mercoledì 9 agosto 2023

ALCUNE PRECISAZIONI SUL CENTRO CULTURALE CARMELO BENE

 

Il Centro Culturale Carmelo Bene si avvia a compiere il suo quarto mese di vita.
In questo periodo le cose sono andate meglio di quanto si potesse prevedere all'inizio.
Sono stati attivati diversi corsi: lingue (Inglese, Francese, Tedesco e Spagnolo), yoga, pittura, giochi, attività ludiche per i disabili, ecc...
Fra le iniziative, c'è stata la cena gratuita di "Pane e Salame", una serata musicale dedicata a dei bravissimi ragazzi di Salice e attualmente c'è anche una bella esposizione di una pittrice vegliese.
Ora ci stiamo prendendo un momento di meritato riposo e riprenderemo tutto a settembre e abbiamo già in mente ulteriori progetti da realizzare oltre al rilancio dei corsi già in essere.
Vorrei ricordare che il Centro Culturale Carmelo Bene intende essere un luogo di diffusione e condivisione gratuita della cultura nelle sue varie forme, di aggregazione e ricreativo.
Non intende affatto diventare né un'associazione con tesseramenti che comportano un'organizzazione verticistica ed esclusiva, né trasformarsi in un club che interpreta la cultura soltanto a livello monetario ed elitario, definendo in modo del tutto arbitrario cosa lo deve essere e cosa no.
Come già detto durante il discorso di inaugurazione del 22 aprile scorso, le uniche cose che non si possono assolutamente tollerare nel Centro sono l'arroganza, l'opportunismo, il cattivo gusto e la propaganda politica.
Non è quindi assolutamente accettabile che da fuori ci siano entità che si permettano di venire nella nostra sede dicendoci cosa dobbiamo o non dobbiamo fare e invitandoci perfino a decidere eventuali date dei nostri eventi in funzione di altri che non ci riguardano e nei quali non siamo coinvolti.
Non è nemmeno ammissibile che ci siano individui che sparlano alle nostre spalle, denigrando il nostro Centro e muovendo critiche inopportune quanto infondate sull'illuminazione interna e addirittura sulla qualità e la resa di strumenti musicali all'interno dello stesso.
Di questi saputelli e professoroni da quattro soldi non sappiamo proprio che farcene, perché chi confonde le proprie opinioni come se fossero verità bibliche si definisce da sola.
Come non possiamo tollerare che vi siano persone che si permettono di proporre di stravolgere l'arredo e altre iniziative in corso nei locali del Centro perché vogliono avere una visibilità esclusiva della loro esposizione e unicamente in funzione delle loro esigenze.
Non intendiamo più dare retta inoltre ai tanti perditempo che di recente si sono avvicinati al nostro Centro per proporre esibizioni di vario genere, salvo poi persistere nel non rendersi più disponibili con la solita (patetica) scusa che non hanno mai tempo.
Chi ricorre a quest'ultima dimostra soltanto che la cosa non gli va più, perché una persona interessata il tempo lo trova sempre.
Infatti, non è un caso che poi questi soggetti risultino così impegnati da vederli sulle foto che inseriscono sui social mentre prendono il soleone al mare (che grande impegno!) o nel dare priorità a manifestazioni che ritengono comunque sempre prioritarie rispetto ad altre (e il Centro per loro figura quindi come una prospettiva secondaria e trascurabile) perché devono soddisfare in primis il loro ego smisurato.
Non siamo così stupidi da non capire questi atteggiamenti sul nascere e nel troncarli di conseguenza come di dovere.
Quindi come Centro Culturale continueremo ad essere umili, disponibili, inclusivi e aperti nei confronti di chiunque voglia, a Veglie e dintorni, proporre o realizzare davvero attività utili alla crescita culturale, all'aggregazione e alla condivisione di Veglie e dintorni, in uno spirito di autogestione e di considerazione reciproca che devono essere i cardini indispensabili di un'entità come la nostra.
Dei perditempo, semplici curiosi, opportunisti e altri che preferisco non definire in questa sede, non sappiamo proprio che farcene.
Prof. Yvan Rettore



lunedì 7 agosto 2023

CONCITA DE GREGORIO: L'ANTITESI DELL'INTELLETTUALE

 

Concita De Gregorio non è nuova ad esternazioni in cui manifesta una presunta superiorità intellettuale su qualsiasi argomento che decide di affrontare. 

Una vera e propria tuttologa piena di sé e che crede di essere diventata un solido punto di riferimento degli intellettuali italiani. 

Gli intellettuali però per loro stessa natura non sono né sofisti, né tuttologi, ma innovatori nel pensiero e coraggiosi nel manifestarlo anche contro i poteri forti della società in cui vivono.

Caratteristiche, queste ultime, che non sono affatto presenti in questa giornalista. 

Serva incondizionata di ogni potere di turno, frequentatrice assidua di quella Sinistra da salotto sganciata dalle fasce più disagiate della società e altezzosa nel modo di porsi e di pensare, non ha assolutamente nulla di davvero interessante da dire. 

Quindi, la cosa migliore che si possa fare, se non si vuole sprecare inutilmente tempo ed energie, è ignorarla del tutto. 

Ci sono persone davvero più valide ed interessanti da seguire che questo personaggio inconcludente e vuoto.

Yvan Rettore



venerdì 4 agosto 2023

CAMBIAMENTI CLIMATICI: IL DUBBIO E' IL FONDAMENTO DELLA SCIENZA NON IL DOGMA

Leggendo gli ultimi articoli sulla stampa italiana di questi giorni relativi ai cambiamenti climatici, confesso di avere rilevato diversi tratti dogmatici nella difesa ad oltranza degli stessi in particolare nella loro presunta origine antropica.

Vi è infatti una sola visione su questo fenomeno (visto soltanto come un problema), quella catastrofista, basata su elementi comunque contestabili o quantomeno discutibili sul tema e sulla mancata considerazione di altri invece che risultano determinanti quanto fondamentali se si intende davvero avviare un serio approccio scientifico sulla questione.
La scienza si fonda infatti sul dubbio, la condivisione di conoscenze e sul principio di falsificabilità che, guarda caso, manco viene accennato nei vostri articoli.
Non si basa su criteri di tipo "politico", ovvero limitati nell'affermare che visto che la maggioranza degli scienziati è convinta del fondamento di una propria posizione, questa debba per forza essere legge o peggio ancora un dogma che non può mai essere mai messo in discussione.
Se si avvalesse sempre e comunque tale teoria, allora non ci sarebbe più scienza ma un dogmatismo che nulla ha a che vedere con essa.
E non ci sarebbero mai stati scienziati geniali come Galileo o Copernico, che in quanto "minoritari" nella difesa delle loro posizioni scientifiche furono perseguitati o quantomeno osteggiati dalle istituzioni (in particolare clericali) della loro epoca.
Quindi sarebbe utile quando si parla di scienza di dare voce e spazio davvero a tutti e non soltanto ascoltare una campana e lasciare sempre in silenzio quell'altra.
Proprio in virtù anche di una corretta deontologia giornalistica, ritengo che sarebbe doveroso da parte del mondo del giornalismo italiano (e più in generale occidentale) dedicare spazi altrettanto importanti e visibili a scienziati e personaggi autorevoli sull'argomento quali: Claude Allègre, Bjorn Lomborg, Franco Battaglia, Franco Prodi, Carlo Rubbia, Antonio Zichichi e tanti altri oltre ad editorialisti prestigiosi e competenti come Giuseppina Ranali, Leonardo Mazzei o Carlo Papalini.
Si scoprirebbe allora che vi possono essere differenze e manipolazioni sostanziali nel rilevamento delle temperature, che l'inquinamento atmosferico e l'erosione dei suoli sono nemici ben peggiori per la vita di ogni essere vivente, che non bisogna confondere la meteorologia con la climatologia, che conviene adattarsi ai cambiamenti climatici piuttosto che accanirsi a combatterli, che l'urbanizzazione selvaggia a suon di cemento e asfalto ha tolto (e continua a togliere) la presenza massiccia di alberi nelle nostre città compromettendo la qualità dell'aria e facendo balzare alle stelle le temperature estive, che l'IPCC è un organo dell'ONU che non ha assolutamente alcuna autorevolezza scientifica perché composto prevalentemente da funzionari e non da scienziati, che gli uragani stanno diminuendo a livello globale e tanto tanto altro ancora.
Ma soprattutto non si lascerebbe più aperto il dibattito ad un'infinità di tuttologi che ormai dominano quotidianamente la scena del Mainstream, ma esclusivamente alla comunità scientifica che risulta essere l'unica davvero abilitata per parlarne con autorevolezza e credibilità.
Sempre che non si voglia diventare dei fanatici seguaci del catastrofismo climatico come nuova religione del XX secolo e a vantaggio di specifici interessi del mondo del capitale che nulla hanno a che vedere col bene del nostro pianeta.
Perché alla fine della fiera in ambito scientifico contano soltanto i contenuti e non le opinioni.
E dovrebbe essere così anche in altri ambiti.

Yvan Rettore



giovedì 27 luglio 2023

LA MIA RISPOSTA ALL'ENNESIMA RICHIESTA DI FONDI DI CLAUDIO MESSORA PER SOSTENERE BYOBLU

 Sarò un po' fuori dal coro, ma ritengo che più che chiedere di continuo soldi per mantenere in essere la propria testata, sarebbe il caso di rivedere alcune strategie aziendali.

Prima fra tutte, la consapevolezza che bisogna cominciare a creare le basi di una società autogestita al di fuori delle istituzioni attuali che sono talmente putrefatte da risultare perfino dannose e controproducenti per la collettività.
Il problema quindi non è di fare informazione, ma di come farla e per questo motivo sarebbe fondamentale pensare a forme di diffusione della stessa attraverso forme di aggregazione e di attivismo locali in grado di generare un autentico movimento di trasformazione culturale, sociale e quindi politica partendo (ma guarda un po') da quella gente comune che viene considerata unicamente in funzione elettorale ma non come cittadinanza attiva e quindi in grado di decidere in modo autonomo e senza deleghe forzate del proprio destino.
Personalmente vedo nella vostra testata, i caratteri tipici di una testata di stampo elitario, che appare sì controcorrente rispetto al Mainstream ma che rimane chiusa alle espressioni di personaggi acculturati ed autenticamente innovativi che non vengono opportunamente considerati in quanto non hanno avuto la fortuna e le possibilità di apparire rispetto alle star attuali del giornalismo italiano.
Non date infatti spazio ad autori nuovi, fuori dal grande mondo editoriale o che si autopubblicano e manco date loro visibilità in forum o rubriche a loro dedicati che potrebbero costituire energie e risorse in più, se non determinanti, per promuovere una presa di coscienza e reazioni positive quanto virtuose in chi vi segue.
Ho già avuto occasione in passato di avere a che fare con una bellissima rivista che parlava di geopolitica a livello internazionale e che era come voi chiaramente controcorrente.
Invano, dissi loro di percorrere questa via e il risultato è che alla fine dovette chiudere i battenti.
Non vorrei davvero che accadesse altrettanto per la vostra testata.
Cordiali saluti.
Yvan Rettore



venerdì 7 luglio 2023

C'ERA UNA VOLTA IL POPOLO DI SEATTLE


All'inizio del secolo vivevo a Padova e mi ero iscritto da poco al Partito Umanista, una compagine politica di piccola entità, ma presente in diversi parti del mondo con lo stesso nome e lo stesso simbolo in quanto componente del Movimento Umanista lanciato dall'intellettuale argentino Silo alla fine degli anni '60 con l'intento dichiarato di "riumanizzare" la Terra.
Erano gli anni del popolo di Seattle, della nascita del Movimento no-global, dei cantieri sociali e dello slogan che recitava "Un altro mondo è possibile".
Partendo da Padova, riuscimmo a lanciare diverse iniziative in difesa dei diritti civili, ambientali e sociali, fummo protagonisti di campagne sulla non violenza e per la Pace, per poco non riuscimmo ad avere perfino due consiglieri comunali eletti in comuni della provincia e tanto altro.
In pochi anni, la nostra struttura passò da tre elementi fissi a quasi venti e nuove sedi si stavano per aprire a Verona e Belluno.
Cercavamo di essere partecipi attivi di ogni iniziativa tesa al benessere comune e alla difesa dell'ambiente.
I nostri cavalli di battaglia erano il principio della responsabilità politica come corollario fondamentale della democrazia partecipativa e la difesa ad oltranza dei diritti umani in ogni ambito possibile.
Ma la cosa che forse allora ci distingueva di più era la nostra militanza attiva in quanto ognuno di noi si adoperava direttamente e senza differenze gerarchiche nel proporre e partecipare ad iniziative direttamente sul campo.
Quell'elemento che era stato per anni il sale dell'attivismo, noi ce l'avevamo nel sangue e cercavamo tutti di essere acculturati. preparati e non finivamo mai di leggere ed informarci su ogni aspetto che potesse aiutarci nelle battaglie che portavamo avanti.
Eravamo tosti e determinati, tanto che anche se pochi di numero, cominciavamo ad essere una spina nel fianco costante dei poteri costituiti e dei partiti ed esponenti politici dinosaurici che dominavano la scena in quegli anni.
Avevamo pochi soldi e dimostrammo che anche se sono importanti nel fare politica, la differenza la fa l'impegno costante profuso sul campo e la volontà di includere ogni entità necessaria a realizzare gli scopi che ci prefiggevamo.
Un'apertura mentale che per l'ortodossia di diversi politici della vecchia guarda poteva sembrare scandalosa quanto controproducente, mentre invece era autenticamente innovativa e al passo con dei tempi in cui bisognava pensare ad un nuovo socialismo dal volto umano che ancora era da realizzare in Europa (e ancora oggi rimane una vera e propria chimera) e che stava invece prendendo piede in modo straordinario in varie zone dell'America Latina.
Del popolo di Seattle oggi rimane soltanto il ricordo di una stagione politica davvero straordinaria, fatta poi a pezzi dai falchi del neoliberismo che attraverso ll'esplosione dei social e alla diffusione efficace di paure del tutto ingiustificate attraverso la rete, hanno anestetizzato qualsiasi possibile forma di ribellione e di proposte alternative tese a realizzare un superamento di un modello di società fallimentare quanto inumano e ormai del tutto insostenibile sotto vari punti di vista.
Oggi la militanza attiva si riduce alla partecipazione ai webinar, agli sfoghi sui social e ad iniziative che devono tutte passare attraverso l'uso di strumenti tecnologici, mentre la Storia ha sempre dimostrato che le vere rivoluzioni e i cambiamenti epocali si concretizzano soltanto negli incontri e nella condivisione diretti degli attori che intendono portarli davvero a compimento.
Tutte le compagini politiche si identificano sempre di più attraverso la diffusione del culto del leader, mentre è nella compartecipazione e nell'attivismo di vari leader carismatici che un partito diventa veramente forte e credibile.
Le strutture partitiche contemporanee appaiono quindi sempre verticistiche e non hanno nulla a che vedere con quelle a struttura orizzontale tipiche dei movimenti politici andini attuali e di quelle apparse nelle prime compagini socialiste della fine dell'Ottocento che consentono un radicamento costante e profondo in ogni ambito sociale.
Così non è un caso non vedere più nessun partito presente nelle lotte dei lavoratori fuori dalle fabbriche, nella difesa dei siti ambientali con le entità di base nei territori, negli squallori delle periferie urbane e via dicendo, perché oggi ciò che è prioritario è essere presenti a livello virtuale e sul Mainstream nazionale, usando il leader unico come figura carismatica per essere conosciuti.
Apparire oggi è più importante che agire e nella politica la cosa è di un'evidenza lampante.
Il tutto a scapito di contenuti concreti, della coerenza e di quell'attivismo disinteressato che non si limiti soltanto alla redazione o modifica di un programma politico in vista delle prossime elezioni di turno.
Le parole acquistano significato quando le vivi, ma soprattutto quando le fai vivere mettendoci la faccia direttamente.
E questo non è mai stato così vero come oggi.
Senza se senza ma.
Come si soleva dire quando esisteva il popolo di Seattle.

Yvan Rettore





martedì 4 luglio 2023

LO SFASCIO DELLA SCUOLA PUBBLICA: A CHI LA COLPA?

La questione è piuttosto complessa e non si può ridurre nel puntare un dito su questi o quelli. 

E' indubbio che il settore dell'istruzione pubblica nel nostro Paese si sia fortemente involuto in questi anni, non certo per colpa degli insegnanti ma soprattutto perché le istituzioni hanno sempre più ridotto gli investimenti che sarebbero stati fondamentali per assicurarne un buon rendimento. 

Il tutto a scapito di preparazioni professionali adeguate alle esigenze della nostra società attuale e con una mancanza cronica di mezzi in grado di stare al passo con i tempi (ed in questo siamo drammaticamente indietro rispetto ad altre realtà virtuose presenti in Occidente). 

Per non parlare delle strutture scolastiche in gran parte fatiscenti o comunque bisognose di interventi strutturali importanti quanto urgenti. 

A fronte del decadimento del settore pubblico, i governi che si sono succeduti in questi anni non hanno però mai avuto un comportamento analogo col settore privato, il quale non è mai stato davvero penalizzato dalla notevole contrazione dei costi ed investimenti operata dai nostri esecutivi nel campo dell'istruzione pubblica. 

Ne è conseguito che il personale impiegato nell'istruzione pubblica sempre più spesso non ha i mezzi a disposizione per assolvere i propri compiti e parte di esso non è purtroppo adeguatamente formato.

 Ovvero il gatto che si morde la coda. I comportamenti iperprotettivi dei genitori (a volte a livelli parossistici) associati ad una mancanza cronica di tempo e di attenzioni reali da dedicare ai figli completano il quadro di una società in cui si è incatenati al lavoro e alle tante necessità della vita quotidiana, non per scelta, ma perché imposti da un sistema che si sta rivelando sempre più distruttivo e controproducente. 

La scuola di oggi non è altro che uno degli specchi di questo fallimento.


Yvan Rettore 



domenica 2 luglio 2023

L'ESSERE UMANO? UN PULVISCOLO NELL'UNIVERSO

Come esseri umani dovremmo cominciare a rassegnarci una volta per tutte nel riconoscere che siamo un pulviscolo sia su questo pianeta che nell'universo, che non siamo assolutamente in grado di controllare nulla, né di invertire alcun processo naturale, né di crearne di nuovi in sostituzione di esso.

Pretendere di essere onnipotenti non è soltanto un'impresa del tutto assurda, ma rappresenta anche una caratteristica profondamente stupida che purtroppo è comune a gran parte dell'umanità contemporanea, in particolar modo a quella occidentale, schiava ormai incondizionata di una razionalità demente al servizio esclusivo della ricerca nevrotica del profitto ad ogni costo.
Sarebbe ora di metterci davvero il cuore in pace e di prendere finalmente atto di chi siamo e di cosa siamo, perché ogni tentativo teso a sostituirci alla natura cercando di applicarvi un nostro ordine esclusivo (che di fatto è impossibile in quanto è il caos che genera l'evoluzione non il controllo di ogni elemento di questo pianeta e dell'universo di cui fa parte) è e sarà sempre fallimentare.
Yvan Rettore