi perché ogni cultura e pensiero diversi dai propri vanno comunque rispettati e capiti in quanto ogni istinto di superiorità verso altre etnie e/o popoli alla fine si rivela comunque sbagliato e se ci sono delle violazioni di diritti umani in essi, bisogna dialogarci e confrontarsi.
Sempre che si intenda davvero realizzare una comunità umana universale e non in un inferno in terra.
Yvan Rettore
Tutte le reazioni:
Mimmo Giglio

lunedì 14 agosto 2023

CON GLI OCCHI BENDATI IMPARI A GUARDARE OLTRE

 

Il senso della vista viene spesso usato in modo riduttivo in quanto non ci consente di percepire la realtà per ciò che è ma unicamente in funzione del nostro modo quotidiano di focalizzare le immagini.

È necessario quindi recuperare questo senso preziosissimo della nostra esistenza emancipandoci da pregiudizi e limiti che sono all’interno di noi.

Il più delle volte siamo portati a vedere unicamente le cose in funzione delle nostre aspettative visive e trascuriamo ciò che non ne fa parte.

Interpretiamo la realtà delle cose in modo così esponenziale da sottometterla ad una del tutto soggettiva che ci costruiamo attraverso la potenza della nostra mente.

Qualsiasi individuo ha vissuto nella propria esistenza esperienze sensoriali che portano a pensare di essere in una situazione priva di uscita o in assenza di una concreta libertà di scelta.

E la conseguenza di quei momenti si traduce in una situazione dominata da una longanimità apparentemente senza fine.

È fondamentale quindi superare la sfera di ciò che percepiamo con gli occhi.

Questo perché rimaniamo inconsapevolmente succubi di una visione alterata della realtà in quanto inondata da limiti e aspettative che non ci consentono di liberarci dalle catene costruite all’interno del nostro essere.

Non riusciamo a cogliere il fatto che i nostri occhi sono lì per permetterci di superare lo spazio percepito, di entrare maggiormente nella profondità delle cose e quindi di superarne la superficialità e di scoprire ciò che le azioni ripetitive del nostro vissuto quotidiano celano.

I nostri occhi ci possono dare la possibilità straordinaria di andare oltre ciò che percepiamo, di fare spazio ad elementi extrasensoriali assolutamente unici nel loro genere.

Perciò è basilare che vengano esercitati nel penetrare all’interno delle cose, di andare oltre la semplice percezione visiva.

In tal modo potremo scoprire ciò che emerge perché originale e non banale e saremo in uno stato tale da consentirci di vivere un nuovo orientamento e reperire un percorso nuovo da intraprendere che darà una sterzata notevole rispetto a quanto applicato ripetutamente nel passato.

Quando si vive nel buio totale, in realtà finiamo col vedere di più.

Per capire meglio questa evidenza, è consigliabile aprire la vista interiore e chiudere quella esteriore.

Per riuscirvi sul piano pratico è sufficiente bendarsi con una fascia di seta o di raso nera.

Nel proprio ambito domestico, da soli o con i membri della propria famiglia anch’essi bendati, si può tentare di svolgere alcune azioni che rientrano nelle nostre attività quotidiane.

Ci si sposta da un ambiente ad un altro, si va alla ricerca di una cosa qualsiasi e poi si tenta di posizionarla in un altro luogo.

In seguito ci si avvia a realizzare operazioni via via più difficili come recarsi in bagno e lavarsi le mani, andare in cucina e lavare i piatti, reperire un determinato libro nello studio, fare il letto, ecc…

Non ci sono limiti di tempo e nemmeno di prove da fare.

Si possono fare benissimo tutte quelle che si desiderano fare.

Compreso mettersi le dita nel naso!

Scherzo, ovviamente.

Se si è in compagnia, si possono inventare sul momento giochi o attività da fare insieme.

Basta che tutto venga svolto spontaneamente e senza imposizione alcuna.

Realizzando una simile esperienza si accede a nuovi canali di conoscenza della realtà che ci circonda.

Il fatto di non vedere ci consente infatti di scoprire nuove dimensioni percettive, attitudinali e rientranti nel profondo del nostro essere.

In assenza totale di capacità visiva, altri elementi appaiono, in particolare quelli relativi alla sfera delle nostre intuizioni, specie quelle che richiedono maggiore concentrazione.

La dimensione dei ricordi legati alla capacità di orientarsi all’interno di un ambiente noto risalta all’interno del nostro essere.

Altri sensi si esaltano maggiormente, soprattutto l’udito e l’olfatto, sensi di cui cogliamo troppo spesso la presenza soltanto quando ci consentono di percepire gli elementi negativi che possono esserci intorno a noi.

In questo caso, al contrario diventano alleati preziosi nell’orientarci efficacemente nello spazio.

Grazie a questo stato momentaneo di cecità assoluta si coglie il carattere spesso effimero e abitudinario delle nostre azioni rette da un’infinità di automatismi tali da diventare incontrollabili e dominanti fino al punto da non permetterci invece di ricorrere all’uso di altri percorsi, altri “sentieri”, altre vie ben più complete e arricchenti nel vivere la nostra realtà quotidiana.

Si può anche andare oltre e scoprire la sfera extrasensoriale e le potenzialità del tatto, senso spesso trascurato, aggiungendo alla cecità momentanea anche l’isolamento dell’olfatto e dell’udito.

E ci si accorgerà sorprendentemente che si può interagire con lo spazio, gli altri e noi stessi in modo ancora più profondo entrando in una dimensione affascinante e misteriosa del nostro essere.

Ma questo è un altro tipo di esperienza meritevole di un approfondimento ulteriore da farsi in un altro momento.

 

Yvan Rettore








domenica 13 agosto 2023

ALLA LARGA DAI FONDAMENTALISTI

Viviamo un'epoca in cui si sta diffondendo il fondamentalismo (e non soltanto quello di matrice religiosa), alimento del totalitarismo crescente delle nostre istituzioni.

Conviene a questo punto però ricordare alcuni punti importanti.

Chi è umile e intelligente non pretende mai di avere la verità in tasca e ha la capacità di ascoltare serenamente le persone con cui interloquisce.

In alcuni casi può anche giungere ad ammettere di avere torto perché soltanto gli imbecilli rimangono ancorati alle loro granitiche posizioni che considerano come autentici dogmi.

E soprattutto non appare mai come un tuttologo, perché se un tema non lo conosce ed è quindi consapevole di non poter argomentare una propria posizione sullo stesso, preferisce rimanere zitto e comincia eventualmente ad informarsi consultando documenti autorevoli a riguardo che non si limitano ai post, immagini e video ad effetto che abbondano in rete ed in particolare sui social.

E' doveroso poi ricordare che una società civile si distingue dalle logiche selvagge del Far West per la capacità e la volontà dei suoi membri nell'accettare posizioni diverse dalle proprie adeguandosi alla normativa che garantisce la libertà di pensiero e di opinione che risulta essere un pilastro essenziale di una democrazia degna di questo nome e che è sancita dall'art. 21 della nostra Costituzione oltre che da diverse norme di diritto internazionale riconosciute anche dal nostro Paese.

Detto questo, che fare di fronte ai fondamentalisti?

Beh...è meglio evitarli e far loro deserto intorno perché tanto qualsiasi tema si tocchi con loro, ragionano come se dovessero fare ogni volta un duello all'ultimo sangue su chi ha torto e chi ha ragione.

Sono agli antipodi di qualsiasi convivenza civile e pacifica perché per loro il mondo si divide secondo il motto: "O sei con me, o sei contro di me".

Quindi perché sprecare tempo ed energie preziosi dietro questi casi disperati di persone frustrate e chiuse verso il mondo?

Yvan Rettore