mercoledì 3 aprile 2019

ESSERE ISTRUITI NON SIGNIFICA ESSERE PER FORZA INTELLIGENTI!

Oggi ho cancellato dai miei contatti su Facebook una persona narcisista che pur di avere ragione fondava le proprie conclusioni su elementi storici inesistenti o approssimativi e giungendo perfino ad emettere considerazioni categoriche sull'inesistenza di Dio.
Nel primo caso i fatti non sono opinabili e le opinioni si possono esprimere unicamente sugli effetti degli stessi.
Nel secondo caso il credo religioso rientra nella sfera esclusiva della fede di ogni singolo individuo e non può essere oggetto di generalizzazioni e banalizzazioni che sono state frutto di tante (troppe) violenze sia in passato che nel presente.
La mia impressione è che il signore in questione sia talmente pieno di sé da limitarsi ad operare un miscuglio di tante nozioni prese qua e là senza riuscire però a stabilire un nesso logico tra loro e ad estrapolare quindi delle conclusioni e riflessioni personali tali da risultare poi effettivamente interessanti in un confronto costruttivo con altri.
Una dimostrazione palese che l'istruzione non basta se non serve ad aiutare il cervello ad elaborare delle riflessioni proprie e a farci crescere sia sul piano intellettivo che umano.
E' la differenza che passa tra un opinionista (categoria molto in voga attualmente in Italia) e un intellettuale nel vero senso della parola!


Yvan Rettore


lunedì 1 aprile 2019

NO ALLE CORRIDA MA ANCHE NO ALLE CORSE DI CAVALLI, PALII, CIRCHI E ZOO!

Le corrida sono eventi mostruosi da bandire definitivamente. Personalmente bandirei però anche tutti i palii nostrani in cui i cavalli vengono maltrattati a più non posso e drogati come se fossero carne da macello. 
Quindi prima di fare la morale agli altri, sarebbe il caso di fare piazza pulita anche da noi di certi spettacoli cruenti ed incivili aggiungendovi quelli dei circhi, delle corse di cavalli e degli zoo. 
Strano che gli animalisti nostrani siano sempre pronti ad attivarsi contro il consumo di carne animale, ma risultano quasi sempre assenti contro certi eventi e luoghi di degradazione assoluta del mondo animale!

domenica 31 marzo 2019

UN PAESE IN CUI IL GOVERNO LEGIFERA MA NON GOVERNA!

Oggi il governo legifera e non governa, mentre il Parlamento legifera poco e soltanto in modo residuo rispetto a quanto fa l'esecutivo.
Uno dei fondamenti essenziali di una democrazia parlamentare richiederebbe proprio la centralità del Parlamento.
Ormai questa essendo pressoché inesistente, di fatto viviamo in una Repubblica di tipo oligarchico in cui una massa di eletti servono quasi unicamente a legittimare un governo in carica concedendogli praticamente ogni potere, a cominciare da quello legislativo.
In parole povere il popolo sovrano è stato depredato del suo unico organo di rappresentanza e di decisione.
Gli effetti nel Paese si vedono chiaramente in quanto se un governo passa la maggior parte del proprio tempo ad agire per decreto, non riesce a gestire la cosa pubblica in modo efficace e costruttivo.
Peggio ancora, agisce unicamente in chiave di ricerca del consenso elettorale e quindi usa il Parlamento esclusivamente come mezzo per essere legittimato realizzando decreti che suonano più come slogan elettorali che come provvedimenti di legge.
Di conseguenza, oggi si può dire che l'Italia non è praticamente governata da nessuno.


Yvan Rettore


sabato 30 marzo 2019

REINSERIRE LA NAJA PER LEGITTIMARE LA MEDIOCRITA' AL POTERE!

Non è certo reinserendo la naja obbligatoria che si potranno insegnare i valori e principi che contano, perché è un ambiente talmente squallido in cui vengono premiati soltanto i mediocri e penalizzati coloro che invece fanno funzionare il cervello. 
E' l'immagine esatta di ciò che è questo governo e in un certo senso anche del nostro Paese. 
In quanto ai sostenitori della disciplina (elemento tipico di quel mondo) va bene per gente attratta dal totalitarismo in cui non conta pensare ma unicamente ubbidire come pecore appartenenti ad uno stesso gregge!
In un periodo di forte crisi come quello che stiamo vivendo ci sarebbe bisogno di fare investimenti in contesti sociali e culturali in grado di generare un ciclo virtuoso tale da consentire un'evoluzione positiva della società e quindi un rilancio generale del Paese.
Riproporre la naja obbligatoria va esattamente all'opposto di tutto questo.


Yvan Rettore


lunedì 25 marzo 2019

TRIONFI DEL CENTRODESTRA IN BASILICATA, ABRUZZO E SARDEGNA: MA E' DAVVERO COSI'?!

Una evidenza che i media e ancora di più le segreterie dei partiti vincitori delle ultime regionali evitano di dire è che le loro vittorie non sono certo dei trionfi e questo per un motivo molto semplice in quanto rimangono saldamente minoranza effettiva nelle zone che ora sono chiamati a governare.
Per questo basta guardare i dati reali di queste elezioni.
- Basilicata: 124.500 voti su un corpo elettorale di 573.970 cittadini - astensione: 46,48 % - consenso reale sulla popolazione in grado di votare: 21,6 %
- Abruzzo: 299.949 voti su un corpo elettorale di 1.211.204 cittadini - astensione: 46,89 % - consenso reale sulla popolazione in grado di votare: 24,75 %
- Sardegna: 364.059 voti su un corpo elettorale di 1.470.401 cittadini - astensione: 46,26 % - consenso reale sulla popolazione in grado di votare: 24,75 %.
Mediamente 3/4 degli elettori effettivi presenti in queste regioni non si riconoscono nelle maggioranze venute fuori dalle singole elezioni.
E' una constatazione strana dovuta soprattutto al fatto che circa 50% degli elettori sono rimasti a casa e in misura minore ai risultati ottenuti dagli altri schieramenti.
Comunque ciò dimostra indiscutibilmente che tutti questi consensi trionfali del Centrodestra in quelle regioni risultano del tutto inesistenti.
D'altro canto, operare conclusioni sulla tenuta dei partiti a livello nazionale appare alquanto azzardato per non dire ridicolo.
Innanzitutto, il numero complessivo di cittadini che si sono recati effettivamente a votare in quelle regioni supera di poco 1.700.000 unità, pari a poco più del 3% dell'intero corpo elettorale italiano.
Davvero troppo poco per essere seriamente indicativo di una tendenza a livello nazionale.
Aggiungiamoci poi il fatto che due elezioni erano circoscritte nel Centro Sud e una in un'isola, con logiche ed esigenze locali molto diverse le une dalle altre e ancor di più con il resto delle altre regioni italiane e si potrà capire agevolmente quanta scarsa valenza possano avere a livello nazionale.
Tutti elementi che ovviamente i media nostrani si guardano bene dal diffondere e che continuano ad essere celati al pubblico per dovere di una disinformazione congenita di cui sono gli indiscutibili maestri.


Yvan Rettore


sabato 16 marzo 2019

EFFETTO THURNBERG: TANTO CLAMORE MA POCA SOSTANZA!

Come al solito ci sono persone che strumentalizzano tali figure per fini estranei a quelle per cui queste si impegnano. 
Mi sembrava infatti molto strano che una ragazzina come Greta Thurnberg riuscisse ad avere un tale impatto mediatico per il solo fatto di presentarsi a protestare da sola davanti al parlamento svedese. 
Per il resto, non condivido tutta questa enfasi per i cambiamenti climatici e sposo in pieno le teorie del Prof. Zichichi sull'argomento e questo pur non rinnegando affatto che la questione ambientale non sia all'ordine del giorno, ma non certo in questi termini. 
D'altro canto, le grandi campagne mediatiche (di cui le manifestazioni di ieri sono state l'apoteosi) non portano a granché perché fisiologiche al mantenimento del sistema. 
Quando questi giovani capiranno i valori di una società comunitaria in luogo e posto di quella individualista e distruttiva attuale, allora si potrà parlare dell'inizio di un cambiamento radicale che va nella direzione giusta.
In parole povere, saper rinunciare agli effimeri benefici materiali di una società come la nostra e capire che è nella condivisione che risiedono la salvezza del genere umano e della qualità dell'ecosistema, esattamente come stanno cominciando a cogliere milioni di giovani con meno mezzi in vari paesi del Sud del mondo. 
Da noi, purtroppo questa tendenza ancora non si vede.


Yvan Rettore


mercoledì 6 febbraio 2019

SONO UN SOSTENITORE DELLA RIVOLUZIONE BOLIVARIANA MA NON NECESSARIAMENTE DI MADURO!

Gli occidentali accusano Maduro di aver permesso alle forze dell'ordine il ricorso alla tortura e a diverse azioni che hanno violato i diritti umani di parecchi oppositori.
Sicuramente c'è del vero in queste accuse, ma sarebbe doveroso ricordare che lo stesso Guaidò si è reso protagonista di non pochi atti efferati e che diversi leader dell'opposizione golpista filomeraricana (perché ce n'è un'altra che invece partecipa tranquillamente alla vita democratica del paese) sono stati giustamente incarcerati perché responsabili di vari attentati, sabotaggi e atti di violenza sfociati spesso in omicidi se non addirittura in vere e proprie stragi.

Quindi sarebbe ora che gli occidentali cominciassero a parlare anche di questi comportamenti violenti e non esclusivamente di quelli perpetrati dalle forze di sicurezza bolivariane. 
La degenerazione dei comportamenti di queste ultime avviene sempre quando un governo delega in toto la sicurezza a simili entità ed è un fenomeno ricorrente nei paesi del sud del mondo, anche se vi possono essere analogie inquietanti anche ai nostri lidi, come dimostrato di recente dai CRS francesi nel contrastare le manifestazioni dei gilet gialli. 
Perfino nella tanto "democratica" Italia (tanto che non possiamo di arrogarci il diritto di dare lezioni di democrazia a chicchessia) sono non pochi i casi in cui membri delle forze dell'ordine si sono resi colpevoli di atti efferati (spesso non vengono manco denunciati), proprio in virtù del garantismo di cui troppo spesso godono in modo ingiustificato da parte dei vertici dello Stato. 
Detto questo, in Venezuela c'è una democrazia e ogni tornata elettorale è controllata da autorevoli organismi internazionali fin dall'avvento del chavismo 20 anni fa, tanto che si suol dire che sono le elezioni più monitorate del pianeta. 
Non si diventa poi presidente di un paese alla maniera di Mussolini ma partecipando alle elezioni, ricordando che il Parlamento venezuelano è in mano all'opposizione, come 90% dei media e numerosi municipi fra cui proprio quello di Caracas. 
Non mi risulta poi che Maduro abbia impedito a Guaidò né di fare comizi, né di rilasciare dichiarazioni alla stampa, specie quella estera. Se facciamo un paragone con le feroci dittature fasciste latinoamericane degli anni '70, si può tranquillamente constatare che tali gesta in quelli anni erano impossibili e Michelle Bachelet, Pepe Mujica e Djilma Roussef (solo per citare alcuni noti esponenti che sono stati perseguitati in quel tragico periodo) lo possono testimoniare ancora oggi. 
E' ovvio che all'Occidente non gliene frega nulla del popolo venezuelano e ancor meno all'Italia dei propri connazionali (di cui si interessa soltanto in campagna elettorale e per sottrarre loro soldi in patria attraverso tasse spesso del tutto inique e arbitrarie) ma che l'unico interesse è dovuto al fatto che il Venezuela detiene le maggiori riserve petrolifere del pianeta e non è un caso che i maggiori creditori di quel paese siano proprio i maggiori rivali globali degli USA, ossia Cina e Russia. 
Infatti, benché vi sia da anni un governo di Sinistra, la Bolivia non desta altrettanto interesse e attenzione da parte dell'Occidente, proprio perché non dispone di una fonte energetica così fondamentale per le economie occidentali, ma non solo. 
Detto questo non apprezzo particolarmente Maduro, perché lo trovo piuttosto incapace nel rinnovare la classe dirigente del paese e nel non riuscire a far uscire il Venezuela dalla crisi attuale (anche se in gran parte causata da sabotaggi creati ad arte dalla vicina Colombia con la complicità della Destra golpista venezuelana) rischiando di consegnarsi del tutto all'influenza sino-russa e temo che ormai sia quello il destino di quel paese. 
Tuttavia, le conquiste sociali del Venezuela rimangono incontestabili: eliminazione dell'analfabetismo, presidi sanitari e scuole nelle zone più povere e malfamate del paese, nazionalizzazione di tutte le risorse fondamentali anche se in compartecipazione con alcune multinazionali estere, 1 milione di case popolari consegnate e soprattutto avere dato dignità e fatto "esistere" oltre 5 milioni di persone che non erano manco iscritte all'anagrafe e che vivevano nella miseria più assoluta durante gli anni della democrazia fantoccio filoamericana che c'era prima di Chavez in cui 78 % della popolazione viveva in stato di indigenza e in cui durante il Caracazo (massacro avvenuto durante manifestazioni popolari nel 1989 a Caracas) lasciò trucidare a comparti dell'esercito e delle forze dell'ordine oltre 3500 persone, mentre centinaia di altre scomparvero nel nulla nelle settimane successive. 
Ecco perché (un po' come a Cuba), la maggioranza del popolo venezuelano non vuole tornare a quell'incubo preferendo un governo sicuramente mediocre e limitato come quello di Maduro ad uno di Guaidò che riporterebbe il paese agli anni feroci del neoliberismo cancellando di botto tutte le conquiste di cui sopra, un po' come sta avvenendo adesso in Brasile e in Argentina dove grazie ai golpe bianchi c'è una vera involuzione sociale ed economica in atto, mentre le oligarchie locali e le grandi multinazionali dello zio Sam sono tornate a fare soldi a palate sulle spalle di quei popoli.

Yvan Rettore