Recentemente la presidente del Consiglio ha ritenuto “vergognosa” la decisione della giudice che ha concesso la liberazione di Youssef Siher.
In un video, la signora Meloni ha attaccato per l'ennesima volta la magistratura considerando che quest'ultima non è in grado di proteggere la “gente perbene”.
La replica di Vincenza Maccora, presidente della sezione GIP-GUP e di Fabio Roja, presidente del Tribunale di Milano non si è fatta attendere.
Nella elencazione di richiami alla Costituzione e su come funziona il sistema giudiziario italiano, risalta una frase emblematica, ovvero che le dichiarazioni di alcuni esponenti politici sono “irricevibili” e dimostrano una “scarsa conoscenza – reale o mascherata – degli istituti giuridici di uno Stato di diritto”.
Detto questo, qui non si tratta di tifare per l'una o l'altra parte, ma di prendere atto che c'è chi fa il magistrato e chi fa il politico.
Il primo ha determinate conoscenze, competenze ed esperienze che il secondo non ha in materia di Diritto e che gli consente di trattarlo con la dovuta autorevolezza che gli viene conferita dalle istituzioni. Il secondo, no.
E a maggior ragione la signora Meloni che ci ha da sempre abituato a simili cadute di stile, soprattutto da quando è al governo del Paese.
Se qualcuno si fosse preso la briga di leggere gli atti della vicenda giudiziaria in questione, avrebbe capito fin da subito quanto inopportuna e fuori luogo sia risultata l'uscita della signora Meloni nel merito.
Mentre il Paese sta sprofondando, quest'ultima preferisce innescare sterili polemiche come questa ed altre, invece di adoperarsi nel compiere azioni molto più utili ed urgenti per l'insieme della collettività e non soltanto per la sua greppia.
Ma la mancanza evidente di volontà unita ai limiti evidenti nel ruolo che ricopre sono lì a dimostrare quanto la presenza di tale soggetto al vertice delle nostre istituzioni rappresenti di fatto una vera e propria sciagura per l'Italia.
E come al solito, qui si parla di fatti (ammessi testualmente e oggettivamente anche dalla Corte dei Conti), non di parole che lasciano il tempo che trovano o di tifare per l'una o l'altra squadra come se si fosse allo stadio, riducendo la politica ad un banale argomento da bar sport, ma oserei dire da social.
Quindi la magistrata ha fatto benissimo a pronunciare tale affermazione, specie in un Paese dominato ormai da una sfrenata ignoranza e in cui risulta sorprendente riuscire a vedere che c'è ancora chi riesce ad essere competente nelle cose che fa e che dice.
Prof. Yvan Rettore

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