domenica 1 novembre 2026

UNA LEZIONE DOVEROSA DI DIRITTO

Recentemente la presidente del Consiglio ha ritenuto “vergognosa” la decisione della giudice che ha concesso la liberazione di Youssef Siher.

In un video, la signora Meloni ha attaccato per l'ennesima volta la magistratura considerando che quest'ultima non è in grado di proteggere la “gente perbene”.
La replica di Vincenza Maccora, presidente della sezione GIP-GUP e di Fabio Roja, presidente del Tribunale di Milano non si è fatta attendere.
Nella elencazione di richiami alla Costituzione e su come funziona il sistema giudiziario italiano, risalta una frase emblematica, ovvero che le dichiarazioni di alcuni esponenti politici sono “irricevibili” e dimostrano una “scarsa conoscenza – reale o mascherata – degli istituti giuridici di uno Stato di diritto”.

Detto questo, qui non si tratta di tifare per l'una o l'altra parte, ma di prendere atto che c'è chi fa il magistrato e chi fa il politico.

Il primo ha determinate conoscenze, competenze ed esperienze che il secondo non ha in materia di Diritto e che gli consente di trattarlo con la dovuta autorevolezza che gli viene conferita dalle istituzioni. Il secondo, no.

E a maggior ragione la signora Meloni che ci ha da sempre abituato a simili cadute di stile, soprattutto da quando è al governo del Paese.

Se qualcuno si fosse preso la briga di leggere gli atti della vicenda giudiziaria in questione, avrebbe capito fin da subito quanto inopportuna e fuori luogo sia risultata l'uscita della signora Meloni nel merito.

Mentre il Paese sta sprofondando, quest'ultima preferisce innescare sterili polemiche come questa ed altre, invece di adoperarsi nel compiere azioni molto più utili ed urgenti per l'insieme della collettività e non soltanto per la sua greppia.

Ma la mancanza evidente di volontà unita ai limiti evidenti nel ruolo che ricopre sono lì a dimostrare quanto la presenza di tale soggetto al vertice delle nostre istituzioni rappresenti di fatto una vera e propria sciagura per l'Italia.

E come al solito, qui si parla di fatti (ammessi testualmente e oggettivamente anche dalla Corte dei Conti), non di parole che lasciano il tempo che trovano o di tifare per l'una o l'altra squadra come se si fosse allo stadio, riducendo la politica ad un banale argomento da bar sport, ma oserei dire da social.

Quindi la magistrata ha fatto benissimo a pronunciare tale affermazione, specie in un Paese dominato ormai da una sfrenata ignoranza e in cui risulta sorprendente riuscire a vedere che c'è ancora chi riesce ad essere competente nelle cose che fa e che dice.

Prof. Yvan Rettore



LE MANIFESTAZIONI DI QUESTI ULTIMI GIORNI NON SONO UN FENOMENO PASSEGGERO DI PROTESTA

Ridurre le proteste di questi ultimi giorni ad un fenomeno passeggero risulta un po' ingenuo. 

La verità è che il sistema capitalista sta volgendo al termine del suo ciclo espansivo (come previsto benissimo dalle analisi di Marx) e non riesce più ad operare quei trasformismi che in passato lo avevano sempre salvato e rigenerato. In parole povere gli stessi elementi che ne hanno consentito la diffusione a livello planetario ora ne stanno provocando il logoramento. 

Le manifestazioni di questi giorni in particolare in Europa (continente che più di tutti ha vissuto e sta vivendo un capitalismo avanzato quanto decadente) non possono essere riconducibili quindi soltanto a manovre di strumentalizzazione politica (del resto è lampante che le forze di opposizione non ne sono affatto la mente e hanno un peso secondario nelle proteste di questi giorni) ma l'inizio di una presa di coscienza che andrà ben oltre semplici espressioni di protesta e che rischia di sfociare in fenomeni ben più violenti ed imprevedibili. 

Il problema è che proprio la politica ma anche gran parte del mondo intellettuale non hanno colto la gravità di questo fenomeno e non riescono a porre le basi di un dialogo costruttivo teso a creare un progetto di società alternativo a quello asfittico attuale. 

E non c'è nulla di programmato in questo, perché nessuno può augurarsi una guerra civile dagli esiti tutt'altro che certi, soprattutto per i ceti più abbienti (se il sistema crollerà anche i miliardari si ritroveranno con tanto denaro che varrà soltanto carta straccia e tonnellate di mattone (immobili) e oggetti di lusso che non serviranno a nulla). 

La Storia dell'umanità è passata più volte in fasi simili e ha dimostrato che non c'è nulla di programmabile né di scontato in simili processi di decadimento.


Prof. Yvan Rettore





L'INSEGNANTE OGGI

Da docente professionista prossimo al ritiro, posso affermare che oggi l'insegnante è ridotto ad un semplice funzionario in un contesto in cui non conta più la diffusione del sapere e quindi la crescita della società civile. 

L'importante per lo Stato è che si affermi sempre di più una società dominata da somari per evitare che possa ricomporsi una generazione di contestatori in grado di minarne le fondamenta per creare le basi di un mondo migliore e più giusto. 

Il craxismo e il berlusconismo hanno lanciato le basi di questa involuzione culturale che oggi si può dire quasi del tutto compiuta.


Prof. Yvan Rettore