martedì 18 marzo 2025

MANIFESTAZIONI ANTAGONISTE IL 16 MARZO 2025 A ROMA SULLA QUESTIONE UCRAINA: I SOLITI SHOW INCONCLUDENTI

 

Come ai tempi del Covid, ho notato che anche domenica si sono rivisti sia da una parte che dall'altra le solite prime donne che non mancano mai di sfruttare il tema del momento pur di mettersi in mostra e trarne un interesse personale.

Da politici falliti e trasformisti ad artisti mediocri, da scribacchini puramente polemici a scrittori che si atteggiano a voler essere intellettuali che non potranno mai essere, la "zuppa" di slogan vuoti e ripetitivi un tanto al chilo è stata servita ai tifosi presenti che rispondevano con tanto di bandierine e urla di consenso sconnesse.

Poi tutti a casa, a ricominciare la solita vita da frustrati aspettando la prossima manifestazione a cui partecipare, esimendosi ovviamente dal compiere azioni concrete per costruire dal basso le basi di una società alternativa allo schifo attuale, mentre i soliti furbacchioni che recitavano i loro copioni ampiamente collaudati sul palco gioivano dell'effimero successo ottenuto pensando ai prossimi progetti in cui poter tornare a contare ancora qualcosa e uscire dal loro letame di incongruenze ed incoerenze.

Yvan Rettore



domenica 16 marzo 2025

PIAZZETTA DEDICATA A SERGIO RAMELLI A LECCE: UNA SCELTA DAVVERO INOPPORTUNA

 

Giorni fa, su proposta di Fratelli d’Italia, è stata intitolata a Lecce una piazzetta a Sergio Ramelli (di cui ricorrevano i cinquant'anni dalla morte) e a tutte le vittime dell’odio politico.

Nulla da eccepire sulla dedica alle vittime di quella che fu una stagione politica devastante per il nostro Paese e che causò tante sofferenze e violenze di ogni genere a tante, troppe persone.

Sulla figura di Sergio Ramelli, ritengo invece la scelta alquanto inopportuna.

Si è trattata di una decisione imposta dall’alto (addirittura dalla precedente amministrazione di Centrosinistra) e come spesso accade, non condivisa con i cittadini di Lecce.

Inoltre è l’ennesima dimostrazione che si ha in questi lidi un approccio a tratti eccessivamente conciliante e comprensivo nei confronti di coloro che sposarono senza indugio le tesi dell’ideologia fascista che dal Ventennio in poi non ha mai veramente smesso di condizionare in modo estremamente negativo la vita politica del nostro Paese, né ha mai favorito una evoluzione culturale tale da superare quella che non esiterei a definire col termine di  “gramigna della Storia”.

Questo si può spiegare innanzitutto per il fatto che il Sud non ha dovuto vivere gli orrori della guerra civile seguita al crollo del regime fascista nel 1943 e che insanguinò per circa due anni vaste zone del Centro Nord, tanto che si può dire che da quelle parti quasi tutti avevano (e hanno ancora) almeno una croce da ricordare fra le vittime di quella che fu una vera carneficina tra italiani.

In secondo luogo, il terrorismo feroce che dilaniò essenzialmente il Centro Nord negli “anni di Piombo” non toccò mai veramente le zone meridionali del Paese se non in modo molto marginale ed occasionale.

Ragione per cui ha preso piede una visione benigna nei confronti dell’ideologia fascista, ora purtroppo idealizzata anche dalle nuove generazioni come l’unica scelta politica per risolvere i tanti mali che attanagliano la società italiana.

E dire che basterebbe aprire qualche libro di Storia (fondati su fatti e non su fantasie di stampo propagandista) e leggere alcuni fatti di cronaca per capire quanto dolore hanno arrecato coloro che si identificarono nel neofascismo italiano che sconvolse l’Italia negli anni ’70.

Certo, Sergio Ramelli non era affatto un fanatico, né si macchiò mai di alcun reato, come pure conviene ricordare che la risposta degli ambienti sovversivi di Estrema Sinistra fu estremamente violenta e causò anch’essa molti lutti in quel tremendo periodo.

Ma di vittime come Ramelli, anche nella Sinistra istituzionale ed extraparlamentare ce ne furono a iosa.

Basta ricordare dal 1970 i nomi (fra tanti altri) di: Saverio Saltarelli, Alberto Brasili, Alceste Campanile, Gaetano Amoroso, Vittorio Occorsio, Benedetto Petrone, Roberto Scialabba, Fausto Tinelli, Lorenzo Iannucci, Claudio Miccoli, Antonio Leandri, Valerio Verbano, Francesco Evangelista, Walter Tobagi, Francesco Mangiameli e Marco Pizzari.

Le seguenti stragi di massa che causarono da sole 130 morti furono però un’esclusiva di quel terrorismo di Estrema Destra spesso colluso con servizi deviati dello Stato: “Piazza Fontana” (1969), “Italicus” (1974), “Stazione di Bologna” (1980) e “Rapido 904” (1984).

E che dire poi dei tre (finora unici) tentativi di colpo di Stato tra il 1964 e il 1974?!

Di questi, due (il “Piano Solo” del 1964 e il “Golpe Borghese” del 1970) sono stati accertati di avere avuto chiaramente una matrice di stampo neofascista.

Detto questo, appare evidente che la decisione della precedente amministrazione comunale di Lecce sia stata operata in modo superficiale quanto inopportuno, soprattutto perché lesive ed irrispettose anche nei confronti di quella parte politica che si trovò antagonista a quella che si richiamava ai valori fascisti.

Sarebbe stato davvero altamente preferibile intitolare quella piazzetta con una frase molto più indicata come: “A tutte le vittime del terrorismo e dell’odio politico” o “Contro la barbarie di ogni fanatismo politico”.

Così purtroppo non è stato.

L’amministrazione Poli Bortone avrebbe potuto benissimo sfruttare una simile occasione per creare davvero una discontinuità con la precedente operando la modifica di cui sopra e facendo così un salto di qualità in grado di superare divisioni politiche che dopo oltre cinquant’anni sono ancora qui a minare la serenità del nostro Paese.

 

Prof. Yvan Rettore

 




martedì 11 marzo 2025

MUSICA E SCRITTURA: LA MIA OPINIONE

 "MUSICA E SCRITTURA": LA MIA OPINIONE ESPRESSA NEL CORSO DELL'ULTIMA PUNTATA DELLA TRASMISSIONE "NEXT GENERATION" ANDATA IN ONDA SUL CANALE TV PUGLIESE "ANTENNA SUD".



giovedì 6 marzo 2025

C'ERA UNA VOLTA IL MILAN

 Ho sempre tifato Milan e sempre lo farò.

Anche quando era in serie B, non rinunciai mai ad essere milanista.
Quindi lo sono fin dai tempi di Gianni Rivera, di quel "Golden Boy" che fu protagonista indiscusso dell'inizio della leggenda del Milan a livello internazionale.
Oggi, noi milanisti si vive di ricordi, perché il presente è un vero e proprio disastro.
Da quando Berlusconi lasciò la gestione del Milan, non esistiamo più a livello internazionale.
In otto anni, abbiamo vinto soltanto tre titoli: uno scudetto e due supercoppe italiane.
Una vera miseria, specie se confrontati con il numero di titoli ottenuti nei primi otto anni della presidenza Berlusconi.
Non si contano più ormai il numero di allenatori che si sono succeduti in questi ultimi due lustri.
Sono poi passati una valanga di schiappe come giocatori (in particolare dall'estero) e della mitica difesa del Milan, ormai non resta più nulla.
Oggi è un'autentica groviera!
Sono assenti quel senso di squadra, quello spirito di sacrificio e di appartenenza alla maglia e quell'amalgama perfetto tra giocatori stranieri e italiani che hanno scritto pagine memorabili non soltanto nel Milan ma anche nelle rispettive Nazionali.
E pensare che il vivaio attuale del Milan è una bella realtà, tanto che l'anno scorso la squadra giovanile riuscì nell'impresa di arrivare alla finale europea di categoria.
Ma ai dirigenti del Milan di oggi sembra non interessare e continuano a buttare milioni di Euro in acquisti di brocchi e senza avere un chiaro progetto di gestione che possa riportare il Milan almeno a un livello decente in campionato.
E' l'esempio tipico che dimostra che non basta avere una montagna di quattrini per costruire uno squadrone vincente.
Ci vogliono competenze, umiltà e capacità di lavorare in un gruppo in cui i ruoli siano chiari e dove tutto possa convergere verso un obiettivo comune che si può riassumere in una sola parola: "Vincere".
Un termine che ormai appare sempre più una chimera nell'attuale situazione del Milan, destinato a diventare progressivamente una squadra i cui tifosi dovranno sempre più rassegnarsi a rifugiarsi nei ricordi di una Storia gloriosa e memorabile per riuscire ancora ad essere attaccati col cuore a questo club.
Un po' come sta accadendo da diverso tempo ad altre realtà che hanno fatto la Storia del calcio nostrano: dal Genoa al Torino, dalla Fiorentina al Bologna, per non parlare di altre che partecipano a campionati minori come la Pro Vercelli.
C'era una volta il Milan!


Yvan Rettore