sabato 7 ottobre 2017

LA MEDIOCRAZIA MEDIATICA: ESALTARE I MODELLI NEGATIVI!

Oggi la tendenza dei media contemporanei è di esaltare i modelli negativi ad un punto tale che sembra che solo quelli contano e possano avere spazio e credibilità nella nostra società.
Da Briatore a Renzi, passando per Paris Hilton fino ad arrivare a Sgarbi, la lista di questi personaggi messi spesso in auge dal giornalismo nostrano è davvero lunga per non dire infinita.
Infatti, non a caso si dice che al peggio non c'è mai fine!
Questa tendenza si potrebbe definire con il termine seguente: mediocrazia mediatica.
Detto questo, alcune domande sorgono spontanee. 
Ma è proprio così importante soffermarsi su personaggi così mediocri e inconcludenti o addirittura dedicare interi articoli e/o servizi per farne conoscere di nuovi come a voler farli diventare a loro volta dei vip senza averne alcun merito?!
Non sarebbe meglio e molto più costruttivo diffondere le gesta e imprese di persone umili e anonime che lottano quotidianamente per i diritti civili e impegnano l'intera loro esistenza nel segno della condivisione e della solidarietà anziché sprecare tempo ed energie dietro a così tanta mediocrità?! 
Oppure bisogna per forza credere che a certa stampa non interessa affatto smuovere le coscienze di questo paese evitando quindi di diffondere esempi positivi tali da creare una reazione di massa che possa davvero mettere fino a tutto questo schifo e permettere la costruzione di un mondo finalmente umano e sostenibile?!
Le risposte a questi quesiti mi sembrano talmente ovvie da non meritare ulteriori commenti.

Yvan Rettore




lunedì 2 ottobre 2017

LA POLVERIERA CATALANA

La repressione violenta attuata recentemente dal governo spagnolo nei confronti degli autori e dei partecipanti al referendum sull'indipendenza della Catalogna è ovviamente da condannare e anziché una prova di forza ha dimostrato la debolezza e la completa inadeguatezza di questo esecutivo nel gestire questa crisi.
Questa situazione si è venuta a creare perché la grave depressione economica in cui versa la Spagna ormai da tempo ha ingigantito i problemi cronici del paese che vedono la regione più ricca del paese, la Catalogna, doversi accollare sempre più gli oneri della povertà dilagante nel resto del regno iberico.
Mettici poi il fatto che la Catalogna è stata il focolaio e rimane il baluardo di tutti i movimenti di sinistra spagnoli (l'unica repubblica anarchica del mondo fu quella catalana) e che stiamo parlando di una vera e propria nazione con una sua lingua e cultura ben distinte da quella castigliana e il quadro appare completo.
La reazione autonomista prima e indipendentista poi rappresenta la risposta al fallimento del sistema neoliberista imposto in modo prepotente da una serie di esecutivi che non hanno mai avuto veramente a cuore il bene complessivo del paese e hanno tirato a campare, favorendo sempre più coloro che ricchi già lo erano.
Il problema è che adesso anche i ceti agiati dominanti in Catalogna si stanno impoverendo sempre più e non sono quindi più disposti a pagare dazio per il resto della Spagna.
Può essere considerata una reazione egoistica e probabilmente lo è, ma sta a dimostrare che in Spagna rimane assente una politica sociale e industriale seria e costruttiva e soprattutto autenticamente solidale che avrebbe permesso a questo paese non soltanto di evitare l'attuale situazione di tensione, ma avrebbe anche consentito una rilancio economico solido e duraturo.
Le balle sulla ripresa continuamente avanzate dai vari leader europei stanno sempre più affermando che uno degli effetti domino del crollo inevitabile del sistema sta proprio nel rischio di affondamento dell'Unione Europea, ma anche dell'integrità territoriale dei suoi stessi stati membri.
Ritornando alla polveriera catalana, ora è ovviamente molto arduo riuscire a stabilire cosa accadrà. 
Ciò che è certo è che più nulla sarà come prima e che una via d'uscita sarà tutt'altro che agevole.
Un dialogo tra le parti avrebbe sicuramente evitato questa escalation, ma contrariamente a quanto affermano certi osservatori, sono convinto che da solo non sarebbe comunque bastato, perché la questione catalana ha radici profonde e una soluzione doveva necessariamente passare anche per una riforma profonda dell'insieme delle istituzioni iberiche a cominciare da una ridefinizione dei ruoli del governo centrale da una parte e delle regioni dall'altra.
Ora purtroppo questa possibilità sembra alquanto remota a meno che Rajoy venga finalmente defenestrato e si possa insediare un esecutivo autenticamente solidale e costruttivo per l'insieme dello stato spagnolo.
Al momento l'unico risultato ottenuto dal governo Rajoy è di avere alimentato maggiormente la spinta indipendentista della Catalogna, a dimostrazione del suo completo fallimento nella gestione di questa questione.

Yvan Rettore 


domenica 1 ottobre 2017

I NEMICI DEI LAVORATORI SONO I PARTITI, NON I SINDACATI (DI BASE!)

Recentemente, Di Maio e Salvini si sono ritrovati d'accordo nell'affermare che i sindacati sono ormai una logica superata e e che andrebbero riformati al punto da ridurne in modo drastico l'influenza nel mondo del lavoro.
Salvini ha perfino dichiarato che sarebbero del tutto inutili.
Detto da due personaggi che non hanno mai veramente lavorato, senza manco una laurea e alcuna competenza specifica riconosciuta sull'argomento, trattasi di una dichiarazione che fa quantomeno sorridere.
Quindi non sorprende affatto che lor signori non siano manco in grado di distinguere la lobby dei sindacati confederali (C.I.G.L,, C.I.S.L e U.I.L.) con i sindacati di base (quelli che difendono davvero i lavoratori e che danno fastidio ai poteri costituiti!). 
La verità è che l'ostacolo maggiore (se non unico) alla riconquista di una giustizia sociale in questo paese non è rappresentato di certo da questi sindacati, ma proprio dagli stessi partiti, strutture verticistiche (e per nulla democratiche) al servizio esclusivo dei poteri forti da cui dipendono in toto e per conto dei quali sono pronti a soffocare tutti i diritti dei lavoratori faticosamente conquistati sia dai sindacati che dalle formazioni di Sinistra che allora si battevano per essi senza fare sconti a nessuno!

Yvan Rettore


CASSONETTI A FERRARA: QUANDO L'INNOVAZIONE E' INUTILE!

Recentemente a Ferrara, l'amministrazione comunale ha deciso di trasformare i cassonetti della raccolta indifferenziata introducendo delle innovazioni quantomeno discutibili.
D'ora in avanti, attraverso una tessera magnetica (come se non ne avessimo già abbastanza) da apporre su uno schermo si aprirà un cassonetto a calotta in cui deporre i rifiuti.
Ovviamente il sistema permetterà di "schedare" chi usufruirà di tale servizio, ma per il resto non si capisce proprio l'utilità di questa pseudoinnovazione.
In comune affermano che ciò consentirà di aumentare ulteriormente la raccolta, mentre invece dov'è già in funzione, la spazzatura è aumentata sì....ma all'esterno di tali cassonetti!
Ciò che fa pensare è la solita domanda: "Chi paga questa "rivoluzionaria" innovazione? 
Risposta: i soliti fessi, ovvero i cittadini!
I quali naturalmente non sono manco stati consultati a priori, perché si sa che chi è al potere è talmente illuminato e competente da non avere bisogno di rispettare la democrazia per diffondere le proprie riforme.
E questa è una prassi ormai largamente consolidata nel nostro paese, tanto da essere un malcostume tipico della nostra classe dirigente.
Ma ritorniamo ai costi di questa strabiliante innovazione, ossia:
- decine di migliaia di tessere magnetiche da andare a ritirare presso l'Hera (e chi altri, dato che hanno il monopolio di questo settore in quasi tutta l'Emilia!) 
- un numero considerevole di cassonetti da trasformare col sistema di apertura a calotta e da predisporre all'apertura elettronica.
Non oso manco immaginare quanto costeranno alla collettività queste grandi trasformazioni che poi sicuramente verranno allargate anche agli altri tipi di cassonetti.
Un bel business per le aziende incaricate di provvedere a tali lavori e un ulteriore aggravio per i cittadini che naturalmente si ritroveranno una TARI più alta da pagare.
Per fortuna, sembra che non tutti i cittadini intendano continuare a recitare la parte dei soliti fessi e stiano mobilitandosi per organizzare un referendum.
Speriamo davvero che vada in porto e che possa costituire un segnale di ammonimento ad una classe politica che dovrebbe cominciare ad agire secondo canoni ben diversi da quelli adottati finora, in primis ricordandosi che ci sono delle regole democratiche da rispettare circa la loro gestione e che alla fine della fiera i loro stipendi a fine mese siamo noi cittadini a pagarli.

Yvan Rettore



venerdì 29 settembre 2017

SI DIVENTA UOMINI CERCANDO L'AMORE!

Non si diventa uomini collezionando avventure a destra e a manca come sembrerebbe propagandare buona parte della società attuale fondata più sulle apparenze che sulla sostanza delle cose.
Anche una volta ci si poteva tranquillamente accontentare di una sveltina qua e là ed era molto facile pure allora concretizzarle.
Bastava andare in discoteca o in un qualsiasi locale di svago e potevi tranquillamente riuscirci. 
Erano sufficienti un po' di soldi per la serata e trovavi sempre chi ci stava.
A dire il vero quando ero giovane abitavo in Svizzera e questo genere di imprese (forse un po' esagerato come termine) risultava comunque molto più facile (e lo è tuttora) che in Italia, perché le donne elvetiche sono da sempre molto più disinibite (come del resto tutte le nordiche) e direi sfacciate rispetto alle donne italiane. 
Però mentre quando sei giovane ti puoi azzardare a fare certe cose per mostrare (stupidamente ne convengo) la tua mascolinità selvaggia (e patetica), poi una persona con principi e sana di mente preferisce mollare ben presto certe abitudini e diventare uomo.
Come?
Dedicando tempo ed energie nell'impegnarsi a trovare la donna giusta, perché ciò che conta non è collezionare tante donne come se fossero trofei di caccia da esporre, ma conservarne almeno una che sia in grado di farti scoprire il senso della vita attraverso il sentimento più importante in assoluto: l'Amore! 
Che sia poi più facile fare relazioni oggi o meno (le occasioni sono maggiori, ma la qualità di ciò che trovi è molto spesso scadente) non ha grande rilevanza, perché alla fine della fiera sei tu e soltanto tu a definire cosa è giusto o non è giusto fare per riuscire a trovare l'anima gemella

Yvan Rettore


lunedì 25 settembre 2017

E BASTA COL SESSISMO IN QUESTO PAESE!

Penso che sia giunto il momento di andare oltre il sessismo in questo paese cominciando con il considerare gli esseri umani a pari merito evitando di ricorrere a categorie prestabilite e a generalizzazioni che favoriscono soltanto schierantismi inutili di cui l'Italia è piena, tanto da esserne ormai soffocata. 
Ci sono persone meravigliose, capaci di slanci straordinari e di una umanità notevole, che spesso non fanno notizia e a volte possono anche farci paura per la loro incredibile bontà, perché specie in Occidente sono una minoranza della popolazione e proprio per questo quando le incontri ti ci aggrappi come se fossero un tesoro più unico che raro.
E quella di essere buoni nel vero senso della parola non è certo l'esclusiva dell'uno o dell'altro sesso. Come non sono un'esclusiva dell'uno o dell'altro sesso, la cattiveria, l'indifferenza e la violenza sia fisica che psicologica. 
Nella mia esistenza posso dire di avere subito sofferenze sia da parte di uomini che di donne (perfino di quella che mi ha messo al mondo) e non intendo sprecare tempo ed energie nello stilare un bilancio per stabilire qual'è il sesso che domina.
Non è soltanto per mancanza di interesse, ma anche perché significherebbe essere settario ed è una cosa che personalmente mi rivolta. 
Mi riesce sempre più difficile sopportare coloro che passano le loro giornate a cercare di piazzare uno o più ostacoli all'emancipazione dell'essere umano in quanto tale, sia esso uomo o donna. 
Concludo dicendo che quando si tratta di amore vero e di sentimenti genuini e autentici, sia l'uomo che la donna sono entrambi capaci di dare il meglio di sé, dimostrando che la felicità può ancora esistere su questa Terra e questo partendo dalle piccole cose dell'esistenza quotidiana ma che sono il fondamento di ogni unione solida e duratura. 
Tutto il resto non conta.

Yvan Rettore


sabato 23 settembre 2017

I 4 DELL'AVE MARIA: SALVINI, DI MAIO, RENZI E BERLUSCONI?!

Ma sono davvero i 4 dell'Ave Maria o manco uno di loro riuscirebbe ad esserlo?!
Risposta: nessuno di loro può pretendere così tanto.
Dico questo perché se l'alternativa per far risorgere il nostro paese si riduce a dare il voto per far vincere uno dei partiti rappresentati da questi personaggi, allora non siamo messi male, ma peggio!
Cominciamo da Di Maio. Giornalista pubblicista, fuori corso dalla Facoltà di Giurisprudenza dell'Università Federico II di Napoli, non ha mai veramente lavorato (a parte una brevissima parentesi come webmaster). In pratica, ha sempre fatto il politico e in questo è "figlio d'arte" dato che suo padre ha militato nel MSI prima e in AN dopo. Sono note le sue gaffe a livello storico, geografico e nell'uso corretto della lingua italiana e c'è da chiedersi quali siano le sue competenze a livello amministrativo e in ambito sociale ed economico, dato che non ha mai avuto esperienze a riguardo. 
Cioè vogliamo davvero affidare il paese a un ragazzino di 31 anni privo di reali esperienze a livello professionale e con dei limiti evidenti sia sul piano formativo che delle conoscenze fondamentali che dovrebbe avere un premier per guidare l'Italia fuori dalla crisi che sta vivendo?! 
Passiamo ora al signor Renzi, il "Bomba", ovvero tanto fumo e poco arrosto. Di chiara matrice democristiana è riuscito a fare a pezzi il PD e ancor prima l'Italia e nelle sue infelici amministrazioni precedenti ha lasciato brutti ricordi anche nella sua natia Toscana. Dal suo governo abbiamo ereditato un ulteriore aumento del debito pubblico, della povertà e del precariato, mentre multinazionali e banche sono state trattate sempre con i dovuti riguardi tanto da pesare ulteriormente sui bilanci dello Stato sempre ovviamente a spese dei soliti fessi, ovvero i cittadini. 
Detto questo, vogliamo ancora affidare il paese a questo spavaldo e irruento quarantenne che verrà ricordato essenzialmente per i disastri che contraddistinguono l'insieme della sua carriera politica?!
E ora veniamo all'imperituro Berlusconi che in un paese normale non sarebbe mai stato eletto a nessuna carica politica e che grazie ai suoi governi è riuscito a salvare le sue aziende da un tracollo quanto mai certo e a fare ulteriormente soldi grazie ai soliti fessi, ovvero il popolo bue. Che anni straordinari furono quelli in cui governò: aumento costante del debito pubblico, affermazione ulteriore del precariato, incremento della povertà e dell'evasione fiscale (specie quella relativa ai grandi gruppi compreso il suo) a livelli mai visti prima...per non parlare della "finanza creativa" del suo ministro dell'Economia, tale Giulio Tremonti, tanto creativa da mandare a catafascio le finanze del nostro paese. 
Anche in questo caso, intendiamo per l'ennesima volta dare ancora fiducia a questo personaggio, simbolo incontestato di alcuni fra i più fallimentari governi che la nostra Repubblica ricordi?!
E poi da buon ultimo, arriviamo al prode Salvini, il "cavaliere celtico" che si propone di salvare l'Italia dal marasma, senza avere mai lavorato un giorno in vita sua (ha però partecipato ad alcuni quiz televisivi come Renzi e si sa che oggi certe apparizioni fanno curriculum!). Oltre a questo ultimo aspetto ha in comune con Di Maio quello di essere un fuori corso, ma stavolta della Facoltà di Scienze Storiche dell'Università di Milano. Con Renzi invece ha in comune il trasformismo, dato che in gioventù è stato addirittura fondatore dei comunisti padani e frequentatore accanito del noto Centro Sociale Leoncavallo. La Lega Nord, di cui è l'attuale segretario, è ovviamente corresponsabile dei disastri provocati dai governi Berlusconi di cui fece attivamente parte e la gestione stessa di tale partito appare quanto meno discutibile per i vari fallimenti che l'hanno contraddistinta.
Vogliamo davvero affidare il nostro paese ad un altro personaggio che non ha mai lavorato un solo giorno in vita sua e che non ha assolutamente alcuna competenza né conoscenza sufficienti in ambito sociale ed economico tali da poter occupare seriamente ed in modo costruttivo la poltrona di Presidente del Consiglio?!
In conclusione, dopo questa carrellata di presentazioni di questi aspiranti premier, non sarebbe il caso di tornare ad essere seri in questo paese e cominciare a costruire una vera alternativa a tutto questo, muovendo tutti quanti il sedere per riprenderci in mano la politica, controllarla e se necessario sanzionarla dal basso, riportando le necessità ed esigenze della gente comune al centro del dibattito politico, economico e sociale?!
Oppure, vogliamo continuare ad essere le solite pecore che si accontentano di delegare passivamente il proprio potere aspettando che arrivi un messia (assolutamente improbabile perché ce n'è già stato uno e non ce ne saranno altri!) che risolva tutti i loro problemi?!
Sveglia! 
Non è mai arrivato e non arriverà mai, perché soltanto noi possiamo davvero cambiare le cose.
Basta cominciare a volerlo!
Sul serio però!

Yvan Rettore