lunedì 3 aprile 2023

PROPOSTA PER L'INTRODUZIONE DI UNA DEMOCRAZIA PARTECIPATIVA A VEGLIE


In vista delle prossime elezioni comunali che si svolgeranno il 14 e 15 maggio 2023, il "Comitato Civico di Lecce e provincia in difesa della Costituzione" intende proporre a tutte le liste che si presenteranno di attuare, in caso di vittoria alla prossima tornata elettorale, un regolamento comunale che istituisca il concetto di "Responsabilità politica" che dovrebbe obbligare gli eletti a rendere conto periodicamente del proprio operato agli elettori accordando a questi ultimi la facoltà di licenziarli, qualora essi non abbiano rispettato gli impegni assunti in campagna elettorale.
Questa proposta si ispira alla proposta di Legge di iniziativa popolare "Norme sulla Responsabilità Politica" presentata nel 1999 dal Partito Umanista, il cui testo integrale è presente nel seguente link:
Con tale proposta si intende promuovere la realizzazione di una Democrazia Reale, considerando i cittadini come gli unici depositari del potere politico, che essi delegano ai propri rappresentanti e che possono revocare se questi ultimi tradiscono gli impegni assunti.
Non appare infatti sufficiente che gli eletti vengano giudicati soltanto alle elezioni successive, avendo avuto cinque anni di tempo per agire liberamente al di fuori del mandato ricevuto e, spesso, contro di esso.
È necessario dare agli elettori uno strumento di controllo dei propri rappresentanti che superi questa delega in bianco e conceda effettivamente la possibilità di revocare il mandato a loro assegnato in qualunque momento della Legislatura comunale.
Questo tipo di provvedimento non andrebbe affatto in contrasto con l’Articolo 67 della Costituzione perché non prevede il vincolo degli eletti al mandato ricevuto dalla lista di appartenenza, mentre li obbligano al rispetto degli impegni assunti verso gli elettori.

Prof. Yvan Rettore

Referente locale "Comitato Civico di Lecce e Provincia in difesa della Costituzione".

lunedì 27 marzo 2023

ADDIO GIANNI!

Oggi se n'è andato Gianni Minà e mi manca, come se fosse andato via un pezzo importante della Storia della mia vita e della mia formazione di uomo, perché Gianni, come pure più modestamente il sottoscritto, abbiamo sempre avuto qualcosa in comune: la ricerca continua e senza sosta della verità, anche di quelle che a volte non ci piace.

Lo conobbi di persona ai tempi in cui avevo aderito movimento "Agire Politico" che aveva fondato con Padre Zanotelli e Mao Valpiana e lo rividi un altro paio di volte in una delle tante conferenze che faceva in giro per l'Italia e in cui era piacevole ed entusiasmante ascoltarlo perché c'era sempre qualcosa da imparare da quello che diceva.
Con lui se n'è andato uno degli ultimi grandi e veri giornalisti italiani, un intervistatore di notevole talento (forse il migliore che ci sia mai stato nel nostro Paese), sempre molto diretto ma comunque garbato, uno dei massimi esperti italiani dell'America Latina (sono stato abbonato per anni alla rivista che aveva diretto "Latinoamerica" di cui conservo ancora oggi gelosamente ogni copia perché quello era un Giornalismo con la "G") e del mondo dello sport, un uomo che per le sue idee e il suo giornalismo investigativo fatto tutto d'un pezzo e senza compromessi, finì col pagare ingiustamente un prezzo altissimo una ventina d'anni fa ricevendo un cordiale benservito dalla RAI, l'azienda di Stato a cui aveva dedicato tutta la sua vita professionale.
Lui però non si arrese e rimase comunque sempre attivo e brillante, con tanto di premi e riconoscimenti anche fuori dai nostri confini nazionali.
Addio Gianni, è stato davvero un grande privilegio averti letto, ascoltato e conosciuto in questa vita.

Yvan Rettore

I BAMBINI DELLE COPPIE OMOSESSUALI: ADEGUIAMOCI ALLA NATURA E AL BUON SENSO

In natura sono un maschio e una femmina a mettere al mondo i piccoli e in parecchi casi è solo quest'ultima ad allevarli fino all'età adulta. 

La natura riconosce soltanto le specie in grado di procrearsi perché l'essenza della vita sta tutta lì. 

Noi esseri umani, se cominciamo col disconoscere questa evidenza del tutto inconfutabile andiamo contro natura. 

E dopo tutti i fallimenti che abbiamo dovuto subire per averlo più volte fatto in passato, non abbiamo ancora capito che non ci conviene proprio porsi al di sopra di essa. 

Nessuno nega il fatto che due omosessuali possano amarsi e farsi una vita insieme, cosa che esiste anche in natura, ma è opportuno ricordarsi che anche in natura esiste il fatto che non possano procreare e avere quindi un figlio. 

Un bambino ha sì bisogno di essere amato e non basta procreare per diventare un genitore, ma è altresì vero che il suo equilibrio come essere pienamente consapevole del suo essere nonché la sua evoluzione si svilupperanno soltanto con la percezione chiara nella fase iniziale della sua vita della presenza di un uomo come padre e di una donna come madre. 

Anche perché comunque vada tutti gli omosessuali sono nati dall'incontro di un uomo e di una donna e perfino loro sono riusciti ad operare una scelta di vita così determinante sul piano identitario proprio per avere preso pienamente consapevolezza di quello che è una coppia etero, l'unica che la natura prende davvero in considerazione in quanto unica a poter appunto procreare. 

Quindi bisogna accettare serenamente la propria condizione e non essere spinti a volere qualcosa che la natura non ti può offrire soltanto per soddisfare un tuo desiderio egoistico cercando sempre di volerlo far passare per un diritto. 

La priorità di un bambino non è soltanto di essere amato ma anche di essere allevato in una coppia etero conformemente alla natura di cui fa parte, cosa che poi gli consentirà in età adulta di poter operare delle scelte pienamente consapevoli sia sul piano sessuale che affettivo, orientandosi verso un rapporto etero o omosessuale e accettando in entrambi i casi i pro e i contro di tale scelta ed evitando di voler equiparare in tutto e per tutto (quindi compresa la volontà di avere dei discendenti) entrambe le situazioni. 

Negando ad un bambino questo percorso, si rischia di arrecargli non pochi problemi identitari nel corso della sua crescita (e si sa quanto la crescita di un individuo oggi sia difficile e complessa) che non faranno bene né a lui, né a coloro che avranno a che fare con lui. 

Detto questo, sarebbe meglio evitare di aggiungere problemi ad altri problemi. 

O no?


Yvan Rettore


venerdì 24 marzo 2023

IL CROLLO DELLA CAPACITA' DI COMUNICARE IN OCCIDENTE

Il problema dell'essere umano occidentale non risiede tanto nella povertà del linguaggio quanto piuttosto nell'incapacità crescente di elaborare concetti propri.

Si può essere dotati di un linguaggio forbito e averne un'ottima padronanza ma se poi non si riesce a comunicare in modo idoneo e concreto i propri pensieri, la cosa si limita ad un semplice esercizio meccanico, ovvero hai uno strumento straordinario tra le mani (il linguaggio) che però non riesci ad usare nella sua funzione essenziale: comunicare.
Ci sono popoli e culture in cui si comunica in modo molto più intenso e profondo rispetto all'Occidente parlando poco e scrivendo anche meno perché ci si affida maggiormente ai simbolismi, alle metafore, al linguaggio del corpo (smorfie, gestualità, posture, ecc...) e ad elementi extrasensoriali in cui perfino il silenzio trova una sua giusta collocazione.
L'impoverimento del linguaggio verbale in assenza di altre forme più incisive di comunicazione unito all'incapacità crescente di elaborare concetti propri (ricorrendo invece maldestramente a fare dei "copia incolla" di concetti espressi da altri) ha appiattito il livello globale delle società occidentali verso il basso, favorendo l'affermazione della mediocrità in ogni ambito e piazzando ai vertici dei funzionari ubbidienti e acritici rispetto alle logiche imperanti del neoliberismo.
Il conformismo si è imposto in modo dilagante rendendo di fatto ogni comportamento sensato e ogni azione intelligente come dei fenomeni da ostacolare ed isolare perché contrari al mantenimento di un sistema che si fonda invece sulla stupidità e la superficialità come elementi aggreganti tra gli individui.

Yvan Rettore

mercoledì 22 marzo 2023

"FUORI DAL CORO", IL SOLITO MARIO GIORDANO...

Ieri sera, ho guardato a tratti la trasmissione "Fuori dal Coro" di Mario Giordano.

A prescindere dal fatto che mi sembra un po' fuori tempo massimo cavalcare ora l'onda del disappunto e della rabbia contro i vaccini quando invece nella prima fase è stato fatto poco o nulla da tale conduttore per esprimerla a dovere quando la repressione a riguardo era all'ordine del giorno.
Ma forse il prezzo da pagare sarebbe stato troppo alto mentre adesso invece può diventare il paladino delle vittime e di coloro che cercano di far risaltare la verità a tutti i livelli.
Questo perché la verità è peggio della gramigna.
Puoi tentare quando vuoi di sradicarla, ma spunta sempre.
Basta che ti distrai un attimo, torna e si diffonde senza sosta.
Ma ieri sera, Mario Giordano, come aveva già fatto la settimana prima, si è rivelato approssimativo in altri due servizi.
Nel primo è tornato sul tema "immigrazione" perché si vede che ha ordini dall'alto di intervenirvi spesso ma di farlo comunque sempre in modo parziale e superficiale.
Riferendosi alla Tunisia, in cui ci sarebbero 700.000 persone pronte a venire clandestinamente in Italia (senza citare ovviamente nessuna fonte autorevole e veramente credibile in grado di dimostrare tale dato), perché non ha parlato dell'ultimo scandalo avvenuto proprio in quel Paese in cui sono state sequestrate tonnellate di rifiuti provenienti dall'Italia su cui le mafie nostrane fanno soldi a palate (vedi link: https://enseigner.tv5monde.com/.../tunisie-non-aux...) ?!                    
Ed è stata scoperta soltanto una filiera fra tante, ennesima componente di un traffico che dura da anni, anche perché in Italia si stanno esaurendo le zone in cui scaricarli.
Detto questo, l'Africa deve forse continuare a rimanere l'immondezzaio del mondo?!
Detto in parole povere, l'Occidente può tranquillamente arrogarsi il diritto di saccheggiare ed inquinare a man bassa l'Africa e nel contempo respingere tutti i disperati che decidono di lasciare quel continente perché privi di prospettive che sono state loro tolte proprio da quelle azioni criminali.
Come vedere il bicchiere mezzo pieno quindi.
Ma il Dottor Giordano poi si è superato, affermando che, la Tunisia non essendo un Paese in guerra, non vi possono essere profughi legittimati a venire qui in provenienza da quei lidi.
A prescindere dal fatto che la maggioranza di essi provengono dall'Africa subsahariana, converrebbe ricordare al Dottor Giordano che un profugo può definirsi tale anche quando fugge da un Paese governato da un regime totalitario o comunque da un governo che viola costantemente e in modo sistematico i diritti umani.
E qui casca il palco perché guarda caso la Tunisia sta vivendo attualmente una situazione in cui i diritti umani vengono sempre più violati e questo fin dal cambiamento (in senso autoritario) della sua Costituzione avvenuta nel luglio scorso.
Restrizioni alla libertà di parola, violenze crescenti contro le donne e limitazioni arbitrarie dei diritti e libertà individuali dovute allo stato di emergenza del Paese sono ormai all'ordine del giorno e in continuo aumento.
Ultima cosa: su base annua è ancora la Libia il principale Hub dell'immigrazione clandestina e non la Tunisia.
Ritengo che questa omissione nel servizio di ieri sera non sia stata affatto casuale, perché l'Italia ha forti quanto incontestabili responsabilità nel mantenimento di tale situazione per ovvi interessi relativi allo sfruttamento delle ingenti risorse fossili presenti in quel Paese.
Di conseguenza, non era il caso di farlo presente a milioni di telespettatori.
La corsa all'approssimazione giornalistica di tale trasmissione è poi proseguita con un servizio sul calo vertiginoso delle produzioni di pomodoro e patate.
Per capire la questione "pomodoro", sarebbe stato molto utile intervistare il giornalista francese Jean-Baptiste Malet, autore del libro "Rosso marcio" (per anni censurato in Italia) che rivela attraverso prove inconfutabili il coinvolgimento di tre grandi multinazionali italiane che fanno montagne di soldi commerciando illegalmente pomodori di origine cinese all'interno dell'area della UE.
Poi, la crisi della produzione di pomodoro nel nostro Paese è dovuta essenzialmente al cambiamento climatico (più sole e meno acqua) e all'esplosione dei prezzi di tutti gli elementi della catena produttiva e della logistica dal 2021 ad oggi.
Praticamente tutti gli aumenti hanno superato abbondantemente il 100%.
Quindi, contrariamente a quanto riferito nel servizio, la concorrenza di altri Paesi (fermo restando le importazioni svolte illegalmente all'interno dell'area della UE e denunciate nel libro citato poc'anzi) appare alquanto marginale in tale fenomeno.
Infine, la produzione di patate nel nostro Paese è sempre stata molto ridotta, al punto che non conviene molto produrle.
Infatti, i produttori rimasti si sono orientati più sulla qualità delle stesse che della quantità.
Perciò appare del tutto logico che le importazioni siano aumentate a fronte di tale fenomeno.
Questi sono ennesimi esempi di servizi giornalistici realizzati più per fare effetto ed innescare il solito meccanismo delle paure indotte, piuttosto che rivelare la realtà dei fatti nella loro interezza.
Senza se e senza ma.
Ma vedo che di "se" e di "ma" ce ne sono davvero tanti in trasmissioni del genere.

Yvan Rettore



PERCHE' LE FAMIGLIE ARCOBALENO SONO CONTRO NATURA

Ognuno è libero di fare ciò che vuole, finché non arreca male ad altri, ma ciò non sta a significare che bisogna che ogni desiderio si tramuti comunque in un diritto. 

Se due persone dello stesso sesso vogliono amarsi e stare insieme è affare loro, ma che pretendano di avere una famiglia con tanto di prole è andare contro natura. 

Se si deve accettare la propria indole sessuale com'è giusto che sia, dovrebbe essere altrettanto giusto quanto sensato rispettare il fatto che la natura consente di avere figli e quindi di avere una propria discendenza unicamente se vi è l'incontro tra un uomo e una donna, come avviene da sempre e come sempre sarà, perché è l'essenza stessa della vita che lo richiede. 

Detto questo conviene ricordarci di una regola non scritta ma sempre valida: ogni volta che si va contro natura se ne esce sconfitti e peggio di prima. 

Da quando l'uomo è apparso sulla Terra, questa regola non l'ha ancora capita e accettata pienamente giungendo perfino ad avere la pretesa assurda di voler sostituirsi alla natura stessa e di ergersi ad essere onnipotente. 

La conseguenza inevitabile se continuerà a proseguire su questa strada si riassume in un solo termine: estinzione.


Yvan Rettore

domenica 19 marzo 2023

QUANDO IL PERDONO NON BASTA

Le persone, anche quelle più cattive, rimangono persone. 

Non strumenti finalizzati ad imparare qualcosa dalla vita. 

Sono semmai le esperienze e le circostanze determinate soprattutto dalle nostre scelte che si rivelano poi insegnamenti utili per migliorare il nostro percorso in questo mondo e non sempre rientrano nell'incontro con altri esseri umani. 

Perdonare non significa affatto giustificare ma prendere atto di una situazione negativa e non persistere nel far sì che possa continuare ad essere distruttiva per se stessi e per la persona che ti ha fatto del male. 

E' un passaggio fondamentale per costruire un rapporto in grado di spezzare le logiche perverse dell'odio e della cattiveria da una parte e di porre le basi di un nuovo rapporto, possibilmente positivo, per entrambe le persone coinvolte dall'altra. 

Ma a volte il perdono non basta e allora è meglio per queste ultime restare distanti e andare ognuna per la sua strada.


Yvan Rettore