lunedì 19 dicembre 2022

OGGI MI SENTO ARGENTINO

Ieri ho tifato per il Paese più italiano del mondo (dopo l'Italia) e sono davvero felice che la Selección sia finalmente e meritatamente ritornata sul tetto del mondo calcistico.

Ho "sofferto" come se stesse giocando l'Italia e forse anche di più perché tanti di quei giocatori si sono emancipati dalla povertà grazie al loro talento e a quello spirito di sacrificio che invece troppo spesso è carente nel calcio nostrano.
L'Argentina rappresenta come pochi altri la Storia del calcio mondiale e ben tre dei suoi esponenti sono da considerare fra i 10 più grandi protagonisti di tutti i tempi di questo sport: Di Stefano, Maradona e ora Messi.
E poi sentire pronunciare i nomi italiani (Messi e Di Maria) dei due marcatori sudamericani nella finale mi ha fatto sentire ancor di più a casa, quella argentina, di cui sento comunque di far parte anche sentimentalmente.
Grazie Argentina!
Viva l'Argentina!

Yvan Rettore



martedì 6 dicembre 2022

NON PIOVEVA COSI' DA MILLE ANNI!


Se è piovuto così tanto in questi giorni è sempre colpa dei cambiamenti climatici (con conseguenze devastanti per il territorio) imputabili esclusivamente all'uomo che è su questa Terra fin dai suoi albori.
Infatti, non ci sono mai state durante questo periodo piogge così copiose.
Non se ne registravano da almeno 1000 anni!
E che dire dei venti?!
Non se ne sono mai visti di così violenti dai tempi dell'antica Roma!
Ovviamente l'incuria del territorio sul piano idrogeologico, la cementificazione, le asfaltature, il disboscamento, l'interramento dei canali, le costruzioni abusive e tanto altro non c'entrano nulla coi disastri annunciati di questi giorni.
I colpevoli sono sempre i cambiamenti climatici, l'effetto serra, le scie chimiche, il 5G, la fata turchina, il Gran Reset, i musulmani, i russi, gli immigrati clandestini e chi più ne ha ne metta.
Ovviamente non c'entra nulla l'irresponsabilità diffusa che caratterizza gran parte dei popoli italici.
Ad affermarsi rimane bene ancorato un individualismo sfrenato che si traduce in un'indifferenza cronica, in una passività ormai entrata saldamente nei nostri costumi e in una mancanza costante di rispetto verso il prossimo e l'ambiente che ci circonda.
Le colpe sono sempre di qualcun altro.
E poi in questo valzer di scaricabarile di responsabilità, appare d'improvviso (ma sempre puntuale) l'eroe longobardo, il leggendario Ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini, che in un sussulto di patriottismo e di revanscismo nazionale rilancia la costruzione del Ponte sullo Stretto di Messina e per non farsi mancare nulla propone anche la realizzazione di centrali nucleari di nuova generazione.
Il crimine organizzato e altre entità interessate ringraziano fin d'ora questa sua generosa disponibilità nei loro confronti perché l'amore per la patria non può non passare per il soddisfacimento prioritario e incondizionato dei bisogni di queste élite che da sempre fanno il bello e il cattivo tempo (tanto per restare nel tema dei cambiamenti climatici) nel nostro Paese.
I lavori per edificare queste nuove cattedrali nel deserto (che non possono mai mancare nel nostro Paese) devono partire al più presto perché l'importante non è tanto realizzare queste opere, quanto lucrarci sopra all'infinito, speculando su tutto alla faccia della sicurezza del territorio, dell'ambiente e del benessere della gente comune.
Quindi avanti tutta con le ruspe tanto care a Salvini (dovremmo fare una colletta a Natale per regalargliene una così può giocarci nel cortile interno del suo ministero durante la pausa pranzo) per realizzare un ponte che crollerà ancora prima di essere realizzato e di centrali nucleari che quando saranno operative saranno ormai superate dalle nuove tecnologie già previste da tempo in materia e che diventeranno effettive tra circa un decennio.
E la maggioranza del popolino continuerà a credere alle solite panzane e false promesse (le altre non vengono manco mantenute), alle balle diffuse a manetta dal Mainstream e a vivere secondo il solito adagio tipicamente italico "Io, speriamo che me la cavo".
E nel frattempo si susseguiranno altri cataclismi, disastri e sciagure di vario tipo.
E le colpe saranno comunque sempre di altri.
Ma se un giorno non si riuscisse più a dare la colpa ad altri, come si farà?!
Yvan Rettore

lunedì 28 novembre 2022

GARANTIRE IL VERDE PUBBLICO RICHIEDE COMPETENZE ED INVESTIMENTI NON STERILI MANIFESTAZIONI DI SENSIBILIZZAZIONE

Per rimboscare un territorio non basta piantare qualche alberello in luogo e posto di quelli - spesso di alto fusto e secolari - abbattuti per lasciar spazio a cemento ed asfalto.

E' una pratica diffusa in tutta Italia attraverso la quale si vuol far credere di tenere al verde pubblico quando invece sono soltanto patetiche dimostrazioni di esibizionismo diffuse il più delle volte soltanto per accedere a fondi pubblici che non vengono poi mai (o nel migliore dei casi solo parzialmente) destinati alla salvaguardia e/o incremento del patrimonio arboreo pubblico.
Garantire il verde pubblico significa mantenere quello esistente, curare le piante malate, potarle come Dio comanda, in parole povere AMARLE!
E se si devono piantare alberi è fondamentale che siano compatibili col clima e il suolo del territorio interessato e che possano crescere quindi velocemente e diventare nello spazio di pochi anni delle piante con un ampio fogliame e un tronco solido e resistente.
Regalare piantine da quattro soldi ai bambini e/o ragazzi in occasione delle manifestazioni del "verde" o far adottare alla cittadinanza alberi senza poi procedere a livello comunale o regionale ai dovuti interventi per salvaguardarli e valorizzarli sono iniziative blande e prive di serietà perché non si inquadrano in progetti di rimboschimento concreti e di tutela ambientale a livello territoriale, i quali dovrebbero quindi comportare azioni tangibili da parte di personale esperto e competente: ingegneri agronomi, potatori, giardinieri professionisti e via dicendo...

Yvan Rettore



giovedì 24 novembre 2022

GLI ANNI '80

Il mondo degli anni '80 era molto diverso rispetto a quello di oggi anche se non necessariamente migliore.

Però è un dato di fatto che l'uso sbagliato e distorto della tecnologia accompagnato da una globalizzazione post guerra fredda caotica quanto distruttiva hanno reso la nostra società più mediocre e meno dinamica di quella di allora.

In quegli anni si stava molto di più insieme sia dentro che fuori casa, c'erano ancora artisti, sportivi e politici (non solo in Italia) di altissimo livello (che oggi non esistono manco se li cerchi col lumicino), si scriveva molto di più a mano e si guardava la TV soprattutto la sera, l'istruzione era migliore, l'economia era molto più dinamica perché come imprenditore potevi riuscire a fare tanto con poco, la sanità non aveva raggiunto i punti di eccellenza odierni, ma c'erano molti più ospedali sul territorio e tanti interventi che oggi non sono coperti dal SSN ma che allora erano coperti dallo stesso, la casa era un bene assolutamente intoccabile a livello fiscale e potrei continuare ancora a lungo.

Certo, c'erano tanti punti negativi: il terrorismo era agonizzante ma ancora presente, la criminalità molto più diffusa e presente sul territorio, la corruzione e il sistema delle raccomandazioni erano realtà quotidiane, le infrastrutture erano precarie (ma la protezione civile funzionava molto meglio), l'inflazione era piuttosto alta (16% nel 1982), la debolezza della lira non consentiva di viaggiare facilmente all'estero e anche qui potrei dire tanto altro.

Ma è un dato di fatto che i nostri genitori erano meno stressati rispetto a quelli di oggi e noi giovani di allora comunicavamo molto di più direttamente tra noi rispetto a quelli attuali e soprattutto avevamo una scala di valori, degli ideali e un senso del sacrificio che oggi ritengo non siano così dominanti come in quel periodo.


Yvan Rettore

venerdì 18 novembre 2022

Il BONDAGE, FACCIAMO CHIAREZZA

 

Cominciamo col dire che il bondage, specie quello di tradizione giapponese, chiamato shibari, non è solo legare, ma farlo anche in modo originale e creativo.
Il soggetto legato e isolato sensorialmente entra in un dialogo nuovo, più profondo e coinvolgente sia col proprio corpo che con la propria mente, vivendo ogni volta sensazioni ed emozioni nuove ed intense.
Ovviamente non è per tutti.
E soprattutto bisogna saperlo fare perché chi viene legato non è un giocattolo, né un oggetto.
E bisogna anche saperlo vivere lasciandosi andare completamente e vivendo quindi quest'esperienza in un'attitudine di accoglienza arricchente sia per sé stessi che per il Master coinvolto.
In Italia, ovviamente il bondage è poco popolare e praticato.
Rimane molto dilettantesco e in certi casi si raggiungono eccessi estranei a tale pratica che possono ledere l'incolumità del soggetto coinvolto.
Col risultato che poi la stampa bigotta nostrana ci sguazza sopra senza manco sapere una beata mazza di cos'è davvero il bondage.
Anni fa, scrissi un romanzo sull'argomento, intitolato "Amore Perverso", attraverso il quale cercai di far capire che quando il bondage è portato all'eccesso o diventa ossessivo in un rapporto di coppia, lo può far degenerare a volte anche pericolosamente.
E' una pratica quindi che va dosata e che non rientra necessariamente né esclusivamente in un rapporto di tipo sessuale in quanto ha una dimensione che va ben oltre quest'ultimo.

Yvan Rettore

mercoledì 16 novembre 2022

TARANTO: DEPOSITATO IL PROGETTO PER UN'ALTRA "CATTEDRALE NEL DESERTO"


A Taranto è stato depositato il progetto dello "Stadio Iacovone", illustrato da Roberto Busso per Gabetti e Antonio Ferrara per Esperia Investor.
Progettato dallo Studio Gau Arena (lo stesso dell’Allianz Stadium della Juventus) prevede attività per tutto l’anno, non solo sportive. Copre l’area dell’attuale stadio ma anche aree adiacenti, con 3 aree parcheggi, spazi commerciali, centro congressi, centro di medicina sportiva, aree uffici e coworking e un hotel alto 80 metri con piscina scoperta, bar panoramico e servizi vari, firmato dall’architetto Marco Piva.
Lo stadio, concepito secondo gli standard internazionali Uefa 4, ha 16.500 posti a sedere su unico anello (1.200 per gli ospiti aumentabili), con in Tribuna Ovest servizi hospitality, palchi, area stampa e broadcast.
Previsto anche un ristorante interno, nell’ottica della fruizione dedicata anche alle famiglie.
Alcune riflessioni a fronte di questo sperpero di denaro pubblico e di speculazione immobiliare sulla quale ci sguazzano i soliti noti:
- "Il Taranto Calcio 1906" è la società calcistica della città di Taranto erede di quella che fallì circa 30 anni or sono e che vide per l'ultima volta una compagine tarantina militare in serie B. Nessuna squadra della città ha mai militato in serie A ed è ormai stabilmente abbonata alla serie C da anni. Con tali premesse viene da chiedersi a cosa serve ancora investire in un settore che non ha mai offerto grandi introiti alla città?!
- Nel 2026, la città di Taranto ospiterà i "Giochi del Mediterraneo" e questo progetto si inquadra in vista della realizzazione di tale evento. Ma una volta passato, quali garanzie ci sono di rientrare nei costi sostenuti tenendo conto che si tratta di un'are fortemente depressa sul piano sociale ed economico?!
- E' facile realizzare sulla carta simili progetti faraonici (sperperando ovviamente anche denaro pubblico) ma come si fa troppo spesso in Italia, si costruiscono opere monumentali senza alcuna previsione dei costi benefici a medio lungo termine. Basta "fare" e poi si vedrà. A guadagnarci da tale operazione, oltre alla solita società del Nord ci saranno le immancabili realtà locali che non vedono l'ora di partecipare alla spartizione della torta, con ovvi ritocchi all'investimento iniziale previsto che lieviterà in modo sensibile per accontentare tutti gli attori coinvolti.
- Taranto è da anni una città martoriata sia a livello sociale che ambientale. Ambiente deturpato, terre malsane, suoli e costa compromessi da decenni di inquinamento, tasso di disoccupazione fra i più alti del Paese con una povertà diffusa e in crescita costante.
Invece di prospettare nuovi modelli di sviluppo sostenibile per la città, di procedere ad una bonifica generalizzata del territorio e di realizzare progetti lavorativi e imprenditoriali alternativi a quelli disastrosi attuali in grado di generare un progresso autentico ed armonioso, nella "Città dei due Mari", si è preferito investire in quella che immancabilmente diventerà l'ennesima "Cattedrale nel deserto" a testimonianza di un malaffare che crea soltanto scempi ambientali e degrado sociale e urbano.

Yvan Rettore



venerdì 11 novembre 2022

VEGLIE E IL SUO TRAFFICO CAOTICO

 

Le vie centrali di Veglie in diversi momenti della giornata sono una vera e propria bolgia.
Ai parcheggi selvaggi dominanti (tanti in lisca di pesce, in divieto di sosta, altri perfino sui marciapiedi tanto che in alcuni casi sembra quasi che stiano per entrare dentro le abitazioni) che a volte finiscono con l'ostacolare la fluidità del traffico si uniscono anche i fumi inquinanti delle auto che spesso e volentieri rimangono accese (specie in estate per mantenere attiva l'aria condizionata nel veicolo) anche quando sono ferme violando apertamente una delle regole basilari del Codice della Strada.
Ogni volta che avviene questo tipo di situazioni chi si azzarda a spostarsi in bicicletta o a piedi (visto che i marciapiedi sono in gran parte inservibili perché dai bidoni della spazzatura agli impianti infrastrutturali fino alle bancarelle di frutta e verdura è tutto un susseguirsi di elementi i che ne ostacolano l'utilizzo) rischia costantemente di essere investito.
Sembra che in questo paese non si riesca proprio a spostarsi senza dover ricorrere sistematicamente all'uso del proprio veicolo.
E dire che le mie zie su in Veneto, in un territorio pianeggiante simile a quello che domina qui in Salento, andavano quotidianamente a fare la spesa in bicicletta.
Per non parlare dei grandi centri dell'Emilia in cui la macchina praticamente non viene mai usata.
Invece qui abbiamo l'impressione che anche per fare soltanto qualche centinaio di metri, si debba per forza mettere in moto l'auto.
Probabilmente perché parecchie persone vogliono fare le cose in fretta e allora pensano di fare prima, senza rendersi conto che se tanti fanno così, il tempo che impieghi può spesso risultare superiore a quello che impiegheresti spostandoti a piedi.
Si parla tanto di cambiamenti climatici, di inquinamento, di traffico esasperante, di comportamenti virtuosi da adottare e poi oltre al fatto che a Veglie gli alberi nelle zone centrali sono ormai una rarità si aggravano le cose con azioni che si potrebbero tranquillamente svolgere in modo diverso.
Qualcuno obietterà che non ci sono piste ciclabili ed è vero.
Ma forse se si cominciasse col rendere effettivamente agibili i marciapiedi e si rivedesse la logica dei parcheggi, potenziando nel contempo il personale dei vigili urbani per sanzionare chi infrange le regole basilari del Codice della Strada, allora si potrebbe giungere ad un traffico più sostenibile in un centro che è di dimensioni comunque ridotte e rendere più vivibile e piacevole questa località anche per coloro che vi sono di passaggio.
Ultima considerazione: è camminando o usando la bicicletta che le persone possono soffermarsi tranquillamente davanti alle vetrine degli esercizi pubblici e quindi essere invogliate ad entrarvi per procedere agli acquisti.
Se invece ci arrivi puntualmente in macchina, non soltanto non hai l'occasione di agire in modo analogo, ma rischi di doverci passare davanti perché dietro di te ci sono altri veicoli che strombazzano perché come te sono alla ricerca disperata di un parcheggio.

Yvan Rettore

Referente locale Comitato Civico di Lecce e provincia in difesa della Costituzione - Associazione Free