venerdì 15 agosto 2025

CONTINUIAMO A DIRE NO A TUTTI I DIVERSI, OPPURE VOGLIAMO COMINCIARE AD USARE UNA MATERIA CHIAMATA "CERVELLO"?

No ai Rom, no ai musulmani, no ai russi, no ai neri, no ai no vax, no agli arabi, no ai mulatti, no ai comunisti (che manco ci sono più), no agli omosessuali, no alle persone con disabilità (tanto basta ignorarli, si fa prima), no a tutti coloro che sono diversi...tanto se ne troverà sempre uno che ci sta sulle scatole e che è comunque diverso da noi e che fa parte di una categoria da inserire secondo parametri generici ben precisi!

Chi se ne frega della singolarità, dell'unicità di ogni singolo individuo, basta che faccia parte di un determinato gruppo in cui inserirlo per condannarlo a priori?!
Dal Ventennio in poi, non siamo evoluti di una virgola o quasi e non abbiamo imparato un cavolo dagli orrori della Storia.
Ci sta sempre una massa di "soldatini" pronti a puntare il dito comunque verso chi è diverso da noi e può rappresentare una minaccia, anche se questa non esiste minimamente! 
Detto questo, non si sente quasi qualcuno che urli forte e chiaro contro questo cesso di società e verso tutti coloro che ce l'hanno imposta come modello di vita per farsi i loro sporchi affari sulla pelle nostra?
E sapete perché?!
Perché per farlo bisogna usare una materia chiamata "cervello" che ci consente di accedere alla conoscenza di fatti, cose e persone per capire chi sono davvero coloro che avvelenano ogni giorno la nostra esistenza.
E hanno un nome e cognome e basterebbe uscire dal letargo dell'ignoranza e fare un piccolo sforzo intellettivo per riuscire a scoprire l'identità di questi autentici traditori della patria.
Ma la gente comune preferisce rimanere saldamente confinata nel proprio gregge e andare ad applaudire il politico fallimentare di turno, farsi abbindolare di continuo e aderire alla guerra tra poveri che va a vantaggio unicamente dei soliti noti.
Tutti o quasi rigorosamente concentrati per ore sui social e a guardare immagini e filmati sul piccolo teleschermo degli smartphone che sono riusciti in gran parte ad uccidere o almeno limitare fortemente la componente più importante dell'essere umano, ovvero la capacità di elaborare un pensiero proprio!

Yvan Rettore



lunedì 4 agosto 2025

COSE IMPENSABILI A VEGLIE!

Viali alberati nelle zone centrali e maggiormente frequentate, panchine, strade prive di buche e marciapiedi unicamente adibiti al passaggio pedonale (come da normativa precisa del codice della strada) rimangono un miraggio perché alla fine della fiera alla stragrande maggioranza della gente comune non gliene frega nulla, abituata com'è ad usare la macchina anche solo per fare qualche centinaio di metri!
Risultato: un paese imbruttito, con un traffico che manco a Milano lo trovi, parcheggi selvaggi, completo menefreghismo per la circolazione pedonale delle persone con disabilità e degli anziani, inquinamento ben oltre i limiti consentiti e calura estiva spaventosa in estate con il conseguente azionamento di condizionatori che aumentano la bolletta energetica e ledono ulteriormente la qualità dell'aria.
Ma tanto a Veglie, chi se ne frega di queste quisquilie?!
Nessuno protesta, nessuno reagisce (o comunque troppo pochi), nel nome del solito adagio all'italiana ovvero "basta che me la cavo, degli altri non me ne può fregare di meno!"

Prof. Yvan Rettore 

domenica 3 agosto 2025

NELLA SOCIETA' DELL'IMMAGINE E DELL'APPARENZA PERSONE CON DISABILITA' E BRUTTI SONO PERSONE DI SERIE B

Nell'ultimo romanzo che ho scritto "Giallo Salento", il protagonista è una persona con disabilità e fisicamente risulta essere tutt'altro che attraente.
Un po' ingenuamente, dopo diversi anni ho deciso di partecipare ad un concorso letterario sperando non certo di vincere (chi si autopubblica di solito non ha alcuna possibilità di farcela), ma almeno di finire fra i finalisti.
Questo perché volevo dare un messaggio mediatico forte teso a riconoscere che anche le persone con disabilità e le persone con un aspetto fisico non gradevole possono avere una loro giusta collocazione e considerazione in quel mondo.
Sicuramente qualcosa si è certamente già fatto, anche a livello teatrale e cinematografico, ma finora sono rimaste esperienze episodiche e comunque senza una vera e propria continuità.
Quindi troppo poco!
Inutile dire (penso che lo abbiate già capito) che la mia opera non è stata selezionata fra i finalisti.
Credevo che i tempi fossero cambiati, ma mi sono sbagliato.
Sebbene si parli di più rispetto al passato di individui potenzialmente discriminati quali possono essere appunto le persone disabili o dall'aspetto fisico non piacevole, la scelta della giuria ha confermato la tendenza dominante in atto in cui devono prevalere come modelli di riferimento individui esternamente aitanti e privi di qualsiasi menomazione fisica o mentale.
Quindi esseri belli dal fisico perfetto.
E ogni settore della società volge ad allinearsi di continuo a questi modelli artefatti.
Dal cinema alla pubblicità, dalla letteratura ai social, le immagini che vengono diffuse li santificano a manetta perché sono pienamente compatibili con una politica di conformismo utile alle logiche del consumismo, in cui tutto deve orientarsi verso parametri generalizzanti e banali che ne possano facilitare e agevolare l'affermazione.
Siamo giunti al punto che ci sono sempre più persone che spendono (c'è chi fa anche debiti) fior di quattrini in interventi di chirurgia estetica e altre che vanno letteralmente in depressione o peggio.
Quindi non vedrete mai una pubblicità del "Mulino Bianco" con una persona con disabilità, perché non fa vendere, raramente vedrete protagonisti di film d'azione o con budget colossali in cui i buoni sono brutti o in carrozzina perché non rendono al botteghino e pochissime volte vedrete vincere un premio letterario di dimensione nazionale un autore che ha scritto un'opera che abbiano come protagonista principale individui come quello di "Giallo Salento".
E potrei continuare ancora in altri ambiti, aggiungendo altre frange della popolazione che possono potenzialmente subire forme di discriminazione analoghe a quelle che ho citato fin qui.
Come disse una volta un mio vecchio amico: "Se sei una persona con disabilità, brutto, nero, musulmano e povero in canna, è meglio che ti trovi un'isola deserta in cui stare, perché sta sicuro che gli esseri umani, salvo qualche rara eccezione, ti ignoreranno del tutto e se potranno ti faranno anche del male".


                                                                                                                Yvan Rettore   


  
 

LARGO ALLA LINGUA ITALIANA, SIAMO ITALIANI NON AMERICANI!

L'Italiano è una lingua complicata, questo è certo, ma ritengo che sia ancora oggi una delle lingue più belle e complete che siano mai state elaborate dal genere umano.

Le sonorità piacevoli e le cadenze spesso poetiche del linguaggio nonché la ricchezza di termini per definire ogni concetto lo hanno da sempre caratterizzato e reso più unico che raro.

Al di là di quanti parlino Italiano nel mondo (meno di 100 milioni), all'estero è una lingua che piace sempre di più tanto è vero che ha perfino superato il Francese come numero di persone che hanno deciso di apprenderla.

Purtroppo le cose vanno ben diversamente nel nostro Paese, in cui impera una scarsa considerazione nei confronti di tutto ciò di bello che lo contraddistingue, a cominciare appunto dalla lingua italiana.

L'Italiano rimane certo la lingua ufficiale del nostro Paese, ma in realtà permane una lingua veicolare sia nel Centro Sud che nel Nordest, zone in cui i dialetti e lingue locali risultano essere prioritari rispetto all'uso della lingua di Dante.

In questi ultimi anni, ad aggravare tale fenomeno ci si è messa l'invasione dell'Inglese che è sempre più presente a livello comunicativo, pubblicitario, mediatico, finanziario, commerciale, economico, sociale e politico.

Insomma in ogni settore!

Si tratta di una penetrazione continua e spesso esasperante che sta logorando l'uso della nostra lingua a vantaggio di un'altra che risulta essere nettamente più povera a livello di termini concettuali e molto più brutta nell'ascolto.

Ma al di fuori di queste considerazioni che potrebbero risultare del tutto personali, l'aspetto forse più preoccupante è che ora anche le istituzioni, nel quadro di eventi ed iniziative che promuovono e realizzano, adottano sempre di più termini e slogan di origine anglosassone.

E queste modalità di comunicazione non trovano alcuna giustificazione perché in un Paese in cui si invecchia sempre di più e dove quindi gli anziani sono una componente notevole e crescente della popolazione residente, non è affatto scontato che questi riescano a capire contenuti scritti nella lingua inglese.

Essendo poi spesso poco avvezzi all'uso di Internet, risulta ancora più difficile per loro cogliere pienamente i significati di locandine e avvisi scritti nella lingua di Shakespeare.

Ma anche per i giovani questo uso massiccio della lingua inglese nei mezzi informativi e di comunicazione impoverisce considerevolmente le loro capacità cognitivo-espressive, fenomeno ancora più marcato nelle zone del Paese in cui l'Italiano rimane una lingua veicolare.

Se a livello privato c'è poco da fare, ritengo che almeno a livello istituzionale sarebbe il caso che la comunicazione avvenisse sempre e comunque in Italiano, sia per una questione di rispetto verso tutti coloro che non hanno o hanno una conoscenza limitata della lingua inglese.

Essendo il nostro Paese già stato americanizzato in modo eccessivo, non sarebbe il caso di cominciare a rivendicare la nostra identità di italiani a partire dal linguaggio?

Anche perché sarebbe doveroso ricordarci che siamo italiani e non americani!

E per quanto mi riguarda, orgoglioso comunque di esserlo!


                                                                                                                Yvan Rettore






sabato 5 luglio 2025

PERSONE BUONE E PERSONE CATTIVE

 


Le persone si dividono in individui buoni e cattivi.
Diversi soggetti possono essere a volte buoni, a volte malvagi.
Dipende dalla convenienza che si ha o meno nello sfruttare un determinato momento al fine di trarne un vantaggio personale.
Infatti, nessun essere vivente riesce ad essere opportunista come l'essere umano.
Comunque vada, rivendicare che si è orgogliosi di appartenere ad una società che si ritiene superiore ad altre in virtù di una religione, di un'ideologia o di elementi culturali costituisce l'anticamera ideale per la commistione di atti di violenza senza fine perché è dall'esclusione del prossimo tuo che inizia l'inumanità.
Quindi prima di puntare il dito su coloro di cui non si sa nulla, sarebbe meglio informarsi, ovvero espandere e aprire la propria conoscenza verso coloro che sono diversi da noi.
Non soltanto ciò può consentire di crescere sia individualmente che collettivamente ma permette anche di capire che si possono usare ben diversamente il tempo e le energie di cui ognuno di noi dispone in questa vita.
Ma soprattutto si riesce ad accorgersi che generalizzare (caratteristica esclusiva dei conformisti e di coloro che non riescono a pensare con la propria testa) è un modo di vedere le cose tipico dei servi utili al mantenimento del (fallimentare) sistema politico, sociale ed economico attuale.
I veri nemici di ognuno di noi stanno nelle stanze dei bottoni non nelle periferie delle nostre città.
Quindi invece di ascoltare seminatori seriali di odio e di disinformazione un tanto al chilo sparsi ad arte attraverso il mainstream o di pensare di sapere tutto su un argomento guardando qualche post sui social, sarebbe altamente preferibile leggere qualche libro illuminante scritto da personalità autorevoli e credibili che possono parlare di ciò che sanno perché lo hanno vissuto sulla propria pelle e non restando rinchiusi nelle redazioni di testate proprietà di magnati dell'editoria e delle lobby finanziarie italiane e non.
E se il tempo manca, beh...rimane sempre la possibilità di dire un bellissimo "non lo so" a qualsiasi domanda su un argomento di cui non si è a conoscenza.
Anche perché chi risponde sempre a tutto, non dimostra affatto di essere intelligente.
Chi è umile e umano, non ha difficoltà ad ammettere la propria ignoranza su determinati argomenti.

Prof. Yvan Rettore



venerdì 20 giugno 2025

EVENTI COMUNALI ESTIVI: MEGLIO POCHI, MA BUONI!

 Le amministrazioni locali (salvo qualche rara eccezione) in questo periodo sono prese dalla smania di fare eventi a più non posso trascurando alcuni aspetti fondamentali.

Il primo che non è la quantità di eventi che conta, ma la loro qualità.
Ciò presuppone capacità organizzative e competenze di gestione e di diffusione che spesso sono palesemente carenti in coloro che ricoprono responsabilità in tali ambiti a livello comunale.
Il secondo aspetto riguarda il fatto che quando si parla di arte e cultura non si possono realizzare eventi in cui si mischiano "tarallucci e vino" e prodotti di artigianato locale con esposizioni artistiche e/o presentazioni di opere letterarie, perché queste ultime richiedono un pubblico attento che sia in grado veramente di apprezzarle nel dovuto mondo, ovvero in un contesto esclusivo.
Infatti, non è un caso che gli artisti espongano le loro creazioni in gallerie o locali ad hoc in cui i visitatori possano effettivamente avere un rapporto mistico con quanto si presenti davanti ai loro occhi e quindi "dialogare" con l'arte esposta.
Allo stesso modo, non è un caso che gli scrittori preferiscano presentare le loro opere in librerie o centri culturali in cui possano effettivamente figurare come esponenti esclusivi dell'evento e quindi catturare al meglio l'attenzione del pubblico sul significato delle loro opere.
Il terzo aspetto, ma non per questo di minore importanza, riguarda la mancanza di coordinamento tra comuni limitrofi per quanto riguarda l'organizzazione, ma soprattutto la programmazione degli eventi.
Operando in questo modo, si accavallano una densità impressionante di iniziative concentrate in pochi giorni e spesso con dei contenuti simili o comunque ripetitivi.
Detto questo, le amministrazioni comunali dovrebbero cominciare ad affidarsi ad esperti del settore (alcuni lo stanno già facendo e le differenze rispetto ad altre si vedono in modo lampante) ed evitare di improvvisare in campi in cui manifestamente non risultano preparati.
D'altro canto, specie in un periodo economicamente e finanziariamente molto complicato per la maggioranza dei cittadini, sarebbe davvero opportuno di iniziare a gestire in modo maggiormente oculato le finanze comunali anche nella gestione degli eventi, perché la gente comune non necessita di essere letteralmente "invasa" di iniziative nel periodo estivo, ma che ne siano realizzate poche ma buone e quindi in grado di consentire pure agli esercenti locali di avere introiti effettivi dalle stesse.
E questo richiede appunto capacità e professionalità che troppo spesso latitano all'interno delle amministrazioni comunali.

Yvan Rettore 



mercoledì 4 giugno 2025

IMPARIAMO A NON CONSIDERARE I FILMATI DIFFUSI DAL MAINSTREAM COME RAPPRESENTAZIONI INCONTESTABILI DELLA REALTA'

 Tutti i filmati (o quasi) diffusi nei TG o nelle trasmissioni di approfondimento (in particolare i talk show) sono realizzati soltanto per aumentare l'audience e creare emotività nel pubblico che li guarda.


Al di fuori delle possibili manipolazioni, bisogna considerare che non si tratta di registrazioni di una ripresa continua, ma di montaggi di spezzoni di diverse riprese.

Diversi di questi spezzoni in fase di montaggio vengono scartati ed in particolare quelli che potrebbero entrare in contraddizione con il messaggio che intende veicolare chi ha ordinato di realizzare il filmato che poi dovrà andare in onda durante la trasmissione.

Facciamo un esempio concreto per capire meglio la cosa.

Se una trasmissione vuole mettere in cattiva luce il mondo dell'immigrazione conserverà unicamente gli spezzoni di riprese contenenti immagini e testimonianze che confermano che quel fenomeno è un pericolo per la società.

Tutti gli spezzoni delle riprese che dimostrano il contrario verranno scartati.

Si potrebbero fare esempi analoghi su diversi altri temi ma la logica rimane sempre la stessa.

Si conserva ciò che si vuole trasmettere durante la trasmissione e si scarta ciò che potrebbe contraddirne i contenuti.

In conclusione nelle trasmissioni TV viene fatto vedere soltanto ciò che la regia vuole farci vedere.

E questo genere di operazioni si chiama attività di disinformazione.

Non giornalismo.


Yvan Rettore





domenica 25 maggio 2025

ALCUNE CONSIDERAZIONI SULL'EVENTO "VIVIAMO VEGLIE - BORGHI FIORITI"


Ieri mattina si è svolto un evento a Veglie dal titolo "ViviAmo Veglie- borghi fioriti", un progetto di riqualificazione e valorizzazione del centro storico, con l’obiettivo di restituire decoro, vivibilità e senso di appartenenza agli spazi pubblici del cuore cittadino.
Questo secondo gli organizzatori dell'iniziativa, ovvero l'amministrazione comunale in collaborazione con l'associazione "Plastic Free".
Sono stati piantumati diverse piante e fiori da invaso e sono state riverniciate alcune panchine nel Centro storico.
Piuttosto nutrita la partecipazione dei bambini, molto più contenuta quella dei cittadini adulti.
In tutto qualche decina di persone erano presenti, compresi alcuni assessori e Maria Rosaria De Bartolomeo, sindaco di Veglie.
Detto questo, vorrei soffermarmi su due aspetti distinti riguardanti questo evento.
Il primo è relativo ad un intervento scritto da Elisabetta Mea, una sostenitrice dell'iniziativa e pubblicato su "Controvoci" che ha suscitato alcune polemiche sui social specie nei confronti di coloro che non hanno partecipato e che si limitano sempre (a suo dire) a lamentarsi di cosa non va in paese.
Vorrei cominciare col ricordare che la libertà di espressione in Italia è garantita dall'art. 21 della Costituzione e che se non ci fosse, si vivrebbe in uno Stato totalitario e non democratico.
Anche se diversi interventi non ci possono piacere o non raccolgono il nostro consenso, vanno comunque rispettati e accettati.
E' una regola fondamentale della società civile, che dovrebbe essere naturale in ogni singolo cittadino.
Ovviamente la libertà di espressione deve concretizzarsi in modo adeguato e nel rispetto dei destinatari, ma non dev'essere mai ostacolata, né derisa e nemmeno essere oggetto di sterili quanto inutili polemiche.
Puntare il dito poi nei confronti di chi scrive sui social, pubblica articoli critici o esprime il proprio punto di vista in un luogo pubblico per il semplice fatto che poi non abbia effettivamente contribuito alla riuscita dell'iniziativa in questione o altre promosse e realizzate da quest'amministrazione non è assolutamente utile a nessuno e lascia il tempo che trova.
Prima di tutto, perché non è affatto scontato che chi è solito farlo, non si attivi costantemente e caparbiamente nella difesa dei diritti sociali, civili e ambientali.
In secondo luogo, non è detto che tali impegni si concretizzino sempre alla luce del giorno.
C'è chi si attiva a livello giudiziario, chi a livello mediatico, chi a livello informativo, chi a livello politico, sociale, formativo e culturale e non tutte le azioni svolte devono per forza suscitare un clamore tale da essere visibili dai più.
Infine va detto che chi si esprime pubblicamente sia nei social che a mezzo stampa, ci mette comunque la faccia e usa parte del suo tempo per farlo e già soltanto per via di questi due elementi merita comunque rispetto e considerazione.
Poi come esiste la libertà di espressione, esiste anche la libertà di scelta (altro aspetto fondamentale che distingue una democrazia da una dittatura) e ognuno quindi decide se intende o meno partecipare ad un evento e questo anche quando si tratta di un'iniziativa promossa e realizzata dall'amministrazione comunale.
Semmai sarebbe stato molto più interessante che l'autrice dell'articolo si fosse chiesta come mai c'è stata una così scarsa partecipazione all'evento e perché la gente comune (sempre di più) si lamenta e non aderisce a questo tipo di iniziative.
E questo ci introduce al secondo aspetto dell'evento di ieri che seppure lodevole e bello per il coinvolgimento attivo dei bambini presenti, è risultato comunque effimero e non rispondente (come ormai è purtroppo consuetudine con l'attuale amministrazione) alle tante (troppe) criticità ormai croniche presenti da anni nel Centro storico di Veglie.
Il basolato si trova in uno stato desolante quanto pericoloso per la viabilità pedonale, la carenza di alberi favorisce ulteriormente la presenza di una vera propria fornace nel periodo estivo e di una qualità dell'aria scadente in quei luoghi, la scarsità di esercizi commerciali e l'attuale passaggio veicolare hanno comportato la desertificazione della piazza principale, le strade adiacenti sono vere e proprie groviere e l'illuminazione pubblica risulta comunque insufficiente nelle ore notturne anche nelle zone limitrofe per non parlare dello stato pietoso in cui si trova la fontana di Piazza Umberto I° e per come sono state "restaurate" le fontanine presenti e adiacenti al Centro Storico, ovvero non in conformità con le regole dell'arte.
Quindi se la gente comune si lamenta, se consiglieri di opposizione denunciano ciò che non va, se pochi ma coraggiosi cittadini continuano ad impegnarsi in iniziative lodevoli per il bene comune ma che non suscitano alcun clamore mediatico, è perché le criticità di Veglie non sono mai state veramente affrontate dall'attuale amministrazione o comunque non in modo concreto, né esauriente.
Ecco perché avere abbellito il Centro storico con tanto di piante e fiori da invaso e riverniciatura di alcune panchine è apparsa più come una parata di buone intenzioni che un'azione autenticamente risolutiva dei problemi cronici ivi presenti e che permangono ancora lì oggi.
Ed è quest'ultimo tipo di interventi che i cittadini si aspetterebbero da qualsiasi amministrazione comunale, non soltanto da quella attuale.
E questo specie quando sono inerenti ad operazioni di manutenzione corrente che andrebbero comunque attuate e che non possono in alcun modo figurare in quanto tali come elementi utili a fini propagandistici tesi a lodare l'operato di un ente pubblico.

Prof. Yvan Rettore



lunedì 19 maggio 2025

CITTADINANZA SVIZZERA, UN ESEMPIO DA SEGUIRE? FACCIAMO UN PO' DI CHIAREZZA!

 


Da un po' di giorni sta circolando sui social questo post che non soltanto non riguarda tutti i richiedenti la cittadinanza svizzera ma anche i cui contenuti non costituiscono certo la garanzia primordiale della sicurezza in Svizzera (che oggi non è comunque più così garantita nemmeno lì e comunque vorrei ricordare sulla base di dati oggettivi che l'Italia risulta essere molto più sicura oggi rispetto ad una volta e chi ha vissuto gli anni '70, lo sa molto bene).
Detto questo le regole elencate nel post non valgono per chi nasce e cresce in Svizzera.
Quando il sottoscritto la richiesi a 17 anni nella prima metà degli anni '80, invece erano ben diverse.
Nonostante fossi nato e cresciuto in Svizzera, dovetti passare davanti a una commissioni di notabili del posto, sottopormi ad interrogatori sia presso una funzionaria del cantone dove allora vivevo che di quello di un ufficiale di polizia e dichiarare testualmente di non avere certe opinioni (sulla politica, l'esercito, le mie tendenze sessuali, ecc...) che potessero compromettere la mia candidatura alla cittadinanza.
Svolsero perfino a mia insaputa delle indagini su di me presso amici, compagni di scuola e vicini. Alla fine (dopo diversi mesi) mi fu finalmente concessa previo il versamento di una somma importante alle autorità da parte di mio padre.
Anche oggi comunque prima di concedere la cittadinanza, la polizia fa un'indagine accurata sulla vita del richiedente, interpellando ancora vicini e colleghi di lavoro per appurare la sua reputazione e per verificare che non abbia simpatie politiche in opposizione all'establishment bancario/finanziario svizzero (l'unico vero detentore del potere politico in Svizzera).
Poi in ogni caso, la cittadinanza si paga non poco ed è quello il principale deterrente nei confronti dei potenziali richiedenti che fa sì che la Svizzera abbia oggi circa un quarto della propria popolazione formata da immigrati.
Infine, la sicurezza della Svizzera non è dettata dalle regole sulla cittadinanza, ma piuttosto sul fatto che:
- le norme e sanzioni sono certe e uguali dovunque nel Paese
- ci sono diversi poliziotti che abitano anche nei quartieri potenzialmente a rischio e quindi con una garanzia di controllo efficace del territorio
- c'è un grande senso civico diffuso (in gran parte inesistente in Italia) e di appartenenza alla comunità oltre all'aspetto più fastidioso che hanno di solito gli svizzeri che consiste nel controllarsi (e nel caso riferire alle autorità) a vicenda nelle cose che si fanno quotidianamente.

Yvan Rettore



mercoledì 14 maggio 2025

RIFLESSIONI SULL'ULTIMA SEDUTA DEL CONSIGLIO COMUNALE DI VEGLIE E ALTRE CONSIDERAZIONI SULL'ATTUALE AMMINISTRAZIONE

 

Come al solito la maggioranza confonde le buone intenzioni e le opinioni con i fatti e la realtà dimostra che questi latitano.

Di fronte a tale evidenza, mi domando davvero come chi ne è la guida riesca ad affermare che la maggioranza dei vegliesi si possa ancora dimostrare disposta a sostenere l'attuale amministrazione comunale.

Insomma, tante belle parole, ma in conclusione coloro che ne fanno parte non hanno detto praticamente nulla di sostanziale nella seduta odierna del Consiglio Comunale forse perché sono consapevoli di avere fatto poco o nulla fino ad oggi.

E in futuro dubito seriamente che l'andazzo possa essere diverso rispetto a quello a cui abbiamo dovuto assistere poco fa.

Fra le tante dimostrazioni di inadeguatezza, una delle più palesi è quella che riguarda il verde pubblico.

Sia l'assessore incaricato che il consigliere con la delega su tale tema hanno rivendicato i risultati conseguiti circa la piantumazione di nuovi alberi a Veglie.

Come già i fatti hanno ampiamente dimostrato (e un qualsiasi ingegnere agronomo lo sa bene), gli alberi si seminano, non si piantumano.

Continuare a farlo con piante da invaso, significa che queste devono per forze essere seguite e curate adeguatamente nei primi anni di vita, perché altrimenti si ammalano facilmente e muoiono.

Cosa che invece non avviene con quelle che crescono grazie alla semina perché prendendo direttamente confidenza col terreno in cui sono, diventano forti e resistono fin da subito ai tanti pericoli che potrebbero danneggiarle se non ucciderle.

Quindi alla fine si tratta soltanto di propaganda e ammissione di mancata conoscenza di un tema trattato con superficialità e manifesta incapacità.

A sentire quest'amministrazione, sembra veramente di avere a che fare con individui che non hanno affatto la percezione di quanto male stia andando questo paese.

E questo anche per via della loro manifesta inconcludenza nella gestione della cosa pubblica.

A Veglie, gli abitanti rimasti sono poco più di 13.000 e la previsione è che scenderanno a breve sotto questa cifra.

In realtà diversi di loro sono soltanto residenti perché di fatto hanno il proprio domicilio altrove.

Basta farsi un giro per diverse vie di Veglie, per notare quanto sia evidente lo spopolamento in atto.

Detto questo, che fare di fronte a tutto questo degrado e alla pronuncia di tanti proclami non seguiti da fatti concreti?

Per esperienza personale, ritengo sia un vero e proprio spreco di tempo ed energie interloquire con la presente amministrazione sia per le evidenti carenze ed incompetenze manifestate in ogni campo, sia perché i suoi membri si rendono attivi soltanto in materie che a loro effettivamente interessano.

E questa non è né un'accusa né un'opinione, ma una constatazione evidente della realtà delle cose.

Purtroppo il problema principale che attanaglia Veglie è che in assenza di un vero e proprio senso di comunità e di senso civico a fronte invece di un individualismo e di attitudini opportuniste diffusi quanto radicati nella popolazione, qualsiasi amministrazione comunale di turno si sente autorizzata ad adottare una posizione di potere tale da poter far prevalere comportamenti arroganti e supponenti.

Provate pure a rivolgervi agli attuali amministratori, sia recandovi personalmente in municipio, sia attraverso pec.

Nel primo caso (sempre che vi concedano un appuntamento) vi daranno le solite risposte in politichese, ovvero inconcludenti.

Nel secondo caso, manco vi risponderanno.

Ed il sottoscritto ne sa qualcosa, visto tutte le pec che ha mandato loro su vari argomenti relativi al verde pubblico e alla disabilità e di cui non ha mai ricevuto alcuna risposta, salvo una sola circa l'ultimo censimento del patrimonio arboreo comunale che è stato fatto nell'ormai lontano 2019.

Detto questo, non bisogna però arrendersi e si deve comunque continuare ad impegnarsi per il bene comune (seppure con il sostegno attivo di poche persone), sempre che si voglia che Veglie abbia ancora un futuro come comune e non finisca col diventare frazione di un altro (possibilità non tanto remota e già accaduta più di una volta nel ns Paese).

Continuando in questo modo, non è affatto un'ipotesi da escludere.

Quindi sta a noi tutti muoverci perché ciò accada.

E non per gli interessi e il bene di pochi individui o entità, ma di tutto il paese in cui viviamo.

 

Prof. Yvan Rettore





 

venerdì 2 maggio 2025

LA COERENZA COME REGOLA DI VITA



Quando io e la mia compagna, Anna, fondammo il Centro Culturale Carmelo Bene a Veglie più di due anni fa, uno degli aspetti su cui decidemmo subito di non mai transigere era (e rimane tuttora) la coerenza nei confronti degli ideali e principi che ci avevano spinti a realizzare quell'iniziativa.
Da allora, la maggior parte della gente che si è affacciata a questa realtà si è comportata con correttezza e lealtà nei ns confronti. Diversi ormai considerano il Centro Culturale Carmelo Bene come una seconda casa in cui poter crescere, confrontarsi, costruire forme di aggregazione, divertirsi, in parole povere sentirsi vivi e autentici nell'essere insieme ad altri.
Altri, una minoranza per fortuna ridotta, si sono comportati in modo opportunista, ipocrita, villano e profondamente irrispettoso nei confronti del ns impegno quotidiano profuso gratuitamente verso il prossimo.
Altri ancora hanno cercato di metterci i bastoni tra le ruote, di diffondere falsità sul ns conto e di ignorarci come se fossimo degli appestati mentre loro invece persistono tuttora a ritenersi una categoria (per fortuna ristretta) di esseri superiori.
I primi si sono autoesclusi perché ovviamente in un contesto come quello del Centro, le primedonne non possono sopravvivere alla visione collegiale e solidale che ne è alla base.
I secondi stanno declinando perché sono talmente presi nel loro delirio di onnipotenza da essere riusciti a costruirsi un deserto intorno a loro che non fa altro che aumentare giorno dopo giorno.
Rimangono da citare i voltagabbana, gente che è venuta da noi sparlando a più non posso dell'attuale amministrazione comunale e/o di entità che ruotano intorno a loro.
Ovviamente coerenti col ns spirito di inclusione li abbiamo accolti, resi partecipi delle ns iniziative, pagato e organizzato quelle proposte da loro e questo non certo per scontrarci con coloro che allora consideravano come nemici, ma soltanto perché ritenevamo giusto dar loro spazio in attività che consideravamo utili per la crescita culturale e artistica della comunità.
Poi tutt'ad un tratto, questi soggetti si sono girati verso altri lidi escludendoci completamente dalla loro esistenza e giungendo perfino a lodare esplicitamente quelle stesse entità che fino a poco tempo prima non avevano mai mancato di condannare, addirittura pubblicamente.
C'è un detto che dice che chi ha l'abitudine di escludere, alla fine rimane escluso, ma mi sembra che questo genere di individui non ne abbia ancora colto pienamente il significato.
Noi ovviamente non escludiamo, né abbiamo mai escluso nessuno, nemmeno coloro che ci hanno fatto del male (e che cercano ancora di farcene) perché la cattiveria, ma in particolare l'incoerenza non fanno assolutamente parte del ns modo di essere, né di agire nei confronti del prossimo.
Semplicemente perché non servono a nulla, se non ad autodistruggersi a fuoco lento e a sprecare tempo ed energie che potrebbero essere impiegati in modi ben più costruttivi sia per se stessi che nei confronti della comunità.
A maggior ragione riteniamo quindi doveroso affermare che qualunque percorso evolutivo che proponiamo può avvenire unicamente attraverso il rispetto reciproco dei soggetti coinvolti, la fedeltà nei propri principi (a cominciare dall'inclusione) e soprattutto nel cercare di compiere qualsiasi azione con uno spirito di coerenza che sia effettivamente compatibile con la ns identità di realtà culturale, artistica, formativa e sociale al servizio della comunità vegliese e di quelle circostanti.
Per coloro che intendono operare in tali ambiti, la coerenza non si rivela una scelta, ma una regola di vita.
La prima che ci fa crescere individualmente e come comunità di esseri umani.

Yvan Rettore




giovedì 1 maggio 2025

IL LAVORO IN ITALIA


Sindacati che non difendono più i diritti dei lavoratori o comunque troppo poco.
Ispettorati del lavoro inesistenti.
Lavoro nero dilagante.
Paghe da fame.
Orari di lavoro sempre più spesso insostenibili.
Garanzie e controlli di sicurezza sul lavoro trascurati o inesistenti.
Impoverimento generalizzato dei lavoratori.
Occupazioni precarie.
Diffusione a manetta di contratti capestro.
Primo posto in Europa per incidenti sul lavoro impuniti.
Obbligo di lavorare fino quasi a 70 anni per poi percepire pensioni da fame.
Nessuna tutela sociale per i lavoratori con Partita IVA.
Un "circo" di ingiustizie, inefficienze e chiacchiere che fanno sì da aver ridotto il lavoro in Italia ad una nuova forma di schiavitù legalizzata.
Per chi ce l'ha ovviamente!
Altrimenti si finisce in quel popolo di "invisibili" di cui non gliene frega niente a nessuno perché non esistono nemmeno come numeri da inserire nei dati ufficiali dell'ISTAT!

Yvan Rettore




venerdì 25 aprile 2025

CIO' CHE RESTA DEL 25 APRILE



Ormai, nella società italiana, il 25 aprile è considerato dai più come un semplice giorno di ferie.

È così vero che sono certo che, se dovessimo intervistare diverse persone per strada, non saprebbero dirci a quale evento storico si riferisce.
In realtà, il 25 aprile 1945 non ha segnato soltanto l'inizio della sconfitta (si spera definitiva) del nazifascismo, ma anche la nascita di un consociativismo che ha minato fin dall’inizio le fondamenta stesse della democrazia italiana.

Volenti o nolenti questa data ha poi rappresentato anche l'inizio di una occupazione militare (diventata poi anche culturale e economica) degli Stati Uniti che ha limitato fortemente la sovranità del nostro Paese e ha in parte compromesso l’evoluzione dell’Italia verso la maturazione di una vera e propria nazione.

Il 25 aprile è stato però anche l’inizio di una nuova era sociale e politica per il nostro Paese, accompagnata da un fervore culturale e intellettuale davvero notevole che portò alla ribalta nazionale e internazionale giganti come Rossellini, Fellini, Malaparte, Pasolini e tanti altri.

Oggi gente di questo spessore la possiamo soltanto sognare!

Ma spesso ci si dimentica che la generazione che in guerra fu costretta a combattere e a subire ingiustizie indicibili, nonché quella immediatamente successiva (che nacque nelle macerie del più mostruoso conflitto della Storia) sopportarono parecchi anni di privazioni e povertà (per non dire miseria) e che centinaia di migliaia di loro furono letteralmente umiliati per anni in diversi Paesi europei in cui andarono ad emigrare per poter riuscire a crearsi almeno un embrione di futuro degno di questo nome.

Certo, la maggioranza degli italiani di allora aveva una scarsa istruzione, le donne erano per lo più discriminate e poco considerate, la Chiesa aveva un peso nella società che risultava asfissiante in ogni settore, ma il senso di comunità e il senso di sacrificio e di impegno erano dominanti fra loro, perché c’era una volontà diffusa nel voler chiudere con quel presente deprimente e quel passato pieno di odii e di violenze che avevano portato l’Italia ad una rovina senza precedenti.

Oggi, cosa resta di quei valori?

Poco o niente!

L’individualismo è imperante dovunque e quando parli di valori e principi, ti senti davvero in minoranza, quasi come se stessi parlando di qualcosa che ormai appartiene soltanto ai libri di storia o poco altro.

E quindi personalmente ritengo che oggi ci sia ben poco da festeggiare, perché queste caratteristiche non sono certo rappresentative di una società umana e solidale.

Quella per cui avevano combattuto i nostri antenati!

Yvan Rettore



martedì 22 aprile 2025

LE LETTERINE DI CORDOGLIO DELLA POLITICA PER LA MORTE DEL PAPA

Uno degli aspetti più deplorevoli in relazione al drammatico epilogo dell'esistenza terrena di Papa Francesco è di avere dovuto assistere ad una marea di espressioni di cordoglio melensi, quanto scontate, ma soprattutto piene di ipocrisia e di incoerenza da tutto il mondo politico sia locale, che nazionale ed internazionale.

Questa enfasi di parole vuote quanto sterili lascia ovviamente il tempo che trova, perché di fronte alla morte di qualsiasi essere umano non soltanto non servono a nulla (se non alla manifestazione dell'autorefenzialità di chi le pronuncia), ma personalmente ritengo che ne offendano la memoria.

E questo trattamento post mortem, nonostante l'opinione che si potesse avere del pontefice, non la meritava nemmeno lui.

Yvan Rettore




martedì 8 aprile 2025

QUANDO LE IMMAGINI RACCONTANO PIU' DELLE PAROLE!

Le immagini relative all'iniziativa di domenica scorsa denominata (ovviamente coi soliti termini inglesi) Plastic Free per ripulire l'ambiente da plastiche e rifiuti abbandonati indiscriminatamente (che a detta delle amministrazioni comunali di Veglie e Salice Salentino si è svolta all'insegna dell'amore e del rispetto per l'ambiente) ha dimostrato in modo palese l'incompetenza di tali amministrazioni nonché delle ditte appaltatrici nella raccolta dei rifiuti di entrambe queste realtà nell'affrontare e risolvere una volta per tutte la questione della presenza di rifiuti sparsi dovunque sui rispettivi territori.

Complice l'assenza ormai cronica di senso civico nella maggior parte dei residenti, si assiste infatti costantemente all'inerzia degli operatori e responsabili di settore nel prevenire e togliere tempestivamente tali rifiuti.
A Veglie, per esperienza personale, quando in un recente passato mi rivolsi ai responsabili comunali per sollecitarli ad intervenire nei campi adiacenti l'Eurospin per prelevare i rifiuti lasciati lì in modo massiccio, ci misero oltre 4 mesi per intervenire!
Nei miei comuni di origine, in Svizzera e in Veneto, non si è mai proceduto a simili azioni e sapete perché?
Perché in quei lidi i settori comunali responsabili e le aziende appaltatrici operano in modo efficace e di rifiuti sparsi sul territorio non se ne vedono manco col lumicino!
Ovviamente il senso civico diffuso dei cittadini ivi presenti aiuta non poco, anche nel fatto di pretendere che gli enti pubblici e le aziende appaltatrici (che vengono mantenuti con le loro tasse) facciano bene il loro lavoro in favore di tutta la collettività.
Qui invece si devono aspettare questi interventi con tanto di slogan anglofono per sopperire alle carenze croniche della pubblica amministrazione!

Yvan Rettore


N.B. Tutte le immagini dell'evento sono visibili nella pagina Facebook del Comune di Salice Salentino.






domenica 6 aprile 2025

MERCATO DELLA TERRA D'ARNEO: TANTO CLAMORE MEDIATICO MA POCA SOSTANZA

Recentemente a Veglie, in provincia di Lecce, si è svolta la presentazione di un'iniziativa tesa a valorizzare le produzioni agricole locali attraverso la formazione di un mercato chiamato "Mercato della Terra d'Arneo" in grado di mettere in contatto i consumatori direttamente con i produttori.

Promosso dall'associazione "Slow Food Neretum", ha visto coinvolti i comuni di Veglie, Salice Salentino, Carmiano e Leverano, nonché il Gal Terra d'Arneo.

Fra gli intervenenti al convegno, ci sono stati i sindaci dei comuni partecipanti all'iniziativa, il Presidente del Gal Terra d'Arneo, la responsabile dell'associazione promotrice dell'evento e una produttrice agricola di Manduria, aderente al circuito nazionale "Slow Food".

Detto questo, alcune osservazioni possono essere fatte fin d'ora in relazione a quanto accaduto.

Prima di tutto, a fronte di una realtà locale poco afferrata con la lingua inglese e a maggior ragione con una popolazione anziana in crescita che in gran parte non li conosce, il ricorso a termini anglofoni sicuramente non risulta far parte di una strategia di marketing azzeccata.

Viviamo in Italia, la terra per eccellenza del settore agroalimentare e la comunicazione meriterebbe quindi un'attenzione maggiore sull'uso di termini e slogan che siano davvero consoni nel colpire i potenziali consumatori su un progetto di tale entità.

Singolare poi è notare che fra gli intervenenti non figurava nessun rappresentante delle entità nazionali (Confagricoltura, Cia e ANPA) ed europee di categoria (COPA e COGECA).

C'era soltanto una produttrice agricola che però non opera manco nei territori interessati e perfino fra i comuni del Gal Terra d'Arneo erano presenti i sindaci di meno di metà dei membri di quest'organismo.

A chiudere il cerchio figurava un'accademica specializzata nel settore agroalimentare.

Quindi in pratica fra gli intervenenti erano assenti operatori del settore agricolo nei territori interessati, agronomi, esperti di zootecnia e rappresentanti di categoria.

La domanda quindi sorge spontanea: "Come si è potuto parlare di agricoltura e di zootecnia in assenza di tali soggetti?!"

Perché poi avere confinato tale iniziativa ad alcuni comuni membri di un Gal senza averne coinvolti altri, anche esterni allo stesso?!

Che senso ha infatti parlare di operazioni del genere se si operano delimitazioni tra un Gal e l'altro?!

L'impressione è che si giunga attraverso simili iniziative ad escludere il grosso dei produttori locali perché si punta a prodotti d'eccellenza del territorio, eccellenza che però è raggiungibile nella stragrande maggioranza dei casi soltanto da coloro che ne hanno effettivamente i mezzi con la conseguenza che a partecipare a simili progetti rischiano di risultare unicamente operatori in grado di realizzare prodotti di nicchia in quanto poi vengono venduti a prezzi non accessibili ai più.

Quindi va bene abbattere la filiera zero ed è giusto eliminare la catena di intermediari tipica della Grande Distribuzione, ma se poi a poter usufruire di tutto questo finisce con l'essere una cerchia ristretta di persone benestanti, allora il tutto si risolve in un'operazione riduttiva quanto di pura facciata propagandistica utile soprattutto a coloro che ne sono i promotori e che lascia quindi il tempo che trova.

Questo fenomeno si è già visto attraverso il movimento "Slow Food" ma anche nelle iniziative private fallimentari come quelle di Oscar Farinetti quali "Eataly" e "Fico" (che ora tenta disperatamente di ripetersi sotto un'altra denominazione) a Bologna.

Infine, quando si parla di penetrazione nei mercati esteri, oltre al fatto che sarebbe stato molto utile la presenza di un esperto autorevole che ne avesse parlato durante il convegno, si tratta di un argomento molto complesso che meriterebbe ben altra attenzione e tempistiche e che non può ridursi di certo alla semplice adesione ad una rete di produttori "Slow Food" per poter effettivamente attuarsi con successo.

In conclusione, un grande evento con tanti proclami ma con poca sostanza.


Yvan Rettore