domenica 26 maggio 2024

L'ALLERGIA DEL POTERE AL DIRITTO DI CRITICA

L'uso indiscriminato della querela al quale stiamo attualmente assistendo da parte dell'esecutivo non è una novità del nostro tempo ed è sempre stata largamente impiegata dai vertici del potere e non soltanto quelli politici o istituzionali. 

La libertà di pensiero e di espressione è sempre stata agli antipodi di qualsiasi tipo di potere umano e quindi appare ovvio che chi lo rappresenta in un determinato momento storico la combatta con ogni mezzo possibile o comunque cerchi di ridurne la sua manifestazione. 

La querela è soltanto uno dei vari mezzi per cercare di arginarla ma ne esistono ben altri. alla diffusione di fatti che screditano un individuo pubblicamente a tecniche ormai collaudate di isolamento sociale fino al ricorso di mezzi violenti e coercitivi che possono degenerare fino alla soppressione fisica di una persona, l'immaginazione umana al servizio della cattiveria non conosce proprio limiti quando si tratta di sbarazzarsi di un avversario. 

Gli ingenui hanno sempre pensato che certe azioni fossero una prerogativa esclusiva delle dittature mentre la Storia o meglio la realtà dei fatti ha dimostrato ampiamente quanto sia falsa questa convinzione. 

Sperare quindi che uno schieramento politico condanni uno opposto per essersi avvalso dell'uso improprio di un mezzo intimidatorio quale può essere la querela rileva della pura utopia, proprio perché il potere non ha colori politici e chiunque lo detenga in un determinato momento storico si adopera nell'agire comunque allo stesso modo nei confronti di tutti coloro che hanno il coraggio di criticarlo.


Yvan Rettore

giovedì 16 maggio 2024

L'AMMINISTRAZIONE COMUNALE DI VEGLIE NON HA CONSIDERAZIONE PER I DISABILI

Purtroppo è doveroso constatare che l'amministrazione comunale di Veglie, in provincia di Lecce, non ha a cuore le sorti dei disabili.

Lo affermo sia in qualità di referente locale del Comitato Civico di Lecce in difesa della Costituzione (che fa parte dell'Associazione nazionale "Free") sia nella veste di portavoce del Centro Carmelo Bene di Veglie.

I fatti parlano chiaro e siccome ora la misura è colma, ho deciso di rendere pubblici alcuni fatti che dimostrano chiaramente tale attitudine.

Ma procediamo con ordine:

  • Il 16 settembre 2023, presso il Centro Culturale Carmelo Bene di Veglie, si svolge un incontro pubblico sul tema della figura del Garante comunale delle persone con disabilità al quale partecipano l'Avv. Piergiorgio Provenzano, Garante delle persone con disabilità del comune di Lecce, la Dottoressa Maria Pia De Santis, membro del direttivo nazionale dell'ANFFAS e prima persona ad avere ricoperto il ruolo di Garante a Lecce e l'Avv. Francesco Milanese. Nonostante la cosa fosse stata largamente pubblicizzata e fossero al corrente dell'evento, nessun membro della Giunta comunale e della maggioranza si presenta. E' vero che non venne fatto nessun invito ufficiale da parte degli organizzatori dell'evento ma ciò non giustifica comunque affatto tale assenza.
  • Nonostante nel 2017 fosse già stato approvato da un'amministrazione comunale precedente un Regolamento relativo all'introduzione di un Garante delle persone con disabilità, quella attuale, insediatasi circa un anno fa, ha insistito nel volerlo modificare, cosa che è giunta in porto soltanto il 9 febbraio scorso dopo diverse sollecitudini (su specifica segnalazione del nostro Comitato visto che le amministrazioni comunali spesso non rispondono alle pec che ricevono da parte dei cittadini) sia da parte del Garante Regionale delle persone con disabilità, Dottor Antonio Giampietro, sia da parte dell'Ufficio Nazionale del Garante della Persona disabile. Il documento, approvato all'unanimità dal Consiglio Comunale, è rimasto tale nel senso che da allora non si è mai proceduto al lancio di un bando per la nomina effettiva di un Garante comunale delle persone con disabilità.
  • In data 7 febbraio 2024, sollecitiamo il Garante Regionale delle persone con disabilità, Dottor Antonio Giampietro, ad interpellare l'attuale Amministrazione comunale per rimuovere in cinque punti specifici e di forte flusso del paese, ostacoli di vario tipo (bidoni della spazzatura, scaffali, bancali, fioriere e altro...) che impediscono alle persone disabili di poter usufruire dei marciapiedi. Dopo diversi solleciti, soltanto una fioriera è stata spostata ma permane ancora sul marciapiede costituendo comunque un ostacolo alla mobilità dei disabili.
  • Dal 11 maggio scorso si sta svolgendo presso il Centro Culturale Carmelo Bene di Veglie una mostra di puzzle (molto complessi da comporre) di Marilena Dell'Anna, una ragazza disabile che frequenta da tempo tale realtà. Nonostante la cosa sia stata largamente pubblicizzata nel paese, nessun membro della Giunta comunale e della maggioranza si è finora presentato per visitarla. E' vero che non è stato fatto loro nessun invito ufficiale da parte degli organizzatori dell'evento ma ciò non giustifica comunque affatto tale assenza. La mostra finirà il 18 maggio prossimo.
  • Nulla è stato adottato da parte dell'attuale Amministrazione comunale per: 1/ realizzare dei marciapiedi a norma (e quindi usufruibili da parte dei disabili) 2/ evitare che i marciapiedi siano ridotti a vere e proprie aree di deposito di merci e bidoni 3/ abbattere le barriere architettoniche presenti praticamente in gran parte degli esercizi pubblici del paese 4/ sistemare delle panchine di sosta e con zone d'ombra (presenza di alberi con ampio fogliame) lungo i tragitti delle zone centrali e di maggior flusso del paese 5/ migliorare un'illuminazione pubblica finora  inadeguata  che possa favorire senza pericoli i movimenti di tutti i pedoni 6/ aprire i bagni pubblici (anche per i disabili) in Piazza Umberto I 7/ ripristinare la fornitura di acqua potabile in tutte le fontane del paese, visto che anche quella in Piazza Umberto I è ormai permanentemente vuota 8/ tappare in modo capillare tutte le buche stradali presenti ancora sul territorio comunale.
Questi fatti e attitudini da parte dell'attuale Amministrazione comunale parlano e si commentano da soli.
C'è un'arroganza istituzionale unita ad un'indifferenza cronica nei confronti di una componente notevole della popolazione (basti solo pensare alle persone anziane) che è davvero sconsolante e deplorevole da parte di chi è chiamato a gestire la cosa pubblica.
Vorrei ricordare che la libertà di movimento è sancita dalla Costituzione e che sarebbe compito in primis proprio delle istituzioni locali garantirla a tutti e non soltanto pensando ai normodotati e/o a coloro che ritengono che qualsiasi spostamento debba farsi costantemente con un mezzo proprio anche solo per percorrere pochi metri.
I disabili contano unicamente durante le elezioni, poi vengono dimenticati o trascurati perché non sono produttivi o soltanto in parte, vengono visti come un costo, certe disabilità danno fastidio e non appaiono quindi mai in testa alle priorità di un'amministrazione pubblica.
E in questo purtroppo Veglie non fa eccezione e si vede benissimo.
Da queste esperienze ho tratto la conclusione sconfortante di quanto siano ormai distanti e non rappresentative dei cittadini le nostre istituzioni, asservite prevalentemente a logiche elettorali e autoreferenziali che nulla hanno a che vedere col benessere dell'insieme della collettività.
Purtroppo non esistono entità locali in grado di ribellarsi autenticamente e in modo efficace e determinato contro questo degrado.
Al di fuori della protesta isolata di qualche singolo cittadino, domina indisturbata un'omertà che favorisce lo status quo e così nulla cambia.
Anzi tutto peggiora nell'indifferenza del potere e nella rassegnazione dei più che ormai pensano soltanto a tirare a campare e poco altro.
E se sei disabile è ancora peggio.
E a Veglie si nota in modo lampante.
Dovunque e comunque.

Prof. Yvan Rettore






sabato 11 maggio 2024

AMICI SUI SOCIAL MA GUAI AD INCONTRARCI

 

A volte quando mi sposto su e giù per l'Italia, mi verrebbe ancora voglia di vedere dal vivo alcuni dei miei numerosi contatti su Fb.
Ho scritto "ancora" perché ormai ho preso l'abitudine di non farlo quasi più, salvo rare eccezioni.
Con le donne perché il più delle volte si fanno dei film su di me nonostante sia chiaramente indicato che sono felicemente legato a Anna da anni.
Quindi, valanghe di scuse e impegni improvvisi uno più originale dell'altro.
Bisogna dire che in questi casi la fantasia umana è davvero notevole.
Con gli uomini non va molto meglio perché hanno comunque sempre da fare anche loro.
La differenza rispetto alle donne è che sono meno fantasiosi ma il risultato comunque rimane lo stesso.
Peccato perché se questo strumento, che è un social, potesse rivelarsi un modo di incontrarsi e conoscersi meglio potrebbe soltanto arricchirci come persone e cominciare a pensare maggiormente di essere una comunità e non una somma di individui.
Ma ormai l'individualismo quasi congenito e la superficialità dei rapporti hanno reso vani tali tentativi e quindi tutti bravi a stare dietro un pc a parlare e sparlare di tutto e di tutti, ma scarsa se non inesistente disponibilità a realizzare relazioni umane autentiche e costruttive.
Per questo motivo, forse un giorno mi ritirerò in un luogo sperduto dell'Africa o dell'America Latina, dove non ci siano né wifi, né supermercati, ma soltanto persone con le quali condividere sorrisi e solidarietà dividendo quel poco che si ha, ma che è ampiamente sufficiente per essere felici.

Yvan Rettore



sabato 4 maggio 2024

MUSSOLINI FU UN DITTATORE, NON UNO STATISTA

In questi ultimi lustri l'Estrema Destra si è impegnata non poco per cercare di riabilitare la figura di Mussolini.

Quindi si sono diffuse ad arte affermazioni del tipo "ma in fondo ha fatto anche delle cose buone" oppure "è stata tutta colpa di Hitler" e alcune perfino caratterizzate da veri e propri falsi storici come quella che colloca nel Ventennio l'introduzione della pensione nel nostro Paese.

Sorvolo però su queste esaltazioni di parte per soffermarmi invece su una dichiarazione che viene spesso ripetuta nel panorama variegato dell'Estrema Destra nostrana e che indica nel Duce la figura di un grande statista.

Conviene definire un po' meglio l'essenza di questo termine andando oltre quanto scritto in un qualsiasi dizionario.

Lo statista è un uomo di Stato che, chiamato a guidare una nazione, dimostra non soltanto di avere a cuore i destini del proprio Paese ma anche di essere seriamente intenzionato ad adoperarsi per tale missione attraverso indubbie quanto accertate capacità e competenze.

Orbene, come si può ancora dire che Mussolini sia riuscito ad incarnare davvero tale funzione?

Il Ventennio sul piano economico, sociale e culturale costituì una vera e propria involuzione per il Paese, mediante un dominio costante e crescente di una casta di pochi privilegiati, i quali grazie al Regime si arricchirono ancor di più, burocratizzando in modo asfissiante la gestione della cosa pubblica, ponendo le basi di una società fondata sulla paura e la repressione e su una corruzione diffusa e ancor più marcata che colpì pure i vertici del PNF e perfino lo stesso Mussolini, attraverso il coinvolgimento in losche faccende del fratello Arnaldo.

Prima dell'entrata in Guerra, l'Italia era e rimaneva comunque un Paese povero, con un esercito debole e un'industria sicuramente non in grado di competere con le nazioni più ricche dell'epoca.

Eccelleva in pochi campi e comunque era un attore economico e finanziario di secondo piano a livello internazionale.

Anche sul piano politico rimaneva una potenza considerata unicamente in chiave di appoggio alla Germania e nota più per l'istrionismo mediatico del Duce che per il suo peso reale nelle dinamiche che allora si stavano delineando sullo scenario internazionale e che avrebbero portato alla nascita dell'Asse.

Ma l'aspetto più grave che caratterizzò la vita politica di Mussolini fu quello di negare in modo costante e sistematico i diritti umani e sociali elementari alla stragrande maggioranza del suo popolo, giungendo perfino a farlo sprofondare nell'orrore e nella tragedia immane della Seconda Guerra Mondiale dalla quale l'Italia uscì distrutta, facendola poi diventare in pratica un vero e proprio protettorato americano, ovvero un Paese dalla sovranità limitata e sotto il vigile e continuo controllo degli Stati Uniti in pressoché ogni decisione politica, sociale ed economica di rilievo.

Tutto questo disastro rappresenta la pesante eredità lasciataci da Benito Mussolini.

E la Storia, costituita da fatti e non da fantasie o opinioni di parte, ha già sancito da tempo chi sia stato quest'uomo, il quale sicuramente non ha mai veramente operato per il bene del nostro Paese, ma in primis per alimentare la sua sconfinata megalomania nonché poi i privilegi del tutto ingiustificati di quella casta che lui stesso aveva costruito e di quelle entità che lo avevano appoggiato in questo fin dalla sua ascesa al potere nel 1922.

Un dittatore quindi.

Non certo uno statista!


Yvan Rettore




 

IO, UOMO DI SINISTRA, SOSTENGO ADRIANA POLI BORTONE

Attraverso questo breve scritto, il sottoscritto, da sempre uomo di Sinistra, intende dichiarare senza enfasi ma con profonda stima e ammirazione, il proprio sostegno alla senatrice Adriana Poli Bortone, come candidata all'incarico di sindaco di Lecce.
Benché allora vivessi ancora nel Nord del Paese, avevo già sentito parlare di lei quando venne eletta per la prima volta a primo cittadino del capoluogo salentino.
E come ero e sono solito fare, mi documentai circa il suo operato notando diversi aspetti positivi che mi sono stati confermati da un recente incontro in cui ho avuto l'onore di stringerle personalmente la mano.
E' innegabile affermare ancora oggi che il rilancio di Lecce sia a livello nazionale che internazionale sia stato realizzato grazie alla sua amministrazione di allora.
Una gestione della cosa pubblica davvero virtuosa, contraddistinta da diverse iniziative originali ed innovative, in cui sembrò davvero che questa piccola ma importante città potesse diventare una delle pietre angolari di un riscatto in grado di ridare dignità ad una parte del Paese troppo spesso considerata secondaria e di basso rilievo dai vari gruppi di influenza che contano in Italia e non solo.
Il merito della senatrice Poli Bortone fu di riuscire a far capire anche ai più scettici le straordinarie potenzialità e ricchezze inespresse non soltanto di Lecce, ma anche di una terra, il Salento, che è stata davvero baciata da Dio per le incredibili meraviglie che possiede.
Incontrandola personalmente ho avuto la conferma del suo notevole spessore.
Una donna concreta, attiva, molto umile (qualità estremamente rara nel mondo politico), capace di ascoltare tutti senza pregiudizio alcuno (altro aspetto in gran parte inesistente fra i protagonisti attuali della politica italiana) e soprattutto di voler collaborare con tutte le persone di buona volontà che possano essere in grado di aiutarla a rilanciare Lecce dopo anni di letargo e di incapacità oggettive nel riproporsi sia a livello locale che oltre.
Come già anticipato all'inizio del mio intervento, sono un uomo di Sinistra, ma come la Senatrice ho sempre considerato che la politica, la buona politica, deve servire a costruire e a garantire il bene di tutti e non soltanto di coloro che si rispecchiano nei propri ideali.
Andare oltre le divisioni e tornare ad essere comunità di uomini e donne responsabili inseriti in un contesto virtuoso in cui la democrazia non si riduca ad un banale esercizio formale di nomine, ma soprattutto un modo per operare tutti insieme nel rendere migliore la nostra società partendo dai nostri singoli comportamenti quotidiani per giungere alla realizzazione di traguardi impensabili ma che possano dare lustro al momento attuale e un futuro degno di essere vissuto fino in fondo alle generazioni future.
Ecco perché mi sento davvero di sostenere la senatrice Poli Bortone, perché quando si viene eletti alla carica di sindaco, si è chiamati ad amministrare la cosa pubblica per tutti i cittadini e non soltanto per una parte di essi, nel senso che il consenso va ricercato e alimentato soprattutto e in modo prioritario proprio fra coloro che hanno una visione di società diversa dalla propria.
Un senso civico e un'umiltà rappresentati in modo esemplare dalla senatrice Poli Bortone, a cui auguro in primis ogni bene e secondariamente di tornare alla guida del comune di Lecce per farlo tornare un protagonista autorevole del nostro Paese.

Prof. Yvan Rettore
Portavoce del Centro Culturale Carmelo Bene di Veglie






lunedì 29 aprile 2024

SCURATI E VANNACCI: DUE FACCE DELLA STESSA MEDAGLIA

Mentre il generale Roberto Vannacci fa ancora parlare di sé per le esternazioni (si vede che non riesce proprio a farne meno) periodiche che pronuncia in qualità di candidato della Lega alle prossime elezioni europee, la presenza dello scrittore Antonio Scurati nella stampa nostrana appare ormai già come un ricordo piuttosto sbiadito.

Tutto sembrerebbe dividere questi due personaggi.

Il primo, chiaramente di un'estrema Destra rivisitata e in continuo "restyling".

Il secondo, di una Sinistra radical chic, manco lontanamente parente di quelle che segnò le grandi conquiste sociali e civili del nostro Paese in un passato non troppo lontano, ma che ormai sempre meno ricordano.

Fino ad un anno fa, manco si sapeva chi fossero questi due individui apparsi improvvisamente alla ribalta della cronaca.

La tecnica per sfondare a livello di marketing però è praticamente analoga in entrambi i casi.

Vannacci, come uomo di Destra, ha avuto buon gioco nel sfruttare abilmente i temi dell'insicurezza e del concetto di etnia esclusiva per farsi strada attraverso la pubblicazione di un libro certamente discutibile ma nei cui contenuti si rispecchiano (purtroppo) diversi cittadini del nostro Paese.

Lo sfruttamento del tema della "paura" funziona sempre perché non fa leva sul raziocinio delle persone, ma piuttosto sugli aspetti emotivi che hanno sistematicamente il sopravvento nel fenomeno di incanalamento del pensiero delle masse verso una determinata direzione politica.

In questo, l'estrema Destra è sempre stata una maestra indiscussa e Vannacci ne è la perfetta incarnazione.

In quest'ottica l'uomo nero, il musulmano, il disabile...in parole povere chiunque non appartenga al corpo esclusivo delimitato da questo schieramento politico risulta comunque un pericolo per l'esistenza stessa della società.

E i fautori di tutto ciò riescono perfino ad affermare che la democrazia potrebbe essere a rischio.

Scutari, come esponente di una Sinistra di stampo borghese (che ha ben poco da spartire con la Sinistra in quanto tale) si è fatto promotore (forse inconsapevole) del solito ricorso all'antifascismo, scrivendo un monologo che non ha nulla di trascendentale ma col chiaro intento di volerlo indirizzare all'attuale esecutivo in cui vi sono non pochi individui che hanno pronunciato anche in un recente passato parole di encomio (per non dire di manifesta ammirazione) nei confronti del Ventennio ed in particolare della figura del Duce.

Anche in questo caso, questo signore ha giocato sulla diffusione di una paura presunta, ovvero quella di un possibile ritorno di una qualche forma di autoritarismo simile a quella imposta dal regime fascista.

Al di là di questo aspetto, le due strategie hanno funzionato benissimo nel lanciare pubblicamente la figura di entrambi questi personaggi.

Questo è un dato di fatto, non certo un'accusa.

Ognuno è libero di fare ciò che vuole e quindi anche di ricorrere a queste strategie tipiche del mondo del marketing ma che ben poco hanno a che fare con i contenuti di cui dovrebbe alimentarsi una sana e costruttiva dialettica politica.

Il fanatismo che ne scaturisce e che produce ulteriori divisioni nel Paese serve soltanto in chiave elettorale per consentire all'uno o l'altro schieramento di ottenere il maggior numero di voti possibile.

Ma sul piano dei contenuti, si rimane praticamente confinati al nulla cosmico, perché non vengono fornite risposte esaurienti, quanto intellettualmente valide e costruttive per attuare un'inversione di rotta che possa permettere a questo modello di società di operare un salto di qualità tale da superare in modo decisivo la stagnazione e il decadimento finora inarrestabili del nostro Paese in praticamente ogni settore.

Da un militare, abituato alla vita di caserma e a vedere il mondo in compartimenti stagni, non ci si poteva aspettare ragionevolmente niente di diverso di ciò che è riuscito ad esprimere finora.

Da uno scrittore, invece, si poteva quantomeno sperare in un risultato di spessore ben maggiore rispetto a quello che platealmente ne è venuto fuori.

Detto questo, le uscite di questi due personaggi dimostrano purtroppo soltanto una cosa, ovvero che gli intellettuali in questo Paese stanno diventando sempre più delle mosche bianche e che ormai tutto viene esternato sulla base di slogan sterili e ripetitivi destinati ad alimentare le solite paure alle quali la maggior parte della gente rimane purtroppo incollata in modo del tutto viscerale.


Yvan Rettore












 


sabato 27 aprile 2024

LA DEMOCRAZIA ITALIANA E' ORMAI UNA FARSA

Ormai si può veramente dire che le elezioni nel nostro Paese sono sempre di più una farsa in quanto non sono più autenticamente rappresentative della volontà popolare.

Ci si è dimenticati che una democrazia non si fonda affatto sulla semplice vittoria di uno schieramento nei confronti di altri, ma bensì sul raggiungimento di un consenso effettivo da parte dei cittadini chiamati al voto.

Orbene, è proprio questo pilastro fondamentale sul quale dovrebbe reggersi qualsiasi paese democratico a mancare sempre di più in modo ormai cronico ed in particolare nelle tornate elettorali locali e regionali.

Siamo giunti al punto in cui gran parte della gente comune diserta in modo massiccio le urne e se il fenomeno appare per il momento più marcato al Sud, anche nel resto d'Italia sta aumentando in modo costante.

Prendiamo le ultime due elezioni regionali che si sono svolte in Abruzzo e Basilicata.

Titoloni in pompa magna su tutte le testate Mainstream ad inneggiare il trionfo del Centrodestra, come a voler affermare un incremento di popolarità dell'attuale Governo Meloni.

Ma i fatti rivelano delle verità ben diverse.

Cominciamo dall'Abruzzo. 

Secondo i dati del Viminale (e non quelli di Paperopoli), i cittadini chiamati al voto erano 1.208.207.

A presentarsi alle urne sono stati poco più della metà di essi, ovvero 630.605 (pari al 52,19% del totale).

Da quest'ultima cifra, bisogna poi sottrarre 18.197 tra schede nulle, bianche e contestate.

Il che ci porta ad un totale di 612.408 voti validi.

La coalizione vincente di Centrodestra si è imposta con 327.660 voti, pari al 53,5% dei votanti e non degli aventi diritti al voto!

Si potrebbe quindi dire una vittoria schiacciante.

Certo, ma se si va a vedere il consenso reale di tale coalizione sull'insieme del corpo elettorale, ovvero di 1.208.207 cittadini, questi scende vertiginosamente per arrivare ad un misero 27,12%!

In parole povere, poco più di un abruzzese su quattro si riconosce nella coalizione vincente.

Altro che trionfo!

Prendendo i dati (sempre secondo il Ministero dell'Interno) relativi alle elezioni regionali in Basilicata, la situazione non soltanto si conferma, ma risulta perfino peggiore.

Laggiù i cittadini chiamati al voto erano 567.939.

A presentarsi alle urne sono stati poco meno della metà di essi, ovvero 282.886 (pari al 49,81% del totale).

Da quest'ultima cifra, bisogna poi sottrarre 12.550 tra schede nulle, bianche e contestate.

Il che ci porta ad un totale di 270.336 voti validi.

La coalizione vincente di Centrodestra si è imposta con 153.088 voti, pari al 56,63% dei votanti e non degli aventi diritti al voto!

Anche in questo caso si potrebbe affermare che si è trattata di una vittoria schiacciante.

Ma non è affatto così, perché il consenso reale di questa coalizione sull'insieme del corpo elettorale, ovvero di 567.939 cittadini, questi giunge soltanto ad un risicato 26,95%!

Questo tipo di operazioni può benissimo essere replicato in tutte le tornate regionali precedenti ed in ognuna di esse si potrà constatare una tendenza simile a confermare che il calo di consensi nei confronti della classe dirigente di questo Paese è ormai un dato di fatto inequivocabile e costante.

Ovviamente, quest'ultima si guarda bene da diffondere questa evidenza perché in realtà l'astensionismo crescente consente soprattutto ai partiti più forti e tradizionali di mantenersi nei posti chiave del potere politico ed istituzionale.

Ma la gente comune non accenna a ridurre sempre di più la fiducia che era riposta in essa.

Questa situazione è dannosa per la tenuta di una democrazia perché sancisce la permanenza di un'oligarchia nelle stanze del potere, la quale finisce quindi sempre col dare priorità agli interessi di pochi privilegiati anziché a quelli dell'insieme della collettività.

Sarebbe quindi deontologicamente corretto che questa informazione completa relativa alle elezioni venisse sistematicamente diffusa da tutta la stampa e che quella parte di corpo elettorale che non si riconosce più nella mediocrità ed inattendibilità della classe dirigente attuale potesse trovare una qualsiasi forma di rappresentanza.

Quest'ultima potrebbe attuarsi mediante l'introduzione di sistemi di controllo e di sanzioni diversi e ben più efficaci rispetto a quelli attuali nei confronti degli eletti da parte del popolo che dovrebbe continuare ad essere il detentore esclusivo della sovranità nel nostro Paese (come sancito dall'art. 1 della Costituzione Italiana).

Di fatto passare da una democrazia formale ad una democrazia autenticamente partecipativa e quindi compiuta.

Anche perché in fondo, siamo noi cittadini comuni a mantenere la classe dirigente e non il contrario.

E quindi perché dovremmo continuare ad accettare una situazione del genere?!


Yvan Rettore