Uno degli ultimi interventi del Prof. Yvan Rettore nel corso della trasmissione "Next Generation" andata in onda sulla Rete TV Antenna Sud, in cui sono ospite fisso.
Interventi su temi di attualità, politica, economia e società di Yvan Rettore, scrittore e saggista. http: profprom2009.wixsite.com/formazione
martedì 24 dicembre 2024
WEIDEL, LE PEN E MELONI: TRE DONNE PER UN'ESTREMA DESTRA CHE PARLA ORMAI SEMPRE DI PIU' AL FEMMINILE
In questi ultimi lustri sempre più donne si sono affermate nelle leadership di partito sia in Occidente che nel resto del mondo.
E' stata sicuramente un'evoluzione che ha consentito un ulteriore segno di progresso civile nelle nostre società e ritengo che non pochi sperassero che una presenza così crescente di donne nelle leve del potere politico avrebbe potuto veramente costituire una svolta positiva rispetto a quanto avevano compiuto fino ad allora gli uomini.
Salvo alcuni casi da segnalare più nel Sud del mondo che alle nostre latitudini, la delusione è stata grande tanto da giungere alla conclusione che non è il genere di un individuo a decretarne le capacità e competenze, ma unicamente la sua persona in quanto tale.
Al di là della gestione approssimativa e piena di incongruenze della Commissione Europea da parte di Ursula Von der Leyen e di una politica finanziaria stantia quanto non innovativa di Cristine Lagarde, Presidente della BCE, in questi ultimi lustri si è assistito nei tre paesi più importanti dell'UE, Francia, Germania e Italia, ad una scalata ai vertici dell'Estrema Destra di donne molto scaltre quanto abili nello sfruttare slogan poveri di contenuti ma di sicura efficacia contro tutto ciò che non è conforme a ciò che considerano come dogmi intoccabili e granitici della cultura occidentale da difendere a qualsiasi costo attraverso la manifestazione di un'intolleranza costante e dichiarata verso gli immigrati extraeuropei e l'Islam, sposando un concetto di ordine pubblico fondato esclusivamente sulla logica del "bastone e carota" e non un dialogo concreto e costruttivo nei confronti di coloro che sono diversi.
Chi sono queste donne?
Giorgia Meloni in Italia, Marine Le Pen in Francia e Alice Weidel in Germania.
La prima, leader incontrastata di Fratelli d'Italia, è quella che ha avuto maggior fortuna fra le tre visto che governa l'Italia (in modo alquanto pessimo e inconcludente) da circa due anni.
La seconda, pur essendo stata sconfitta tre volte alle Presidenziali francesi e non essendo più Presidente del suo partito, rimane tuttavia un personaggio di spicco del Rassemblement National con la quale bisogna comunque fare i conti.
La terza, pur avendo il suo partito riscontrato una certa flessione al Bundestag, rimane saldamente alla guida dell'AFD, partito di Estrema Destra tedesco che ormai fa parte integrante del panorama politico tedesco.
Quest'ultima è sicuramente fra le tre la persona di maggiore spessore accademico e professionale, ma è indubbio che le prime due abbiano saputo ritagliarsi in modo spregiudicato e dirompente una visibilità tale da consentirle di arrivare alle posizioni di vertice nelle quali oggi si ritrovano.
Personalmente trovo davvero triste quanto sconfortante constatare che nei tre paesi più importanti dell'UE si siano affermate donne che predicano politiche divisive, che confondono il conformismo con la cultura e che esprimono una sensibilità molto limitata (in diversi casi si può perfino dire che è del tutto inesistente) nei confronti delle persone più deboli e dei ceti sociali maggiormente disagiati.
Si è passati nell'ammirare (per fortuna ancora in una minoranza della popolazione) in questi paesi dal culto dell'"Uomo forte al potere" a quello della "Donna forte al potere", con l'illusione per coloro che le hanno scelte nel credere che si sarebbe potuti orientarsi verso una società migliore mentre invece la gigantesca crisi sociale, economica ma soprattutto spirituale (ormai dominante nella vita della stragrande maggioranza dei cittadini dell'UE) sembra acuirsi ancor di più attraverso i loro atteggiamenti intransigenti quanto spesso incoerenti specie quando si tratta di mantenere in essere il loro potere accentrato soltanto sull'ego smisurato del loro essere.
In definitiva si tratta di personaggi mediocri quanto inconcludenti che traggono una forza apparente quanto effimera dall'aggressività verbale e dalla profusione di epiteti discriminatori quanto offensivi verso i diversi, mentre sono unicamente lo specchio del vuoto intellettivo e soprattutto umano che li pervade.
L'uomo o la donna di potere non è infatti colui o colei che urla più forte di altri e/o adotta atteggiamenti strafottenti quanto prepotenti, ma che parla soltanto quando ritiene giusto e adeguato farlo, con un linguaggio colto e corretto e nel rispetto comunque di ogni avversario e soprattutto nella ricerca costante di un dialogo nei riguardi di coloro che la pensano diversamente.
Per riuscirvi non basta essere politicamente scaltri, né avere chissà quanti titoli accademici, ma essere sufficientemente intelligenti per dimostrare saggezza, umiltà e capacità di ascolto che sono gli ingredienti fondamentali di qualsiasi politico abbia veramente a cuore la collettività di cui è incaricato di gestire le sorti attraverso il suo effimero operato.
Tratti essenziali di una civiltà, quella occidentale, ormai in profondo declino e l'affermazione di donne come quelle indicate non fa che rafforzare questo processo decadente perché sono disgregative di società che avevano fatto del rispetto dei diritti umani e sociali e quindi della democrazia in quanto tale, i loro tratti caratteristici fondamentali.
Yvan Rettore
martedì 19 novembre 2024
UNA GIORNATA INTERNAZIONALE CONTRO OGNI FORMA DI VIOLENZA SUGLI ESSERI UMANI, NON SOLTANTO SULLE DONNE
Il 25 novembre è una giornata internazionale sancita dall'ONU per sensibilizzare la gente comune sul fatto che debba essere del tutto eliminata la violenza sulle donne.
Fu istituita nel 1999, in ricordo delle tre sorelle Mirabal, trucidate il 25 novembre 1960 perché contrarie alla dittatura del generale Trujillo nella Repubblica Domenicana.
Durante questa giornata è in uso da alcuni anni esporre nelle piazze delle scarpette rosse, in ricordo delle centinaia di donne stuprate e assassinate nella città di Ciudad Juarez, in Messico.
Tale iniziativa fu realizzata la prima volta dall’artista messicana Elina Chauvet nella sua istallazione “Scarpette rosse” di fronte al consolato messicano di El Paso in Texas.
In quell'occasione, l'artista volle ricordare la scomparsa della sorella a soli 22 anni per mano del suo compagno.
Immagino che parecchie persone non conoscano tali fatti, compresi diversi amministratori locali che si stanno impegnando nel prossimo weekend ad organizzare varie manifestazioni in occasione della giornata del 25 novembre.
Nulla di sorprendente, vista la superficialità dilagante e mortificante che ormai accompagna simili eventi.
Dico questo perché quando si parla di violenze sulle donne bisognerebbe farlo in senso lato, non soltanto in riferimento alla potenziale oppressione maschile nei confronti di queste ultime.
Le violenze sulle donne non sono soltanto quelle in ambito famigliare, nella vita di coppia o nei confronti delle figlie, ma anche quelle che avvengono attraverso gli interventi blandi (sempre che ci siano) delle istituzioni e l'indifferenza di gran parte della società, entità queste ultime che hanno scarsa considerazione (spesso manco c'è) nei riguardi delle ragazze madri, delle donne disabili o autistiche, delle donne anziane, delle bambine orfane e infine di tutte quelle donne costrette a subire vessazioni infinite e continue sul piano sociale e umano per via di situazioni esistenziali difficili che non hanno scelto ma che condizionano ogni giorno la loro vita e che devono comunque affrontare per difendere la loro dignità e assumersi le proprie responsabilità.
Spesso o quasi sempre ci si dimentica di queste donne, anzi permane un silenzio assordante nei loro confronti.
Come pure non vengono mai considerati tutti gli uomini autenticamente buoni (e sono molti di più di quanti si possa immaginare) che subiscono forme di ingiustizie e violenze di ogni genere sia in ambito famigliare che lavorativo.
Dove sta scritto che le violenze riguardano soltanto il genere femminile?
Perché non se ne fa manco cenno nel mainstream o perché non fanno statistica, quelle sugli uomini sono da ritenersi meno importanti e non degne di nota?
Quindi visto che si parla (o si sparla) tanto in questi ultimi anni di pari opportunità e di quote rose, non sarebbe finalmente giunto il momento di superare concretamente le distinzioni uomo-donna anche in occasione di simili eventi, specie se si pensa che qualsiasi tipo di violenza può potenzialmente colpire ogni essere umano al di là di ogni differenza di genere?
Finché non si deciderà di andare radicalmente in tale direzione si rischierà di continuare a vivere in una società in cui la donna verrà sempre definita come il sesso debole e si rimarrà confinati alle logiche perverse e distruttive di un maschilismo che favorisce tale condizione di inferiorità del tutto ingiustificata e che persisterà quindi nell'essere accettata passivamente dalle donne stesse.
Superare questa realtà retrograda in un'epoca marcata da espressioni marcate di intolleranze e di divisioni costituirebbe un'evoluzione notevole non soltanto sul piano sociale, ma anche e soprattutto culturale a dimostrazione che un simile progresso umano può materializzarsi soltanto in tali ambiti e non limitandosi ad iniziative politiche che, pur lodevoli nelle intenzioni, finiscono con il fossilizzarsi in una dimensione regressiva e non emancipatrice dell'essere umano in senso lato.
Quindi ben venga una "Giornata Internazionale contro ogni forma di violenza sugli esseri umani".
Yvan Rettore
sabato 16 novembre 2024
SAREBBE ORA CHE I POLITICI NON ELETTI SE NE ANDASSERO A LAVORARE ANZICHE' INSISTERE NEL VOLER TORNARE AD ESSERE MANTENUTI DALLA COLLETTIVITA'
martedì 29 ottobre 2024
LA CADUTA DALLE STELLE ALLE STALLE NEL MONDO POLITICO
La caduta dalle stelle alle stalle avviene anche al di là dei titoli che si possiedono e specie nel mondo politico.
Ricordo quando nel 2004 partecipai come candidato sindaco alle elezioni di Padova nelle file del Partito Umanista.
Vinse l'arrogante e presuntuoso piddino, Flavio Zanonato, che in seguito diventò anche ministro e parlamentare europeo.
Ora è Presidente del Conservatorio Pollini e al di fuori degli addetti ai lavori, oggi a Padova non se lo ricorda manco la fata turchina.
Per non parlare dell'ex governatore o "Doge" del Veneto, Giancarlo Galan, oggi ridotto ad umile contadino (con tutto il rispetto per chi esercita questa nobile professione) nelle campagne dei colli euganei, dopo aver manovrato milioni di Euro di appalti pubblici per anni.
In parole povere, quando raggiungi certi livelli non per merito ma per vie traverse, la caduta è inevitabile e non puoi fare proprio nulla per arrestarla perché di esempi del genere ce ne sono a iosa e non soltanto in Italia e non soltanto nel mondo politico, ma specie in quel mondo sono pochissimi coloro che arrivano a posizioni di vertice per merito nel nostro Paese e la triste realtà che ci circonda è lì a raccontarcelo ogni giorno.
Yvan Rettore
domenica 20 ottobre 2024
LASCIAMOLI STARE A CASA LORO! CI VUOLE COSI' TANTO A CAPIRLO?
Fino al Cinquecento, l'Africa (specie quella subsahariana) era un continente molto più ricco dell'Europa.
Fino all'inizio dell'Ottocento, l'Africa (al di fuori di alcune zone cronicamente afflitte da carestie per via della siccità del territorio) non conosceva la fame e soprattutto la malnutrizione.
Due dati a dimostrazione di quanto quella parte del mondo sia stata fatta letteralmente a pezzi dal fenomeno della colonizzazione dilagante prima e dal saccheggio continuo di risorse naturali poi.
Coloro che oggi lasciano l'Africa sono quella parte della popolazione che se lo può permettere, è vero.
Ma un'altra verità è che se lo fanno è perché nei loro rispettivi Paesi, avvelenati da una corruzione dominante, non vi sono prospettive concrete di futuro e di sopravvivenza.
E a guardare bene, anche noi italiani che abbiamo troppo spesso il vizio di giudicare culture (come a volersi ergere ad esseri superiori) che non conosciamo affatto siamo stati in queste condizioni non più tardi di qualche decennio fa.
E coloro che oggi lasciano l'Italia lo fanno non tanto per una questione di sopravvivenza ma piuttosto per riuscire ad ottenere una formazione di livello elevato e ad avviare possibilmente una carriera professionale che il nostro Paese non è in grado di assicurare.
Detto questo, è ormai davvero sintomatico constatare con quanto affanno l'UE ed in particolare l'Italia, si accaniscano a ricercare costantemente misure palliative di vario tipo per arginare il fenomeno dell'immigrazione.
La recente esperienza albanese si inserisce in tutta una sfilza di provvedimenti tutti fallimentari perché non risolvono per nulla la questione.
Possiamo creare centri di raccolta, ergere muri, sparare, deportare e tanto altro, ma la verità è che l'immigrazione continuerà a crescere.
Da una parte anche perché fa comodo, specie nel nostro Paese, avere una manodopera in nero (la nuova schiavitù contemporanea) a buon mercato, da usare in modo del tutto indiscriminato nei campi dell'agricoltura, dell'allevamento e dell'edilizia o del turismo estivo.
Dall'altra perché la distruzione del tessuto sociale ed economico dei Paesi del Sud del mondo da parte dell'Occidente al fine di potersi accaparrare risorse a costo zero o quasi non sta affatto cessando e anzi è in costante aumento.
E questo aspetto ha messo e continua a mettere sul lastrico milioni di esseri umani.
Non ci vuole un genio per capirlo.
E allora come si potrebbe risolvere questo annoso problema?
Prima di tutto sarebbe ora che la Sinistra tornasse ad essere Sinistra in questo Paese e che si impegnasse seriamente ed in modo costruttivo per una ridefinizione del lavoro in una società in cui tutte le tutele che dovrebbe comportare stanno miseramente crollando giorno dopo giorno.
In secondo luogo che l'Italia si rendesse protagonista in modo concreto di una politica estera tesa a lasciare veramente in pace i popoli dei Paesi da cui provengono gli immigrati odierni.
E che si facesse promotrice di azioni che siano in grado di estenderla al resto dell'UE.
Pretendiamo di essere sicuri a casa nostra, di circolare serenamente nelle nostre città e di poter continuare a vivere le nostre tradizioni e le nostre diversità culturali senza intromissioni esterne potenzialmente violente o in completa antitesi con le nostre linee di pensiero.
Allora perché tutto questo non dovrebbe valere pure nei Paesi di provenienza degli esseri umani che arrivano da noi con i gommoni?!
Oppure dobbiamo continuare a praticare la politica fallimentare e distruttiva dei "due pesi, due misure"?!
Yvan Rettore
giovedì 10 ottobre 2024
MEDIORENTE: UN CONFLITTO SENZA FINE
Senza voler minimamente puntare il dito contro il popolo ebraico, è un dato di fatto che dalla nascita dello Stato di Israele, quella parte del mondo continua senza sosta a vivere nell'incubo di guerre e violazioni ripetute dei diritti umani.
Ovviamente questo stato di fatto non è imputabile soltanto alla corrente sionista ormai radicata negli esecutivi israeliani ma appare evidente che la loro attitudine non aiuta la formazione di un vero e proprio processo di pace in quell'area.
Gli abusi, arresti, uccisioni e occupazioni territoriali a danno del popolo palestinese ancora privo di uno stato sovrano non fanno che incrementare ulteriormente le tensioni e alimentare le azioni e ritorsioni violente di gruppi terroristici arabi e dell'Iran chiaramente opposti da sempre all'esistenza stessa di uno Stato ebraico.
Non si contano più ormai le innumerevoli risoluzioni del Consiglio di Sicurezza dell'ONU che hanno invitato Israele a rispettare le regole del diritto pubblico internazionale nonché i diritti umani.
Pure il recente intervento della Corte Internazionale di Giustizia del 19 luglio scorso, che intimava Israele di ritirare le sue forze da ogni parte dei territori occupati, compresa la Striscia di Gaza, e rimuovere tutti i coloni dalla Cisgiordania, compresa Gerusalemme Est, illegalmente annessa, è stato perfettamente ignorato dallo Stato ebraico a dimostrazione che l'ONU non conta più nulla come entità di mediazione nella risoluzione dei conflitti internazionali.
Al di questi comportamenti aberranti e assolutamente ingiustificabili, vorrei far notare ai filosionisti nostrani quanto segue:
- l'esercito israeliano continua ad attaccare impunemente e senza alcun pudore stati sovrani come il Libano e la Siria, con la scusa di rispondere ad atti terroristici di gruppi ivi presenti. Se dovessimo ritenere valida quest'attitudine, allora un qualsiasi stato nel mondo potrebbe comportarsi allo stesso modo generando conflitti a iosa su scala regionale. Ad esempio, l'Italia nella seconda metà del secolo scorso avrebbe dovuto bombardare la Francia e l'Inghilterra perché la prima accoglieva terroristi di estrema Sinistra mentre la seconda faceva altrettanto con quelli della sponda opposta
- Hamas è un'organizzazione terroristica e non rappresenta la nazione palestinese. Pretendere di radere al suolo la striscia di Gaza come atto permanente di ritorsione in merito ai tragici fatti del 7 ottobre 2023, ritenendo quindi quel territorio alla pari di uno stato sovrano, è un'azione che non trova alcuna giustificazione. In primis perché non esiste uno stato palestinese con un proprio esercito e delle frontiere da difendere militarmente. In secondo luogo perché appare evidente che la popolazione ivi residente si trova completamente inerme di fronte ai feroci e incessanti attacchi dell'esercito israeliano. E' come se su un campo di battaglia ci fosse un esercito armato perfettamente che si confronta con un gruppo consistente di individui privi di qualsiasi attrezzatura bellica e di preparazione sufficienti per arginare l'attacco che si troverebbero a dover sostenere
- il sostegno totale e incondizionato dell'UE nei confronti della politica bellica israeliana non fa altro che incrementare il numero di vittime e atti di violenza in ogni forma. Non è certo un comportamento utile nel ricercare una soluzione pacifica alla questione israelopalestinese e infatti anche a causa di questa presa di posizione delle istituzioni europee, la situazione da un anno a questa parte è ulteriormente peggiorata e non accenna affatto a placarsi. C'è da chiedersi davvero come l'UE possa ancora onorare il Premio Nobel per la Pace, che le fu conferito anni fa, visto che nelle parti in causa non ha mai mantenuto un'attitudine neutrale, elemento fondamentale affinché potesse diventare un attore importante nel cercare di mettere fine all'esperienza criminale di Hamas, coinvolgendo altri paesi mediorientali da una parte e nell'isolare a livello internazionale il sostegno americano incondizionato alla politica aggressiva di Israele che viene condotta prevalentemente contro popolazioni del tutto innocenti dall'altra.
E l'Italia in tutto questo?
Ci fu un tempo non lontano in cui l'Italia sosteneva apertamente la causa palestinese, mentre adesso a livello istituzionale questo appoggio non esiste più e si è spostato in modo radicale nel riconoscere soltanto gli israeliani vittime di tutte le violenze e gli orrori che accadono quotidianamente in Medioriente.
Poi ci si mettono perfino certi giornalisti nostrani ad avvelenare ulteriormente gli animi accusando di antisemitismo coloro che difendono a spada tratta la causa palestinese, giungendo perfino ad alludere in certi casi che sono simpatizzanti di Hamas.
A cosa serve tutto questo?
Ad incrementare ulteriormente il fatturato dei produttori di armi, l'unica industria occidentale ancora competitiva a livello internazionale e quindi non è un caso che vengano generati conflitti ad hoc dovunque con l'appoggio incontrastato di una macchina mediatica incondizionatamente al loro servizio.
Yvan Rettore






