lunedì 13 gennaio 2020

LA LIBERTA' DI PENSIERO DOVREBBE SERVIRE ANCHE AD IGNORARE CHI DIFFONDE BUFALE O DISTORCE FATTI STORICI ACCERTATI

La libertà di pensiero ci consente anche di trascurare chi diffonde bufale o ripropone fatti storici in modo del tutto personale e parziale lasciando da parte tutto ciò che potrebbe contraddire le loro teorie in gran parte campate in aria e che servono solo ad uso polemico.
Ricerche autenticamente storiche e il giornalismo d'inchiesta richiedono ben altre qualità e capacità rispetto a questi opinionisti (mai termine fu più azzeccato) di cui purtroppo abbonda la società italiana.
Il problema è che coloro che operano in tal senso sono troppo spesso ignorati o comunque non considerati come dovrebbero perché rivelano verità e contorni scomodi ai salotti bene di chi detiene davvero il potere in questo Paese.

Yvan Rettore

domenica 5 gennaio 2020

LA XENOFOBIA PEGGIORE? QUELLA CONTRO LE PERSONE AFFETTE DA DISABILITA'!

C'è una forma di xenofobia crescente nella nostra società nei confronti di persone affette da disabilità.
Si sa bene che nell'ottica della società perfetta dei nazifascisti certi individui non troverebbero spazio e infatti durante il nazismo in Germania venivano escluse, segregate e massacrate alla pari di ebrei e zingari.
Non si è mai parlato abbastanza di quel genocidio e dopo anni di battaglie civili, finalmente in Occidente sono state loro riconosciute dei diritti sacrosanti e anche se molto è stato fatto, tantissimo resta ancora da fare.
La verità è che in un periodo di crisi irreversibile del sistema in cui viviamo, in cui chi detiene davvero il potere mette i poveri, gli esclusi e i disagiati gli uni contro gli altri per poter continuare a dominarci in modo indisturbato, queste persone vengono nuovamente colpite.
Si allude che abbiano privilegi, corsie preferenziali di accesso al mondo del lavoro e che essere in quelle condizioni dia la possibilità di stare comunque meglio rispetto ad altri.
Quanta ignoranza e stupidità nel sentire queste cose che non trovano riscontro nella realtà.
Ma soprattutto quanta cattiveria nello scagliarsi contro esseri umani che non possono difendersi e che quando cercano di farlo lo possono fare soltanto in modo limitato perché anche le stesse istituzioni troppo spesso i li ignorano.
Ma questi sputasentenze sanno cosa vuol dire vivere senza poter muoversi come si vuole, senza poter usare i propri sensi o nei casi peggiori vivendo in modo catatonico?!
E mi sono limitato soltanto ad alcuni casi perché vi sono purtroppo tante forme di disabilità.
Lo sanno quanta sofferenza subiscono e quante prove di coraggio devono compiere i famigliari per dimostrare ogni giorno il loro Amore a queste persone e a non lasciarli soli?
Chi sono loro per definire chi merita di vivere e chi no?!
Troppo spesso ci si dimentica in questa società individualista che ogni individuo dovrebbe poter vivere con dignità e questo elemento (che non ci si può definire solo monetizzandolo) dovrebbe essere una priorità ogni società civile dovrebbe garantire ad ogni essere umano.
Ancor di più se si tratta di una persona costretta a vivere con delle disabilità!

Yvan Rettore


venerdì 20 dicembre 2019

IL CANE D'ARGENTO


Quella Vigilia di Natale si preannunciava molto fredda. Milano era completamente ricoperta da un grande manto nevoso e tutti si preparavano al grande evento, a quella che viene considerata la più importante festa famigliare del mondo occidentale.
Da tempo ormai non era più così per me. I miei tre figli erano ormai tutti adulti, sposati e affermati a livello professionale. Tutti vivevano fuori dall’Italia ed erano sempre presi da mille impegni, feste comprese. E allora mi accontentavo di sentirli al telefono e di mandare dei regali ai miei cari nipotini che vedevo solo di tanto in tanto quando decidevo di andarli a trovare. La mia ex moglie si era risposata col mio ex migliore amico e ormai non ci sentivamo manco più.
Vivevo quindi da solo in una grande villa colonica con tanto di piscina, sauna e parco inglese. Quando l’avevo fatta costruire, nel massimo della mia megalomania, avevo perfino fatto erigere una fontana simile a quella di Trevi.
A farmi compagnia c’erano Sylvie, una domestica tuttofare haitiana, dal sorriso meraviglioso e Pavel, un giardiniere bulgaro che diceva di essere mezzo parente con l’ex calciatore Tonkov.
Quella sera, avevo detto a Sylvie di tornare a casa più presto del solito per trascorrere la vigilia con la sua famiglia. Lei mi aveva preparato un lauto pasto, ma appena uscita lo avevo riposto in frigo e mi ero seduto in salotto a fare zapping con i canali TV.
Una sera quasi come tutte le altre, un Natale come tutti i precedenti.
Poi d’un tratto suonò il campanello. Andai al citofono e vidi con la telecamera una signora di mezza età davanti al cancello della villa. Mi disse che aveva fatto un incidente con l’auto poco distante e dato che era in una zona un po’ lontana dai centri abitati, mi chiese se potessi ospitarla il tempo necessario perché potesse giungere il carro attrezzi e qualcuno dei suoi famigliari a prenderla.
Di solito ero diffidente, ma decisi lo stesso di farla entrare. Quando oltrepassò la porta riuscii a vederla meglio. Doveva avere sulla quarantina ed era un po’ trasandata nel modo di vestire. Non era nemmeno truccata e aveva i tratti tirati. Aveva i capelli lunghi, di un nero corvino e degli occhi in cui si intravedeva velatamente che doveva avere una vita non facile.
Si chiamava Arianna, era separata e madre di due figli, che però stavano col padre. Lavorava part-time in una azienda di pulizie e viveva in una casa popolare che diceva essere più un tugurio che un vero e proprio alloggio.
Nell’attesa che giungesse una sua amica a prenderla, decisi di invitarla a cena. Lei dopo una prima esitazione, finì con l’accettare. E così il lauto pasto preparato con cura da Sylvie venne consumato.
Ad un certo punto, il telefono nello studio accanto alla sala squillò. Mi scusai con la mia ospite e mi ci appartai. Era Vincenzo, mio figlio che stava a New York. Non parlammo molto a lungo, ma sentirlo mi riempiva di gioia e quando parlai con le mie nipotine, la mia emozione andò a mille.
Quando tornai in sala, Arianna se n’era andata. Aveva lasciato soltanto un bigliettino sul tavolo sul quale aveva scritto che mi ringraziava e mi augurava ogni bene.
Sconfortato, andai nel vicino salotto e riaccesi la TV ma mentre facevo zapping col telecomando, mi venne improvvisamente in mente qualcosa. Sulla credenza presente in sala c’era una statuetta in argento raffigurante un cane vestito in modo elegante. Era un pezzo unico di grandissimo valore. Ebbene passandoci accanto poco prima non l’avevo più vista. Tornai precipitosamente in sala e infatti non c’era più. Arianna la aveva portata via con sé!
Sprofondai sulla sedia, preso da un immenso sconforto non tanto per il furto in sé quanto piuttosto per il modo in cui Arianna aveva abusato della mia fiducia e della mia ospitalità. Un grande magone cominciò ad invadermi. Quanto ero stato ingenuo!
Presi il telefono, deciso a denunciare l’accaduto. Ma poi lasciai perdere. Cosa avrei potuto dire?! Che una donna dall’aspetto comune aveva rubato un oggetto a me molto caro? Non sarebbe servito a granché. E poi forse se lo aveva fatto era perché era disperata e aveva bisogno urgente di denaro. E pensare che se me lo avesse chiesto, glielo avrei dato volentieri. Ero solo, avevo settant’anni e tanto denaro da poter vivere altri mille anni come un nababbo.
Spossato dalle amarezze di quella serata, finii con l’appisolarmi sulla poltrona in sala e nei mesi successivi cercai di dimenticare l’accaduto.
Poi un giorno, mi recai da un mio amico antiquario nel centro di Milano perché essendo un collezionista di sopramobili antichi e di ottima fattura, non perdevo occasione per andarlo a trovare con una certa assiduità. Parlavamo del più e del meno quando d’improvviso la vidi. La statuetta in argento che mi era stata rubata durante la Vigilia di Natale era esposta in bella vista su uno scaffale. Prontamente chiesi al mio amico come se la fosse procurata e lui mi disse che una signora sulla quarantina gliela aveva venduta la settimana prima. Gli domandai di descrivermela. Non c’erano dubbi. Si trattava di Arianna. Mi feci dare il suo indirizzo dal mio amico in quanto un antiquario deve sempre poter dimostrare l’origine della merce acquistata per cautelarsi da eventuali accuse di ricettazione.
Dopo avere acquistato la statuetta, tornai subito a casa. Andai in salotto, aprii una teca e trassi altre due statuette d’argento di identica fattura di quella raffigurante il cane, ma che in questo caso rappresentavano una un gatto e l'altra un gallo.
Caricai tutto in macchina e mi fiondai al domicilio di Arianna. Viveva effettivamente in una casa popolare in una zona piuttosto malfamata di Milano. Quando suonai il campanello venne ad aprirmi proprio Arianna. Aveva i capelli in disordine e gli occhi stanchi. Non mi riconobbe subito e mi chiese cosa volessi. Le dissi che mi aveva mandato un suo amico incaricandomi di consegnarle un pacco. Glielo misi letteralmente in mano e sorridendo me ne andai. Fu solo allora che lei si ricordò di me e sussurrò presa dalla paura: “Ma lei…, lei è…”. Non la sentivo più, ormai ero in fondo alle scale ed ero già uscito dal palazzo.
Nella lettera che avevo lasciato nel pacco che le avevo consegnato c’era scritto:
“Buongiorno Arianna,
Spero che stia bene.
Mi sono permesso di riportarle la statuetta in argento che lei mi ha sottratto tempo fa, perché sarà più utile a lei che a me. Anzi considero che sia sua e la consideri come un mio personale omaggio. Ci ho aggiunto altre due statuette di uguale fattura, perché tutte e tre insieme formano una collezione unica di valore ben più grande che prese singolarmente. Ho già parlato con il mio amico antiquario al quale lei si era rivolta per la vendita della prima statuetta e si rende disponibile fin da subito a comprarle l’intera collezione.
Non faccio questo né per compassione verso di lei, né per fare un gesto di carità, mi creda.
Lo faccio perché sono stanco di avere tanto denaro e tanti oggetti di valore che non mi servono a nulla se non a mantenere in essere la mia perpetua solitudine.
E lei col suo gesto mi ha fatto capire che per me è venuto il momento di cambiare e di cercare di dare una svolta alla mia esistenza finché sono ancora in tempo per farlo.
Ecco perché mi sono permesso di compiere questo gesto nei suoi confronti, ossia per dimostrarle la mia riconoscenza e sperando che anche lei possa trarre giovamento da questo mio cambiamento.
Auguri di ogni bene.”
Poco tempo dopo vendetti quella villa inutile in cui mi ero rinchiuso e passai gli anni successivi ad occuparmi di chi aveva più bisogno anziché solo di me stesso.


Yvan Rettore


martedì 17 dicembre 2019

2010-2019: IL DECENNIO CHE HA UCCISO LA POLITICA

Il decennio che sta per concludersi ha segnato la fine della politica.
L'involuzione a cui siamo stati costretti ad assistere è stata davvero inarrestabile e sotto certi aspetti perfino sconvolgente.
I social network che avrebbero dovuto consentire una maggior capacità di dialogo e di comprensione tra le persone sono ormai divenuti delle vere e proprie incubatrici di manipolazioni di massa.
Al di là delle notizie false, vi vengono esaltati e diffusi ad arte comportamenti negativi, odio e intolleranza in varie forme.
I politici, malati più che mai di personalismo acuto e di protagonismo, ricorrono quotidianamente a tali piattaforme virtuali.
I leader di partito hanno addirittura vere e proprie squadre di dipendenti al loro servizio attraverso le quali vi rilasciano dichiarazioni spesso con ritmi frenetici e notevolmente invasivi.
La stampa tradizionale si accoda a questo modo di fare diffondendovi qualsiasi frase venga scritta, svuotando così il valore della notizia che dovrebbe essere quello di informare e non di disinformare creando confusione e parlando di cose prive di senso e di valore e spesso incoerenti.
Il giornalismo d'inchiesta è ormai ridotto all'osso e nella maggior parte dei casi viene ostacolato o ignorato del tutto perché votato a fornire notizie oggettive fondate su azioni di denuncia di un fatto esistente.
Quindi di fatto rimane assente dai social network.
Gli utenti vi perdono ore e ore a parlare e sparlare di temi di cui hanno una conoscenza relativa, giungendo spesso a scrivere esternazioni intrise di odio e comportandosi come se dovessero duellare costantemente con chi non la pensa come loro anziché cercare un confronto sereno e costruttivo col prossimo.
La TV è ormai letteralmente invasa da trasmissioni politiche in cui si parla tanto ma in cui non si dice praticamente nulla.
Le frasi ad effetto e gli slogan contano infatti molto di più dei contenuti, fenomeno dilagante sostenuto dal fatto inequivocabile che sempre più spesso i leader politici non risultano preparati e competenti sulle materie in cui vengono interpellati.
Ma riuscendo a far passare una certa immagine e/o a sorprendere il pubblico con uscite che fanno audience e che colpiscono l'emotività degli spettatori, questi loro limiti palesi finiscono col passare in secondo piano.
Anche perché è passato il messaggio demenziale che per fare politica non c'è più bisogno di una preparazione né di avere competenze specifiche.
Accettando questa vera e propria assurdità, il livello odierno della politica si è talmente appiattito da avere quasi del tutto snaturato ed inficiato tutte le attività che dovrebbero promuoverla ed affermarla in una dimensione positiva per l'insieme della collettività.
Quindi non è un caso che attraverso il lancio di campagne in rete una ragazzina sia potuta diventare improvvisamente una leader ambientalista di spessore mondiale o che un movimento di piazza identificato (in modo ridicolo) con un animale sia un elemento di cronaca quotidiana sul quale dibattono perfino politologi autorevoli che invece dovrebbero affrontare temi ben più seri ed interessanti per il bene del Paese.
I partiti in tutto questo si accontentano di strumentalizzare questi movimenti nati e diffusi virtualmente per usarli per fini esclusivamente elettorali.
Infatti, oggi queste entità sono ormai ridotte a veri e propri comitati elettorali perché più che mai in questo periodo la priorità di un politico è quella di essere eletto e non di impegnarsi invece per il bene della collettività di cui dovrebbe rappresentare gli interessi e i diritti.
Tutto questo ha consentito la fine della politica, fatta a pezzi da un sensazionalismo mediatico costruito ad arte per impedire alla gente comune di pensare con la propria testa e di agire ed aggregarsi di conseguenza.
Il risultato è sotto gli occhi di tutti: un'amministrazione pubblica sempre più scadente, uno stato sociale sempre più a rischio, un livello culturale sempre più basso e un capitalismo, selvaggio e libero di agire, sempre più affermato e feroce che porta tutti quanti a vivere in una società in modo precario e incivile.

Yvan Rettore



mercoledì 27 novembre 2019

LA VITA A MODO MIO

In Occidente i ritmi di vita sono ormai talmente frenetici per la maggior parte degli individui, tanto da portarli letteralmente a consumare la vita anziché viverla. Il "valore" tempo che è la ricchezza essenziale dell'esistenza di ogni essere umano viene divorato da una escalation di impegni quotidiani che impediscono all'uomo di apprezzarlo per quello che in realtà dovrebbe essere, ovvero un modo fondamentale per apprezzare ogni momento della nostra vita con ritmi lenti tali da consentirci di goderne al meglio ogni sfaccettatura. 
Invece, tutti a correre come automi dietro a mille impegni per poi ritrovarsi alla fine dell'età lavorativa senza avere vissuto, scoperto e assaporato veramente le bellezze e misteri meravigliosi che presenta ogni giorno la vita e che parecchi di noi non sanno ormai più nemmeno cogliere. 
Ecco perché non sono più interessato a vivere la mia vita così e la voglio vivere a modo mio, senza più condizionamenti oppressivi tali da impedirmi di apprezzarne ogni dettaglio.


Yvan Rettore




mercoledì 20 novembre 2019

SLOGAN DA CAMPAGNA ELETTORALE!

Confronto tra un candidato e un elettore:

- Candidato: "Grazie al nostro governo, ora il Paese è in crescita."
- Elettore: "E come mai mi ritrovo con meno soldi in tasca?"
- Candidato: "E' colpa dei governi precedenti che sperperavano denaro pubblico. Ora grazie al nostro governo, è aumentato l'export pro capite."
- Elettore: "Traduzione?"
- Candidato: "Le aziende esportano di più e quindi vi sono maggiori introiti nelle casse dello Stato."
- Elettore: "E come mai mi ritrovo sempre con meno soldi in tasca?"
- Candidato: "Perché abbiamo dovuto coprire gli sperperi dei governi precedenti. Con noi, è però diminuita la disoccupazione."
- Elettore: "E perché ci sono sempre più aziende che chiudono e dipendenti che lavorano per pochi mesi, come è il caso ad esempio di mio figlio?"
- Candidato: "Sono le sfide della globalizzazione. L'importante è che lavorino sempre più persone."
- Elettore: "Anche se guadagnano meno e non hanno un posto fisso?"
- Candidato: "Sono le sfide della globalizzazione e dobbiamo purtroppo coprire anni di sperperi dei governi precedenti."
- Elettore: "Permette una osservazione?"
- Candidato: "Mi dica. Sono a sua completa disposizione."
- Elettore: "Finora ha soltanto parlato, senza dirmi nulla. Non è che mi sta prendendo per i fondelli?"
- Candidato: "Ma no! Lei mi voti e vedrà che manterrò fede ad ogni mia promessa."
- Elettore: " Sa cosa le dico?"
- Candidato: "Mi dica."
- Elettore: "Il silenzio è d'oro in questi casi. Vada a lavorare invece di limitarsi a raccontare fesserie pur di continuare a vivere senza far niente a spese dei cittadini!"


Yvan Rettore




domenica 17 novembre 2019

CARA VENEZIA,

Con te ho sempre avuto un rapporto speciale fin dal nostro primo incontro avvenuto quando ero ancora piccolo.
"Incontro" perché visitarti sarebbe troppo riduttivo per esprimere ciò che rappresenti non soltanto per un veneto come me, ma per l'umanità intera.
Bisogna incontrarti perché è vivendoti che ti si scopre in tutta la tua sconfinata bellezza e i tanti misteri che da sempre avvolgono la tua storia.
Già allora soffrivi questa modernità che continua a non rispettarti e a calpestare la tua dignità.
Ti hanno trasformato progressivamente in un grande "Luna Park" turistico, da tempo non puliscono più i canali che ti attraversano e l'erosione dei fondali non accenna a diminuire a causa di uomini biechi ed irresponsabili che al contrario dei loro antenati vogliono soltanto sfruttare la tua immagine divorando ogni giorno ciò che resta del fragile contesto naturale in cui ti trovi prigioniera.
Ogni volta che sono venuto a trovarti, ho sentito, respirato questa tua grande ed incolmabile sofferenza.
Non me ne parlavi, ma le tue lacrime e la tua tristezza di fronte all'invasione di turisti che sei costretta a subire quotidianamente non mentivano e non mentono tuttora.
E ti assicuro che ho sempre condiviso questo tuo stato d'animo e non ti dico la rabbia e il dolore che provavo e che provo ancora oggi nel vedere come ti hanno ridotta.
Tu, la "Serenissima", un gioiello unico ed irripetibile che non si può non amare, considerata unicamente come un cencio da issare perennemente in nome di un consumismo che viola tutto ciò che sei e che rappresenti.
E' da tempo che non ci incontriamo e non sai quanto mi manchi: dalla magia del mattino quando ti svegli nel silenzio delle calli alla sera quando la brezza dolce della laguna accarezza ancora ogni canale che ti attraversa, dai ponti che ti uniscono al vocio appena sussurrato del dialetto veneziano che resiste nei tuoi quartieri popolari; ai cicchetti che consumavo con la gioia di stare insieme a te fino alle "ombre di bianco" che si beveva in allegria guardando il sole specchiarsi nella laguna.
Oggi ancora soffri Venezia, si vede che è il tuo destino in questa era di modernismo crudele e spesso criminale, ma il mio Amore per te rimane e rimarrà per sempre, perché ciò che tu mi hai dato nessun altro luogo è riuscito a darmelo.
Ed è per questo che resterai sempre ancorata in un angolo del mio cuore.
Grazie di esistere ancora, Venezia.