venerdì 15 agosto 2025

CONTINUIAMO A DIRE NO A TUTTI I DIVERSI, OPPURE VOGLIAMO COMINCIARE AD USARE UNA MATERIA CHIAMATA "CERVELLO"?

No ai Rom, no ai musulmani, no ai russi, no ai neri, no ai no vax, no agli arabi, no ai mulatti, no ai comunisti (che manco ci sono più), no agli omosessuali, no alle persone con disabilità (tanto basta ignorarli, si fa prima), no a tutti coloro che sono diversi...tanto se ne troverà sempre uno che ci sta sulle scatole e che è comunque diverso da noi e che fa parte di una categoria da inserire secondo parametri generici ben precisi!

Chi se ne frega della singolarità, dell'unicità di ogni singolo individuo, basta che faccia parte di un determinato gruppo in cui inserirlo per condannarlo a priori?!
Dal Ventennio in poi, non siamo evoluti di una virgola o quasi e non abbiamo imparato un cavolo dagli orrori della Storia.
Ci sta sempre una massa di "soldatini" pronti a puntare il dito comunque verso chi è diverso da noi e può rappresentare una minaccia, anche se questa non esiste minimamente! 
Detto questo, non si sente quasi qualcuno che urli forte e chiaro contro questo cesso di società e verso tutti coloro che ce l'hanno imposta come modello di vita per farsi i loro sporchi affari sulla pelle nostra?
E sapete perché?!
Perché per farlo bisogna usare una materia chiamata "cervello" che ci consente di accedere alla conoscenza di fatti, cose e persone per capire chi sono davvero coloro che avvelenano ogni giorno la nostra esistenza.
E hanno un nome e cognome e basterebbe uscire dal letargo dell'ignoranza e fare un piccolo sforzo intellettivo per riuscire a scoprire l'identità di questi autentici traditori della patria.
Ma la gente comune preferisce rimanere saldamente confinata nel proprio gregge e andare ad applaudire il politico fallimentare di turno, farsi abbindolare di continuo e aderire alla guerra tra poveri che va a vantaggio unicamente dei soliti noti.
Tutti o quasi rigorosamente concentrati per ore sui social e a guardare immagini e filmati sul piccolo teleschermo degli smartphone che sono riusciti in gran parte ad uccidere o almeno limitare fortemente la componente più importante dell'essere umano, ovvero la capacità di elaborare un pensiero proprio!

Yvan Rettore



lunedì 4 agosto 2025

COSE IMPENSABILI A VEGLIE!

Viali alberati nelle zone centrali e maggiormente frequentate, panchine, strade prive di buche e marciapiedi unicamente adibiti al passaggio pedonale (come da normativa precisa del codice della strada) rimangono un miraggio perché alla fine della fiera alla stragrande maggioranza della gente comune non gliene frega nulla, abituata com'è ad usare la macchina anche solo per fare qualche centinaio di metri!
Risultato: un paese imbruttito, con un traffico che manco a Milano lo trovi, parcheggi selvaggi, completo menefreghismo per la circolazione pedonale delle persone con disabilità e degli anziani, inquinamento ben oltre i limiti consentiti e calura estiva spaventosa in estate con il conseguente azionamento di condizionatori che aumentano la bolletta energetica e ledono ulteriormente la qualità dell'aria.
Ma tanto a Veglie, chi se ne frega di queste quisquilie?!
Nessuno protesta, nessuno reagisce (o comunque troppo pochi), nel nome del solito adagio all'italiana ovvero "basta che me la cavo, degli altri non me ne può fregare di meno!"

Prof. Yvan Rettore 

domenica 3 agosto 2025

NELLA SOCIETA' DELL'IMMAGINE E DELL'APPARENZA PERSONE CON DISABILITA' E BRUTTI SONO PERSONE DI SERIE B

Nell'ultimo romanzo che ho scritto "Giallo Salento", il protagonista è una persona con disabilità e fisicamente risulta essere tutt'altro che attraente.
Un po' ingenuamente, dopo diversi anni ho deciso di partecipare ad un concorso letterario sperando non certo di vincere (chi si autopubblica di solito non ha alcuna possibilità di farcela), ma almeno di finire fra i finalisti.
Questo perché volevo dare un messaggio mediatico forte teso a riconoscere che anche le persone con disabilità e le persone con un aspetto fisico non gradevole possono avere una loro giusta collocazione e considerazione in quel mondo.
Sicuramente qualcosa si è certamente già fatto, anche a livello teatrale e cinematografico, ma finora sono rimaste esperienze episodiche e comunque senza una vera e propria continuità.
Quindi troppo poco!
Inutile dire (penso che lo abbiate già capito) che la mia opera non è stata selezionata fra i finalisti.
Credevo che i tempi fossero cambiati, ma mi sono sbagliato.
Sebbene si parli di più rispetto al passato di individui potenzialmente discriminati quali possono essere appunto le persone disabili o dall'aspetto fisico non piacevole, la scelta della giuria ha confermato la tendenza dominante in atto in cui devono prevalere come modelli di riferimento individui esternamente aitanti e privi di qualsiasi menomazione fisica o mentale.
Quindi esseri belli dal fisico perfetto.
E ogni settore della società volge ad allinearsi di continuo a questi modelli artefatti.
Dal cinema alla pubblicità, dalla letteratura ai social, le immagini che vengono diffuse li santificano a manetta perché sono pienamente compatibili con una politica di conformismo utile alle logiche del consumismo, in cui tutto deve orientarsi verso parametri generalizzanti e banali che ne possano facilitare e agevolare l'affermazione.
Siamo giunti al punto che ci sono sempre più persone che spendono (c'è chi fa anche debiti) fior di quattrini in interventi di chirurgia estetica e altre che vanno letteralmente in depressione o peggio.
Quindi non vedrete mai una pubblicità del "Mulino Bianco" con una persona con disabilità, perché non fa vendere, raramente vedrete protagonisti di film d'azione o con budget colossali in cui i buoni sono brutti o in carrozzina perché non rendono al botteghino e pochissime volte vedrete vincere un premio letterario di dimensione nazionale un autore che ha scritto un'opera che abbiano come protagonista principale individui come quello di "Giallo Salento".
E potrei continuare ancora in altri ambiti, aggiungendo altre frange della popolazione che possono potenzialmente subire forme di discriminazione analoghe a quelle che ho citato fin qui.
Come disse una volta un mio vecchio amico: "Se sei una persona con disabilità, brutto, nero, musulmano e povero in canna, è meglio che ti trovi un'isola deserta in cui stare, perché sta sicuro che gli esseri umani, salvo qualche rara eccezione, ti ignoreranno del tutto e se potranno ti faranno anche del male".


                                                                                                                Yvan Rettore   


  
 

LARGO ALLA LINGUA ITALIANA, SIAMO ITALIANI NON AMERICANI!

L'Italiano è una lingua complicata, questo è certo, ma ritengo che sia ancora oggi una delle lingue più belle e complete che siano mai state elaborate dal genere umano.

Le sonorità piacevoli e le cadenze spesso poetiche del linguaggio nonché la ricchezza di termini per definire ogni concetto lo hanno da sempre caratterizzato e reso più unico che raro.

Al di là di quanti parlino Italiano nel mondo (meno di 100 milioni), all'estero è una lingua che piace sempre di più tanto è vero che ha perfino superato il Francese come numero di persone che hanno deciso di apprenderla.

Purtroppo le cose vanno ben diversamente nel nostro Paese, in cui impera una scarsa considerazione nei confronti di tutto ciò di bello che lo contraddistingue, a cominciare appunto dalla lingua italiana.

L'Italiano rimane certo la lingua ufficiale del nostro Paese, ma in realtà permane una lingua veicolare sia nel Centro Sud che nel Nordest, zone in cui i dialetti e lingue locali risultano essere prioritari rispetto all'uso della lingua di Dante.

In questi ultimi anni, ad aggravare tale fenomeno ci si è messa l'invasione dell'Inglese che è sempre più presente a livello comunicativo, pubblicitario, mediatico, finanziario, commerciale, economico, sociale e politico.

Insomma in ogni settore!

Si tratta di una penetrazione continua e spesso esasperante che sta logorando l'uso della nostra lingua a vantaggio di un'altra che risulta essere nettamente più povera a livello di termini concettuali e molto più brutta nell'ascolto.

Ma al di fuori di queste considerazioni che potrebbero risultare del tutto personali, l'aspetto forse più preoccupante è che ora anche le istituzioni, nel quadro di eventi ed iniziative che promuovono e realizzano, adottano sempre di più termini e slogan di origine anglosassone.

E queste modalità di comunicazione non trovano alcuna giustificazione perché in un Paese in cui si invecchia sempre di più e dove quindi gli anziani sono una componente notevole e crescente della popolazione residente, non è affatto scontato che questi riescano a capire contenuti scritti nella lingua inglese.

Essendo poi spesso poco avvezzi all'uso di Internet, risulta ancora più difficile per loro cogliere pienamente i significati di locandine e avvisi scritti nella lingua di Shakespeare.

Ma anche per i giovani questo uso massiccio della lingua inglese nei mezzi informativi e di comunicazione impoverisce considerevolmente le loro capacità cognitivo-espressive, fenomeno ancora più marcato nelle zone del Paese in cui l'Italiano rimane una lingua veicolare.

Se a livello privato c'è poco da fare, ritengo che almeno a livello istituzionale sarebbe il caso che la comunicazione avvenisse sempre e comunque in Italiano, sia per una questione di rispetto verso tutti coloro che non hanno o hanno una conoscenza limitata della lingua inglese.

Essendo il nostro Paese già stato americanizzato in modo eccessivo, non sarebbe il caso di cominciare a rivendicare la nostra identità di italiani a partire dal linguaggio?

Anche perché sarebbe doveroso ricordarci che siamo italiani e non americani!

E per quanto mi riguarda, orgoglioso comunque di esserlo!


                                                                                                                Yvan Rettore






sabato 5 luglio 2025

PERSONE BUONE E PERSONE CATTIVE

 


Le persone si dividono in individui buoni e cattivi.
Diversi soggetti possono essere a volte buoni, a volte malvagi.
Dipende dalla convenienza che si ha o meno nello sfruttare un determinato momento al fine di trarne un vantaggio personale.
Infatti, nessun essere vivente riesce ad essere opportunista come l'essere umano.
Comunque vada, rivendicare che si è orgogliosi di appartenere ad una società che si ritiene superiore ad altre in virtù di una religione, di un'ideologia o di elementi culturali costituisce l'anticamera ideale per la commistione di atti di violenza senza fine perché è dall'esclusione del prossimo tuo che inizia l'inumanità.
Quindi prima di puntare il dito su coloro di cui non si sa nulla, sarebbe meglio informarsi, ovvero espandere e aprire la propria conoscenza verso coloro che sono diversi da noi.
Non soltanto ciò può consentire di crescere sia individualmente che collettivamente ma permette anche di capire che si possono usare ben diversamente il tempo e le energie di cui ognuno di noi dispone in questa vita.
Ma soprattutto si riesce ad accorgersi che generalizzare (caratteristica esclusiva dei conformisti e di coloro che non riescono a pensare con la propria testa) è un modo di vedere le cose tipico dei servi utili al mantenimento del (fallimentare) sistema politico, sociale ed economico attuale.
I veri nemici di ognuno di noi stanno nelle stanze dei bottoni non nelle periferie delle nostre città.
Quindi invece di ascoltare seminatori seriali di odio e di disinformazione un tanto al chilo sparsi ad arte attraverso il mainstream o di pensare di sapere tutto su un argomento guardando qualche post sui social, sarebbe altamente preferibile leggere qualche libro illuminante scritto da personalità autorevoli e credibili che possono parlare di ciò che sanno perché lo hanno vissuto sulla propria pelle e non restando rinchiusi nelle redazioni di testate proprietà di magnati dell'editoria e delle lobby finanziarie italiane e non.
E se il tempo manca, beh...rimane sempre la possibilità di dire un bellissimo "non lo so" a qualsiasi domanda su un argomento di cui non si è a conoscenza.
Anche perché chi risponde sempre a tutto, non dimostra affatto di essere intelligente.
Chi è umile e umano, non ha difficoltà ad ammettere la propria ignoranza su determinati argomenti.

Prof. Yvan Rettore



venerdì 20 giugno 2025

EVENTI COMUNALI ESTIVI: MEGLIO POCHI, MA BUONI!

 Le amministrazioni locali (salvo qualche rara eccezione) in questo periodo sono prese dalla smania di fare eventi a più non posso trascurando alcuni aspetti fondamentali.

Il primo che non è la quantità di eventi che conta, ma la loro qualità.
Ciò presuppone capacità organizzative e competenze di gestione e di diffusione che spesso sono palesemente carenti in coloro che ricoprono responsabilità in tali ambiti a livello comunale.
Il secondo aspetto riguarda il fatto che quando si parla di arte e cultura non si possono realizzare eventi in cui si mischiano "tarallucci e vino" e prodotti di artigianato locale con esposizioni artistiche e/o presentazioni di opere letterarie, perché queste ultime richiedono un pubblico attento che sia in grado veramente di apprezzarle nel dovuto mondo, ovvero in un contesto esclusivo.
Infatti, non è un caso che gli artisti espongano le loro creazioni in gallerie o locali ad hoc in cui i visitatori possano effettivamente avere un rapporto mistico con quanto si presenti davanti ai loro occhi e quindi "dialogare" con l'arte esposta.
Allo stesso modo, non è un caso che gli scrittori preferiscano presentare le loro opere in librerie o centri culturali in cui possano effettivamente figurare come esponenti esclusivi dell'evento e quindi catturare al meglio l'attenzione del pubblico sul significato delle loro opere.
Il terzo aspetto, ma non per questo di minore importanza, riguarda la mancanza di coordinamento tra comuni limitrofi per quanto riguarda l'organizzazione, ma soprattutto la programmazione degli eventi.
Operando in questo modo, si accavallano una densità impressionante di iniziative concentrate in pochi giorni e spesso con dei contenuti simili o comunque ripetitivi.
Detto questo, le amministrazioni comunali dovrebbero cominciare ad affidarsi ad esperti del settore (alcuni lo stanno già facendo e le differenze rispetto ad altre si vedono in modo lampante) ed evitare di improvvisare in campi in cui manifestamente non risultano preparati.
D'altro canto, specie in un periodo economicamente e finanziariamente molto complicato per la maggioranza dei cittadini, sarebbe davvero opportuno di iniziare a gestire in modo maggiormente oculato le finanze comunali anche nella gestione degli eventi, perché la gente comune non necessita di essere letteralmente "invasa" di iniziative nel periodo estivo, ma che ne siano realizzate poche ma buone e quindi in grado di consentire pure agli esercenti locali di avere introiti effettivi dalle stesse.
E questo richiede appunto capacità e professionalità che troppo spesso latitano all'interno delle amministrazioni comunali.

Yvan Rettore 



mercoledì 4 giugno 2025

IMPARIAMO A NON CONSIDERARE I FILMATI DIFFUSI DAL MAINSTREAM COME RAPPRESENTAZIONI INCONTESTABILI DELLA REALTA'

 Tutti i filmati (o quasi) diffusi nei TG o nelle trasmissioni di approfondimento (in particolare i talk show) sono realizzati soltanto per aumentare l'audience e creare emotività nel pubblico che li guarda.


Al di fuori delle possibili manipolazioni, bisogna considerare che non si tratta di registrazioni di una ripresa continua, ma di montaggi di spezzoni di diverse riprese.

Diversi di questi spezzoni in fase di montaggio vengono scartati ed in particolare quelli che potrebbero entrare in contraddizione con il messaggio che intende veicolare chi ha ordinato di realizzare il filmato che poi dovrà andare in onda durante la trasmissione.

Facciamo un esempio concreto per capire meglio la cosa.

Se una trasmissione vuole mettere in cattiva luce il mondo dell'immigrazione conserverà unicamente gli spezzoni di riprese contenenti immagini e testimonianze che confermano che quel fenomeno è un pericolo per la società.

Tutti gli spezzoni delle riprese che dimostrano il contrario verranno scartati.

Si potrebbero fare esempi analoghi su diversi altri temi ma la logica rimane sempre la stessa.

Si conserva ciò che si vuole trasmettere durante la trasmissione e si scarta ciò che potrebbe contraddirne i contenuti.

In conclusione nelle trasmissioni TV viene fatto vedere soltanto ciò che la regia vuole farci vedere.

E questo genere di operazioni si chiama attività di disinformazione.

Non giornalismo.


Yvan Rettore